Social Network: è davvero un attivismo senza sbocchi?

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Dai ciclisti organizzati al Gangnam Style, il volantinaggio virtuale funziona. Ora non resta che usarlo per passare all'azione.

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Arianna Ciccone segnala un articolo davvero interessante, dal blog di un’esperta che ha lavorato anche per la Presidenza Obama. Titola “L’attivismo digitale è come il primo bacio”, quello da cui non nascono bambini. Per produrre una vera rivoluzione insomma, piccola o grande, occorre spingersi un po’ più in là. L’attivismo via social è solo un punto di partenza.

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In Italia l’opinione diffusa è ancora più estrema: l’attivista da social è un perditempo e basta. Mentre Twitter o Facebook possono essere utili ad informare, o a seguire un evento in corso, hanno scarsa o nulla potenzialità di renderlo reale, quell’evento auspicato. Inutile insomma chiamare disperatamente a raccolta le folle twittando, perché le folle se ne resteranno regolarmente a casa (a ritwittare, magari) ed in carne ed ossa si presenteranno in 15 appena. Così la vulgata.

Ma è vero per davvero? O è solo una leggenda solidamente tramandata nella Rete nostrana? Ricordo la manifestazione dei ciclisti di qualche mese fa (dedicata proprio alla memoria della sorella di Arianna, vittima della strage dei ciclisti), furiosamente pubblicizzata via social dagli organizzatori che poi sbalorditi si ritrovarono con 10 mila persone che avevano raccolto l’appello e si erano presentate all’appuntamento al Colosseo, mandando nel caos anche il Comune di Roma. Oppure all’evento che sta tanto scandalizzando i benpensanti della Rete attiva: il flashmob di 15 mila ragazzi che si sono accalcati sabato scorso in Piazza del Popolo per ballare al ritmo del tormentone Gangnam Style. Io non mi scandalizzo affatto, né piango perché sono andati a ballare invece di fare la rivoluzione.

Vedo invece, ancora una volta, le potenzialità del mezzo: un mezzo capace di mobilitare in un lampo 10 o 20 mila persone, che sia per manifestare per la mobilità sostenibile e sicura o per ballare una canzonetta. Significa che il mezzo è entrato nella vita quotidiana di tutti, e che agisce davvero. Insomma, che dal primo bacio è possibile eccome arrivare a far nascere qualcosa di concreto. Il volantinaggio virtuale funziona, e fa anche risparmiare un sacco di carta.

Foto - Salvaiciclisti

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  • nickname Commento numero 1 su Social Network: è davvero un attivismo senza sbocchi?

    Posted by:

    Se guardiamo alle \"rivoluzioni internettiane\" della \"primavera araba\" direi che portano BENISSIMO, vero?Repetita juvant:http://www.youtube.com/watch?v=0fGYgYd_oik&feature=relatedPiù le cose cambiano e più restano le stesse.Ma tu sei una di quegli intellettuali che aspirano alla guida della rivoluzione, no? Quelli che PARLANO E MANGIANO...ovvio che sei sempre qua a spaciar \'sta fuffa.Un branco di pecoroni che prendono ordini via rete, quale sogno migliore per le elite dei maniaci del controllo...sempre peggio... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Social Network: è davvero un attivismo senza sbocchi?

    Posted by:

    Fermate il campionato di calcio, e vedrete che rivoluzione succede.... Scritto il Date —

 

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