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Lavoro: se Dulbecco fosse rimasto in Italia

Martedì 21 Febbraio 2012, 13:01 in Apocalypse now, Vita quotidiana di

Avrete sicuramente letto la divertente storiella "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli". Oggi ve ne racconto una che titolerei proprio "Se Dulbecco fosse rimasto in Italia". Stavolta, però...

pomodorisecchi.jpg

Avrete sicuramente letto tutti la divertente storiella "Se Steve Jobs fosse nato in Italia". Oggi ve ne racconto una che titolerei proprio "Se Dulbecco fosse rimasto in Italia".

A differenza dell'altra, però, questa è una storia vera.

Il dott.Franco è laureato con Master e dottorato, con assegno di ricerca scaduto, disoccupato. Nella disperazione, cerca ed accetta qualsiasi tipo di lavoro.
I suoi skills e la sua esperienza di laboratorio devono aver molto colpito il sig.Mario, che decide di assurmerlo. Principesco contratto: due mesi di lavoro, centoventi euro a settimana. Lordi.
Il prestigioso incarico prevede la presentazione di prodotti tipici presso grandi strutture alberghiere. In sintesi, Franco venderà pomodori secchi ai turisti.

Dopo appena tre settimane, il sig. Mario comunica al nostro amico che "c'è la crisi" e quindi il lavoro finisce anzitempo. Gli usa almeno l'originalissima cortesia di pagargli il dovuto, pratica rara oggidì.
Franco torna a casa con la coda fra le gambe: forse non è stato abbastanza bravo a presentare i pomodori secchi, chissà. Ma poi scopre la verità.

Il suo posto di lavoro è stato girato ad una signora rumena che non sa neppure l'italiano, ma a cui non si poteva dire di no: è sorella della colf della moglie del sig.Mario. Quando si dice la Casta, i santi in Paradiso e i privilegi.

E così un bravo biologo genetista (il mestiere di Dulbecco) si è visto sfilare da sotto il naso, da parte di una che neanche parla italiano, il posto di venditore di pomodori secchi a centoventi euro a settimana.

Lei era più raccomandata di lui.

"I precari sono la razza peggiore del paese"
"Chi prende una laurea dopo i 28 anni è uno sfigato"
"La tutela dei lavoratori non è un tabù"
"Io non ho mai preso 500 euro al mese; mi sono fatto un mazzo così e chi prende 500 euro al mese è uno sfigato"
"Il lavoro fisso è una noia mortale; bisogna cambiare"

Foto -Flickr


7
7 commenti
7
22 Feb 2012
alle 13:31

Gius&pp&

Questa crisi mostra la vera natura degli esseri umani, dove tutti ne vogliono approffittare perche' "essi" si sentono piu' capaci di altri a spremere le ultime goccie di succo da una societa' gia' abbondantemente spremuta. Ecco chi sono gli italiani che nel silenzio vogliono farsi largo in questo marasma, gente che non gli importa un accidente di sapere se marchionne e' solo un emigrante frustato tornato in italia per vendicarsi, alla gente interessa solo lo stipendio di marchionne e non il modo con cui e' stato guadagnato. E' il modello di vita che viene presentato, dove non alberga la pieta' e la compassione ma solo la predazione. Una societa' come quella di oggi dove i cossiddetti "poteri forti" sono i tassisti e i farmacisti fa riflettere sulla strategia impiegata per arrivare dove siamo oggi, un lavoro paziente atto a far sbranare i disperati per niente. In pratica si fa la fila per l'unico posto libero di boia.

6
22 Feb 2012
alle 02:04

Guido

Un signore, Mario, ha una piccola impresa e vende pomodori secchi. Ha diversi venditori che lavorano per lui per pochi spicci, ma tanto il lavoro è semplice, potrebbe farlo chiunque, e per vendere pomodori ai turisti non serve nemmeno sapere l'italiano. Un giorno la moglie gli presenta il triste caso di una donna, che faceva la badante di un anziano signore e con i pochi soldi che riceveva manteneva tre figli e gli anziani genitori in romania. Purtroppo l'anziano è morto e la donna si è ritrovata senza lavoro mentre i suoi figli cominciavano a fare la fame con i nonni in romania. Allora Mario, per aiutare la signora, decide si licenziare uno dei suoi venditori, non il più bravo, ovviamente, quel Mufasa è un simpaticone e piazza 10 kg al giorno, ma un ragazzo che avendo laurea, master e dottorato, non dovrebbe incontrare difficoltá a trovare un lavoro e ha una famiglia che lo può ancora mantenere...

Ci sono sempre due o più punti di vista della storia. ç

Ha fatto bene Franco a prendere il lavoro da venditore di pomodori, e l'imprenditore avrá avuto le sue ragioni a sostituirlo, non capisco il quale sia il punto. SPero che il laureato trovi qualche cosa alla sua altezza (anche perchè sennò i soldi pubblici investiti su di lui sarebbero buttati, cosa a cui nessuno pensa mai, nemmeno brunetta), e che magari vinca un nobel. Avrá sicuramente più possibilitá se espatria, purtroppo...

5
21 Feb 2012
alle 16:29

massimo

1) i precari, e gli assistiti, sono il paese. Ma che razzaccia siamo?

2) i miei amici laureati, tutti prima dei 28, sono più sfigati di me;

3) in effetti i lavoratori, con le sue misure, sono dei condannati a morte;

4) non ho mai preso meno di 500 euro al mese, mi sono sempre fatto un mazzo così,  ma sono uno sfigato ugualmente;

5) ho un lavoro fisso, ma ho lavorato in 72 sedi diverse. Altro che noia!!!!

4
21 Feb 2012
alle 14:51

Debora/Crisis

E' tutto vero, Paola, ho cambiato solo i nomi. Pomodori, stipendio, signora rumena, dottorato, tutto vero.

:-(

(Lo so che Dulbecco era americano dal 1953, e a quei tempi lontani forse avrebbe fatto carriera anche in Italia. Ma mi piaceva l'incredibile paradosso: quanti Dulbecco, potenziali premi Nobel, sono qui in Italia a vendere pomodori? Non sarà il caso di Franco, ma probabilmente di altri sì. Tra l'altro, visto il numero di expat che abbiamo, mi aspetto un'ondata di Nobel tra una decina di anni. Avremo la faccia come il c... di vantarci per il "Nobel italiano"???)
3
21 Feb 2012
alle 14:14

andreaX

Hai già detto tutto tu, non ho altro da aggiungere.

2
21 Feb 2012
alle 14:07

tulkas

Debora, ma che ti aspetti da gente che prende milioni?

Un giudizio lucido, un qualche punto di contatto con la realtà, un qualche interesse che non sia il proprio ?

Questi non sanno cosa sia guadagnarsi il pane. Occupano posizioni per fare le marionette nel teatrino. Altro che raccomandati, hanno fatto tutti una vita da paraculaureati (rigorosamente da ben prima dei 28).

bye

1
21 Feb 2012
alle 13:51

Paola M.

Dulbecco dal 1953 era americano. Davvero questa storia è vera, Debora? :( :( :(


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