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Troppo benestanti per ribellarci?

Lunedì 19 Dicembre 2011, 16:06 in Apocalypse now, Ordine Pubblico, Vita quotidiana di

Davvero non c'è speranza alcuna di rivoluzione, almeno finché non avremo la pancia vuota? Brutte notizie: poche speranze, anche in quel caso

crisirivolte.jpg

Gli scenari sul crash prossimo venturo escono dai blog di nicchia e diventano argomento di conversazione sul tram e al bar. Affermazioni come "Zapperemo tutti la terra" e "Vado stare in campagna finché sono in tempo" non sono più appannaggio di cassandre internettiane e pronosticatori di cambiamenti climatici, picchi del petrolio, guerre atomiche e profezie Maya. Le sento dalle mamme a scuola, dagli impiegati, dai negozianti, e vivo una sensazione di straniamento: come se improvvisamente tutto il mondo fosse saltato nel mio, di mondo. Prendo le distanze: ehi mica ci avrete creduto davvero, io scherzavo, cos'è questo catastrofismo, un po' di ottimismo che diamine.

Serpeggiano voglie di ribellione, da parte dei medesimi soggetti. Quante volte, negli ultimi tempi, ho sentito insospettabili padri di famiglia vaneggiare di Brigate Rosse, bombe, corda e sapone, o lettere minatorie. Sembrano caduti all'improvviso tutti i tabu della classe media. Ma la conclusione è sempre la stessa: con un sospiro si sentenzia che il popolo non si ribellerà mai. Perché? Perché "stiamo ancora troppo bene, il pane non manca".

Questa storia mi convince poco. Mi sembra un'altra di quelle frasi fatte, senza fondamento. Ho dimenticato degli studi di storia molto più di quanto ricordi, ma mi pare che gli ultimi millenni non siano esattamente costellati di rivoluzioni proletarie. Nel Medioevo la popolazione stava da schifo, eppure non cane ha alzato la testa. Il pane mancava davvero, e non solo quello. Durante l'Impero Romano gli schiavi avevano proprio poco di cui rallegrarsi, ma l'unico ad aver avuto da ridire è stato Spartaco e ancora se ne parla. Schiavismo e fame hanno regnato indisturbati per secoli, il vero ritratto del vivere umano, insieme a gabellieri, scherani e altri sopraffattori. In Irlanda, alla fine dell'800 sono morte di fame 4 milioni di persone ma nessun potente è finito impiccato al palo più alto.

Allora cosa ci ha condotto a ritenere convintamente che non appena prova un languorino allo stomaco, il popolo corre a rovesciare i tiranni che lo affamano? A me pare una bella favola novecentesca, forse un mito legato alle grandi rivoluzioni socialiste, alle falci e martelli, a quell'unica narrazione che ha alimentato i sogni di milioni di affamati trasformandosi in immarscescibile speranza di riscatto. Contro ogni logica, peraltro, anche perché la fame porta spesso all'ignoranza e si sa, l'ignorante subisce e non sa reagire. Al massimo, assistiamo a qualche fiammata locale subito repressa nel sangue o nella riprovazione della stampa tutta.

Così,è lecito concludere che la pancia piena non si ribella, e la pancia vuota neppure. Restano i sogni, e resta il rimandare la sete di giustizia ad un domani che però non verrà.

E non ditemi che ci ricasco, col catastrofismo, perché ormai siete diventati peggio di me.

Foto -Flickr

36
36 commenti
36
15 Gen 2012
alle 10:15

Shardan

Rivoluzione.... bellissima parola, sinonimo di cambiamento, di passaggio, di transizione verso uno "status" diverso, ma, come la storia insegna, alla fine, chi soppianta il "vecchio", spesso e volentieri ne ripercorre gli stessi passi, assumendone le stesse caratteristiche, per finire in conclusione con uno "status" che in sostanza di diverso ha solo il nome.
Storicamente tutti coloro che hanno promosso una "rivoluzione" sono passati dal cosi' dire "cavalcare la tigre" del malessere diffuso all' indossare i panni dei leader, e sucessivamente, anche se con modalita' e caratteristiche diverse a ritornare a essere il "potere costituito" contro il quale il cittadino qualsiasi era inerme, da che mi ricordi ci fu' soltanto un caso di qualcuno che dopo essere riuscito nell'intento abbandono' il ruolo di "istituzione" per andare a morire in bolivia.
Ora, tornando al piccolo orticello del nostro beneamato belpaese,  è vero si che ultimamente è sempre maggiore la percentuale di persone che si lamentanto, che parlano sempre piu' spesso della parola che inizia con la r è che il tema della discussione, che parlano della casta, che parlano dei benefici che altri hanno e loro no, che parlano dell'aumento delle tasse e cosi via... ma per come la vedo io è il sistema che fa' acqua, il sistema italia con i suoi modi di essere, con le sue bassezze, con la sua pochezza e la sua ipocrisia.
Per essere ottimista penso di poter tranquillamente dire che almeno al 90% di coloro che si lamentano, che inneggiano alla ribellione diciamo, se gli fosse garantito chesso' il posto fisso dal fratello del cugino dell'amico potente, o qualche briciola di beneficio in cambio di qualcosa, sarebbero prontissimi a abbassare felicemente la testa e chiudere la bocca se non a inneggiare febbrilmente a quello che solo cinque minuti prima criticavano. No, in italia non siamo un popolo di pecoroni, siamo un popolo di ipocriti, arrivisti e intrallazzoni e sinche' non cambia questo non credo che cambiera' molto altro.

35
25 Dic 2011
alle 00:46

Vas

è vero, forse l'Italia non conoscerà mai una vera e propria rivoluzione. e se c'è qualcosa che manca è la cultura del cambiamento, la capacità di mettersi al di sopra di ogni legge che viene da fuori. e sembra strano perchè basti pensare al Risorgimento, ai grandi movimenti partigiani, al '68, che anche se non in una misura così grande come in altri paesi, ha dimostrato la presenza di questi movimenti controcorrente. Forse c'è il bisogno di ricordare il proprio passato, oppure perchè ci sono troppe divisioni tra le persone perchè ognuno vuole essere il capo di un movimento...

34
21 Dic 2011
alle 10:24

Debora/Crisis

medo per favore, andiamo, l'hanno capito anche i serci che qui non si parla di rivolte e sommosse. Di quelle ce n'è una al giorno dalla notte dei tempi. Essù, eddai... uff.

 

33
21 Dic 2011
alle 10:02

budiulik rules

avete presente il concetto di...massa critica? in fisica significa quella massa minima di combustbile capace di iniziare una reazione a catena.Ecco nella nostra società c'è già chi non puo piu permettersi quegli effimeri simboli del benessere ed anzi comincia a non avere piu neanche qualcuno dei beni considerati primari.

Ma sono ancora relativamente pochi pochi.Quando queste situazioni diventeranno molto piu estese e capaci di riconoscersi in se stesse cioè a formare vere e proprie classi di diseredati allora ci saranno i germi per le rivolte popolari.Parlo di rivolte e non di rivoluzioni perche non avranno dietro nessuna base ideologica e nessun progetto sociale alternativo , quindi saranno meno pericolose per il potere.

A meno che la loro estensione non raggiunga livelli tali da divenire di fatto incontrollabile.Augrarsi o non di arrivare a simili situazioni?

 

32
20 Dic 2011
alle 19:05

zapper

x giuseppe 28

attenzione perchè le crisi si pilotano e non lo fa certo la gente comune che in momenti di "emergenza" è scossa e ragiona a livello sopravvivenza.

sono molto belli e teoricamente giusti i discorsi sul sistema che cade se si smette di alimentarlo, ma a me paiono molto presuntuosi e autoreferenziali, nella massa fisiologicamente solo una piccolissima parte ha gli strumenti intellettuali o pratici per farlo.

guarda i video al commento 27 e vedi chi prende le redini delle crisi, non è certo il bravo e spiritualmente positivo ambientalista che non va in palestra ad avere gli strumenti, soprattutto coercitivi, per farlo

le poesie sono belle fino a che non si parla della pelle di milioni di persone.

31
20 Dic 2011
alle 19:04

alessandro

cito:Questo popolo di pecoroni non riesce neanche a perdere 10 minuti di tempo per inviare una email (mentre ne passano a centinaia su FB) per chiedere di riverniciare le strisce pedonali sotto casa

i miei vicini nemmeno telefonano alla ditta dell'ascensore quando è guasto (e non è che si paghi il supplemento, l'assistenza è già pagata)

 

30
20 Dic 2011
alle 18:29

puddu

Giuseppe: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo."

Per questo non ho figli. E per questo non emigro (oltre che perché in nessun altro posto oltre all'Italia sono tanto fessi da essere così prodigamente "ospitali" senza se e senza ma).

29
20 Dic 2011
alle 18:17

puddu

Massimo: "fintanto l'italiano ce l'avrà col nero, il portoricano con l'albanese, il padano col siciliano, la casta potrà dormire sonni tranquilli"

Che sia proprio per ottenere quel risultato che le nostre dirigenze hanno generato quel flusso di marea, dandogli poi il via a partire da un anno ben preciso (il 2001)? E che dire dei due flussi di marea precedenti? Quelli dal Veneto verso le regioni Nord occidentali e quello dal Sud verso, ancora una volta, il Nord in generale ma quello occidentale in particolare? Non credo alle migrazioni di massa spontanee, specie quando hanno per obiettivo una sola zona, specie quando hanno un inizio repentino e uno sviluppo lineare - nessun fenomeno naturale biologico segue quel tipo di percorso.

28
20 Dic 2011
alle 15:28

Giuseppe

Crisi, deriva dal greco Krisis, indica un rapido cambiamento in bene o in male nel corso di una malattia, che porta alla guarigione o alla morte.

Noi uomini siamo molto malati, ben venga questa crisi che ci porta la possibilità di guarire.

Ad ognuno la sua scelta: vita o morte.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

27
20 Dic 2011
alle 13:33

zapper

SHOCK ECONOMY di naomi klein:
http://www.youtube.com/watch?v=ScQO1txA57o

intervista a mario monti:
http://www.youtube.com/watch?v=wifCgI4gagM

scoprite le analogie.

26
20 Dic 2011
alle 12:22

francesco ganz

...Positivo il commento n. 16: vorrei però introdurre una riflessione che a noi dovrebbe essere cara, e cioè come applicare il concetto di rivoluzione ad un mondo in rapido impoverimento pr energia e risorse procapite: è pur vero che uno o due anni prima del 1789 un vulcano islandese eruttò causando in Europa 1 o 2 anni senza estate, con raccolti scarsi, anche questa pare causa importante della rivoluzione francese, ma aanche riferendoci alla stessa, considerandola in un periodo temporale appena più ampio, le risorse procapite erano cpomunque in lieve aumento grazie alle migliorate tecniche agricole, la patata importata dalle americhe ..<per non parlare poi delle rivoluzioni 800-novecentesche in piena epoca di combustibili fossili...Non c'è dubbio che col peak everything la complessità delle società umane dovra ridursi, forse di n ordine di geìrandezza, e non c'è dubbio che siano possibili rapidi deterioramenti,insomma una discesa a scalini/scaloni, più che una morbida pedana, visto che contiamo ormai almeno 15 anni di ritardo per poter dirigere una decrescita sostenibile, ma la mia domanda è, visto quanto detto sopra, c' è vermanete spazio per delle rivoluzioni propriamente dette ? E se sì, il nuovo assetto sociale e produttivo conquistato quanto potrebeb durare? ! 1anno, due ?..Forse dobbiamo inventarci nuove parole per gli scalini che dovremo scendere, e più che rivoluzione, per rimanere aderente al significato fisico  del termine, parlerei di capitomboli....Chi si sente pronto ad un capitombolo di massa ?..Potremmo tutti radunarci in piazza, gioavni e vechhi, e tentare tutti un salto mortale sul posto : credo si risolverebbero alcuni problemi di sostenibilità dell'attuale paradigma economico....Seriamente, l'unica speranza è un modello autoritario e tecnocratico veramente alla Tecnocracy di Hubbert e Scott....

25
20 Dic 2011
alle 11:44

ziomaul

Il perchè è scritto scientificamente qui:

http://oggiscienza.wordpress.com/2011/12/20/democrazia-animale/

Ciao

 

 

24
20 Dic 2011
alle 10:58

medo

"Nel Medioevo la popolazione stava da schifo, eppure non cane ha alzato la testa."

Debora stai scherzando??? Il fatto che fino alla Rivoluzione Francese, non c'è stato popolo che si sia messo al potere (poi pure quella volta è durata poco, sulle prime...) in massa, non significa che non ci siano state rivolte...Te ne cito un paio: la sommossa degli universitari parigini del 1229 (Francia, la rivolta del 1173 contro Enrico II (Inghilterra), la rivolta cristiana del 1381 (Inghilterra), le rivolte dei Ciompi a Firenze (famossissime, Italia), le rivolte nelle Fiandre a cavallo del XIII secolo (Paesi Bassi), ...

Parliamo di rivolte popolari, proletarie, ce ne sono state centinaia in Europa in quel che erroneamente definisci un Medioevo di cani sottomessi... Per favore.

23
20 Dic 2011
alle 10:58

marco

Questo popolo di pecoroni non riesce neanche a perdere 10 minuti di tempo per inviare una email (mentre ne passano a centinaia su FB) per chiedere di riverniciare le strisce pedonali sotto casa. La rivoluzione intesa come rovesciamento totale non è auspicabile perchè ne beneficerebbero solo i violenti.
La vera rivoluzione sarebbe controllare i politici dopo averli votati, non fare i giustizieri dopo anni di menefreghismo.

Questo prescindere da scenari più o meno catastrofici.

marco

22
20 Dic 2011
alle 10:33

Debora/Crisis

Luis Murrighile,

il tuo commento è splendido. Scritto con molto più che la semplice ragione. Grazie.

Grazie anche agli altri per la bella discussione, piena di spunti interessanti.

:-)

21
20 Dic 2011
alle 10:06

mario2

1- nel medioevo le rivolte ci sono state eccome e assumevano connotazioni religiose (catari, hussiti, ecc.). non parliamo poi del rinascimento, che non è che una lunga età di rivolte

2- bisogna fare attenzione. la fame può provocare una RIVOLTA, non una RIVOLUZIONE. la rivoluzione non è provocata dalla fame (questa può fare da innesco) ma dal desiderio di cambiamento politico-culturale. la rivoluzione cioè si fonda sull'IDEOLOGIA. oggi non può esserci rivoluzione perchè il popolo aderisce all'attuale sistema capitalista, rifiuta ogni altra ideologia e non ha nessun desiderio di cambiamento. OGGI IL POPOLO E' CONSERVATORE, se vuol ribellarsi è in nome del mantenimento dello status-quo sempre più pericolante. oggi l'unica rivoluzione possibile è una rivoluzione reazionaria e conservatrice, e cioè FASCISTA. il popolo italiano è fascista, mai dimenticarlo

20
20 Dic 2011
alle 09:54

Paolo B.

Debora, la tua disamina è corretta senza dubbio, ma hai tralasciato di scrivere che nel passato le popolazioni che non si ribellavano erano già povere e abituate a vivere di stenti. E l'ignoranza la faceva da padrona.

Oggi il livello di istruzione è medio alto e siamo tutti abituati a vivere nel benessere da molti decenni, così tanto che l'idea che ce lo portino via è completamente aliena.

Secondo me, allo stato attuale, basterebbe poco a dare fuoco alle polveri del risentimento popolare verso chi ci governa (la finanza, mica la politica servile). Basterebbe un leader populista a calamitare consenso plebiscitario così da andare al potere, come è successo in Spagna alle ultime elezioni politiche (e sembra che le politiche economiche di Mariano Rajoy di questi giorni siano solo nel segno dell'equità, ovvero taglia le spese inutili e non aumentare le tasse ai soliti noti).

E sarebbe la classica rivoluzione democratica.

Ma sta salendo anche il rischio di rivolte sociali cruente e la tentazione di qualcuno di cavalcarle potrebbe portare verso una deriva nazional-popolare che, secondo qualcuno, sarebbe dietro l'angolo.

No, stavolta i popoli oppressi dalla finanza non rimarranno supini ancora a lungo...

 

19
20 Dic 2011
alle 09:29

Gnurant

Beh, il commento ideale a questo post é un altro tuo post, quello in cui confrontavi Occupywhatever con la manifestazione a Roma famosa per gli scontri. Una manifestazione di un giorno, bella roba.

Una rivoluzione, come detto da altri commentatori, ha ragion d'essere solo quando trae forza da un'idea di base: di solito questa idea si manifesta giá nella societá ma chiede piú spazio.

A parer mio in Italia (non sto ad elencarne le cause) questa idea/visione non esiste o ne esistono troppe senza base per uno sviluppo vero e proprio.

18
20 Dic 2011
alle 06:23

ryden

Anch'io mi sono più volte chiesto ma davanti a tutto questo porcaio perchè non scoppia una rivoluzione e l'unica conclusione è abbiamo ancora la pancia piena. Sono daccordo che non basta la fame per far scoppiare le rivolte, come la storia dimostra, ci vogliono per altro i capipopolo perchè la massa senza testa non hanno mai fatto rivoluzioni (non hanno mai fatto nulla), e probabilmente non basterà la fame oppure quando ci sarà la fame i nostri signori e padroni saranno talmente potenti da vedere le rivolte come un piccolo soffio di vento. Però c'è a parer mio un piccolo distinguo storico che motiva l'idea che la fame domani possa almeno scuotere un pò le coscienze ed è il fatto che nella storia passata non si è mai conosciuto un benessere materiale come oggi, nascevano in povertà se non in schiavitù, per quelle persone la sofferenza e la fame era "normale". Oggi non è più così anzi il mondo occidentale si basa esclusivamente sul benessere (non paragonabile alle 400 famiglie che detengono metà della ricchezza mondiale ma pur sempre un benessere) la sua sparizione anche se graduale può secondo me portare ad una rivolta. Si aggiunga che prima erano tutti timorati di Dio, Patria e Famiglia la triplice che per secoli in forme diverse ha retto il perchè si dovesse soffrire tanto, oggi se scomparisse il benessere materiale, anch'esso "un credo", non rimarrebbe più niente. Viviamo immersi nel vuoto nichilista tolto il cellulare griffato e la passeggiatina zombesca nel nuovo centro commerciale appena innaugurato cosa rimane? Nulla. Bene, quando non c'è nulla da perdere, non c'è l'anima da salvare perchè Dio è morto, non c'è la Patria da onorare e difendere perchè i suoi governanti l'hanno svenduta al padrone dei poteri forti, non c'è la famiglia perchè avere i figli non è più In allora l'ipotesi che il sistema tracolli e scoppi la rivolta secondo me non è più un miraggio. Rimane chiaramente il dubbio ma ne saremo capaci (e ne avremo la forza) di fare una Rivoluzione?

17
20 Dic 2011
alle 05:45

Davide

Eh daje con sta' rivoluzione...mi piacerebbe sapere esattamente secondo te, Debora, come e con quali modalita' dovrebbe svolgersi. Dovremmo tutti metterci daccordo per  andare tutti a lanciare pietre ( e magari qualche estintore) in parlamento o cosa? E poi? Dopo che si fa? Chi ci va a rimettere in ordine?

A parte il fatto che qui si tralascia la cosa essenziale (volutamente?) che la gente non e' che si lamenta perche' stufa del modello capitalismo-consumismo senza freni come ti/ci piace pensare, ma casomai e' incazzata propio perche' non ha i soldi per consumare come prima... e gia' qui vai a trovarli i tuoi rivoluzionari per la causa...

Secondo hanno ragione al commento 6 e 11 ... dove sono le "guide" alternative? O facciamo l'anarchia (confusa con liberta') che sembra non passi mai di moda? Inoltre un'ipotetica nuova classe dirigente per cambiare rotta dovrebbe prendere misure ancora piu' impopolari di quelle dei banchieri che almeno "promettono" al popolo bue che bisogna fare sacrifici adesso per poi tornare alla crescita e blablabla...immaginati se dicessero "oh ragazzi la festa e' finita, questo e' solo l'inizio, e' il momento della decrescita etc etc" ... allora magari si che c'e' la rivoluzione.

16
20 Dic 2011
alle 01:56

Luis Murrighile

Io sono felice. Lo divento facilmente quando leggo articoli e commenti intelligenti come quelli presenti in questa pagina. Perché è in questi momenti che sento di non essere solo. Sento, insomma, che ci sono persone come me, le quali non si lasciano ingannare dal sottile strato di apparenza che offusca le cose del mondo, ma guarda oltre, indagano, incuriosite e critiche al tempo stesso.

Sono felice allora. Felice anche se tutto nel mondo va male. Perché il problema non è tanto se la rivoluzione ci sarà o non ci sarà. Questa è una scelta che fa capo a un discorso più ampio che riguarda l’essere umano e i suoi diritti. Mi riferisco ai diritti naturali quali il mangiare, il bere, il dormire: necessità che non possono sottostare alle leggi imposte del sistema economico. Allora, per capire cosa implica il concetto stesso di rivoluzione dobbiamo fermarci un attimo a riflettere: interrogandoci su quello che siamo o che, almeno, crediamo di essere. Che genere di esseri viventi ci sentiamo? In che modo ci raffrontiamo con le altre specie? Cosa ci importa veramente (guidare un’auto, andare in discoteca, lavorare o ci basta mangiare per sopravvivere)? Forse abbiamo solo bisogno di riordinare le nostre idee per capire cosa vogliamo dal mondo. Io penso che dentro molti ci siano già idee chiare su come sia meglio vivere e sul perché. Ma a maggior ragione, a cambiare, a rivoluzionarsi, più che i vecchi modelli sociali deve essere il nuovo essere umano, che dopo un lungo secolo di maltrattamento verso la natura e quindi verso se stesso, capisce che alcune cose non gli vanno più e allora le rifiuta, abbandonandole le lascia scomparire. Un esempio: a me non piace fare sport al chiuso, in palestra, pagare qualcuno per sentirmi dire come muovere il mio corpo; allora non ci vado più. Non combatto l’istituzione, non mi presento ogni giorno di fronte alla palestra con cartelli e coretti da stadio per dimostrare quanto io non sopporti il metodo adottato; semplicemente vado a nuotare al mare o a correre lungo il fiume. In questo modo è il sistema sociale che si adeguerebbe al cittadino (così come dovrebbe essere).

La rivoluzione ci sarà comunque quando la gente non riuscirà più a pagare queste "comodità" e allora sarà pronta per "ribellarsi". Forse si. Ma credete davvero che queste inutili comodità postmoderne non seguiranno l'essere umano anche in stato di crisi? Non credete che si adatteranno comunque ai suoi bisogni e diverranno, nuovamente, accessibili e apparentemente indispensabili?

In realtà l’essere umano non sta cercando un semplice rimpiazzo ai modelli sociali che l’hanno formato, al contrario, resosi contro che, con leggi e regole inventate dal nulla si è allontanato troppo dalla natura, adesso vuole tornarci. Preferisce, dunque, rinnegare molti dei principi che lo hanno formato (pensiamo all’idea di lavoro che attecchisce in un giovane) e avvalersi di altri che sente come istintivi e naturali. Allora eccolo l'eterno dilemma. L'essere o non essere rinascimentale si trasforma in qualcosa di più grosso che invade il mondo postmoderno. Vogliamo essere i distruttori di quel sistema sociale che è ormai giunto al collasso, ma al tempo stesso siamo frenati all'azione perché in questo mondo artificializzato (dove tutto ha un prezzo) noi ci siamo nati, cresciuti e formati.

La rivoluzione si trova nelle teste delle persone. Tutti noi l'abbiamo già in po' sviluppata. Non è né sogno né realtà. Sta nel mezzo: la possiamo sentire vivere dentro di noi quando sentiamo che una cosa e giusta e un'altra è sbagliata, anche se poi i media, i governi e gli amici ci vogliono persuadere dell'opposto. Forse basterebbe solo credere un po' di più in noi stessi, nella forza dei nostri pensieri che comunque non sono meno validi delle leggi che rispettiamo.

15
20 Dic 2011
alle 01:06

Roberto

@boc

il mio chiedersi come sia nata l'Italia era più di forma che di sostanza ;) so bene come e perchè sia nata l'Italia, - magari qualche massone inglese, ancora oggi potrebbe darci qualche risposta interessante - me lo son chiesto perché noi italiani siamo forse dei riottosi ma non proprio dei rivoluzionari, quantomeno non alla francese, ma neanche all'inglese o alla tedesca; ci piace delegare e non prenderci le nostre respponsabilità e alla fine sono gli altri che ci impongono cosa fare! da noi più che altrove magari.... insomma, "Franza o Spagna purché se magna" è un detto sempre valido!

14
19 Dic 2011
alle 22:43

sanpei

Penso che la rivoluzione ci sarà:   gli schiavi furono occupati a tempo pieno,  con lo sfogo di energie e volontà che  questo comporta. Mentre oggi, grazie alle macchine,  abbiamo milioni di disoccupati, che non sanno che fare del loro tempo con prospettive di peggioramento della loro condizione. Al giorno d'oggi le aristocrazie di nascita sono screditate dalla rivoluzione francese e dall'illuminismo; finora la presente oligarchia finanziaria  ha potuto comandare  restando occulta, ma ultimamente  si sta palesando e attirerà a sé gli strali della massa. Consideramo per esempio la repentina salita dello spread italiano: è stata  preceduta dalla "dichiarazione di guerra" con citazione di Cromwell sul financial times.  Il mercato fa il bel tempo, il mercato fa il brutto tempo, sembra pure capace  di  dichiarazioni d'intenti!! Non passerà  molto tempo che l'incantesimo si  disferà; la gente non è poi così  sprovveduta da considerare pei secoli dei secoli il mercato come  forza ceca e  impersonale. E l'effetto dell'istruzione non svanisce da un giorno all'altro; ci vuol tempo anche per formare dei perfetti ignoranti.  Insomma molti fattori concorrono verso  una rivolta, anche il frenetico  tempo moderno ha accelerato parecchio rispetto al ritmo lento del medioevo e dell'antichità!

13
19 Dic 2011
alle 22:15

massimo

oggi ho accompagnato la mia signora a sistemare le tombe e mentre aspettavo che finisse ho curiosato qua e là. Nella zona dove erano sepolti i deceduti a cavallo degli anni 60 solo uno ha superato i 70, due non hanno raggiunto i 60, tutti gli altri  hanno lasciato la vita nell'arco tra 60 e 69 anni. La zona dei deceduti recenti invece era popolata quasi completamente da ultraottantenni, molti quasi novantenni. In 50 anni la vita media sembra allungata di 20 anni, grazie ovviamente ai progressi permessi dai combustibili fossili (riscaldamento, sanità, istruzione, vacanze, divertimenti di tutti i generi, cibo abbondante e di ogni varietà locale e non, merci di tutti i tipi e di ogni dove, ecc.). Perciò  fino al momento che questi benefici non mancheranno ai più, non ci sarà nessuna rivolta. Proprio stamattina la barista mi diceva che in soli 3 giorni aveva completato le prenotazioni per il pranzo di Natale (120 posti per 30 euro) e che aveva dovuto lasciar fuori un sacco di gente, anche suoi amici. Questa ti pare gente da rivolta? Le rivoluzioni sono sempre state fatte da DISPERATI, che hanno trovato dei COORDINATORI con la capacità di guidarli in una rivolta al potere vigente, normalmente persone con doti di comando e di comprensione superiori (Lenin, Fidel, ma anche Pancho Villa, Spartacus per uscire dall'ideologia marxista). L'ingrediente esplosivo è la DISPERAZIONE, causata dalla fame o dalla morte violenta, meglio se da tutte e due, e la miccia è la SPERANZA di uscire da questa situazione di morte e disperazione, seguendo una guida carismatica, un trascinatore, che dia sufficente fiducia alla massa inferocita. Quello che è mancato alle BR è stato senz'altro il primo ingrediente, ma anche a livello di guide carismatiche non è che avessero il massimo. Quello che è mancato agli irlandesi, molto probabilmente è stata una guida. La situazione attuale mi pare, sia per il livello di benessere, sia per le divisioni esistenti nella società ( malavita diffusa, campanilismo tra non corregionari spinto anche fino al ghetto, alta concentrazione di stranieri) poco favorevole alla rivolta. Deborah, mi sembra che per una rivolta coi fiocchi dovrai aspettare la diminuzione veloce delle fonti fossili e almeno un certo ricompattamento della società, perchè fintanto l'italiano ce l'avrà col nero, il portoricano con l'albanese, il padano col siciliano, la casta potrà dormire sonni tranquilli. Buona rivolta a tutti tra xyz anni.

12
19 Dic 2011
alle 21:14

boc

quello che deve cambiare è il frame mentale, la cornice di precomprensione che fa da riferimento. il punto è che oltre a questo servono pure risorse e organizzazione, sennò si avranno solo fiammate.

nel corso della storia, queste tre componenti sono state fornite, oltre che dal contesto (in modo passivo), da una parte della società che in misura più o meno visibile patrocinava e pilotava le rivoluzioni. quasi sempre si è trattato di elite massoniche, dietro anche al risorgimento e all'unità d'italia (questo per chi qualche commento prima si chiedeva come quest'ultima fosse stata possibile).

discorsi lunghi. pure tediosi. ma ad essere sincero, benchè io stimi questo blog e i suoi redattori, mi sto cominciando a chiedere se post come questo, che sono un po' dei binari morti comunicativamente parlando, stiano smettendo di avere il senso che fino a poco avevano.

forse il vostro ruolo di cassandre si è davvero esaurito, perchè a parlare di catastrofi ci trovi pure il panettiere: ormai il vaso di pandora s'è aperto. e se non riuscite a convogliare l'attenzione su riflessioni un po' più costruttive (che senso ha, chiedo scusa Debora, dire: "la rivoluzione non la fa nè la pancia vuota nè quella piena. punto." ???) allora forse dovreste tirare un momento i remi in barca.

ma magari è tutt'altro che un problema del sito, o del singolo redattore. forse ha ragione barnard: dopo un certo limite si deve uscire di casa. spegnere il pc. fare cose. cose toste, cose impegnative. cose che non si imparano nei blog, ma scontrandosi e incontrandosi con la gente per davvero, faccia a faccia, perchè l'assuefazione da informazione ci ha saturato.

chi si è informato, chi sa, ora deve fare. chi ancora non sa, per fortuna luoghi come Crisis possono ancora fornire un bel resoconto. ma poi anche quelli dovranno spegnere il pc. magari sarà così che comincerà tutto. o niente.

11
19 Dic 2011
alle 21:01

ijk_ijk

Ma contro chi dovremmo ribellarci? La casta? L'alta finanza? Le banche? I centri commerciali? Il nostro vicino di casa?

 

10
19 Dic 2011
alle 20:47

goodkat

Dico una banalità, credo che le rivoluzioni nella storia siano state sempre il risultato di un complesso insieme di fattori, spesso casuali o incidentali. Le ultime, quelle dell'800 e 900, hanno in più tratto vantaggio dall'affermarsi di idee o ideologie che hanno convinto, infiammato, l'animo ed il cuore di un numero sufficiente di persone.

Sono d'accordo con Debora, almeno in occidente io oggi non vedo nessun elemento che lasci pensare a rivolte realmente degne di nota. E credo che la ragione principale sia l'assenza di alternative semplici, chiare ed "appassionanti", oltre alla difficoltà ad individuare il dittatore da abbattere.

 

9
19 Dic 2011
alle 20:37

antonio

invece di andare a comprare la solita merda da mettere sotto gli alberi di natale perchè non provate ad uscire dalle città e camminare nei campi, nei boschi, lungo una spiaggia o guardare un tramonto...l'altro giorno sono andato a tagliare la potatura degli ulivi così da essere pronta per metterla nel camino, per la vigilia di natale passerò tutto il giorno sul monte...ma basta con questo sistema del c***o,

ma speriamo che questo schifo salti, stiamo a vedere che succede...non bisogna avere (troppa) paura

saluti e buone feste

 

8
19 Dic 2011
alle 20:18

Lopez

Vai poldo alias marco, forse non è ancora troppo tardi per morire giovani.

7
19 Dic 2011
alle 20:16

spartacus

Gli occidentali non sanno fare le rivoluzioni. Nei paesi arabi, magari immaturi, magari islamisti, però sanno combattere in piazza, e non hanno paura di perdere la vita. E infatti qualche tiranno alla fine l'hanno cacciato (anche se magari servirà a poco). Da noi al massimo si lancia qualche sasso e si da fuoco a qualche macchina, e i "rivoluzionari" nostrani, magari appagati per aver dato fuoco ad un autoblindo delle guardie, ci si cullano sugli allori per anni, soddisfatti.

6
19 Dic 2011
alle 19:24

Mrgoodcat

Ciò che innesca una rivoluzione non è la fame, ne la miseria, ne altre entità del genere! La vera miccia di una rivoluzione è l'organizzazione della stessa, una struttura che permetta di alimentarla e, ovviamente, un (ma anche più di uno) capo, una figura attorno alla quale ruota un piccolo nucleo influente (è stato così per Rivoluzione francese, Risorgimento italiano, Rivoluzione comunista e anche ascesa di Fascismo e Nazismo).

5
19 Dic 2011
alle 19:11

Roberto

I cambiamenti avvengono sempre quando una classe sociale, una parte della popolazione, decide seriamente e con forza di imporre un cambiamento. La Rivoluzione Francese è stata portata avanti dalla popolazione meno abbiente e dai miserabili, dai contadini, ma il vero promotore di tutto questo è stata la borghesia  illuminista. Noi italiani siamo troppo abituati ai compromessi di basso profilo per chiedere reali cambiamenti! ancora mi chiedo come sia nata l'Italia....

4
19 Dic 2011
alle 18:46

poldo alias marco

La rivolta ci sarà, il problema sarà quello di individuare quando avverrà  echi combatterà contro chi.

Io dico che la rivolta avverrà entro 10 anni (parlo dell'Italia) e sarà la guerra dei giovani contro i vecchi.

Il campo di battaglia sarà il sedere dei vecchi; questi ultimi infatti riusciranno tutti  a defecare correttamente ed andranno stimolati con cristeri continui da parte dei giovani infermieri.

Ugualmente giovani saranno coloro che saranno impegnati a pulire il sedere di questi vecchi da accudire ogni volta che abbiano defecato.

Tra dieci anni avremo più vecchi che giovani, con una percentuale di non autosufficienti (che hanno bisogno di una persona giovane che li aiuti a defecare) talmente alta che o i giovani saranno obbligati ad accudirli oppure semplicemente sguazzeranno in mezzo ai loro escrementi.

La rivolta avverrà a quel punto, quando i giovani, coloro i quali defecano autonomamente, si rifiuteranno di aiutare i vecchi a defecare per 15 20 anni prima della morte come hanno fatto e fanno ancora in Italia le badanti che fino ad oggi ci hanno salvato il c...lo!

3
19 Dic 2011
alle 18:37

kermitilrospo

carissima, questo è lo scenario più apocalittico che tu abbia descritto... e credo proprio che tu abbia ragione davvero.

2
19 Dic 2011
alle 18:36

zio tibia

concordissimo al 100 percentissimo

1
19 Dic 2011
alle 18:32

Renso Roberto

Il coraggio di ribellarci magari manca, ma, a quanto pare, non manca la disperazione che induce al suicidio.

Secondo gli ultimi dati, nei primi 5 mesi del 2011 in Grecia il numero di suicidi è aumentato del 40%. 

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