Crisi sistemica e cambio di paradigma
Quando, alla fine del 2007, Pietro ed io ci mettemmo a tavolino per decidere le categorie da attribuire al nostro futuro blog "Crisis", non ci fu alcun dubbio: la categoria "Ordine pubblico" fu inserita tra le prime.
Forse siamo stati ottimisti, forse dovevamo chiamarla direttamente "Rivolte" (poi diventata un'affollatissima tag) o "Rivoluzioni", ma non pensavamo al momento che si sarebbe arrivati a tanto. Pensavamo più a qualcosa tipo i precari sui tetti o al massimo le proteste di Genova 2001.
Sapevamo però per certo che l'imminente crisi sistemica non sarebbe stata indolore, che avrebbe visto le folle in piazza e che i cittadini del mondo non sarebbero scivolati nella fame e nella povertà usi ad obbedir tacendo. I forconi si vedevano benissimo, scrutando l'orizzonte.
Quello che abbiamo dimenticato, dal nostro comodo affaccio di scaldapoltrone occidentali, è che nei Paesi più sovrappopolati, affamati, vessati non ci si limita ai tamburelli in strada o a spaccare qualche vetrina. In quei posti si sopporta molto e molto a lungo, ma quando la misura è colma il problema non è più il semplice "ordine pubblico". Si cerca davvero di cacciare il tiranno, si scende in piazza in numeri a sette cifre, si è pronti a dare la vita perché non è rimasta altro che quella.
Sono impressionata dalla rapidità con cui il fuoco si sta propagando. Come se l'ambulante tunisino che ha rinunciato alla vita con una tanica di benzina fosse stato la miccia che tutti aspettavano. L'equilibrio, anch'esso, era molto più precario del previsto.
Vi segnalo, via affreschidigitali, una mappa interattiva che in tempo reale mostra i Twitter dalle zone dove stanno avvenendo le rivolte. La rivoluzione non sarà teletrasmessa, titolava quel film, però sarà ampiamente twitterata ad uso e consumo di noialtri in poltrona.
Godiamocela finché possiamo, la poltrona, perché prima o poi dovremo alzarci anche noi. E no, non i nostri figli o nipoti.
(Nella foto: Mohammed Bouazizi, l'uomo che ha dato fuoco al mondo. Statisticamente, era assai probabile poi che avesse un nome arabo. Non avevamo previsto neppure questo.)
xx
Mah ...boh...ma le elementati e le medie dove le avete fatte???
a me hanno isegnato ( la storia mi ha insegnato) che prevedere una rivoluzione è impossibile. E qualcuno si stupisce di ciò che accade in magreb. Poteva succede in sud America a Cuba , in mongolia... la scintilla è casuale. Assolutamente e totalmente casuale. E oggi in più abbiamo la rete per propagare le rivoluzioni.
@12
siamo sicuri che se non fossero gratis avremmo la ricchezza per pagarli. il brent ha passato i 107. La crisi può finire e divenire crollo, cioè certezza che non avremo più il mondo che conosciamo, ma non temete: si vive anche miseramente, me l'ha assicurato il clochard che vive in una catapecchia vicino casa mia.
poi che quasi tutti i magrabini e parte degli arabi si siano rivoltati tutti nello stesso periodo mi pare un po' troppo, troppo casuale
Incrociando i valori che scelgo io, a capocchia, potrei dimostrare anche che tu sei un alieno di Saturno.
Ad esempio: nell'indice di povertà ci sono i servizi pubblici? Perché se scuola e ospedale sono gratis probabilmente sono molto meno povero di quel che appare...
Gli indici di inflazione, presi in sè e per sè, dicono ben poco. Quello che conta è il differenziale tra l'inflazione e l'avanzamento del reddito. Se l'inflazione è al 10% e i redditi crescono dell'8%, il differenziale è del 2%; se l'inflazione è al 2% e i redditi non crescono, il differenziale rimane sempre al 2%; se l'inflazione non esiste e redditi calano del 2%, il differenziale è ancora lo stesso. Qual è il caso italiano? L'inflazione (dichiarata) è nominalmente piuttosto bassa ma c'è; i redditi sono congelati o, a causa della sottooccupazione, si riducono anche a livello nominale -- il potere d'acquisto crolla, anche considerando che i servizi di welfare vengono costantemente erosi e che parallelamente cresce l'imposizione fiscale. La realtà dei fatti è che l'immiserimento è in corso anche qui da noi.
Aggiungo che continuare a permettere a centinaia di migliaia di persone ogni anno di aggiungersi al "mucchio" non fa altro che rendere sempre più striminzita la fetta residua che rimane per ciascuno. Unite questo fatto con la carenza di territorio produttivo pro-capite e con la perdita di appetibilità delle nostre "merci di scambio" e dovreste comprendere che per l'Italia le cose si profilano alquanto preoccupanti: quando si compra dall'estero l'essenziale offrendo in cambio il superfluo si naviga in cattive acque, perché in caso di crisi sistemica quel superfluo non sarà più accettato come merce di scambio per ottenere l'indispensabile.
Se non son stato chiaro ditelo, che ci riprovo.
@7-8
Però gli indici di inflazione e di disoccupazione, quelli che costituiscono il misery index, mica sono invenzioni yankee.
Se sono indici reali e non taroccati (questa sì che potrebbe essere un'americanata se vogliamo restare al Venezuela), danno una ragionevole misura della miseria di una nazione.
Guardatela come equazione matematica applicata all'economia, con valori reali ovviamente, invece che classificarla come furbata USA. Probabilmente il Venezuela non è al primo posto, se vogliamo credere a quello che di buono starebbe facendo Chavez per il popolo, però al vero posto che occupa l'Italia, dedotto con i valori reali di inflazione e disoccupazione, guarderei con inquietudine.
Il problema sta solo nel reperire questi valori reali, poi se qualcuno vuole usare questo indice, taroccato ovviamente, come propaganda è un altro conto...
Tutto quello che dice Grillo va ponderato per ben dieci volte. E' un populista di non primo pelo.
Io comunque non parlerei di CRISI senza indicarne almeno un aggettivante. La crisi economica è ad esempio in fase calante. La crisi sociale si sta inasprendo ma solo in determinate regioni. In fondo i paesi arabi devono pur uscire dal medioevo in cui sono costretti e come noi all'epoca scelgono la rivoluzione.
Si, sto misery index sembra anche a me la solita stronzata americana creata apposta per diffamare i nemici...
@6
un po' di dubbi questo misery index me li fa venire, soprattutto leggendo che al primo posto c'è il Venezuela, tanto odiato dagli USA e, se non sbaglio, questo index è di una società americana...
Interessantissimo post sul blog di B.Grillo http://www.beppegrillo.it/2011/02/lo_stomaco_e_rivoluzionario/index.html.
Stando alla classifica del misery index saremmo (considerando disoccupazione ed inflazione reali, non le balle propinateci dall'Istat) a pari merito col rivoltoso Egitto.
Da rifletterci sopra...
Il prossimo blog potrete chiamarlo direttamente "fame"
Che dite?, possiamo ufficialmente dichiarare aperta la CRISI?.
Rivolte, repressioni, sacheggi, prima ne parlavamo e basta, descrivendole come scenari ipotetici, invece adesso in nord africa dilagano, presto o tardi toccherà anche a noi.
Cara Debora, il c..o sulla poltrona lo manterremo ancora per un po' di tempo perchè le condizioni sociali in occidente, soprattutto giovanili, non sono ancora paragonabili a quelle dei paesi in rivolta.
Persino nella stessa Grecia, sconvolta da scioperi "democratici" che l'hanno paralizzata per settimane, le condizioni sociali non sono ancora da paesi nordafricani.
Ed anche in Spagna, per quanto schiacciata da una pesantissima crisi economica, non sono prevedibili rivoluzioni vere, almeno per ora.
Però l'impero targato finanza angloamericana + multinazionali sta lavorando incoscientemente e alacremente affinchè alziamo il c...o dalla poltrona molto presto, soprattutto per mano dei tanti giovani precarizzati e disoccupati.
Io non credo al nuovo ordine mondiale, credo invece ad una incapacità dell'impero di controllare ciò che ha innescato con lo sporco crimine della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia, pur di fare sempre più profitti sulla pelle dei popoli.
Del resto, anche senza globalizzazione e consumismo sfrenato avremmo dovuto fare i conti, però più in là nel tempo, con l'esaurimento delle risorse...
Il nostro dittatorucolo televisivo locale, che BEN HA VISTO I FORCONI ALL'ORIZZONTE mentre ci ripeteva alla nausea che la crisi era finita, pensava che finanziando le carceri di Gheddafi potesse pararsi il culo.
E' andato in Europa sprezzante digendo "ghe pensi mi, altro che accordi internazionali", addestriamo le motovedette libiche armate, costruiamo carceri lagher in piena violazione del diritto internazionale, finanziamo il regime libico affinchè ci offra scudo chiacciando le pressioni immigratorie.
Forse non aveva previsto le conseguenze di questo crollo, cioè una pressione migratoria SENZA PRECEDENTI soprattutto in Italia, con l'Europa che per ripicca ci dirà "hai voluto fare di testa tua ? arrangiati!"
Quasi spero che i Tunisini, Libici, Egiziani, Yemeniti, già che passano in Italia, ci liberino anche a noi. Ma credo non avverrà.
Sempre saldi in poltrona, con il telecomando in mano, mi raccomando.
alle 23:04
Carneade
Nei paesi che si sono rivoltati non c'era altro modo per cambiare il governo.
Da noi si ritiene troppa fatica anche mettere una croce sulla scheda elettorale, figuriamoci andare a morire nelle piazze. Al massimo si va a farsi 4 risate con Grillo pensando di star cambiando il mondo.