Crisi sistemica e cambio di paradigma
Con un cognome come il mio, dovete capire, un poco di voglia di CAMBIARE qualcosa, intorno a me, per quel poco che un mortale può fare, l'ho sempre avuta.
Ma non sono nato rivoluzionario.
Anzi: non lo sono nemmeno ora.
Le rivoluzioni succedono. Le cose cambiano.
Ma quello di "rivoluzionario" è uno status che non mi piace.
Prima di tutto perchè è associato molto di più con distruggere che costruire.
In secondo luogo perchè è una etichetta che dice tutto e niente.
Ma cambiare il mondo si deve, adesso.
Non abbiamo più tempo, non si può più aspettare.
Certo: rimane la "trascurabile" necessità di definire COME.
Ma una cosa è chiara: molte, troppe persone, specialmente fra coloro che "decidono" in realtà NON vogliono cambiare niente.
Non hanno capito che l'attuale paradigma economico è condannato.
Non hanno capito che l'attuale paradigma sociale è condannato.
Non hanno capito che l'attuale paradigma culturale sta fallendo.
Non l'hanno capito perchè anzi sembra trionfare in ogni angolo del mondo.
Ma è proprio il suo trionfo che porta in se il germe della sua rovina.
La Crescita continua, infinita, è impossibile.
I limiti del pianeta ( a anche delle persone, secondo me) sono stati raggiunti e superati.
Un riequilibrio è necessario.
Un nuovo paradigma DEVE nascere.
Bla bla bla , certo.
E QUINDI?
Beh, E QUINDI vi posso dire una cosa: QUALCOSA si può SEMPRE fare.
Anzi:dal momento stesso che ho deciso di FARE qualcosa, qualcosa è successo. Sarò stato fortunato ma le cose SONO cambiate un poco, intorno a me e credo di averle cambiato un poco anche IO.
Qualcosa si può sempre fare, dicevo. Non solo: quando COMINCI a fare QUALCOSA, succede che incontrerai altre persone che pensano che quel QUALCOSA sia una buona idea. Che anzi lavorano per far succedere la stessa cosa o qualcosa di molto simile.
Caso, fortuna, intuito, Zhubon, Manitu' quel che volete, ma SE LO VOLETE le cose SUCCEDONO.
Questa è la mia esperienza degli ultimi cinque anni.
Ma non voglio parlare di me, voglio invece riportarvi il discorso di Birgitta Jonsdottir alla "Woodstock 5 stelle" di Cesena, Domenica scorsa.
Io c'ero ed ero andato la, in buona parte, proprio per incontrare lei ( oltre a qualche "vecchio" amico).
E' una "parlamentare anarchica" islandese, che ha portato il suo paese ad essere l'ultima frontiera della libertà di informazione mondiale.
Ne avrete letto qui su Crisis e sugli altri media, un paio di mesi fa.
Le ho parlato perchè mi è entrata in testa una delle mie idee "strambe" e "disgraziatamente", via via che l'ho sviluppata, mi è sembrata sempre meno stramba.
In sintesi: fare per l'eolico d'alta quota quello che ha fatto per la libertà di informazione.
Creare un "porto franco", una zona totalmente libera da vincoli di qualunque tipo, dove si possa sperimentale in totale libertà tutte le tecnologie legate allo sviluppo dell'eolico d'alta quota, Kitegen, Makani power e tutti gli altri.
Un libero territorio di gara: vinca il migliore - ho detto io e lei, sorridendo, ma con un'aria decisa: non si tratta di una gara, si tratta della possibilità di collaborare, di lavorare INSIEME.
In ogni caso: si tratta di liberare le energie di chi lavora sulle energie alternative.
La maggior parte del tempo e delle risorse, infatti, come sapete dalla storia del kitegen, vengono SPESSO spesi per ottenere permessi, superare scetticismi, vincere resistenze, debellare le ostilità delle grandi multinazionali, sventare tentativi di acquisizione dei diritti e brevetti etc etc.
Un libero spazio, fisicamente libero, liberamente disponibile, attirerebbe in Islanda i migliori progetti mondiali, permettendogli di dimostrare potenzialità, superare problematiche, collaudare materiali metodi e tecniche.
Lei ha condiviso e l'idea gli piace. Mi ha chiesto un piccolo documento riassuntivo, in inglese, da sottoporre insieme all'idea al suo Primo Ministro. Glielo manderò oggi.
Qualcosa potrebbe succedere, qualcosa potrebbe cambiare, nel mondo e cambierà, un poco, come a me sarebbe piaciuto.
SE succederà, ancora una volta, dopo la faccenda del cinquino, nel mio minuscolo avrò fatto quel che il Mahatma Gandhi diceva: essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
Provateci anche voi !
Il discorso di Birgitta, tradotto in diretta in italiano.
Più sotto lo potrete rileggere con calma, tratto dal suo blog in inglese.
Pietro,
dal tuo punto di vista hai ragione.
Io pero' vivo questo momento MOLTO speciale da un altro punto di vista dal quale la stessa cosa appare COMPLETAMENTE diversa.
Capisco che il mio punto di vista non e' ancora condiviso da quasi nessuno e non mi resta che farmi da parte. In ogni caso voglio chiarire che apprezzo il vostro lavoro, soprattutto quando scrivete col cuore (che e' il nuovo punto di vista).
#9 Non ce la farà, Birgitta è tra quelli che si oppongono, insieme a tanti altri.
E magari, chissà, anche a quelli dell'eolico d'alta quota...
Anche gli islandesi non sono dei santarellini. Le loro banche erano piene di titoli tossici e sapete bene che fine hanno fatto nella crisi economica iniziata a fine 2008. Pertanto speculavano sui mercati globalizzati come tutti gli altri.
Di sicuro sono una nazione anagraficamente giovane ed hanno tempi di risposta più rapidi dei nostri.
Peccato, l'Italia poteva essere un punto di eccellenza in questa sperimentazione.
Vento in poppa all'Islanda allora.
Bè, si può fare? si può azzerare il debito? Cavolo è giusto, è moolto democratico, mi piace.
@3
Vorresti trasferirti in Islanda? Se lo dici tanto per dire ok, se lo dici seriamente ti consiglio di leggere l'articolo al link http://www.decrescitafelice.it/?p=793 .
L'Alcoa sta per mangiarsi 3.000 km quadrati di Islanda col beneplacito del governo islandese in barba al 65% di cittadini islandesi contrari...
Comunque complimenti, ammiro sempre le persone intraprendenti. Speriamo che in Islanda, e magari anche qui in Italia, tu possa costruire il kitegen e vederlo funzionare.
scusate, volevo scrivere "progetti a lungo termine"...
Indopama.
Ok togliamo quella frase "non hanno capito che l'attuale paradigma economico è condannato".
Oppure lasciamola.
Cosa cambia nella sostanza, ovvero che i nostri decisori non stanno facendo una beneamata "strumento bellico primitivo" nella speranza che tutto continui/riprenda come prima?
Cosa cambia, deo gratia, riguardo a quel che si dovrebbe fare, personalmente?
Io credo, per davvero, che hai problemi a connettere tra di loro le cose, le idee.
Sarà per questo che sei contemporaneamente attratto e respinto da coloro che lo fanno o almeno cercano di farlo.
@4
c'è anche da dire che i potenti, almeno i nostri, sono anziani e a loro di pensare progetto a lungo non tempo non frega niente, basta il presente o al max le prossime elezioni
Pietro, ottimo post
"
Ma una cosa è chiara: molte, troppe persone, specialmente fra coloro che "decidono" in realtà NON vogliono cambiare niente.
Non hanno capito che l'attuale paradigma economico è condannato.
....."
l'articolo diventa tutto sbagliato poiche' parte da un presupposto sbagliato (o per lo meno indimostrabile).
e chi l'ha detto che i potenti non sanno quello che fanno?
lo sanno e anche molto bene (per lo meno i vertici), non fanno passare le informazioni al bestiame perche' non le vuole, ama blaterare di cose inutili e non si vuole assumere nessuna responsabilita'. un paio di culi e tette e un calcio al pallone e' sufficiente, tutto il resto in piu' crea pensieri che il bestiame non vuole.
in realta' questa situazione va bene, il bestiame meno ha da pensare e meglio sta.
io mi trasferisco in islanda...
Si Paolo sto cercando di far sistemare, se ci riesco... :-(
OT
Pietro, Debora, siete al corrente che non si possono inserire commenti negli ultimi tre post di petrolio?
alle 14:50
Fabio A.
Siamo testimoni di una reazione a catena inarrestabile. La voglia di fare, le idee, sono contagiose. La rete si allarga, le maglie si stringono e poco a poco ingloba tutto e tutti.
L'internet nata per scopi militari si è trasformata nella sa...lvezza di questo pianeta in quanto strumento che mette in contatto persone che altrimenti sarebbero isolate. L'orizzontalità che si fa spazio tra il verticismo delle gerarchie istituzionali.
Impariamo tutti nuovamente a sognare.