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Energia elettrica: 100% da rinnovabili entro il 2037?

Pietro Cambi avatar Giovedì 4 Febbraio 2010, 01:23 in Energia di Pietro Cambi
trends eolico

Siamo tutti d'accordo sul fatto che le proiezioni troppo audaci dei trend attuali sono pericolose. Si parla del raggiungimento dei limiti fisici del pianeta quando trattiamo le previsioni nel settore petrolifero, del gas, del carbone, dell'oro, del nucleare e di mille altre materie prime e dovremmo ignorare il fatto che anche le energie rinnovabili, sia pure abbondanti e rinnovabili NON sono infinite? E' abbastanza intuitivo che, senza importanti "breaktrough", senza salti di qualità quantici nell'efficienza e nei costi delle celle fotovoltaiche e dei generatori eolici, magari grazie allo sfruttamento dell'energia eolica d'alta quota, come con il kitegen, satureremo, prima o poi, i siti migliori, quelli piu' produttivi, con un rendimento decrescente delle nuove installazioni che farà diminuire il tasso di crescita.

Resta il fatto che questo è impressionante, lo potete vedere nel World Wind Energy report 2008, pubblicato a Giugno 2009.

Se la tendenza attuale potrà essere mantenuta potremmo arrivare, fatti due conti, a produrre il 100% dell'energia elettrica attualmente consumata a partire dall'eolico nel 2037. Questo ovviamente non succederà, sia perchè comunque esisteranno quote di energia prodotte da fonti non rinnovabili, gas, carbone e nucleare, sia perchè anche il fotovoltaico crescerà, sia pure con velocità inferiore.

Dobbiamo quindi prendere queste proiezioni estreme per quelle che sono: un modo per valutare le nostre potenzialità ed inserirle in uno scenario futuro. E' bene chiarire che, qualora arrivassimo a tanto, saremmo solo ad un terzo del cammino verso una società energeticamente sostenibile (all'ingrosso gli altri due terzi dell'energia che consumiamo ci servono per i trasporti e come "calore"). Quello energetico, a sua volta, è solo una parte, sia pure non piccola, del più vasto problema di un ciclo chiuso delle materie prime, che a sua volta è un problema imprescindibile, quando si cerchi di concepire una economia sostenibile. Che a sua volta è solo una parte, sia pure essenziale, del VERO problema, ovvero quello di concepire e poi cercare di realizzare una società sostenibile. Su questo, ve lo dico per come la vedo, non siamo neanche all'inizio. Gli scenari che si prefigurano, basati su un ritorno al ruralismo, localismo, etc etc, purtroppo, hanno il difetto di non prevedere come sistemare quel 60% abbondante di persone che in Italia non rientra, ne potrebbe rientrare, nello schema. La società avanzata è, prima di tutto, terziario, poi industria e solo marginalmente agricoltura. Per quanto si possa pensare e sperare, non è possibile invertire questo stato di cose, non senza prevedere uno sfoltimento drastico della popolazione, che, per le sue dimensioni, non potrebbe essere dolce. In ogni caso: se quello della produzione di energia elettrica è solo un problema fra i tanti non vuol dire che non sia vitale applicarsi alla sua risoluzione. Non vuol dire che non si debba valutare cosa può fare una crescita esponenziale, nel male e nel bene( quando applicata alle energie rinnovabili). Pensare di raggiungere un obbiettivo tanto grande in cosi pochi anni è azzardato, ma non impossibile. Per farcela bisogna capire che dall'energia dipende il futuro delle industrie, efficienti o no, che siano. E quindi quello della maggioranza dei cittadini. Le vicende dell'Alcoa di Porto Vesme, nella loro articolata complessità, ci dimostrano quanto la cosa sia reale e concreta. Il resto di noialtri cittadini si porrà il problema solo quando i black out cominceranno ad essere frequenti e prolungati, l'energia elettrica cara e sporadica, etc. etc.Però non c'e' l'obbligo che sia DAVVERO così. E' tardi, per fare qualcosa, ma non è ancora TROPPO tardi. Il rapporto della WWEA, tra le tante cose, lo dimostra.

14
14 commenti
14
06 Feb 2010
alle 17:28

pinot

Mi è difficile descrivere il mio"ecovillaggio"......

Da piccolo vivevo con altri ragazzi nell'aia, era bello

Nell'aia eravamo più uguali

Nell'aia i grandi facevano di tutto con poco

Nell'aia c'erano sovente delle feste

Nell'aia si litigava anche, però

Nell'aia non si pensava di fare shopping a NewYork perchè

Nell'aia c'era tutto quello che serviva.... solo

Nelle aie dei nullatenenti c'era però vera miseria!

Vicino all'aia si produceva quasi tutto il cibo necessario

Nell'aia eravamo molto ignoranti....però lavoravamo quasi tutti

Ora che siamo istruiti... pensate un po' che bell'aia potremmo fare

Nell'aia c'era un giaciglio per tutti, non sotto i ponti

Nell'aia le tasse erano poche

Nell'aia non esistevano rifiuti non recuperabili

Nell'aia pochi erano obesi

Le feste fuori aia erano bellissime

La mia aia era in una vallata, che bella la festa in montagna!

La gente dell'aia non faceva due ore di coda per andare a lavorare

La più bella festa dell'aia era quella di sant Antonio, tutti i cavalli erano vestiti a festa!

Nell'aia i rapporti con gli animali erano per me più veri e forse migliori...eravamo tutti allo stesso livello

Nell'aia gli animali partecipavano con noi ai lavori

Nell'aia gli animali venivano mangiati, ma molto più rispettati

Scusatemi.... se qualcuno conosce un ecovillaggio moderno me lo faccia conoscere, sono desideroso di visitarlo

Sono un amante della filiera corta

 

13
05 Feb 2010
alle 21:54

Emanuele Agus

bel pezzo pietro,come sempre,anche se qualcosa da obbiettare la trovo,e visto che non sono due parole,te le scrivo sul forum di crisis dalle parti di "crisi energetica"

12
05 Feb 2010
alle 17:37

Marco M.

Per andreaX: azz hai ragione! Si è vero è molto meno il territorio disponibile... Ma se anche quintuplicasse la densità di popolazione considerando solo i territori "buoni" dovremmo starci dentro, o no? ...Mi sto autoconvincendo? Speriamo possa essere così, per non contare la difficoltà di accaparrarsi una porzione privata sufficiente all'autosufficienza ad un prezzo umano...

Per tulkas: beh si me la sono immaginato molto spesso una "razzia" ad un mio eventuale giardinetto... Infatti credo proprio che non esiterò a difenderlo per bene, il pessimismo di fondo che mi rimane mi farebbe preparare proprio come uno pseudo-punk alla Mad Max. Primo: sopravvivere.

Cmq vada per ora mi pare che l'unica alternativa all'attendere QUEL futuro sia la decrescita alla Transiton Towns o, per chi ancora non ha una casa, gli Ecovillaggi. O no?

11
05 Feb 2010
alle 13:56

tulkas

Ucci ucci, sento odor di ...

Messa brutalmente: pensate veramente che il vostro giardinetto permacoltivo non sarà razziato ... in caso di bisogno?

Guardatevi il film "l'uomo del giorno dopo" ... giusto per avere una remota idea, la realtà sarà molto peggio.

x Piero: benvenuto sul nostro barcone!

10
05 Feb 2010
alle 13:40

louise

suvvia, non siate cosi' disfattisti!

dei 60 milioni di abitanti del nostro ex-belpaese, molti sono anziani. il che vuol dire che prima o poi se ne andranno da se' senza dover morire di fame. bambini ne nascono pochi, e non menatela sempre con gli immigrati prolifici che ci inondano di bocche da sfamare, perche', pur essendo molti, non sono veramente cosi' tantissimi come raccontano maroni e borghezio.

sulla nostra dipendenza alimentare:1) l' italiano medio mangia troppa carne che non e'possibile produrre in loco. 2) importiamo molto, ma esportiamo anche altrettanto. che ne sarebbe di produrre per il consumo interno invece che per l'export?

sulle future orde di disoccupati: senza tante macchine, l'agricoltura puo'dare lavoro a tantissime persone.  poi, gli schizzinosi chel' unico lavoro che vogliono e' il graphic-designer o il P.R., beh mi dispiace per loro.

poi, ci sono anche tanti altri lavori per chi non vuole o non puo' zappare:anche senza industria avremo sempre bisogno di vestiti,scarpe, pentole e attrezzi per ogni tipo di lavoro. avremo sempre bisogno di una casa e la nostra casa avra' bisogno di manutenzione. chi non e' capace di ripararsi la bicicletta, avra' bisogno di un meccanico. insomma, io non la vedo proprio cosi' tragica. se solo ci muovessimo per tempo: il problema piu'grande che vedo e' che la maggior parte delle gente non vuole proprio saperne di cambiare stile di vita. allora la logica conseguenza e' crepare di fame in guerra ma tenendosi stretto l' ipod e il caviale che non servira'a nulla senza una bella e nutriente fetta di pane su cui spalmarlo.

9
05 Feb 2010
alle 11:33

Paolo B.

Anch'io penso che 60 milioni di abitanti(oggi) siano troppi per la deriva agricola della società italica, così come in tanti altri paesi del mondo, ragion per cui lo sfoltimento demografico mondiale, tra guerre per le risorse, carestie, malattie, sarà un percorso obbligato fino a quando la specie umana non avrà trovato un punto di equilibrio nel contesto di un nuovo paradigma economico(più sostenibile spero).

Non mi sembra di dipingere un quadro da catastrofista perché  per come sono le premesse oggi non c'é spazio per l'ottimismo, e come dice Pietro é tardi per fare qualcosa ma non é ancora troppo tardi per preservare le basi della civiltà e ripartire un giorno con una società migliore di questa.

Io non credo proprio che ne farò parte, ma almeno a mia figlia(7 anni) lo auguro di cuore...

8
05 Feb 2010
alle 10:50

andreaX

CI SONO PROBLEMI SUL SERVER, LA HOME PAGE NON E' RAGGIUNGIBILE.

Riesco a scrivere queste righe andando direttamente al link su questo post dalla cronologia del mio browser.

7
05 Feb 2010
alle 09:26

andreaX

per Marco M.:

 Hai considerato che la maggior parte della superficie italiana è MONTAGNOSA?.

E' vero che la densità media è di circa 200 abitanti al kmq., già tanto di suo, ma se a questo semplice indicatore statistico sottraiamo i territori non utilizzabili (qualcuno va a coltivare l'insalata in cima al monte bianco?) la quantita di terreno pro capite cala drasticamente: 0,2 ettari a persona (se il dato che riporto è sbagliato correggetemi pure), non molti, sebbene ancora entro i limiti della sostenibilità.  

Però anche qui dobbiamo considerare: la cementificazione selvaggia, l'inquinamento, l'erosione, il rischio di un ulteriore aumento della popolazione, ecc. ecc.  . Stiamo messi maluccio.

6
04 Feb 2010
alle 23:57

Martino

Scusate tutti, ma tutte quelle tonnellate di pane e alimenti che ogni giorno buttiamo via chi gli calcola?(con tutti i vari incartamenti-->petrolio per il trasp. ecc.).

Poi questa mania della carne:ho capito che siamo usciti "solo" da 50 anni dalla guerra ma non possiamo + ragionare come i nonni, non serve mangiarla sempre bastano 3/4 volte a settimana o anche niente e quanto in + avremmo da mangiare tutti? che poi se ci si informa fà pure male...(cmq preferisco vivere qualche anno di meno e godermela con un buon vino del contadino magari ;))

l'unica guerrà che potrei concepire è quella contro le logge massoniche che stanno preparando questo futuro (e molto bene direi)ormai da secoli; cercate : monsanto,bildenberg group,scie chimiche, signoraggio......sono fuori OT.....Ma centrano sempre.

Aggiungo solo che chi riuscirà a riallacciarsi alla natura (bello Avatar) e a riprendere certi ritmi con la consapevolezza della sostenibilità ce la farà; e se ci sarà una decrescita questa sarà dettata dalla natura.

Tanti Auguri sinceri a tutti.

 

 

5
04 Feb 2010
alle 21:00

Gabriele M.

Ottimo post, che descrive bene la situazione e le prospettive.

Questo, naturalmente, a mio modo di vedere...

Credo che lo sfoltimento demografico sia in agenda da diverso tempo. 

4
04 Feb 2010
alle 19:36

francesco ganz

....Post sinottico perfetto !!!!!

PS: era eveidente che non poteva essere di Debora ma del sig. Cambi, vedi anche l'accenno allo sfoltimento drastico della popolazione...Per la serie : " Ha da passà na nuttata! "( Lunga 30 anni, culturalmente interessantissima ma estremamente ardua da metabolizzare per le femminucce soprattutto )

3
04 Feb 2010
alle 19:07

persenaro

1@

L'Italia ha una impronta ecologica di 4,2 ettari globali pro capite con una biocapacità d 1 ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3,1 ettari pro capite.

Questo significa che il paese può vivere di suo fino ad aprile, e da allora fino a dicembre, ha bisogno di montagne di ogni genere di cereali, frutta, verdure, etc. che necessariamente devono arrivare da paesi con una impronta ecologica positiva.

 

2
04 Feb 2010
alle 18:07

Marco M.

PS: scusa sei Pietro...

1
04 Feb 2010
alle 18:04

Marco M.

Cara Debora, bellissima questa tua analisi, ma riguardo al fatto del "non poter più tornare al rurale" come risposta alla mancanza di materie prime (e non della sola energia), non sono così d'accordo... Io sono ossessionato dallo stimare anche grossomodo se da qui a qualche anno potrò ancora mangiare... Voglio farti vedere quanto sono ottimista su questa cosa: praticando agricoltura naturale o permacultura è possibile raggiungere l'autonomia alimentare per molte persone (dicono, fra documentari e libri, dalle 10 alle 25 persone per ettaro). La densità della popolazione in Italia è di circa 200 persone al Km^2, ovvero 2 persone per ettaro. Siamo ampiamente entro i limiti della rigenerazione di una vita rurale. DOVEROSO RICORDARE che questi sistemi agricoli per arrivare "a regime" necessitano di qualche anno se non almeno un decennio. Il resto del territorio potrebbe essere benissimo destinato per tutto ciò che non sia mangiare: riparo, energia, socializzazione, espressione della curiosità umana in tutti gli ambiti, etc etc... Un utopia?! Cosa ne pensate degli ecovillaggi? Ciao a tutti. M.M.

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