Crisi sistemica e cambio di paradigma
Come la vedo sul Natale l'ho appena scritto nel post precedente. Per me quindi, a differenza dell'anno scorso, è una notizia non del tutto negativa il fatto che la più consumistica delle festività nel più consumista dei paesi anche quest'anno sarà celebrata in tono ridotto.
Siccome è un periodo che mi va di sperimentare, alla ricerca di una forma più diretta di comunicazione vi invito a leggere il post che segue. L'ho scritto esattamente un anno fa e, non casualmente, è attuale anche oggi (almeno cosi pare al sottoscritto). Del resto abbiamo catturato molti nuovi lettori quest'anno e molti di loro con ogni probabilità non l'avevano letto. Poche idee? Mancanza di argomenti? Figuriamoci !!
Mi pare invece importante, ogni tanto, buttare uno sguardo indietro e chiedersi cosa avevamo capito e cosa invece avevamo sotto o sopravalutato. Cosa è cambiato in noi ed intorno a noi...
E' un esercizio utile: siamo qui per cercare di dipananare con voi la complessa matassa di questa Crisi ed emendarsi dei propri errori di valutazione è importante, ALMENO quanto farsi belli delle proprie previsioni riuscite. Non mancherò, quindi di fare le buccie a qualcuno dei miei post "storici", magari uno di quelli in cui vaticinavo sconquassi borsistici terminali, poi non (ancora) avvenuti.
Buona lettura, quindi !!!
Per chi volesse vedere i commenti orginali al post li può trovare li può trovare qui.

Personalmente non ci ho mai creduto ne mai ci crederò.
Il consumismo, in qualche modo, è "cablato" profondamente nel nostro Dna.
Ci piace avere cose che ci piacciono, che ci aiutano in quello che facciamo, che ci danno una qualche forma di status sociale, comunque inteso; se avessimo bisogno di conferme in tal senso, a parte l'intera storia umana pronta a dimostrarcelo, basterebbe pensare a quel che succede tra fratelli, pure all'interno di un nucleo cosi ristretto come quello familiare: anche a questa scala il "socialismo" è quanto mai difficile da realizzare ed avviene, frequentemente a causa di uno "stato di necessità".
Nonostante questo, con almeno una certa ragionevole e provvisoria certezza possiamo affermare che il consumismo parossistico e compulsivo di cui il Natale è la massima espressione, è finito.
Non voglio tirare fuori la tiritera sul valore esclusivamente commerciale della festività, al punto che anche la tradizionale veste bianca e rossa di Babbo Natale deriva, in buona parte, dai colori aziendali di un notissima bibita gassata, che già negli anni 30 cominciò a sfruttarne massicciamente l'immagine (tradizionalmente Santa Claus era vestito di verde, coperto di pelliccia, magro, basso, alto, grasso, insomma non aveva una iconografia ben definita).
Voglio solo mostrarvi una stima fatta dall'American Research Group, riportato dall'ottimo Iceberg finanza che stima una diminuzione della volontà/possibilità di spesa natalizia delle famiglie (americane) del 50%.

I numeri, un calo del 50 % delle previsioni di spesa natalizia, si commentano da soli e ci mostrano come i consumi non si limiteranno a frenare ma piuttosto si scontreranno con un muro di cemento, frontalmente.
Intendiamoci: di per se il calo dei consumi sarebbe da accogliere come una notizia positiva, fosse stato pianificato e voluto.
In questa situazione, invece, si configura solo come una catastrofe di magnitudine senza precedenti, di cui questi dati sono solo un pallido preannuncio e che colpisce, in primo luogo, le persone normali, che perdono il lavoro, non sanno come pagare la casa, si vedono volatizzare gli investimenti, le pensioni ed i conti correnti e forzatamente rinunciano alle spese men che indispensabili, anche perchè il deficit spending con le carte di credito sta anche esso arrivando alla fine.
Il fatto di averla largamente prevista non ci fa stare meglio.
Nemmeno un po'.
#2: Un cellulare accessoriato in promozione costa meno di un pieno di benzina. Parrucchieri ed estetisti, per le donne, sono (visti come) beni di prima necessità. Coi debiti (mutuo, carte di credito, rate...) si fa tutto.
lo spirito del natale E' il consumismo. l'usanza di fare regali ai bambini nel periodo del solstizio d'inverno c'è sempre stata, forse un modo per tenerli buoni in questo periodo con poca luce e basse (una volta) temperatura.
è il bambino che è dentro ognuno di noi continua a volerli i regali. e sa che per riceverli deve farli. Certo sarebbe bello ricevere regali tutto l'anno ma non si può....
E c'è un giorno all'anno in cui il bambino può uscire da dentro di noi e reclamare ciò che pensa gli sia dovuto.... tale giorno si chiama Natale e del resto i RE magi mica si sono presentati da Gesù a mani vuote....
Poi ognuno deve fare i conti con il suo portafoglio, ma non illudetevi, neanche tu Pietro, questo non porterà a maggiore consapevolezza.... solo a maggiore frustrazione.
Beh, lo scorso anno, non è proprio successo 'uno schianto contro al muro'... I consumi, segnatamente quelli natalizi sono scesi moooolto meno di quanto non sia calata la produzione industriale: che sia un bene o un male, non lo so... ma la previsione fu largamente sbagliata.
Proviamo a riproporla? Alla roulette si dovrebbe raddoppiar la posta... prima o poi si avvera.. o no?!
@2
Sta arrivando la seconda ondata, i megapiani sono serviti solo a prendere tempo e nascondere sotto il tappeto una valanga di asset tossici
@2
Dai un'occhiata qui
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2009/11/21/visualizza_new.html_1619521497.html
io vedo che nonstante la "crisi", il calo dei consumi e le difficoltà ad arrivare a fine mese, l' italiano medio possiede 3 cellulari di quelli super-accessoriati (lettore musica, videocamera, computer..) e spende un botto dall'estetista.
questa non riesco proprio a spiegarmela
non è che lei scambia i desideri con le previsioni sig. cambi?
alle 13:53
Paolo B.
Ciò che accade negli States sistematicamente arriva in buon ritardo da noi ecco perché la crisi nuda e cruda qui non si vede quasi.
E' anche vero però che le nostre banche non erano e non sono esposte come quelle anglo-americane e gli Italiani non sono così indebitati, rispetto ai cittadini statunitensi, dal punto di vista immobiliare; le nostre banche, tra l'altro, senza ottime garanzie, col piffero concedevano e concedono mutui(oggi ancora più difficilmente).
Ma c'è un però: l'italietta per l'energia dipende quasi in toto dall'estero e allora, al prossimo rialzo record dell'oro nero(e del gas), subirà un ribasso record del PIL, dell'occupazione, ecc, ecc.
Nel frattempo godiamoci(si fa per dire) l'evolversi della decrescita globale...