Crisi sistemica e cambio di paradigma

Il precariato permanente effettivo, ovvero la distruzione di ogni certezza lavorativa in cambio di qualche posto in più, sia pur sottopagato e senza garanzie, è forse uno dei più visibili segni della Crisi attuale, anche senza considerare l'aumento "verticale" della disoccupazione.
Crisi dei valori e crisi delle certezze, crisi dei rapporti e degli equilibri tra datore di lavoro e lavoratori...vabbe', ne hanno parlato, ne parlano e ne parleranno, a turno, tutti quanti e noi di Crisis abbiamo dato il nostro recente contributo; Debora qui ed io, che avevo messo il carico da 90, qui.
Nel batti e ribatti che poi, personalmente, considero un po il sale vero e genuino di un blog, rispetto ad un "organo" di informazione classico, avevamo messo sotto torchio anche la povera giovane amica di Debora, sottopagata sarta a contratto di una nota stilista che, mentre pagava 100 euro per un vestito successivamente messo in vendita a cifre 100 ( cento) volte superiori, discettava in un salotto televisivo sulla sua volontà di assumere stabilmente e decorosamente i giovani meritevoli.
Il sottoscritto sosteneva che l'amica di Debora avrebbe dovuto, piuttosto che farsi sfruttare al nero, trovare il coraggio di mettersi in proprio, magari con qualche amica, questa essendo una soluzione non tanto monetariamente quanto umanamente, eticamente e logicamente preferibile, specialmente per la sua caratteristica di maggiore resilienza sia in tempo di crisi che nell'ordinarietà.
Pur essendo stato (quasi) infamato da qualche commentatore per questo, rimango della mia idea, anche se ho la vaga impressione di non aver spiegato bene cosa intendessi, nello specifico e in generale, con il mettersi in proprio.
Il destino si è incaricato di materializzare come per magia la mia idea, mentre vagavo nei dintorni del Plesso ospedaliero di Livorno, alla ricerca di un ufficio postale.
La vedete nella foto.
QUELLO intendevo, per mettersi in proprio, o almeno qualcosa del genere.
OVVIAMENTE sono entrato ed ho scambiato quattro chiacchere con tre delle socie, che, spalla a spalla, cucivano.
Vita dura, intendiamoci. Ma certo più libera e forse meno incerta che a fare la sottopagata realizzatrice di abitucci per la "classe dominante".
OVVIAMENTE non è un caso, non PUO' esserlo, che sia nata a Livorno, la Associazione delle libere sarte .
Il mare, come al solito, insegna sulla libertà più di mille libri guerriglieri e barricaderi.
L'ho mai detto che, caso strano per un fiorentino, amo Livorno, probabilmente la più bruttina delle città toscane ( ovvero, sullo standard medio italico, una città piuttosto bella)?
Beh , lo dico ora.
Forse (FORSE!!) non bellissima ma affascinante. Una città fondata da ex galeotti, pirati, donnine di dubbi costumi, ruffiani, senza patria di tutte le terre e di tutti i credi.
Il primo melting pot italico, insieme a Venezia e, in misura minore, a Genova.
Con quartieri che si chiamano Shangai, Venezia, Le carceri, Korea, La Rosa...
Un esperimento riuscito, con tutti i suoi limiti e difetti.
Non per niente è qui che è nato e che da trent'anni resiste, il più serio e rigoroso periodico di costume italiano: Il Livornocronaca, detto il Vernacoliere.
Non sto mica scherzando.
Non troppo, almeno...
8oP
@23
Mi sa che è sempre lo stesso discorso dell'uovo e della gallina.
:-)
Però una cosa è certa... piagnucolare non è che serva a molto.
Io sostengo la sarta e le sarte che si mettono in proprio, soprattutto in forma cooperativa. Non sosterrei ugualmente se uno apre l'ennesimo bar uguale a tutti gli altri o un negozio di parrucchieri.
il caso della sarta è particolare e non credo sia ascrivibile al mito del "darsi da fare" o del "farsi da soli".
La brava sarta dell'altra discussione e le sarte qui associate fanno un mestiere che va scomparendo, che richiede tecnica, abilitò, competenze e anche estro e fantasia.
Credo sia un reato che queste qualità vengano soppresse e credo che abbiamo bisogno della piccola bottega di prossimità, quella dietro l'angolo.
faccio l'impiegato commerciale per una orribile multinazionale e sono bravo ( dicono) e quando ho tempo costruisco bici .... il top della soddisfazione????
beh indovina debby...
Se hanno questa altissima professionalita', comunque, che necessita' di altissimi investimenti etc etc, stai pur tranquillo che uno stipendio NON al nero ce l'hanno ed e' decoroso.
Eccolo, il pregiudizio. Beccato! E poi sono gli altri ad essere "tifosi". Mentalità americana: se sei bravo allora sei strapagato e ti si tengono stretto, se sei sottopagato o a spasso allora tanto bravo non sei, e alla fin fine insomma è colpa tua.
Esattamente come è finita qui: si sta facendo il processo all'amica sarta invece che alla stronxa che la sfrutta. Se l'amica è in quella situazione ehhhh, è perché non ha le palle...
Avevo commentato anche nel precedente post "incriminato", e ritorno con piacere a dire la mia su questo argomento che mi sta molto a cuore.
Concordo con Pietro quando dice che ci sono "troppi in questo paese che sono tifosi...".
In questo periodo storico non possiamo permetterci di prendere o meno le parti in una discussione "fidandoci" di schemi che funzionavano in passato.
Specialmente se quel passato, quelle ideologie, quei ragionamenti sono vecchi di 40 anni.
Non si può commettere l'errore di pensare di avere ragione in virtù di una supposta superiorità morale (es. quella della sinistra, la destra almeno questa non c'e l'ha), che oltretutto ha dimostrato di non funzionare e che ci ha portato alla situazione attuale.
Si deve ragionare in temini di ecologia, di applicabilità delle soluzioni proposte, di sostenibilità sia nel breve che nel lungo periodo.
Si deve soprattutto abbandonare questa attitudine predatoria del "mi conviene" , per cui sono giustificato ad arraffare e distruggere nel brevissimo periodo...
Certo inizialmente questa attitudine costa fatica, presuppone delle perdite anche economiche nel breve periodo, è uno sforzo non solo mentale, ma è così che se ne esce.
Pietro scrive:
"Dobbiamo prepararci ad un mondo in tono minore, piccolo, locale, che fa "a miccino". Non per questo meno ricco, anzi".
Condivido e credo che tanto prima ci prepareremo materialmente e spiritualmente a questa ineludibile deriva, tanto più saremo in grado di sopravvivere alle dure prove che ci attendono.
Credo anche che molto sarebbe attenuato e facilitato, se fin da ora potessimo contare su classi dirigenti responsabili e coerenti nella ricerca del bene comune, che altro non sarebbe in questo contesto, che dire apertamente la verità a tutto il popolo, il quale sicuramente saprà trovare quelle risorse e quei valori, da troppo tempo dimenticati di fronte a una realtà che intimamente reclamava, senza successo, ascolto e meditazione.
Pietro scrive:
"Dobbiamo prepararci ad un mondo in tono minore, piccolo, locale, che fa "a miccino". Non per questo meno ricco, anzi".
Condivido e credo che tanto prima ci prepareremo materialmente e spiritualmente a questa ineludibile deriva, tanto più saremo in grado di sopravvivere alle dure prove che ci attendono.
Credo anche che molto sarebbe attenuato e facilitato, se fin da ora potessimo contare su classi dirigenti responsabili e coerenti nella ricerca del bene comune, che altro non sarebbe in questo contesto, che dire apertamente la verità a tutto il popolo, il quale sicuramente saprà trovare quelle risorse e quei valori, da troppo tempo dimenticati di fronte a una realtà che intimamente reclamava, senza successo, ascolto e meditazione.
raga... andateci piano con le soddisfazioni personali e con i lavori d'alto rango, la vita è molto più gretta.
Vuoi progettare aeromobili? Vuoi fare abiti d'alta moda che poi saranno sulle copertine di vogue? benissimo, è lecito e auspicabile coltivare i propri sogni.
Attenti però a non confondere sogni ed illusioni... prospettive e specchietti per le allodole.
Molto belle ed intriganti le alte professionalità... ma necessitano di investimenti e lavoro di gruppo, dite.... Ma è poi così diverso da un operaio metalmeccanico? Per niente, chi potrebbe permettersi una pressa per fare pezzi di carrozzeria? Che faceva un operaio metalmeccanico quando non c'era lavoro... quando non riteneva più ammissibile lo sfruttamento?
lottava per i suoi diritti o si arrangiava, cambiava lavoro, nel caso faceva lo spazzino. E un progettista aeronautico? un ricercatore universitario?
La verità è che un po tutti abbiamo rinunciato ai nostri sogni per rincorrere un'illusione, abbiamo perso la coscienza di cosa è il mondo e la vita, di cosa è il lavoro.
Viviamo in fila... ed abbiamo paura i uscire dalla fila... di guardarci intorno, perché sappiamo (o abbiamo paura) che il nostro uscire dalla fila ci taglierà le gambe, che il mondo intero farà a meno di noi, ci rifiuterà... che non ci sarà data un'altra possibilità.
Se sono un operaio ho paura a protestare, perché so che il mio datore di lavoro mi prenderà sulle scatole, se esagero troverà il modo di liceziarmi ed allora dovrò trovarmi un'altro lavoro... e forse non sarà migliore di questo... forse addirittura nessuno mi vorrà perché avrò la nomea di chi rompe le balle.
Se sono un piccolo imprenditore... uno dei tanti del popolo delle partite IVA, potrei ribellarmi a certe logiche di clientelismo... potrei denunciare corruzione e malaffare che regnano nella distribuzione degli incarichi pubblici e non... nelle gare di appalto. Ma so già che avrei le gambe tagliate... nessuno mi darebbe incarichi, mi inimicherei la maggior parte dei potenziali clienti.
E se sono un giornalista di una grande testata che faccio? Scrivo di mia testa i miei articoli o mi adeguo alle direttive aziendali? Mi impunto rifiutando paghe insulse per il mio lavoro o mi adeguo? Voglio perdere il lavoro?
E se sono un politico? lotto contro la corruzione dilagante... punto i piedi... rischio la mia vita contro la mafia o mi adeguo? mi accordo, viviamo in un'apparente pace? Mi faccio ammazzare?
La verità miei cari è che siamo tutti uguali... siamo tutti ricattabili... rischiamo tutti qualcosa. E tutti noi siamo preoccupati di quello che possiamo perdere... quel poco che abbiamo è così prezioso che ci sembra impossibile perderlo, è un rischio troppo grande. Quello che ormai ci sfugge è ciò che abbiamo già perso, e che non riavremo mai se non mettiamo a rischio quel pochissimo che ci hanno lasciato.
Anche a me sembre che Deborah la faccia assai facile. Certo è che la sarta in questione, sfruttata, ha sempre una professionalità su cui reciclarsi il giorno in cui "il padrone" la lascerà per strada. Quindi è messa di lusso rispetto a chi fa un lavoro inutile come la sottoscritta.
Invece devo dare ragione alla Debora sul fatto che la frase "darsi da fare" è antipatica. Vero, verissimo, ed è un dannato luogo comune.
Sul punto, quindi, mi emendo, mi inquadro e correggo.
;o)
mm non capisci proprio. Non ce la fai.
Come tanti, TROPPI in questo paese, sei un tifoso.
CERTO che articolo in modo semplice: cerco di rendermi comprensibile ( non ci riesco, evidentemente).
Mi sono però stancato del tuo atteggiamento di sufficienza.
Vedro' quindi di articolarti un filo PERCHE' cerco di stare terra terra nei miei "ragionamenti"
Se mi permetti mi sono applicato a cose di una certa qual complessità, nella vita.
Proprio per questo credo fermamente che sia sempre possibile esemplificare e che si debba farlo al piu' basso livello possibile.
Evidentemente non sei ancora giunto alla stessa conclusione, forse perche' non hai ancora raggiunto quel livello di complessita'.
Me ne faro' una ragione.
Detto questo: SI quello che volevo dire è proprio che MILIONI di persone scelgono, che la liberta' si paga.
Sai, sempre per fare un tanto al kilo, anche un certo Ferrari, milioni di anni fa scelse di far da se.
Il disegnatore in nero, ne conosco tanti, è una presenza fissa in decine di migliaia di studi professionali.
Beh, e' una schifezza, la cosa andrebbe soppressa.
MA, se ne ha la possibilità, anche minima, il disegnatore in nero si mette in proprio, eccome.
Ed è contento di occuparsi di ristrutturazioni di fienili a Campi Bisenzio piuttosto che di disegnare particolari architettonici dell'orripilante palazzo di giustizia di Florence.
Il disegnatore della casa automobilistica, un classico esempio NON calzante, ma per niente per niente, NON si mette in proprio perche' NON e' precario, in genere, se è bravo e qualcuno se ne è accorto, che è bravo.
Montanari, è un esempio ancor meno calzante, perche' sul "suo" microscopio elettronico ci sono disgustose vicende che ceto non voglio evocare qui. Basti dire che NON e' un esempio calzante e limpido.
Di progettisti di aerei che si metotno in proprio ce n'e' un certo numero ma anche qui le'sempio non c'entra nulla, NON e' calzante. Quanti progettisti di aerei al nero conosci?
Io, e qualcuno ne ho pure incrociato, nessuno, ti garantisco.
Riguardo alle altissime professionalità di cui parli: per quanto mi riguarda sono stato e sono a contgatto di molte di queste altissime profesisonalita, a livello mondiale.
Beh, anche li: i piu' intelligenti tra loro si stanno guardando intorno. lo SANNO che la megastrttura per cui lavorano e' FRAGILE, che PRESTO dovranno applicare la loro altissima professionalita' a qualcosa di completamente diverso, su scala molto piu' piccola ( non per questo meno avanzata).
Ma l'esempio, ancora una volta NON e' calzante.
Se hanno questa altissima professionalita', comunque, che necessita' di altissimi investimenti etc etc, stai pur tranquillo che uno stipendio NON al nero ce l'hanno ed e' decoroso.
Se lavorano a qui livelli cosi alti l'azienda ha una paura fottuta di farseli scappare e li tiene legati, legatissimi con un contratto blindato.
Insomma: TE hai esteso a settori e campi poco o per niente affini a quello che esemplificavo li. Quella del pilota milare era anche esso un esempio NON calzante, una forzatura: mostrava solo, portato allestremo limite il lato ETICO della faccenda.
Il fatto che in nome della "soddosfazione personale" non e' comunque lecito rendersi complici di porcherie.
Casi calzanti?
Suvvia ce ne sono tanti, ma tanti...ma tanti...
Dovevi riferirti, per dire, ai call center...a tanti, troppi lavorratori a cottimo...ai precari che lavorano in agricoltura...vabbe' penso che ciascuno possa farsi una idea di cosa intendessi. In pratica, stavo parlando dei giovani, in primo luogo.
Sul primo paragrafo della tua lunga risposta, invece mi trovi sostanzialmente d'accordo. E non vedo dove sia il problema: il punto e' che, da tifoso, te vedi solo il lato del bieco padrone; io vedo invece anche quello di chi, in cambio dei brilluccichi microborghesi ha messo la testa nella cavezza e si e' fatto portare docilmente dove essa classe ha voluto.
Non c'era bisogno di rivoluzioni, bastava che si esprimesse un sindacato degno di questo nome. C'e' stato, diciamo cosi', un filo di distrazione, da parte dei lavoratori.
Durato un trenta anni, piu' o meno.
Ora, le cose stanno appunto come ho detto io.
Se liberta' e dignita' hanno un valore allora hanno anche un prezzo: questo va pagato, in tanti modi possibili e diversi ma bisogna ammettere che non vengono via gratis.
Qualcuno apre la libera sociale associazione delle sarte.
Qualcuno sale sui tetti e ci resta ad oltranza.
Queste persone, ancora poche, hanno deciso che il prezzo, loro, sono FELICI, o meglio DECISI a pagarlo. Hanno capito che è meglio pagare ora quel prezzo che pagarne uno MOLTO piu' alto in seguito ( e non sanno nemmeno quanto sia vicino, quel seguito).
Sono pchi, troppo pochi, anche se in aumento ( troppo lento).
La stragrande maggioranza, blatera blatera ma non lo vuole pagare. Si piega, si piega, si piega...ah beh certo, c'e' il mutuo da pagare.
Stolti.
Regaleranno solo un'altro anno di sangue loro alle banche e poi saranno comunque in mezzo ad una strada.
Meglio morire, come si suol dire, in piedi.
E poi si potrebbe anche riuscire a cadere, in piedi.
Dobbiamo prepararci ad un mondo in tono minore, piccolo, locale, che fa "a miccino". Non per questo meno ricco, anzi.
Molte, troppe, delle persone che non lo capiscono per tempo sono destinate a finire e non per modo di dire, sotto i ponti.
Quando collasseranno le banche che fine faranno le decine di migliaia di persone altissimamente specializzate in sofisticatissimi strumenti finanziari?
BUUUMM. In mezzo ad una strada.
Qualcuna di loro l'ha capito per tempo, avendo tutti gli strumenti culturali per vedere l'uragano in avvicinamento e si sta dedicando alla finanza etica, al microcredito.
Di solito guadagnano un terzo di prima e manco tutti i mesi.
PERO' sono piu' sereni ( anche se il mutuo ora si magna quasi tutto e la macchina non la cambieranno piu')
Ecco: QUESTO e' un esempio calzante...
#10
Scrivi:
“La cosa e' semplice: quando i lavoratori erano uniti ed avevano voglia di combattere per i loro diritti e non solo di vedersi per due palanche al nero, beh si sono conquistate tutte le liberta' e i diritti, appunto che ora via via scompaiono“
Ancora totale disaccordo. La cosa NON E' semplice come sostieni e poi sei pure in ritardo di vent'anni sui diritti che “via via scompaiono” ! Quei pochissimi “diritti” di cui parli se li sono pappati giorno per giorno a partire dagli anni ottanta e proprio dopo la provvidenziale caduta del muro di Berlino è partita la galoppata per riprendersi tutto con gli interessi. Le “lotte operaie” sono state “permesse” perché era il male necessario (per i consumi) e, non ultimo, quello minore in attesa di una riorganizzazione del sistema che non consentisse più alcuno spazio di manovra per nessuno. Come poi è puntualmente avvenuto. Stesso dicasi per l'epoca dei figli dei fiori che si credevano “liberati”. Menti eccelse e organizzate glielo hanno permesso e hanno alimentato la loro “liberazione” mentre nel frattempo gli stavano preparando un raffinato futuro avvelenato che li avrebbe visti invecchiare come patetiche ombre di se stessi. I loro figli poi se li sono mangiati in un sol boccone... altro che sartine “liberate” dal bisogno e padrone del proprio destino...
Poi aggiungi tra l'altro:
“Si tratta sempre di forbici, taglierino, filo ago e macchina da cucire. Voglio essere piu esplicito: volare è bello. Poter volare con i più belli potenti e perfetti aerei e' entusiasmante. QUINDI è moralmente CORRETTO, per poche palanche, volare sui caccia che mollano bombe su dei detentori di armi di distruzione di massa immaginarie, perche' molto meglio volare sui più belli aerei che ce n'e nel monno che spargere anticrittogamici sulla bassa?
Forzatura, certo.”
No nessuna forzatura, no. Pur di distorcere la realtà per difendere la tua discutibile posizione originaria hai solo insultato l'intelligenza di chi ti legge. Oppure proprio non ti sai spiegare.
Eppoi ancora moraleggiando un tanto al kilo:
“ERGO bisogna essere conseguenti. Se una certa cosa è vergognosa uno dovrebbe propugnare lo smontaggio di quel sistema, la proposizione di qualunque altro sistema ad esso alternativo, se savaguarda un minimo la dignita' delle persone. “
Giustissimo! Però ora ci devi spiegare pure il COME. O credi di essertela cavata con la “parabola” dell'artigiana d'alta professionalità che “si fa umile sartina” per cambiare il mondo?!? Nemmeno gli spot dell'Istituto Luce avrebbero osato tanto.
Non ti rendi conto che estendendo il tuo ragionamento focalizzato su “sarte” e “piloti militari” (esempio macroscopicamente errato in quanto la loro naturale collocazione è poi quella civile, quindi fino a pochi anni fa avevano una pacifica exit-strategy eccellente e ben remunerata) ti sei infilato in un “cul de sac” senza speranza ?
Che mi dici dell'impossibilità di svolgere moltissime professionalità altamente specializzate (amate e sudate) che abbisognano di grandi capitali, organizzazioni e strutture senza le quali sarebbero impossibili?
Un progettista di aerei che fa? Si mette in proprio e progetta aeroplanini per bambini?
Un disegnatore di una casa automobilistica si mette in proprio e che fa? Realizza con la prototipazione rapida (se mai si potesse permettere l'acquisto della necessaria attrezzatura costosissima) tante belle macchinine sintetiche per gli amichetti dei figli?
Potrei continuare all'infinito con esempi meno sarcastici...
Uno per tutti. Il caso Montanari. E' l'emblema recente, verificabile e reale di quanto sopra accennato. Senza il microscopio elettronico (dal costo elevatissimo) lui e sopratutto la moglie non sarebbero in grado di portare avanti il loro preziosissimo lavoro per la comunità. Si sono messi in proprio, dopo generose e strumentalizzate donazioni di tanti cittadini, e la stanno pagando molto molto cara. Senza il necessario microscopio e fondi che prezioso consiglio gli elargirai? Darsi alla gastronomia molecolare? Dalle nanoparticelle agli “gnocchi molecolari” ?
Insomma, tutte le considerazioni da te fatte prima e ancora poi sono indifendibili e conducono inevitabilmente ad uno scacco matto auto prodotto e cercato con una determinazione da kamikaze. Superbia irriducibile? Ingenuità imperdonabile? Ai posteri...
Ho articolato abbastanza? Potrei anche continuare ma sai, dopo l'articolo mi era caduto un braccio ma passi e ho replicato. Ma dopo la controreplica a Debora mi è caduto pure l'altro e ho fatto grande fatica a scrivere con il bizzoso riconoscimento vocale e mi devo proprio fermare. Sorry. >:-)))
"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità.
Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero"
Anonimo
Concordo ancora una volta con le puntuali e pacate argomentazioni di Debora e su questo post del “povero diffamato” (?!?!) Cambi si dovrebbe rispondere senza esitazione all'anonimo di cui sopra:
" ...la seconda che hai detto!" >:-)
Non so cosa dire sul "mettersi in proprio". Mio fratello dopo un po' di lavoro come ingegnere in una ditta che fa condensatori si è messo in proprio. Un suo amico è rimasto, ed ora lavora con un contratto a progetto di circa 5000 euro LORDI L'ANNO.
Lui invece ha affrontato i burrascosi mari della partita IVA, della ricerca dei clienti, ecc. Ha qualche decina di migliaio di euro di fatture non pagate, ha dovuto fare un prestito in banca per pagare le tasse (sì, perché le fatture fan reddito anche se presunto) e viene mantenuto dalla moglie, che ha un posto fisso anche se disastrato. D'accordo, come ingegnere lavori per ditte, non per la signora all'angolo (che pero' se non paga il cappotto perché a fine mese non arriva e il marito e' da due anni in cassa integrazione siamo daccapo)ma alla fine non sa se sta meglio o eggio del suo amico.
Come livornese di adozione non posso che essere d'accordo sui commenti sulla città.Non per niente il partito comunista è nato lì, non per niente lì si trova un gruppo come "Il nido del cuculo", c'è una delle concentrazioni più alte d'Italia di dilettanti pittori, musicisti, ecc. e non per niente lì e nato WOW.
Salve, è la prima volta che scrivo su questo blog, ma lo leggo spesso da un po' di tempo. Io ho un piccolo negozio e credo che il problema del lavorare in proprio non stia certo nel fatto che si abbia o meno "coraggio", se così vogliamo definirlo,quanto nel fatto che solo per iniziare, tra contributi (obbligatori anche se non guadagni una lira), partita iva, commercialisti,affitti,etc, occorrono tantissimi soldi e ancora altri ne occorrono per continuare. Se poi vuoi avere soci o dipendenti devi frequentare corsi di sicurezza del lavoro e di pronto soccorso . Tutte cose che portano via tempo e denaro. Il lavoro in proprio costa tantissimo e forse non tutti, senza avere la certezza di un ritorno, se la sentono di affrontare il procelloso mare del lavoro indipendente. Io lo paragono al giocare a poker: in parte è bravura, in parte è fortuna, ma solo se hai tanti soldi giochi tranquillo qualunque cosa accada. Non credo che chi faccia la sarta 1000 euro al mese riesca, di questi tempi, a risparmiare così tanto denaro. Più che coraggio forse ci vuole proprio una totale spregiudicatezza. Ciau, e complimenti per gli argomenti sempre interessanti :)
mi hanno segnalato il tuo post, molto carino, sulla Associazione Libere Sarte di Livorno.
Te l'ho linkato qui:
http://www.radiocage.it/blog/2009/11/11/un-post-sulla-associazione-libere-sarte-di-livorno/
saluti
alessio traversi
www.radiocage.it / arci lvirono
a Livorno c'era (c'è) la Strana Officina,grandissimo gruppo rock che se non fosse nato in un paese ignorante come l'italia avrebbe avuto più successo (e money)degli Iron Maiden.Hail to Livorno.
#2 e #3 Debora. Beh, aho: mica ossiamo essere sempre d'accordo su tutto ed anzi, come si suol dire, tesi-antitesi-sintesi.
Comunque: le sartine roducevano gonne e rammendavano giacche, certo. Ma una di loro stava facendo un abito, non so se di sua ideazione o di qualche stilista, piuttosto caruccio per quel che un meschinello come me puo' capire.
In ogni caso: la tua amica, sfruttata bassamente, si trovera' immediatamente , in tempo reale, in mezzo ad una strada, dall'oggi al domani, basta che la stilista, sua unica committente, decida di rivolgersi a qualcuna ancora piu' giovane, brava ed economica.
Sai la soddisfazione di cucire per la grade moda ( che poi, di solito è una moda VECCHIA, vecchia come i grandi stilisti, con i quasi cinquantenni Doccia&Gabinetti che fanno i ragazzini del gruppo).
DOPO, quando finalmente, essendo stata estromessa dall'oggi al domani, la tua mica si decidera', probagbilmente in situazione di crisi nera conclamata ( quella attuale non e' nemmeno grigia, in confronto: e' rosa) sarà tardi per cucire i rapporti interrelazionali di fiducia e conoscenza che permettono a queste piccole realta' di sopravvivere. Inoltre, come faceva appunto presente qualcun altro è perche' tanti, TROPPI sono come la tua amica che si fanno continui passi indietro.
La cosa e' semplice: quando i lavoratori erano uniti ed avevano voglia di combattere per i loro diritti e non solo di vedersi per due palanche al nero, beh si sono conquistate tutte le liberta' e i diritti, appunto che ora via via scompaiono.
A me, lo ripeto, essere "contenti" di lavorare al nero in questa situazione mi fa venire i brividi. Ed anche tu, se ritieni che sia meglio questo, perche' si cuciono grandi abiti anziche' pantalonacci da proletario, beh: SBAGLI, sbagli di grosso.
Si tratta sempre di forbici, taglierino, filo ago e macchina da cucire.
Voglio essere piu esplicito: volare è bello. Poter volare con i più belli potenti e perfetti aerei e' entusiasmante.
QUINDI è moralmente CORRETTO, per poche palanche, volare sui caccia che mollano bombe su dei detentori di armi di distruzione di massa immaginarie, perche' molto meglio volare sui più belli aerei che ce n'e nel monno che spargere anticrittogamici sulla bassa?
Forzatura, certo.
Ma forzatura necessaria per capire che, ogni tanto, bisogna decidere da che parte stare.
La liberta' non viene mai gratis, ha SEMPRE un costo, anche MOLTO salato da pagare.
Si, anche quella intellettuale.
Qualcuno non lo vuole pagare e, se non si lamenta, a me va bene così.
Ma, se permetti, non mi pare giusto gisutificarlo dall'esterno.
Non c'e' niente da giustificare, perche' nessuno, in realta', vuole accusare la tua amica. A lei, in fondo, andava bene così: peccato, ma coerente, in fondo.
Eri TE, Debora, che ti scandalizzavi e stigmatizzavi.
ERGO bisogna essere conseguenti. Se una certa cosa è vergognosa uno dovrebbe propugnare lo smontaggio di quel sistema, la proposizione di qualunque altro sistema ad esso alternativo, se savaguarda un minimo la dignita' delle persone.
Che non può e non deve dipendere SOLO dal cucire abiti per le sciure piuttosto che dal tenere corsi di rammendo e cucito ( si, perche' le sartine sono INSEGNANTI di corsi di rammendo e cucito), una cosa che non solo ha una valenza economica ma anche e sopratutto culturale, nel suo piccolo.
Anticrisi, anticonsumismo.
Vabbe' ma che lo spiego a fare. Hai capito e non sei d'accordo.
Pace, eh:
tesi-antitesi-sintesi...
8o)
Ma, a mio parere, il punto del discorso non è nel mettersi o non mettersi in proprio.
NON è un obbligo avere la mentalità, diciamo "imprenditoriale" e quando ho scritto il mio commento nel post precedente non volevo fare né la morale, né dare il buon consiglio (per altro non richiesto:-).
Insomma, l'amica di Debora in teoria può fare quello che vuole, il problema è che queste forme di sfruttamento, che certo non sono come quelli dei bambini messi a fare scarpe o cose del genere, ma sono comunque forme di sfruttamento che vivono della debolezza del lavoratore, prendono sempre più piede. Si potrebbe parlare della gente sottopagata nelle redazioni dei giornali, nelle tv (nessuno parla mai dei precari RAI), gente qualificata e spesso brava costretta a piegarsi perché, appunto, non è che tutti abbiamo la vocazione della fabrichetta o dello studio in proprio, ma dobbiamo comunque mangiare, vestirci, ecc...
Allora come se ne esce? Secondo me l'unica strada è l'intervento dello stato (anzi chiamiamolo Stato con la S maiuscola....). Rendere il lavoro precario meno conveniente, marcare stretto chi sfrutta ecc...
Il discorso è lungo, ma -a mio avviso- tertium non datur.
Confermo che mettersi in proprio non è tutto 'sto sbrodolo: invece di un padrone ne hai tanti: i clienti, e quelli quando tagliano, tagliano, e anche questo puo' diventare precariato.
siamo sicuri che sia più nobile e soddisfacente lavorare a cottimo sottopagati per il sollazzo di qualche baldracca d'alto bordo che non per la stessa cifra rinacciare cappottini di casalinghe
Non saprei Sal. Ma se posso fare un paragone col mio lavoro, preferisco ad esempio guadagnare due lire scrivendo su Petrolio e Crisis, che guadagnare (ipoteticamente) le stesse due lire "mettendomi in proprio", fondando la gazzetta del condominio e scrivendo di liti per il posto macchina.
Poi sarà anche più romantico vendere il proprio lavoro alla casalinga che alla stilista, ma in fin dei conti si tratta sempre di vendere a un cliente che compra.
Oramai c'è uno scollamento fra ciò che si vede in televisione ( sempre le solite facce) e il paese reale, oramai si sente solo il silenzio, è il silenzio prima della tempesta.
Debora,
se ricordi ero anche io dell'idea che la tua amica sarta debba liberarsi del giogo del padrone e con lei tutta la classe delle lavoratrici del settore tessile (non uso parole a caso vorrei sottolineare).
Ho visto di recente Gomorra (perdonatemi questi sono i pegni da pagare quando si vive in Australia ma vi assicuro che l'ho trovato da video ezy ed è fuori spesso) ed incredibilmente vi è un protagonista con una storia che può essere accostata a quella della tua amica.
Aggiungo: siamo sicuri che sia più nobile e soddisfacente lavorare a cottimo sottopagati per il sollazzo di qualche baldracca d'alto bordo che non per la stessa cifra rinacciare cappottini di casalinghe (compagne lavoratrici mi sembrava troppo).
Disfattista comunista e antiitaliano !!!
;-)
comunque sia... una bella denuncia alla finanza per la nota stilista non ci sarebbe stata male, prima di mettersi in proprio. E magari cercare di sfruttare un po di fumo mediatico per farsi pubblicità. :-)
P.S:
Sono anch'io un po combattuto sul fatto se mettersi in proprio sia la soluzione migliore... sono libero professionista e soffro atrocemente la crisi, non oso pensare chi lo dovesse fare adesso. Devo però anche ammettere che una certa libertà non ha prezzo, anche se a dire il vero non è che si è del tutto liberi anche con la partita IVA.
(Oltretutto odio la frase "darsi da fare", come se chi ha un lavoro precario o sottopagato si trovi in tale situazione per colpa sua, perché "non si dà da fare", appunto, è in fin dei conti un fannullone, un pigro, un incapace. Godo all'idea che tale mentalità, dopo aver fatto danni incalcolabili inculcando questo mito fasullo del "mettersi in proprio" nella testa di tanti malcapitati, finalmente farà la fine che merita grazie a questa crisi.)
>:-(
Continuo a darti torto.
E' figo assai fare la comune delle sarte sostenibile e socialista, ma è ovvio e normale che una giovane sarta preferisca guadagnare 1000 euro al mese cucendo complicatissimi abiti da sera in seta turcomanna che guadagnarli allungando cappotti.
Sai perfettamente anche tu che se si deve morire di fame, che almeno lo si faccia facendo il proprio lavoro al top della soddisfazione.
alle 09:23
daniele.spagli
Ah... mi riferivo all'ultimo periodo del commento... non certo ai primi due.
Insomma, anch'io non sono affatto convinto che la capacità paga sempre e comunque... in particolare in una socetà malata come la nostra dove comanda esclusivamente il soldo, senza alcun tipo di controllo e di correttezza, non è affatto detto che ciò accada.
Però qui si sta effettivament il processo anche alla sarta... non solo lei, ma a tutti gli italiani. Non alla stronxa, anche perché non è che abbia molto senso... che cosa dovremmo ottenere a piangere e sostenere che quella è una sfruttatrice? E noi che ci facciamo sfruttare invece non abbiamo colpe?
Sono due facce della stessa medaglia... non possono esistere l'uno senza l'altra e purtroppo noi possiamo agire solo dal nostro lato.
piagnucolare appunto non servirà.