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Il più grande shopping center del mondo. Vuoto.

Lunedì 12 Ottobre 2009, 12:34 in Distribuzione di

E' un breve documentario di 13 minuti, prodotto da POV/PBS, che illustra a che livelli di follia è arrivato il mondo. Si tratta del centro commerciale più grande del pianeta, due volte il suo predecessore americano, che si trova in Cina nella città di Dongguan. Il New China Mall ospita 1500 negozi su quasi 700 mila metri quadri, oltre a attrazioni da Luna Park, decine di ristoranti, ed è decorato nello stile dell'architettura delle città europee (canali di Amsterdam e piazza San Marco). Ci sono palme, giardini, parchi, laghi, fontane ed interi palazzi collegati tra loro. Per rendere l'idea, somiglia al quartiere parigino della Defense.

Ed è vuoto. Vuoto. 

Il 99% dei negozi non è stato affittato. Vi regna la desolazione assoluta, e la cosa va avanti da quattro anni. 

Si fanno ipotesi per tale insuccesso: la distanza da aeroporti ed autostrade. Oppure la tendenza cinese all'imitazione che stavolta ha fallito, cercando di importare un modello che nella cultura locale non funziona. O ancora, solo l'1% della popolazione cinese potrebbe permettersi lo shopping al mall, e non basta a far vivere un business così faraonico.

Il luogo è talmente surreale e deprimente che solo i turisti stranieri vi si avventurano, a mò di meditazione probabilmente. Mi ha colpito l'enorme spreco di materie prime, dagli ascensori alle scale mobili all'acqua, per tacere di cemento, vetro e acciaio. E lo spreco di risorse: file e file di bulldozer, condizionatori, illuminazione... Un altro monumento alla civiltà del consumo e dello spreco, anzi alla sua fine, chissà.

chinamall.JPG

 

21
21 commenti
21
14 Ott 2009
alle 11:48

luca

quel centro commerciale si può usare x girare un nuovo film horror  .. :) .. tanto di spazio ce ne è a volontà..

20
14 Ott 2009
alle 10:01

zulma

il centro commerciale americano ê per caso quello in Minnesota (vicino a St Paul)?

non e' che sia poi cosi impressionante

 

19
14 Ott 2009
alle 07:48

hackatao

Che bello, stanno costruendo oggi le rovine del domani. E archeologi del futuro si divertiranno a scovare le tombe del consumismo mentre i fantarcheologi s'inventeranno mirabili profezie sul ritorno di Gucci.

18
13 Ott 2009
alle 23:24

Barbara M.

ma con che ritmo e in che tempi pensi si possa attuare?
ah boh.. ci vorrebbe un esperto per dirlo con precisione, ma così a occhio penso dipenda da molti fattori. innanzitutto ci vuole l'abbandono completo affinché il processo si innesti, poi gli edifici devono iniziare a crollare e anche lì dipende dalla qualità costruttiva. qualche decennio ci vorrà sicuramente ma già dopo pochi anni di abbandono le piante dovrebbero aver fatto parecchia strada, alcune sono veramente velocissime.

anch'io come te Hunter76Lima credo che la stragrande maggioranza degli umani adotterà comportamenti ecologici solo se costretta. moltissime persone purtroppo non vedono un centimetro più in là del proprio naso. per dire, proprio stamani una signora si è lamentata pesantemente con me che ieri è piovuto perché così deve tagliare di nuovo il pratino. a gente così non passa neanche lontanamente per il cervello che se non piove si seccano le sorgenti e dopo son cavoli amari. figuriamoci cosa importa loro di riscaldamento globale, effetto serra & co.

17
13 Ott 2009
alle 15:38

Hunter76Lima

Grazie Barbara per il tuo suggerimento, andrò di sicuro a documentarmi.

Certo che la tua visione è addirittura ottimistica, foreste che si reimpadroniscono degli spazi usurpati loro dai centri commerciali... ma con che ritmo e in che tempi pensi si possa attuare?

Molti scienziati parlano di effetti irreversibili del global warming ... io sono quasi convinto che se l'impronta umana si riducesse significativamente (ritornando ai livelli ante-guerra, per esempio) i problemi climatici si aggiusterebbero da soli grazie alla capacità di reequilibrio del pianeta.

Siccome ho fiducia zero nella capacità dell'uomo di auto-decurtarsi la propria capacità "impronta" sul pianeta con una condotta disciplinata e rispettosa per l'ambiente, sono fiducioso che la depletion delle risorse (idrocarburi e metalli di tutte le specie) ci costringerà a fare quello che non siamo stati in grado di fare/decidere autonomamente in quasi 40 anni  (dalla data di emissione del rapporto Limits to Growth, nel 1972 mi pare, ad oggi)

I proclami per una riconversione salvifica alle energie alternative (eolico, solare, geotermico) mi lasciano, purtroppo, scettico ... non riguardo agli obiettivi che si pone e alla loro fattibilità tecnica, bensi riguardo ai tempi e ai modi che con cui effettivamente verranno attuati.

 

16
13 Ott 2009
alle 14:22

Barbara M.

@Debora: mah senza manutenzione alcuna, voglio vedere quanto dureranno, non credo che la qualità dei materiali costruttivi sia elevatissima.

@Hunter76Lima: certo che le cosiddette erbacce sono natura. è un lento e inesorabile processo di colonizzazione: prima arrivano le erbacee annuali (le citate erbacce) che costituiscono le cosiddette piante pioniere, poi gli arbusti, quindi se tutto va bene il bosco, infine la foresta. se non l'avete letto, cercate il libro Gaia's Garden: A Guide to Home-Scale Permaculture di Toby Hemenway, lì spiega tutto questo benissimo oltre che moooolte altre cose interessanti.

15
13 Ott 2009
alle 12:41

Debora/Crisis

Il problema è che non sarà la natura a rioccuparle. Saranno i senzatetto di ogni ordine e grado... immaginate i risultati? Dei ghetti.

14
13 Ott 2009
alle 10:40

Hunter76Lima

Condivido quanto dice Paolo Marani:

"Quello che più mi spaventa di queste megastrutture è la tristezza che produrranno quando, fra una decina di anni, senza manutenzione alcuna, cadranno in rovina fra le erbacce" 

Sarà la punta di decadentismo che ha sempre connotato il mio spirito, ma l'immaginarmi queste mega-strutture vuote, abbandonate e ri-occupate dalla natura (erbacce sono cmq natura) a me dà un senso di serenità, un senso di giustizia ritrovata, la natura che lentamente si reimpadronisce del maltolto e occulta e ridisegna le opere dell'invasore (ndr, l'uomo)

Se non fosse che sono conscio del fatto che questo processo di declino della società consumistica sarà traumatico anche per me e per i miei cari, che purtroppo ne facciamo parte, ecco, se non fosse per questo "cavillo", sarei lieto di partecipare a questa lenta e inarrestabile decadenza.

13
12 Ott 2009
alle 22:56

Michele

Tre anni fa ho visitato la Mall, che era solo parzialmente terminata.

In effetti, Dongguan è a circa 20Km da Canton (Guangzhou), in una zona ricchissima e in piena espansione, almeno sino all'anno scorso. Tanto per dare un'idea, è una zona di autostrade a 4 corsie in cui la maggioranza delle macchine che circolano sono Toyota e Volkswagen, con un altissima percentuale anche di Audi, BMW, ecc. Diciamo, nulla a che invidiare alle autostrade lombarde o bavaresi. Almeno, questo 3 anni fa. (I lettori di Crisis mi perdonino il commento altamente consumistico...) 

Quando visitai la mall (c'erano già alcuni negozi aperti), fui colpito dai prezzi, che non erano "cinesi", ma a livello dei negozi europei, con merce "griffata" originale. 

Quindi, credo sia più un problema di errori di marketing, cui si è poi aggiunta la crisi, che di mancanza di consumatori nelle vicinanze. Comunque, credo anch'io che sia un evento simbolico.

BTW: odio le mall, e preferisco i negozi dei centri storici.

12
12 Ott 2009
alle 20:03

Andrea.de

Video che colpisce. É un esempio di quanto tutta la struttura di potere cinese dipenda dall'avverarsi delle promesse sul futuro del paese. Di quanto profonda sia la speranza cinese di diventare i numeri uno nello sport che finora ha visto gli USA non solo come primi della classe, ma come maestri indiscussi.

Riccardo, qui non si parla di outlet incompiuti, ma di un mall esagerato, finito e vuoto! Che "se fosse stato piú piccolo sarebbe in bancarotta", un simbolo piú che una struttura commerciale.

11
12 Ott 2009
alle 17:40

riccardo

anche a Roncade (TV) c'è il suo bel outlet incompiuto...

non ci facciamo mancare niente, noi!

10
12 Ott 2009
alle 16:23

Stefano

lol, sembra quasi d'essere nel film 'io sono leggenda' :-)

9
12 Ott 2009
alle 15:59

pirkalmente

E non dimetichiamo che i cinesi sono quelli che hanno fatto la grande muraglia(unica opera umana che si vede a occhio nudo dalla stazione spaziale),sono quelli che hanno fatto i guerrieri di terracotta,sono quelli che hanno fatto la lunga marcia e poi vi siete mai chiesti perchè sono 1,3 miliardi?

8
12 Ott 2009
alle 15:37

pirkroo

Sono privi di fantasia.Adesso dovrebbero smontarlo in 12,5 miliardi di pezzi numerati e poi li devono mischiare tutti a casaccio e poi lo devono ricostruire a memoria dalla parte opposta della città.In Italia saresti pazzo ma in cina faresti impazzire di gioia milioni di persone.....noi non possiamo capire la cina......

7
12 Ott 2009
alle 15:37

andreaX

Non capisco poi perchè costruire una simile struttura in una città neanche tanto importante della cina, posso capire se fosse stata realizzata vicono a pechino o a shangai, ma in quel luogo li sembra proprio la classica cattedrale nel deserto, proprio non si capisce, chi la ha ideata e realizzata, cosa avesse in mente.

6
12 Ott 2009
alle 15:09

Paolo Marani

Il mondo sta andando per INERZIA verso scelte incredibilmente stupide, il sogno del consumismo più sfrenato all'insegna della disponibilità illimitata di energia non accenna a infrangersi, ma la dura realtà avrà ragione anche su di loro.

Quello che più mi spaventa di queste megastrutture è la tristezza che produrranno quando, fra una decina di anni, senza manutenzione alcuna, cadranno in rovina fra le erbacce. 

 

5
12 Ott 2009
alle 14:19

persenaro

(http://www.salvarelariviera.org/Veneto_City.htm), 

Nel sito si legge quanto segue:

"A volere l'opera un gruppo di imprenditori  che con straordinaria lungimiranza hanno "visto" nella zona di Arino ciò che nessun comune e alcun strumento urbanistico sovracomunale aveva previsto.  Lungimiranti, persino  nel prevedere a Roncoduro l'arrivo del Passante prima e quello oggi in discussione di Romea Commerciale e Camionabile".

 

Io mi chiedo se in questo disgraziato paese, esista ancora la POLITICA, intesa come tutela ed espressione degli interessi generali della popolazione.

 

  

4
12 Ott 2009
alle 14:02
3
12 Ott 2009
alle 13:42

andreaX

I centri commerciali avevano successo in un contesto di consumismo sfrenato tipico dei paesi occidentali, è vero che la cina ultimamente è cresciuta molto però arrivare fino a questo punto mi sembra un errore previsionale grave.

Poi i centri commerciali hanno successo o fallimento a seconda del contesto geografico dove sono collocati, ad esempio io qui a Roma vedo sia centri commerciali che prosperano sia altri in difficoltà.

2
12 Ott 2009
alle 13:23

Spengler

Modestamente, anche in Veneto ci diamo da fare: continua a incombere il fantasma di Veneto City (http://www.salvarelariviera.org/Veneto_City.htm), 1 milione di mc che dovrebbero assassinare la poca campagna ancora esistente tra Mestre e Padova. Finirà prima il cemento o la carta per pagarlo?

1
12 Ott 2009
alle 13:18

Alex I.

Qua da noi non arrivano a questo ma lo spreco di centri commerciali ha raggiunto un livello esagerato...e ovviamente più ne aprono e più restano vuoti.

Tra l'altro, fanno anche schifo...bisogna tornare alle vie e le strade con i negozi, ci guadagna la città ma non i palazzinari. E' questo il problema

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