Crisi sistemica e cambio di paradigma

La settimana scorsa si è tenuto a Torino "Uniamo le energie " la "kermesse" dedicata alle energie rinnovabili ed alle altre consuete tematiche legate alla sostenibilità.
E' stata una occasione di incontro anche tra vari soci di Aspo Italia, tra cui, oltre al sottoscritto, Ugo Bardi, Massimo Ippolito, Leonardo Libero, Luca Mercalli...insomma anche una rimpatriata tra amici.
Purtroppo avevo un treno da prendere al volo e mi sono perso, tra le varie cose, anche il messaggio inviato da Mikhail Gorbaciov, attualmente Presidente del World Political Forum. Ecco il suo messaggio:
"L'unico futuro possibile, ed anche l'unico futuro senza guerra, è quello in cui il consumo di energia derivante da fonti rinnovabili arrivi non al 20 o al 50%, ma al 100 per cento. A quelli che ci dicono che la crisi è finita e che il peggio è alle spalle - ha proseguito - vorrei dire che ci stanno ingannando. La crisi c'è e, secondo ogni ragionevole previsione, ci resteremo a lungo. Per la semplice ragione che quel tipo di sviluppo che ci ha sostenuto fino ad oggi non è più procrastinabile per l'apparizione dei "limiti". Che sono molteplici e invalicabili. Intendo dire che, anche se dal punto di vista delle energie tradizionali non ci fosse un'urgenza drammatica, e io ritengo invece che questa urgenza ci sia, noi dovremo fronteggiare comunque il problema del riscaldamento climatico che, anche da solo, costituisce un rompicapo di una difficoltà senza precedenti nell'intera storia dell'umanità"
Come dirla meglio e più efficacemente?
Le cose stanno proprio così.
Bravo, il vecchietto.
Aveva capito molte più cose dei suoi occidentali detrattori, venti anni fa, e continua ad avere la mente lucida e lo sguardo attento, ora che è un "battitore libero".
Qui potete leggere un altro intervento, che dimostra come, già sette anni fa, avesse le idee alquanto chiare su globalismo et alia parefernalia.
Tecnicamente e' sicuramente possibile, in quanto le equazione (apparentemente veritiere) non coincidono totalmente con la realta'. Infatti un ottima fetta di PIL non e' dovuta al consumo diretto di determinati prodotti, ma bensi' nella creazione dei prodotti stessi.
Esempio: Un ditta che fabbrica calzini da 15 anni, 10 dipendenti, con la crisi licenziano 3 operai il primo mese nero (possono farlo quando vogliono con la mobilita' in quanto sotto i 15 dipendenti), poi altri 2 i mesi successivi. Passa un po' di tempo, e le grandi ditte con cui faceva affari immettono ordini rapidi, da consegnare in breve tempo (ed e' un po' quello che accade ovunque, richieste rapide di prodotti in quanto non si fa magazzino), i titolari pero' decidono di non richiamare i lavoratori perche' non sanno se c'e' effetiva ripresa. Quindi decidono di lavorare anche loro in produzione (sono in 2), e fanno fare gli straordinari agli operai presenti.
Alla fine dell' anno contano: fatturato -20% / operai -50% ridotta cosi' la spesa guadagnano comunque bene. Prendono la decisione di non assumere ma comprare una macchina automatica in piu' per soperire al lavoro manuale. Tale macchina ha un costo ora ribassato, perche' le ditte che le producono fanno forti sconti per prendere le commesse e non chiudere.Se ottiene dalla banca il lising non avra' piu' bisogno di dei 3 dipendenti licenziati all'inizio, riassumera' solo cio' che gli serve con contratti atipici. Il gioco e' fatto.
Ma la macchina comprata ha creato PIL per la fabbrica che l'ha costruita, che non assume, perche' non si fida, e quindi assembla la macchina facendo fare i pezzi ad artigiani del settore delle lavorazioni meccaniche, i quali sono costretti a fare forti sconti per prendere le commesse. Risultato il fatturato cala ma anche le spese e le ditta ottiene lo stesso un buon guadagno.
Lo stesso fa il fresatore, che preferira' straordinari e lising a nuove assunzioni.In modo da ridurre le spese in caso di fermo impianti.
Conseguenza: la forbice delle differenze sociali aumenta, si ha una piccola deflazione, che non riguarda i prezzi al consumo, calati di pochissimo, ma dei prezzi tra un azienda ed un altra.
Il tutto si sposa con la massima: Poca spesa, tanta resa.
La rete sostenibile in prova... "piccole cose" che però insegnano tanto
....dove si pensa in"globale " in modo diverso.
Transition Italia
come fa a essere finita la crisi se la disoccupazione sta aumentando, anzi se come dicono tutti i tg (come se fosse un dettaglio da nulla) per l'occupazione il peggio deve ancora venire? disoccupazione = minori consumi = chiusura di ulteriori fabbriche/servizi per mancanza di vendite = maggiore richiesta di prodotti a costo inferiore = delocalizzazione = chiusure = maggiore disoccupazione = ancora minori consumi.. è un serpente che si morde la coda.
#7
leggi "free karma food" degli ex wu-ming
#5 anche gli uomini sono una risorsa rinnovabile, almeno per ora
@5
L'immagine che suggerisci FA SCHIFO.
A proposito di petrolio, suggerisco questa immagine. Dopo averla vista rifletteteci su un momento, aldilà del pensiero iniziale
Ah, un'altra cosuccia, tanto per dire...
Se la crisi è finita.... come mai che la Harley Davidson chiude la produzione delle Buell (marchio parallelo) e mette in vendita MvAugusta, acquistata solo un anno fa?
Il bello... anzi il brutto, deve ancora venire!
Io direi che bisogna tagliare.... su chi, pur guadagnando tantissimo, in realtà non fa un c---o!
Tipo... Manager, Senatori e Deputati, Finanza in genere....
Per le pensioni... beh, come al solito si farà lavorare di più chi ha sinora lavorato a sufficienza.... magari colui che lavora in fonderia, o in miniera.............. fin che morte non ci separi!
Purtroppo non abbiamo ancora affrontato i leoni nel deserto, come disse Nietsche nel suo Also Sprach Zarathustra, e il triage sociale potrebbe risultare inacettabile, col rischio di un collasso della coesione sociale, per un colpevole ritardo nell'affrontare tematiche importanti, avendo preferito tutti, ma soprattutto i babyboomers, gozzovigliare nel light crude; è chiaro che chi ne ha più benificiato, sono appunto i baby boomers, e per tornare a parlare in termini di materia ed energia, back to basics, cominciarei a tagliare quelle dedicate a loro : a naso mi risulta consistano sopratutto di pensioni e sanità.
alle 16:30
Barbara M.
@Persico: analisi intessante che spiega perché non ci sia il dramma improvviso ma un lento e progressivo declino.
però alla fine stringi stringi va a finire che di denaro ne circola sempre di meno: il produttore di calzini ne venderà sempre di meno anche perché essendo impoverita, il produttore di macchine ne venderà sempre meno anche lui, per gli artigiani aumenteranno i giorni in cui staranno fermi. e tutti alla fine compreranno i calzini solo quando saranno pieni di buchi non riparabili o sceglieranno quelli del mercato di provenienza cinese etc etc.