Crisi sistemica e cambio di paradigma

Un meraviglioso paradosso visivo del grande Escher
Non è mica facile, alle volte, fare il "propagator Fidei" picchista.
Insomma ci capita ANCORA e nonostante tutto, a noi "picchisti", di fare un lungo ed articolato e documentato ragionamento, o magari di buttare due numeri su un piatto e mettere di fronte all'evidenza di una realtà scomoda, ovvero l'impellente necessità, in termini strettamente storicistici ed econometrici, di un cambio di paradigma, laonde evitare il collasso della civiltà così come noi la conosciamo et bi et bla et bla et ancora bla bla.
Lo facciamo con amici e malcapitati conoscenti.
Lo facciamo commentando una notizia al telegiornale, al radio giornale, al cinegiornale, leggendo il giornale e financo, come avete potuto vedere dal precedente post, leggendo un Topolino. Lo facciamo intervenendo nelle conferenze, nelle teleconferenze, in televisione, lo faremmo pure in melevisione, se qualcuno ritenesse di informare i bambini, giusto una volta ogni tanto.
Ci abbiamo la fissa, ci, che ci volete fare.
Un POCHINO abbiamo imparato e cerchiamo di attaccare il Moloch in termini "gestibili" e comprensibili da parte dell'audience, senza "ammorbarla troppo", in modo che sentano questo come un problema vivo e presente, nella loro quotidianità, qualcosa di cui occuparsi e con cui confrontarsi, in termini, perchè no, di "progetto di vita".
ORA: non voglio dire che non ci credano, i nostri sventurati ascoltatori.
Per lo più, anzi, annuiscono, ne convengono con noi.
Del resto gli ultimi tre o quattro anni hanno certo schiarito le nebbie di qualche mente appena appena razionale, non siamo più 4 gatti come quattro anni fa ma una piccola e qualificata minoranza del paese.
Purtuttavia buona parte delle persone, appena depositatosi il polverone conferenziero, per un meccanismo di difesa che ormai abbiamo imparato a riconoscere, ricostruiscono un continuum con la loro vita precedente sulla base di un assunto paradossale di questo genere: "E' vero, ma non ci credo."
Più estesamente ci danno razionalmente ragione ma emotivamente torto.
Ritengono che ci sia qualche lato fondamentale del problema che a loro ed a noi sfugge ma che gli "esperti" che concionano in televisione con spazi ben diversi dai nostri hanno ben presente, anche se, manco a dirlo, si guardano bene da esporre, pena la scoperta che di fondato in questo loro ottimismo manieristico v'è ben poco.
Manco a dirlo è un paradosso ben conosciuto, talmente ben conosciuto da meritarsi un nome.
Si tratta del paradosso di Moore .
Come aveva fatto presente il grande Wittgenstein, da un punto formale si può identificare con l'affermazione "p, ma io non credo che p" che a sua volta può più semplicemente essere scritta "p ma FORSE non p".
Questa affermazione, in salsa italica, si può riportare all'immortale "io,speriamo che me la cavo".
La cosa interessante è che il paradosso che sottostà a quello di Moore, che in pratica porta ad un comportamento irrazionale, gratta gratta è il cosiddetto "paradosso dell'impiccagione improbabile", ricordatomi da un lettore in un commento ad un post precedente.
Questo paradosso è il seguente.
Un giudice condanna un malcapitato alla pena di morte tramite impiccagione e, come tormento ausiliario, questa pena potrà essere eseguita SOLO entro la settimana successiva, in un giorno qualunque ma a patto che giunga in modo completamente inaspettato, purtuttavia rispettando i giorni festivi, Sabato e Domenica.
Il condannato ci riflette un poco e subito si rasserena: la sentenza, per lui, è ineseguibile, può dormire sonni tranquilli.
Infatti NON potranno aspettare Giovedi, perchè allora lui sarebbe certo di essere giustiziato il giorno seguente, così invalidando la sentenza.
Per lo stesso motivo non potranno aspettare Mercoledi e così via.
Cosi avendo ragionato, il condannato a morte si tranquillizza e si avvia di buon grado in cella.
Cionondimeno il Lunedi viene impiccato. In maniera completamente inaspettata, giustappunto.
Per usare un mio classico modo di dire: unire i puntini...
Vorrei sapere come si concilia il paradosso di Moore anche quando visto dalla parte opposta.
Un esempio:
Io so che il prezzo del petrolio non sta crescendo, però non ci credo, perché conosco la condizione assai probabile di presenza del picco del petrolio, perciò il prezzo DEVE salire, e se non lo fa lo farà presto. Però non sale.
Quindi, so che non piove, ma non ci credo (o per lo meno credo che pioverà).
Vale anche in questo caso il paradosso di moore ? cioè sostituendo il "non ci credo" con il "durerà poco, poi non sarà più così" ? Poco poi rispetto a che ?
Troppe volte sto profetizzando la futura crisi globale energetica, ma nessuno ci crede realmente.
Ci sono persone che non capiscono i limiti hanno sempre visto crescite o crisi passeggere quindi credono nei miracoli tecnologici etc.
Io ho detto in altre discussioni
"Io speriamo che me le cavo"
conscio di questi rischi (i film sull'Argentina l'ho visti ed in alcuni stati in Africa è successo molto di peggio) perchè in caso di guerra civile o legge marziale anche ad asseragliarsi a fare i contadini pastori (ovviamente non si impara dall'oggi al domani devi andare da gente che già lo fa) con altre persone che vagano affamate, disperate non è un grande scenario. Nessuno ti garantisce che sopravviverai.
Storicamente la popolazione è stata decimata da Carestie, Guerre e Pestilenze.
L'alternativa possibile e auspicabile passa da accordi sotto ombrello onu fra nazioni, ogni nazione deve pensare al suo sviluppo sotenibile come generi di prima necessità piu' una quota a garanzia per eventuali crisi. Quindi ogni stato dovrà tenere sottocontrollo il numero dei suoi abitanti e fare una programmazione a tappe forzate per rientrare nello sviluppo sostenibile.
Opinione mia con un -5% di petrolio all'anno non ci sarebbe un problema irrisolvibile anche perchè avremmo anche la popolazione in diminuzione.
#2 interessante paolo.
In realta' la paura RAZIONALE esiste: è la la paura che nasce quando non puoi lottare con al certezza della vittoria e neanche scappare.
1) Non puoi lottare ma solo ridurre il danno, date le dimensioni del problema
2) non puoi scappare perche' vincolato al pianeta terra.
L'emotività è importantissima, chi lo nega, ma ci fa fare enormi cazz...stupidaggini.
Dirò solo una parola: borsa.
L'irrazionalità, che NON è l'istinto ma l'agire CONTRO ragione, permea, anzi, la vita di ciascuno di noi, di tutti ma propri di tutti.
Rendersene conto è almeno cercare di metterci una pezza, per quel che si può, la dove fa piu' male a noi ed agli altri.
8o)
Akmeno in parallelo al cambio di paradigma, ma probabilmente prima, bisognerebbe far tornare i conti : ciò significherebbe rivoltare come un calzino la mentalità italica ( e non solo ) che sottostà alla creazione del debito pubblico : tanto pagheranno le generazioni future...é ora che comincino a pagare gli over 50-55 attuali, cioè i baby boomers , accettando ( nel senso di scardinare e ridurre violentemente con l'accetta ) la spesa sociale a loro destinata.
picci = picchi (ovviamente)
Ho avuto una esperienza analoga spiegando il pricipio di esaurimento delle risorse, picci vari, EROEI ecc... Tutte cose spiegate con dovizia di particolari ed esempi ad una persona (mio amico) con formazione tecnica. Mi è gelato il sangue quando lui ha commentato : " be, speriamo che la ripresa arrivi presto". E io con un filo di voce " si.... speriamo".
Pietro scrive
"Più estesamente ci danno razionalmente ragione ma emotivamente torto."
e poi cita il paradosso dell'impiccato.
Per non essere impiccato, all'impiccato NON basta sapere razionalmente che non verrà mai impiccato, ma dovrebbe continuare a temere emotivamente di essere impiccato in qualunque momento.
Eliminare l'emotività dalla equazione è la cosa più catastrofica che il pensiero moderno ha ottenuto... in fondo l'emotività ha un nesso con lo sviluppo evolutivo... è servita in passato e poi l'abbiamo relegata nello scantinato della psicanalisi.
Ci siamo liberati da "paure irrazionali", con ciò scoprendo l'incapacità di sperimentare una "paura razionale". Una paura non può essere razionale, in quanto è una reazione emotiva ad un pericolo indistinto. Quando il pericolo viene distinto razionalmente, diviene una minaccia, alla quale si contrappone una reazione (lotta, fuga).
La sequenza emotiva è comunque:
paura (indistinta) --> minaccia (determinata) --> azione
(durante la fase emotiva della paura i marcatori biochimici fissano il comportamento futuro nei confronti della minaccia)
La sequenza richiesta da Pietro dovrebbe essere:
minaccia (determinata) --> paura(indistinta) --> azione
e non funziona.
Ahhhh... il paradosso del condannato improbabile! Ce lo propose il professore di fisica teorica per spiegarci il principio di indeterminazione energìa/tempo per il decadimento degli stati quantistici. Ricordo di averci perso parecchio tempo a ragionarci sopra.
Però non lo avevo mai pensato in questi termini: effettivamente il decadimento di uno stato quantistico è il passaggio da uno stato a maggiore enegìa, verso uno a energìa più bassa. Mmmm, questa definizione mi fa pensare a qualcosa di familiare... ;DDD
alle 15:48
federico
chiedo anche io lumi:
vale anche per enne persone o vale solo per un singolo?