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La torre di Babele può attendere.

Martedì 11 Agosto 2009, 10:26 in Apocalypse now di

babele.jpgDopo l'11 Settembre, con l'indignazione alle stelle, si decise che a Ground Zero mai e poi mai si sarebbe lasciato tutto così, né tantomeno ci si sarebbe limitati ad un "Parco della Rimembranza" per ricordare le vittime in un angolo di verde e pace nel cuore di Manhattan.

Sia mai! Bisognava a tutti i costi ricostruire, più grande, più possente, più alto e più dominante che pria. Così, ecco il progetto della Freedom Tower, un coso altissimo e luccicante a perenne monito della grandeur di oltreoceano.

Ma i tempi cambiano, e le grandeur si appannano: colpa della crisi? Solo 10 mesi fa si annunciò che sarebbe stata pronta per il 2013, mentre ora da più parti si vocifera insistentemente che non la si vedrà svettare prima del 2018, ben cinque anni più tardi. 

Chissà se si finirà, chissà addirittura se si inizierà mai. O se resterà un monumento incompleto a perenne monito per l'umanità futura, come (ma speriamo di no) il più casareccio Ponte sullo Stretto.

 

15
15 commenti
15
12 Ago 2009
alle 16:11

fight to survive

pagheremo a rate nei prossimi anni  se nel frattempo non verremo ammazzati come Antonio De Meo,nel SILENZIO GENERALE degli organi di informazione.

14
12 Ago 2009
alle 15:19

fabio1979

Fare e Disfare è tutto un lavorare,

noi l'EXPO

loro la TORRE

qualcosa di utile forse la fanno in turchia il south stream

comunque è tutta roba che pagheremo in comode rate nei

prossimi anni

13
12 Ago 2009
alle 13:15

Aldo

Visto che si indulge nel copia/incolla (bello il testo di Caparezza), vorrei deliziarvi con un piccolo estratto da "The Great Explosion", di E.F. Russell. Attenzione, perché è uno scrittore un po' sovversivo (la traduzione che è stata pubblicata su "Urania", confrontata con quella in lingua originale, mostra parecchie omissioni; quella che vi propongo l'ho integrata in prima persona, per cui è federe all'originale).

=========== 

La nave che in quel momento stava facendo il carico per la sua crociera d’inaugurazione era l’ultimissima, e quindi la più grande di tutte. Il suo enorme scafo, in lega di cromo-titanio, misurava duecentoquaranta metri di diametro ed era lungo un paio di chilometri. Una simile massa che poggia su uno spazio ridotto tende a sprofondare nel terreno. L’immensa carena riposava in un solco profondo circa quattro metri.

I cronisti televisivi, ormai a corto di superlativi adatti, avevano ripetutamente descritto il vascello spaziale come tale da fare vacillare i sensi. Sempre disposto a fervide ovazioni, il pubblico era accorso in massa. Migliaia e migliaia di persone puntavano sulla nave i loro sguardi bovini di bravi e mansueti contribuenti. A nessuno di loro passava per la mente l’idea che qualcuno avesse pagato per quella gigantesca visione; e il sospetto d’essere stati munti abbondantemente dai loro portafogli individuali e collettivi non li sfiorava neppure.

La gente era momentaneamente incapace di profonde riflessioni sui costi. La bandiera era salita sul pennone, le bande mandavano i loro squilli tonanti. Era una manifestazione patriottica, e si sa che nelle manifestazioni patriottiche non si fanno meschine considerazioni di quattrini. L’individuo che sceglie momenti del genere per contare il proprio denaro è un traditore o un miserabile buono a nulla.

In conclusione, la nave era là, mentre il totem tribale sventolava nella brezza, le bande suonavano musiche tribali e una selezione accuratamente scelta di coraggiosi membri della tribù saliva a bordo. Il numero di coloro che salivano lo scalandrone assommava ad altri duemila individui, divisi in tre tipi distinti… Quelli alti, smilzi, dagli occhi un po’ socchiusi e penetranti costituivano l’equipaggio. Quelli dai capelli a spazzola e la mascella forte erano i militari. Quelli infine dall’occhio spento, lo sguardo miope e il cranio pelato, erano i burocrati.

I primi si comportavano con la disinvoltura professionale di chi considera un lungo viaggio come una normale tappa di una eterna routine. Chini su per la passerella sotto il peso del solito equipaggiamento, i militari ostentavano la cupa rassegnazione di chi si è consegnato anima e corpo nelle mani di alcuni plurigraduati imbecilli, uno dei quali, fermo ai piedi dello scalandrone, sceglieva ogni tanto una vittima e la ricopriva di insulti. I burocrati si distinguevano per l’espressione bastonata di chi sta subendo un trattamento che non si farebbe nemmeno a un cane. Erano stati strappati dalle loro scrivanie: davvero l’ultima goccia.

Un’ora dopo che l’ultimo uomo, l’ultima cassa, l’ultimo bagaglio erano stati portati a bordo, arrivò il VIP. Era l’Ambasciatore Imperiale: un tipo rubicondo, con occhi porcini e un pancione enorme. Salito sulla pedana, scrutò la marea di popolo con aria d’importanza, fece un cenno di condiscendenza verso le telecamere, poi si schiarì la voce e disse:
— Con questa meravigliosa astronave, promessa di molte e ancora più grandi unità, ci prepariamo a estendere la nostra autorità sui nostri fratelli lontani, oltre che nel nostro, nel loro interesse! Finché ne abbiamo la possibilità e l’occasione, e prima che sia troppo tardi, dobbiamo creare un impero cosmico di enorme potenza e di sconfinata vastità! — Entusiasmo della folla. — Non sappiamo… non sappiamo contro quali formidabili antagonisti la nostra specie potrebbe essere chiamata a misurarsi in un momento qualsiasi del futuro e, prima che questo accada, la Terra deve radunare i propri figli affinché essi possano presentare al nemico un fronte comune, un fronte unito. L’Universo nasconde una moltitudine di segreti che potrebbero rivelarsi estremamente pericolosi. Noi li affronteremo insieme e li sconfiggeremo, come i Terrestri hanno sempre fatto! — Delirio della folla. — Uniti sapremo resistere, divisi potremmo soccombere. È tempo che le parti lontane formino un tutto unico con la madre comune: la Terra!

Continuò a blaterare per una buona mezz’ora, interrotto di tanto in tanto dagli applausi. Com’è proprio degli oratori, sorpassò se stesso al punto di autoconvincersi della sacrosanta bontà della propria causa. Era reduce da recenti libagioni e, quindi, di buonumore. La folla si faceva impaziente e la noia cominciava a infiacchire gli applausi. La gente era venuta per assistere alla partenza dell’astronave, e quel grassone, con le sue chiacchiere, ritardava l’evento.

Finalmente l’ambasciatore terminò con le solite belle invocazioni a Dio: fece un cenno di saluto alla folla, s’inchinò alle telecamere, si arrampicò per l’ultima passerella rimasta e sparì. Il portello stagno si chiuse subito. Un minuto dopo suonò una sirena, e senza nessuna visibile manifestazione di potenza la nave si staccò dal suolo, dapprima lentamente, poi sempre più veloce, fino a svanire oltre le nuvole. 

12
12 Ago 2009
alle 12:54

Pippo

produrrè... ma che vuol dire? :-D

11
12 Ago 2009
alle 12:52

Pippo

Ma che strani che siete... prima fate intendere di amare le teorie Keynesiane, e poi quando qualcuno le vuole mettere in pratica costruendo piramidi, inorridite.

Per la cronaca, i soldi non mancano e ce ne possono essere quanti ne volete.... il problema sono le risorse.
Mentre è possibile stampare soldi a volontà, non è possibile estrarre risorse e produrrè beni a volontà: il piccolo dettaglio che era sfuggito a Keynes e sembra sfuggire alla totalità di chi ha l'onore di amministrare la cosa pubblica (nonchè ai loro elettori)

10
12 Ago 2009
alle 12:36

Habemus Capa

La grande opera (Caparezza)

Una grande opera di importanza storica che questa nazione salverà.
Per la grande opera tutti i sudditi in città grideranno viva sua maestà.
Una grande opera macchina economica che i massoni rifocillerà.
E' la grande opera, stupido chi sciopera, quante bastonate prenderà.

Grandi opere che iniziano ma che non finiranno mai...

Più che l'hobby dell'edilizia ho la lobby dell'edilizia che infrange la legge come un bobby che ti sevizia. Assumo tutto ma la gente minimizza perchè arrotolo cartine che non si chiamano Rizla.
Edifico e scasso, va magra e non collasso. Lo stemma della crew è una squadra col compasso.
Parliamo in codice, talmente in codice che a volte nemmeno tra noi ci capiamo un clacson. Palazzinari fieri, geometri, ingegneri e novizi iniziati con atti osceni: li si traveste da Val di Susa, e in una stanza chiusa se ne abusa penetrandoli coi treni. Non abbiamo premi per gare di salto in alto ma premiamo per vincere le gare d'appalto. Siamo balene, in un mare di tanto plancton. Noi quelli dritti, voi fritti come wanton.

Nei cantieri se la cantano finché non gliela suoneremo.

Una grande opera di importanza storica che questa nazione salverà.
Per la grande opera tutti i sudditi in città grideranno viva sua maestà.
Una grande opera macchina economica che i massoni rifocillerà.

Dall'oggi al domani noi loggia dei demani che intreccia legami da cui sbocciano denari. Capoccia e compari sloggiano i locali, abbiamo appoggi tali che non ci scocciano i legali. Non ci fotti, dacci dei corrotti ma sappi che non ci abbatti come a punta Perotti. Qui si punta a ponti da 3000 metri e rotti, buoni come soffitti tenuti con i cerotti.
Esclusiva la villa abusiva a riva, se ti fidi di sta casta non ti si catiga. Il divino tomo dice che il condono arriva, noi bluffiamo solo se giochiamo la partita IVA.

Viva la diga, iddio la benedica ma non tratterrebbe nemmeno la mia vescica. Noi devastiamo il fondale abusando della credulità popolare, tu non chiamare il CICAP.

Uno spazioporto si farà, conquisteremo pure il cielo con...

Una grande opera (una grande opera) di importanza storica (ci conquisterà)
che questa nazione salverà (e suonerà l'orchestra) Per la grande opera (hip hip hurrà!)
tutti i sudditi in città (in libertà) grideranno viva sua maestà (nessuno può stroncare)
Una grande opera (inarrestabile) macchina economica (larga di maniche)
che i massoni rifocillerà (la fonte di ogni bene) E' la grande opera (la nuova speme)
stupido chi sciopera (non gli conviene) quante bastonate prenderà (che grande opera sarà!) Inarrestabile, larga di maniche, la grande opera, la nuova speme, inarrestopoli, la nuova stabile, hip hip hurrà.

9
12 Ago 2009
alle 00:23

Debora/Crisis

(Lo "speriamo di no" riguardo al Ponte era ovviamente riferito all'opera rimasta a metà... ;-))

8
11 Ago 2009
alle 19:03

Alex84

@4

Io non porrei sullo stesso piano le piramidi, che dovevano accogliere le spoglie mortali di una divinità qual era il faraone (almeno secondo gli egizi), e un grattacielo che ospiterà semplicemente degli uffici. 

7
11 Ago 2009
alle 18:09

Phrrirkko

A Larry Silverstein non conviene ricostruire perchè la somma già transatta con le assicurazioni rende, anche investita in buoni del tesoro, più dell'affitto residuo da pagare per terreno.Incassa un sacco di soldi sicuri ogni anno senza fare assolutamente niente ,al di fuori di qualche progettino di plastica.....

6
11 Ago 2009
alle 17:22

Alex I.

@3

concordo con te

5
11 Ago 2009
alle 16:24

Aldo

Abbiamo bisogno di "grandi opere" esattamente quanto nell'Antico Egitto avevano bisogno le loro utilissime piramidi.

Quando "volare basso" diventerà un imperativo etico assoluto finiremo per guadagnarci tutti. Fino ad allora, ci guadagneranno solo i padroni del vapore.

4
11 Ago 2009
alle 16:09

gelsomino

cara Debora,per me la freedom tower possono anche ficcarsela in...

3
11 Ago 2009
alle 14:45

Massimo

Io la "freedom" tower la farei in papier mache' ricicliabile, tanto per stare sul sicuro, dovessero scoprire di aver bisogno di un oleodotto in qualche altra parte del globo...

2
11 Ago 2009
alle 13:36

Appenninico

La vedremo, ragazzi. Solo, dovrà essere realizzata al tempo gusto, quindi un rinvio potrebbe essere necessario.

E non si chiamerà Freedom Tower, ma One World Trade Center.

One World, un solo mondo. Mi sembra rilevante, come notizia.

 

http://www.foxnews.com/printer_friendly_story/0,3566,510863,00.html

1
11 Ago 2009
alle 11:42

Paolo B.

Soldi, soldi, soldi e ancora soldi.

Che non si capisce davvero dove li possano trovare per costruire opere faraoniche e tanto inutili, visto che noi cittadini siamo già stati spremuti per bene per tenere a galla le maggiori artefici della crisi, ovvero le grandi banche.

Ora col debito pubblico cresciuto a dismisura in seguito a questi scellerati pompaggi di liquidità pubblica nel sistema colabrodo delle banche, con quali capitali lo psiconano intende portare i megaprogetti infrastrutturali dalla carta al territorio?

Quanto fumo mediatico da parte di mister B.!

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