Crisi sistemica e cambio di paradigma
Vi faccio questa piccola segnalazione perché proprio qualche giorno fa ricordavo il caso della fabbrica argentina autogestita Zanon.
Ebbene, mea culpa: non sapevo che esistesse una Zanon italiana. E' la Innse, che sta facendo parlare di sé in questi giorni perché gli operai, questi testoni, si sono incaponiti a voler continuare a lavorare e a far produrre la propria fabbrica, che attualmente va avanti ed ha nuovi ordinativi. Li attendono sgomberi e manganelli, ma la strada è quella giusta.
Se una fabbrica non "rende" all'imprenditore che ammette solo certi utili, può però mantenere i lavoratori che si accontentano di molto meno. E' una risposta intelligente in una situazione di crisi. E loro lo hanno molto ben capito.
(Aggiungo: se ci sono altre Zanon italiane fatemelo sapere, sarò lieta di segnalarle.)
Pippo: "[...] credere plauisibile che un'azienda produttiva venga chiusa per semplice capriccio."
Mah... A volte può anche accadere che un anziano milionario si guardi intorno, rinsavisca e decida che ha accumulato più di quanto gli serve. Dal che la vendita finalizzata al realizzo, quindi il ritiro alla bella vita. In un caso del genere, è possibile che venga chiusa anche un'azienda nel suo pieno vigore, se chi vende non trova acquirenti disposti a portare avanti l'attività.
La risposta di monica conferma.. se la premessa è vera c'è sempre la possibilità di trovare nuovi proprietari, che siano i lavoratori o altri imprenditori. Se non ci sono significa che l'azienda non è produttiva.
Siete così accecati dall'odio di classe da credere plauisibile che un azienda produttiva venga chiusa per semplice capriccio.
@Pavone
Berlusconi in quanto beneficiaro di licenze pubbliche deve la sua ricchezza proprio al fatto che l'Italia è una socialdemocrazia, senza il socialista Craxi, non avrebbe tutta la ricchezza che possiede adesso.
Basta leggere la costituzione italiana per rendersi conto che è una socialdemopcrazia... è poi basta vedere qual'è la pressione fiscale. Una paese dove più della metà della ricchezza prodotta viene incamerata dallo stato per essere redistribuita nel nome del bene collettivo come lo vogliamo chiamare? Uno stato liberale?? ma stiamo scherzando? La cosa buffa è che siete convinti che i soldi non vengono redistribuiti in maniera adeguata perché c'è stato troppo liberismo negli ultimi anni... se permettete questo è un non-sense.
Per quanto riguarda la risposta può anche essere che non avessero i soldi, questo non significa che se uno non ha i mezzi debba per forza arrivare sulla luna, ma qui si sta sostenendo che la fabbrica (che non mi pare fosse pubblica) sia stata venduta a 10 volte meno il valore effettivo... onestamente non mi pare molto plausibile. Nel caso fosse stata un azienda pubblica sarebbe una cosa abbastanza normale... in definitiva chi amministra beni non propri non ha alcun interesse a massimizare il prezzo di vendita, ma lo ha nel raccogliere mazzette più alte possibili, viceversa se c'è una proprietà privata, questa ha tutto l'interesse ad ottenere il massimo profitto dalla vendita.
Se fosse vero che l'azienda fosse stata produttiva ma non era più conveniente perchè il valore del lotto di terreno era diventato superiore al valore della fabbrica, semplicemente la proprietà avrebbe potuto spostare la produzione in un altro lotto e vendere il terreno... oppure se semplicemente il proprietario era soddisfatto del valore del terreno per prendersi una bella buona uscita e ritirarsi dal mercato, avrebbe comunque potuto cedere l'attività produttiva ad un altro imprenditore che l'avrebbe spostata in un altra zona: in definitiva se veramente l'attività fosse stata redditizia e piena di commesse, con sta crisi che c'è e con tutti gli aiuti statali/regionali che ci sono a disposizione non sarebbe stato difficile trovare chi avesse a disposizione la liquidità necessaria.
La risposta più semplice è che la premessa è falsa: l'azienda probabilmente, come tante altre aziende manufatturiere non è più competitiva e senza aiuti statali non potrebbe sostenersi ed è quello che gli operai cercano di ottenere con la violenza.
Il problema è che se lo stato cede ai ricatti anche questa volta, aumenterà i possibili emuli... quindi ci ritroveremo lo stato che finanzia tante aziende decotte solo per mantenere posti di lavoro completamente inutili... la ricetta del buon vecchio Keynes... scavare e riempire buche... è così l'economia gira... gira... sempre più giù verso il buco nero.
Pippo al #26 definisce l'Italia una socialdemocrazia! se ti legge Berlusconi......
per la tua domanda provo a buttare là una risposta: non è che magari non avevano i soldi?
io so della Marianelli in Toscana, in questo caso gli operai se la sono proprio comprata, l'azienda
http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2009/07/11/204153-operai_comprano_azienda.shtml
Bah. La storia mi sta dando ragione. Il neoliberismo ha fallito miseramente e voi non trovate di meglio che dire "ah ma non era liberismo, era socialismo!" in realtà sei tu che sei ossessionato dal socialismo e lo vedi dappertutto, rinnegando pure tutte le politiche economiche dagli anni '80 in poi fatte dagli usa e in minor parte dalla Gb.
p.s. tra l'altro, tanto per confermare le tue parole, in scandinavia la gente muore di fame e vive di merda? non mi pare proprio...
Hunter puoi cercare di incasellare chi ti dice le cose scomode come ti pare, il succo non cambia.
L'unica differenza tra destra e sinistra è che nonostante siano entrambe stupidamente stataliste, la prima cerca di fottere la gente in maniera consapevole, la seconda lo fa in maniera inconsapevole (almeno per quanto riguarda gli ingenui elettori).
L'america di Obama è quanto di più socialista che gli USA potessero sperare e l'ultimo secolo americano è stato caratterizzato da un governo centrale sempre più invadente e sempre più costoso, il che con il liberismo non c'entra nulla.
Potete credere a tutte le sciocchezze che vi hanno propinato negli ultimi tempi... però il vero problema MONDIALE è l'assenza di libertà. Il liberismo non ha niente a che vedere con la crisi, figlia della presunzione di tanti sciocchi governanti convinti di essere in grado di plasmare il mercato e conciliarlo con la necessità della solidarietà forzata (nessuno ovviamente nota l'evidente ossimoro).
Purtroppo non c'è nulla da fare, vedo con triste rammarico che ogni decisione auspicata dalla massa e prontamente scelta dai governanti persevera nello stessa direzione.
Sembra la corsa folle di un treno lanciato contro un muro dove i passeggeri urlano al macchinista di aumentare la velocità.
La dose di socialismo che ci ha condotto fino qui non è abbastanza, ne volete ancora di più... sembra una droga... non ne potete fare a meno, siete rimasti così affascinati dalle melliflue parole di Marx da non rendervi conto delle immani sciocchezze logiche che ci ha tramandato.
P.S.
Attendo ancora una risposta alla mia domanda:
Se è vero che ci sono commesse e altro lavoro, perchè non è stata scelta la strada legale? perchè gli operai non si sono costituiti cooperativa e hanno acquistato la fabbrica con i macchinari??
@30
né positiva, né negativa. È in risposta a quella che trovi al #20:
"Gli operai, in questo caso, cercano semplicemente di salvaguardare una unità produttiva efficiente che vuole essere smantellata per speculazione edilizia, non per piantare alberelli."
valutate voi quale delle due sia la più realistica.
@Pippo, puoi sempre andartene in America e fare come Zingales, salvo poi vedere nascere una crisi economica e fare di tutto per non ammettere che è colpa del liberismo
#28
Cito
"Gli operai cercano semplicemente di salvaguardare il proprio stipendio e il proprio orticello e per farlo intendono continuare a consumare (sprecare?) risorse per produrre beni utili al sistema consumistico."
E' una nota positiva o negativa? Non capisco come la intendi...
Vorrei far notare che qualsiasi attività lavorativa tu faccia, è quasi impossibile esimersi da questa tua definizione (operaio, impiegato o qualsiasi altra attvità lavorativa).... quindi non può essere usata come fattore screditante per i lavoratori, in questo caso
Per il resto mi sembra di notare commenti un filino destrorsi da parte dei vari Pippo e Alberto: il richiamo della legalità a protezione degli imprenditori contro le violenze e i furti dei "cattivi" operai è da incorniciare ... il padrone fa quello che vuole perchè la legge glielo permette (Alberto,#18), un'altra perla .... il socialismo è la causa dell'arrichimento di pochi quando venfono propugnate delle riforme sociali richieste dal popolo (Pippo, #26), un vero e proprio bijou.
E pensare che io non sono nè socialista nè comunista, ma una sfilza di scempiaggini di tal fatta non riesco a sopportarla neppure io.
Ciao ciao
Un particolare che manca in questa informazione è quello che evidenzi se l'azienda viene effettivamente chiusa o, piuttosto, delocalizzata (trasferita all'estero, in uno dei soliti Paesi tanto di moda oggidì). Inutile specificare perché i due casi sarebbero da considerare con atteggiamenti molto diversi.
@20
mi va bene il concetto di "unità produttiva" (o meglio ancora "unità di produzione") a patto però che l'unità se ne stia ferma se non serve produrre (salvo manutenzione).
Il problema è che se noi due andiamo là a manifestare per preservare i macchinari ma fermare comunque la produzione, allora va a finire che le prendiamo sia dai polizziotti che dai lavoratori :-) .
Gli operai cercano semplicemente di salvaguardare il proprio stipendio e il proprio orticello e per farlo intendono continuare a consumare (sprecare?) risorse per produrre beni utili al sistema consumistico.
Detto questo, per quel che conta, anch'io simpatizzo per i lavoratori, anch'io sospetto che dietro la vicenda ci sia il solito ladrocinio a spese della collettività e nemmeno a me piace l'idea dell'ennesima lottizzazione.
L' occupazione di una fabbrica e' una prassi usata in Italia e di solito si risolve con una trattativa. Mandare la polizia a sgomberare con la forza e' una forzatura in cui si distingue soprattutto la destra e ,in Italia, soprattutto in questo momento.
Faccio umilmente notare che la possibilità che viene data ad alcuni di arricchirsi a spese degli altri è una caratteristica peculiare di tutte le socialdemocrazie europee, prima tra tutte la nostra che è dotata di esperti in ladrocinio di prim'ordine. Il liberismo non ha niente a che vedere con quello che viene fatto e in realtà il nostro sistema attuale è molto più socialista di quanto possiate immaginare.
Ogni volta che vengono chieste e ottenute nuove e più forti misure sociali dal popolino, puntualmente qualcuno riesce ad arricchirsi più di prima a spese degli altri... eppure a nessuno viene mai il leggerissimo sospetto che forse sarebbe meglio diminuire il potere dei politici piuttosto che di aumentarlo.
Chi lavora ha ragione... vallo a dire ai disoccupati che non possono trovare lavoro a causa di tutte le scellerate politiche sindacali intese a difendere esclusivamente gli interessi di chi il lavoro già ce l'ha.
Chi ruba e fa violenza contro la volontà altrui, non ha mai ragione.
La vicenda Innse e' simile a decine di privatizzazioni fatte negli ultimi venti anni in Italia. Si prende a prezzo relativamente basso un' attivita', magari con i soldi di una banca e ci si guadagna 10 volte tanto. Le spese naturalmente a carico del pubblico, gli utili a vantaggio del privato. La Centrale del latte di Roma e' stata venduta dal comune a Cragnotti e rivenduta (con una specie di ricatto) alla Parmalat a 7 volte il prezzo d' acquisto. La Cai ha rilevato l' Alitalia e venduto dopo poco parte delle azioni a 3 volte il prezzo d'acquisto (non giuro sull' esattezza delle cifre ma le proporzioni sono queste).
Non propongo il comunismo ma il neoliberismo degli ultimi 20-30 anni ha portato enormi risorse dai lavoratori spesso direttamente agli speculatori. E' l'ora di ridistribuire qualcosa. Non ci sono ricette miracolose o bacchette magiche ma...si puo' far meglio..
Gli operai hanno ragione, letteralmente, da vendere.
La fabbrica va, ha le stesse commesse del periodo ante-crisi (di questi tempi non è poco, per non dire che è tutto), lavora, e siccome chi lavora ha ragione, gli operai hanno ragione.
In seconda istanza, la rendita urbana (intesa, anche, come indice di edificabilità) non è un fattore della produzione, altrimenti dovremmo pensare che immense bidonville come Città del Messico o Rio de Janeiro sono sterminate potenze economiche. Il che non è, così come le pestifere riqualificazioni delle aree ex industriali che piagano l'Italia, soprattutto, del nord, sono motori di impoverimento, non già di ricchezza.
La realtà è, molto banalmente, che i palazzinari lombardi sono tutti indebitati fino alle orecchie, e che Cemento Selvaggio serve solo a tirare avanti fino al prossimo collasso immobiliare. Passato quello, non c'è più niente da vandalizzare a meno di rinunciare ai vini di Franciacorta.
Aggiungo che il diritto del singolo di poter far chiudere una fabbrica funzionante e magari spostarla in un paese lontano, dove andrà ricostruita e da dove le merci dovranno compiere migliaia di chilometri per giungere a destinazione, determina una dissipazione di risorse umane ed energetiche a danno della collettività.
si... direi proprio che non è il mondo di Heidi.
Mi sa però che anche il lupo cattivo non ha un buon naso se vuol lottizzare quel terreno... non di questi lumi di luna.
Con buona probabilità ci rimetteranno tutti, con la differenza che alcuni faranno introiti minimi, mentre altri faranno la fame.
La legalità è sempre una bella cosa, quando le regole sono eque e tutti le devono rispettare in ugual misura.
@ Come si sposa questo con l'appoggiare degli operai che vogliono farsi continuatori del paradigma che gli stessi imprenditori vogliono smantellare (non però per paura del picco ;-)?
La dissipazione di risorse che produce il capitalismo, per via della parcellizzazione della proprietà e per via dell'assenza di un piano di produzione e di distribuzione dei beni, è di gran lunga maggiore anche di quella che si ha per via di quell'aliquota di lavoro che si dissipa a causa dello sperpero che il proprietario, libero di appropriarsi del plusvalore, talvolta determina.
Gli operai, in questo caso, cercano semplicemente di salvaguardare una unità produttiva efficiente che vuole essere smantellata per speculazione edilizia, non per piantare alberelli.
Chi difende la proprietà lo fa semplicemente per "istinto" di classe: i piccoli imprenditori padani, anche quando fanno la parte dei filantropi su qualche blog e si interessano del futuro dell'umanità, stanno sempre con l'occhio a mirare che nessuno calpesti il proprio orticello. Preferirebbero portarsi tutto il mondo all'inferno piuttosto che perderlo.
http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/01/operaioparziale.htmnel comunismo sviluppato non vi è più eccedenza né scambio ma utilizzo comune di risorse, passaggio, flusso di oggetti e di energia all'interno dell'intera comunità di specie.
d'accordo con Alberto e Pippo.
Per quel poco che ne so, nel caso della Zanon la proprietà era ormai assente (e la stessa legalità nel paese non stava tanto bene), perciò l'impossessarsi da parte degli operai della struttura della fabbrica può essere considerato una sorta di uso capione. Bravi poi ad essere capaci a mandare avanti l'attività con profitto.
Il caso della Innse è completamente diverso, come si dice sopra il proprietario è libero di fare a pezzetti la propria fabbrica.
Il prezzo irrisorio pagato, stando al tg di ieri, è sui 900 milioni, secondo gli operai la fabbrica vale 10 volte tanto e più. Chi ha acquistato pare interessato a una mera speculazione e ciò non me lo rende simpatico ma sono le regole del gioco.
Cosa produce l'Innse? Non lo ho ben capito ma mi pare industria pesante e energivora, tutta roba che, visto il blog dove siamo, ha pochi mesi/anni/lustri/decenni (barrare a piacere) di vita e ce ne preoccupiamo? Non si predica qui di solito una necessaria riconversione? Il collasso di sistema? Come si sposa questo con l'appoggiare degli operai che vogliono farsi continuatori del paradigma che gli stessi imprenditori vogliono smantellare (non però per paura del picco ;-)?
Mi spiace, sinceramente, per i lavoratori della Innse ma a ben guardare la chiusura è in linea con il cambio di paradigma qui prospettato.
@Pavone.. Allora ti consiglio il trasferimento a cuba. Sino al collasso di tutto il sistema, le leggi italiane sono ancora quelle che non ti piacciono, le quali implicano che il proprietario possa anche decidere di chiudere una azienda sana e produttiva. In alcuni casi questo viene concordato e discusso con le parti sociali per trovare soluzioni alternative.. in altri casi (PMI con dipendenti <=15) nessuno interviene e fanculo a loro.
Per quanto riguarda le imprese, la regola prima delle PMI e' non avere utile a fine anno.Il possibile deve essere reinvestito nell'azienda per farla crescere, piuttosto che pagarlo in tasse. E'ovvio che nei costi aziendali sono compresi altresi' gli stipendi degli operai e gli stipendi dei dirigenti. Ma rientriamo nello stesso punto di prima.. il padrone in quanto tale puo' anche decidere di prendere 8000 euro al mese di stipendio, sui quali paghera' ovviamente le sue tasse.
@9
Mi sfugge il perché se è stata comprata a prezzo irrisorio, gli operai non avrebbero potuta comprarla al prezzo irrisorio + 1 euro.
Come fa notare giustamente Alberto il lavoro e i macchinari potrebbero pure essere spostati in un altro lotto dal valore inferiore.
Per quanto riguarda il fantomatico plusvalore e la ingenua teorie economica che ci sta dietro, preferisco non ripetermi.
Il vero problema semmai è la difficoltà di costruire un impresa sana a causa gli immensi e costosi vincoli burocratici, fiscali e sindacali che fanno si che è più remunerativo farsi regalare aziende sull'orlo del fallimento con la promessa di mantenere posti di lavoro e poi puntualmente fare cassa con i macchinari e qualche finanziamento pubblico e chiudere tutto.
Ma è evidente che l'errore è sempre il solito... cercare di piegare il mercato ai presunti superiori interessi collettivi... il mercato non si piega ma si adegua e generalmente avviene nella direzione opposta a quella che gli ingegneri sociali sperano.
@ Alberto: anche la proprietà privata è un elastico. E il popolo affamato fa la rivoluzion....
@ Pippo: "gli utili di impresa oscilleranno tra l'1% e il 10%"... sì certo, vuoi vedere che i soldi rendono di più a tenerli in banca? E sei sicuro che l'imprenditore si porti a casa solo l'utile? non è che magari si porta a casa anche una fetta di fatturato? La Fiat ad esempio fa utile di pochi punti %, quando li fa, ma non mi pare che i suoi principali azionisti se la passino così male....
@8
Se è per quello anche dello spirito santo ne sentiamo parlare da secoli, però sempre un dogma religioso rimane... ;)
@Debora.. fino a prova contraria le commesse non sono ancorate ad un terreno. E la proprieta' privata consente ancora (nonostante molti la vogliano negare) di poter disporre dei propri beni come e meglio si crede.
@Antonio.. Allora fai l'imprenditore.Io non sono capace e quindi non lo faccio.. ma se e' cosi' facile creare plusvalore e fare tanti soldi..
@9
Brava Debora, e' quello che hanno anche accennato in un tg, le banche sono favorevoli alle lottizazzioni perche' piu' remunerative e ovviamente i soldi li mette pantalone per EXPO
Se ricordo bene da articoli degli ultimi giorni: la fabbrica e' stata acquisita per una cifra irrisoria da un imprenditore, accompagnato e presentato dall' esponente politico leghista Castelli. Questo imprenditore ha trattato con l' allora giunta provinciale di centro-sinistra e ha avuto il "bene" a prezzo irrisorio perche' ha promesso o si e' impegnato in qualche modo di salvare l' attivita. Poi ha iniziato a vendere i macchinari a prezzi notevoli e lo spazio dove sorge la fabbrica sara' probabilmente oggetto di speculazioni edilizie.
Di tutta la vicenda segnalo soprattutto quello che ho gia' scritto in un commento di qualche giorno fa': a chi non si fa convincere dalla propaganda tv viene subito mandata la polizia. Tutto questo in maniera sistematica, cioe' sempre.di preciso cosa sai del caso in questione, antonio, che rende chiara la situazione?
Ve lo spiego io perché.
Perché quella fabbrica non interessa a nessuno: quello che interessa è il terreno su cui sorge. Terreno che, una volta chiusa e abbattuta la Innse, diventerà oggetto di lottizzazione immobiliare.
Ancora convinti che gli operai dovevano fare la bella cooperativina col prestitino alla banca?
Non è il mondo di Heidi, sapete.
"diverso è se lo fa in maniera violenta tramite il furto..."
E da dove ha origine quella misteriosa ricchezza che consente all'imprenditore di acquistare i macchinari? Siamo sicuri che non è proprio frutto dell'appropriazione violenta di parte del lavoro degli operai? Hai mai sentito parlare di plusvalore?
Lasciamo poi da parte la questione della capacità imprenditoriale: il caso in esame parla da sè. I casi di unità produttive che vanno in rovina per incapacità o avidità della proprietà sono innumerevoli.
Onestamente Pavone sono abbastanza preoccupato di questo atteggiamento perdonista e giustificatorio che permette a chiunque di poter rubare e fare violenza al prossimo con la scusa di dover dare da mangiare ai figli.
Se l'esigenza è quella di dare da mangiare esistono mille opzioni prima di ricorrere all'uso della violenza.
In definitiva l'Italia è un paese di ladri... se poi qualcuno ruba per mangiare e solo più giustificato rispetto agli altri.
Sinceramente credo che in Italia quelli costretti a rubare per mangiare siano veramente pochi e decisamente ignoranti, visto che esistono le mense della caritas.
Concordo con alberto, e non sono affatto convinto che la strada sia quella giusta.
Non è assolutamente vero che i lavoratori di accontentano di utili molto inferiori... in una normale azienda gli utili di impresa oscilleranno tra l'1% e il 10%, quando non va in perdita... quello è lo sconto massimo che potrebbe fare una eventuale fabbrica autogestita che legalmente si impossessa dei mezzi di produzione... diverso è se lo fa in maniera violenta tramite il furto... in questo caso per un po' di tempo potrebbe permettersi di vendere anche a meno distruggendo il capitale rapinato... ma alla fine, quando i nodi verranno al pettine e bisognerà rinnovare i beni di produzione, la manifensta incapacita imprenditoriale di qualsiasi fabbrica autogestita mostrerà la vera utilità di queste violenze e la fabbrica dovrà chiudere per insufficienza di capitali.
Tradotto: gli operai avranno semplicemente rubato il valore dei macchinari che la proprietà aveva cercato di vendere.... altro che lavoro.
Se è vero che ci sono commesse e altro lavoro, perchè non è stata scelta la strada legale? perchè gli operai non si sono costituiti cooperativa e hanno acquistato la fabbrica con i macchinari??
Eh beh.. certo.. il caro esproprio proletario. I macchinari hanno un costo e rappresentano per l'azienda soldi veri e propri.Con commesse pregresse di oltre sei mesi non e' difficile convincere una banca a darti i soldi per acquistare le macchine in leasing. Continuando quindi a dar da mangiare ai tuoi figli.. Poi ci si lamenta dei "prenditori" che comprano con i soldi degli altri.
Caro Albero, il concetto di "legalità" è molto elastico se non hai di che dare da mangiare ai tuoi figli (altro che comprare macchinari e diventaer imprenditori di sè stessi!). Dal punto di vista "legale" la vicenda della Zanon è un vero e proprio esproprio. Tu cosa faresti? tutti in galera vero?
La Innse è a due passi da casa dei miei, e di loro non sapeva niente nessuno perché pochissimi dei media sedicenti liberi ne hanno parlato.
Il Corriere dedicò alla vicenda qualche trafiletto, ma gli operai si sono dovuti arrangiare appoggiandosi a siti scomunicandi come Il Pane e le Rose ( http://www.pane-rose.it/files/index.php?c8:o359 ).
A Milano erano in ansia per le sorti dei grattacieli di CityLife, soprattutto la banana moscia di leberskind, o come si chiama, non c'era tempo per quattro ignoranti in sciopero, sapesse...
NOVA di Castelleone provicia ci Cremona, tra l'altro e' una coocperativa legale in quanto il proprietario messa in liquidazion la fabbrica, ha affittato stabile e macchinari proprio ai dipendenti.
Non ho molto ben capito la faccenda dall'articolo di giornale. Ma pare che il proprietario abbia venduto i macchinari. Non mi sembra quindi una soluzione molto "legale" quella di occupare la fabbrica. Piuttosto sarebbe stata una soluzione permette l'acquisto da parte degli operai dei maccchinari chesso' con un leasing o altre forme di pagamento, permettendo loro di diventare realmente imprenditori di se stessi.
alle 17:28
marco
x Pippo
L' imprenditore proprietario attuale della Innse non ha comprato la fabbrica sul libero mercato. Ha trattato con il potere politico, la provincia di Milano, gestita in quel momento dal centrosinistra, presentato ,appoggiato da un influente uomo politico della parte avversa, l'ing. Castelli della Lega Nord.Ha comprato l' attivita', che e' composta dai macchinari, il marchio, l' esperienza degli operai, l'avviamento commerciale (cioe' clienti e prodotti), ad un prezzo "politico" , inferiore al solo prezzo dei macchinari. Tutto questo perche' in qualche modo aveva promesso, si era impegnato a salvaguardare l' attivita'.
Io tutto questo l' ho letto su giornali ed abito in tutt'altra parte d' Italia. Pero' se e' vero, non si e' trattato di libero mercato disturbato dagli operai vetero, ma si e' trattato del solito "perdite pubbliche e profitti privati" come nel caso Alitalia.
Io comunque non odio nessuno e l'unico ritratto in casa mia e' di Gandhi.