Crisi sistemica e cambio di paradigma
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Mi tocca fare un post sull'ovvio. Su questo blog si parla di crisi, e niente è più in crisi della scuola. Proprio quella che non dovrebbe.
Sento, qui dalle Maremme più impervie, che qualche decerebrato ha proposto di studiare il dialetto a scuola. Lodevole intenzione: visto che i nostri ragazzi già sono dei geni della matematica, sanno tre lingue e scrivono come Manzoni, è giusto ora darsi al recupero delle sane tradizioni per impiegare il tempo che avanza.
Ma non capisco la scelta del dialetto: è una materia che a scuola mi pare già molto seriamente approfondita, e praticata in tutte le ore di lezione. E' in classe che mio figlio ha imparato cosa significano "annamo", "magnamo", "mì padre", "m'addormo", "arisparagno" e altre significative espressioni della nostra bella e antica terra pregna di storia. Per tacere di altri validi recuperi culturali adatti ad età più mature, quali "mignotta", "attàccate ar c...", e "puzzi de marocchino".
Ogni compagno di classe padroneggia la materia come un maestro, e ciò è motivo di vanto per i genitori. Mio figlio, che costringo in clandestinità e nel segreto della nostra casa ad usare l'italiano, una volta ha chiesto sfacciatamente ad un compagno: "Ma perché a casa tua parlate tutti romano?". Inutile raccontarvi l'indignazione della madre, che ha orgogliosamente risposto "Noi semo romani e parlamo trasteverino!" Era evidentemente molto soddisfatta dei successi del figlio nelle operazioni di recupero della tradizione. Mio figlio, non contento, ha infierito: "Eh, ma da grande quando cercherai lavoro dovrai sapere l'italiano!" Al che, tale pargolo così pressato ha trionfalmente concluso: "Che me frega, tanto io faccio il calciatore!"
A parte la figuraccia da ignoranti che abbiamo rimediato, dovendoci scusare ripetutamente con la signora per aver messo in discussione l'utilità del dialetto imparato a scuola e convintamente praticato in casa, mi toccherà anche andare a protestare con quella napoletana della maestra. Ha messo a mio figlio 10 in italiano: che non si azzardi mai più. Mica voglio che passi per un asino... e poi cosa diranno i nonni, umiliati da una pagella così?
Salve; commenti tutti interessanti anche se... non credo siano questi i veri problemi per fermare la globalizzazione, o, almeno, per "educarla", "ammorbidirla", "limitarla".
Oramai siamo già un conglomerato di stati (Europa) e stiamo già per essere sottoposti a leggi comuni oltre quelle già vigenti.
Il punto forse è proprio fermare questo, non credo che il dialetto ci salvi!
Già abbiamo perso il Latino.... e chi lo rimpiange?
Ma rimpiangeremo sicuramente alcune leggi "Comunitarie" e la mancanza del lavoro dovuta al globalismo economico.
Se continuiamo a menare queste discussioni, faremo solo il "loro" gioco.
Pace e bene..... ma vedo nero......
Come giá detto non sono dell'idea di insegnare i dialetti a scuola, a)perché non ce n'é il tempo, b)perché non ci sono gli insegnanti, c)perché non é ruolo della scuola ma della famiglia. Che conoscere le lingue sia globalizzante non so che dire: vivo in Germania, parlo in tedesco e inizio a capire qualcosa (qualcosina e basta eh) di bavarese, e non lo trovo per niente globalizzante. Ma anche su questo potremmo stare a discutere 1000 anni!! Cosa vorrá poi dire Globalizzazione? Troppe cose... almeno troppe per dare un mio giudizio univoco...
A giudicare dal numero di post e dal loro tono, questa faccenda del dialetto, per diletto o per editto, sembra scaldare gli animi.Meno male, vuol dire "er popolo" non è completamente plagiato, intontito, sazio della sbobba mediatica inculcata a orari fissi dalle varie sore-televisore e fratri-monitori.Mi viene in mente che gli Italiani s'inventarono pure l'acronimo "VIVA VERDI" dove per VERDI si nascondevano le parole Vittorio Emanuele Re D' Italia, al tempo di Giuseppe Verdi e dell'oppressore austroungarico.Però erano anche gli stessi Italiani che imprecavano contro gli Austriaci dicendogli:Maledetti (gli Austriaci) che c'hanno insegnato a mangiare tre volte al giorno.E' meglio il sapone o l'acqua calda per lavarsi le mani? E' meglio il dialetto o una lingua nazionale per levarsi dall'icomprensione reciproca? Forse la domanda è semplicemente malposta.Comunque ci vuole l'acqua fresca, che è la padronanza del parlare.Poi se è calda e c'è il sapone, ancora meglio.
Ma il popolo della libertà, non dovrebbe essere anche quello della libertà di scegliere come parlare, pagandone ovviamente il prezzo che ne consegue?.C'è un ragionamento che stronca ogni diatriba già sul nascere, che riguarda il dialetto.Quanti dialetti bisognerebbe conoscere per trovarsi a casa propria in un paese come il nostro? E quante lingue invece?Per chi non lo sapesse il grande Armando Testa, fondatore dell'omonima agenzia pubblicitaria, pluridecennale e di livello internazionale, creatrice di modi di dire entrati nell'uso comune, ebbene, l'Armando, in azienda parlava piemontese.Ma non s'è mai sognato di creare delle scuole per insegnarlo.Forse il dialetto è come l'acqua in polvere.Per farne acqua basta aggiungere acqua, liquida però.
Marco Sclarandis
Non considero un mal eimparare l'inglese, conosco l'inglese, forse quindi non mi rivolgo nemmene a te, Andrea, cioé non dici cose che reputo errate. Non capisco come possano essere antitetici il dialetto locale e lo studio dell'inglese.
Trovo però che il conoscere una lingua ecc... sia anche (non soltanto) globalizzante e vedo nella globalizzazione un male (non nuovo). Sicché il dialetto, non già come utilizzo corrente di esso, ma come cultura, tradizione ecc... mi sembra un piccolo toccasana. Non pretendo che a scuola si parli dialetto, ma che lo si insegni, si insegnino i dialetti, la loro storia ecc...
Per il fatto che dovremmo vivere al meglio questo mondo (o meglio questo sistema) perché non siamo liberi di uscirne... beh non condivido: il primo passo èsapere di non essere liberi, il secondo è individuare chi ci tiene "prigionieri" e come, il terzo è liberarsi.
@66
Continuo a non capire il collegamento che fai tra consumismo, imparare le lingue e tradizioni locali. Appunto perché non siamo liberi di uscire da questo sistema credo sia opportuno cercare di viverlo al meglio e, come ho detto piú su, la conoscenza condivisa aiuta ad abbattere alcune barriere che questo sistema cerca di imporre. L'inglese quindi arriva ad essere solo ed esclusivamente uno strumento, poi ognuno puó utilizzarlo come meglio crede, sia per consumare sempre di piú che per decidere come consumare o cosa non consumare.
"Se non ti gusta sei liberissimo di tornare ad un mondo libero dal lavoro e dalle bollette."
No, non sono libero di farlo. Guarda i discendenti dell epopolazioni precolombiane (guaranì, e altri che stanno peggio dei guaranì), non sono liberi dal capitalismo, il capitalismo vuole dominare ogni centimetro quadrato di questo pianeta, pur ela Luna se ci riesce, e pure Marte. Questa è la dannazione dell'uomo occidentale. E io non sono libero, ma almeno so di non esserlo, è già qualcosa rispetto a chi si crede libero solo perché gli fan vedere tanta merce come nel paese dei Balocchi.
Gentile Amica, tu dici che "costringi" tuo figlio a parlare in italiano, ergo, mi viene da pensare, che gli molli fior di sganassoni se parla romano. Oppure ricorri a stratagemmi più sottili, come la privazione del cibo? In ogni caso, è evidente che è inutile che stai a menare il can per l'aja che tuo figlio è bilingue ("me' cojoni!")... siccome mi ricordo la merda che è stata sotto questo riguardo la mia infanzia e parte della mia adolescenza, comprenderai che ancora oggi quando sento simili racconti il mio sentimento non è propriamente di approvazione.
La Lega sta andando fuori di matto, questo mi sembra ormai chiaro e mi preoccupa. Questa proposta del dialetto, poi, è evidentemente provocatoria e non tiene conto di altre urgenze della scuola italiana.
Ma non è una buona ragione per condonare altri tipi di intolleranza.
Perdona la franchezza, Debora, ma quando hai scritto nel tuo stesso commento qui sopra "almeno a Roma, dialetto= ignoranza crassa", ti sei resa conto delle implicazioni di un'affermazione del genere?
E davvero sei orgogliosa, come mi è sembrato di capire, di come tuo figlio abbia chiesto al compagni "Ma perché a casa tua parlate tutti romano?".
Io sono di Milano, ma ho vissuto 3 anni a Roma e conosco romani che parlano sia dialetto sia italiano senza problemi. Beati loro! Io invece il milanese non lo so... e me ne vergogno, perché anche questa è una forma di ignoranza.
L'italiano serve, è bellissimo, ed è giusto che sia la lingua nazionale. Nel mondo del lavoro, poi, l'inglese e il tedesco contano molto più del lucano e del bergamasco: è giusto che sia così. Anzi, io insegnerei pure un po' di cinese...
Ma per favore, piantiamola con questo mantra del dialetto=ignoranza
Del resto la distinzione tra lingua e dialetto è, ahimé, puramente politica.
Max Weinreich, come altri linguisti, diceva: "Una lingua non è altro che un dialetto difeso da una flotta e da un esercito". Il suo allievo William Labov fu il primo a dimostrare chel'inglese vernacolare dei ghetti afro-americani aveva la stessa complessità grammaticale -e quindi la stessa dignità linguistica- di quello della Bbc.
Questo significa che non bisogna fare studiare ai nostri figli l'italiano (e nel caso degli americani lo standard American English)? Assolutamente no!
Ma forse a tuo figlio, quando chiede "esasperato" ai suoi compagni di classe se a casa parlano solo romano, dovresti spiegare che i suoi amici non sono per questo più ignoranti di lui, né di te.
Resta il fatto che di un dieci in italiano c'è sempre da andare fieri.
assolutissimamente lo insegnano a scuola? come si dice in dialetto?
:)
@59 Debora e 53 zerouno
sono assolutissimamente d'accordo con voi.
Con l'ignoranza che c'è tra gli italiani, alunni e non, perdere tempo con i dialetti è la solita trovata per distrarre la massa dai problemi reali con servizi su servizi su giornali e tg
@ El Pistola
Ma ci mancherebbe, non ti attribuisco niente, ho solo estremizzato il tuo pensiero per farti capire come la penso.
Io credo che il Verbo, come lo chiami tu, non vada di pari passo con il mio concetto di conoscenza condivisa, anzi. Questo tipo di concetto é alla base della diffusione e dello sviluppo di Linux, che non credo proprio sia in linea con il pensiero consumista-capitalista (ma che per funzionare a pieno ha bisogno anche di meccanismi di mercato). Anche solo (scusami il "solo" Debora!) questo blog é un esempio di scambio culturale a basso costo: stiamo discutendo (spero arricchendoci), dobbiamo consumare qualcosa? Si, luce, tempo e bolletta. Se non ti gusta sei liberissimo di tornare ad un mondo libero dal lavoro e dalle bollette.
Per tornare in topic: parlo diverse lingue, parlo anche dialetto e sono convinto sia fondamentale mantenere una diversitá linguistica e culturale. Ma questa diversitá puó essere mantenuta, quando non arricchita, anche con il confronto con il diverso, confronto che ha necessitá di mezzi di comunicazione comuni.
E invece no, Debora. Io non voglio uno Stato padano, uno toscano e così via, non li voglio, ma nemmeno ne voglio uno italiano o uno globale. In parole povere, possiamo fare a meno degli Stati, siano essi locali o no.
Sarebbe bello un mondo senza stati (ovviamente emancipato e in pace, è un'utopia... forse), in cui le tradizioni locali vengano rispettate, sviluppate, e in cui un milanese possa andare a diventar napoletano, perché no... non si tratta di chiusura, ma di radicamento locale.
Luca, come ho scritto mio figlio parla benissimo il romano. Solo che parla anche l'italiano, cosa che i suoi compagni non fanno. Insomma, è bilingue :D.
Bella idea, sclarandis: oltre a piedi, pollici e braccia potremmo sostituire l'euro con i ducati, gli scudi e i tarì! Pensa che gioia i banchieri, con uffici cambio ogni 200 km! E perché non riesumare anche il Granducato di Toscana, il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio? Quelle sono le nostre tradizioni, le nostre fiere radici!
(Anch'io odio la globalizzazione, ma caxxo ragazzi: tra un po' qui finiremo a invocare sangue, stirpe e discendenza... Mi sembrate Blondet... :P)
Personalmente non ho avuto bisogno di aspettare la scuola per imparare il romano. La sora Velia, che veniva a spicciare casa e a reggere me e mia sorella era un'ottima maestra. Naturalmente quei razzisti complessati dei miei genitori, con le loro false coscienze di piccoli borghesi, non volevano che parlassi romano. Naturalmente l'ho sempre parlato, e ne sono fiero.
Con tutto il rispetto, inviterei l'autrice di questo post a meditare sul rischio di fare del figlio un "deraciné".
Tratto da "Terra selvaggia", di John Zerzan:
"Attualmente le nostre vite dipendono dal successo dell'economia. Dal momento che la nostra società è guidata dalla produzione e dal consumo di merci, siamo continuamente costretti a comprare la nostra esistenza su questo pianeta da quelli che lo controllano ... La produzione di massa trasforma paesaggi e ecosistemi brulicanti di vita in piantagioni agricole omogenee, in desolate industriali inguardabili e cancerogene, in distese urbane socialmente distruttive ... Anche chi percepisce la negatività di un economia in continua espansione darà tipicamente il benvenuto alla sua presenza, perchè solo lei potrà fornire i lavori di cui abbiamo così disperatamente bisogno per pagare le bollette. E se non ci fossero bollette da pagare? Questo è stato il caso per più del 99% della storia umana. Solo di recente la società sono giunte a basarsi sulla produzione forzata di massa. Le culture indigene che sono state assimiliate o distrutte dalla civiltà industriale (insieme alle poche che ancora lottano per resistere alla sua influenza) sono state contente di soddisfare i propri bisogni direttamente cacciando, pescando, coltivando, raccogliendo e pascolando greggi ... Saremo liberati dalla necessità di lavorare solo quando avremo rifiutato con forza l'obbligo di pagare per la libertà di usare e occupare le terre che ci sono state sottratte. Il mondo naturale può essere preservato e ristabilito solo quando avremo rifiutato con forza l'obbligo di pagare per la libertà di usare e occupare le terre che ci sono state sottratte. Il mondo naturale può essere preservato e ristabilito solo quando saranno smantellati gli attrezzi della produzione di massa. Se noi riconosciamo che l'economia è un male non necessario, non dobbiamo solo scoprire modi creativi per sopravvivere senza di essa, ma anche distruggerla."
A chi vuole un'economia (ovviamente qui si intende la macroeconomia) che funzioni (quindi che ci schiacci ed omologhi, che ci faccia genuflettere di fronte al Dio-Denaro) suggerisco, se gli va, di leggersi qualcosa di John Zerzan:
http://www.tmcrew.org/eco/primitivismo/agricoltura_zerzan.html
http://www.tmcrew.org/eco/primitivismo/distruggi_economia_zerzan.html
Io personalmente non vedo l'ora che muoia questa (macro) economia.
"io vivo nel mio tempo, e chissenefrega di quello che ha fatto pincopallino 100 anni fa!! "
Questa frase è tua, io non la condivido, ma vivo e lascio vivere, però non attribuirmela.
"Ma viviamo nell'era della conoscenza condivisa, secondo cui vale il ragionamento che se tu hai un problema forse qualcunaltro in giro per il mondo ha avuto lo stesso problema e l'ha risolto. Internet e uno strumento di comunicazione comune permettono uno scambio di informazioni (a costo bassissimo) impensabile solo 20 anni fa. Vuoi rinunciare a questi vantaggi solo perché l'inglese é la lingua di mcdonald e della nike?"
No, voglio rinunciare a questi vantaggi perché la libertà si compra coi soldi (e coi vantaggi) che si rifiutano, parafrasando Fortebraccio.
Ma vedo che il Verbo dell'economia e del "tutto andrà bene, e andra sempre meglio", sottotitolo: "compra, consuma, obbedisci", è duro a morire.
@53
il concetto di economia che funziona sulle grandi dimensioni potrebbe essere messo in forte discussione in futuro: anzi questa crisi é dovuta anche alla continua crescita dell'economia e della spirale in cui molte aziende si sono andate a cacciare.
ma per il resto la pensiamo uguale.
@51: bravo, spiega loro che viviamo nel mondo e non nei paesini, che l'economia funziona sulle grandi dimensioni, che la conoscenza è frutto della condivisione e del confronto possibili solo con le lingue internazionali
e comunque, come si legge nell'articolo, se gli studenti italiani fossero al 90% grandi studiosi invece di essere ben sotto la media europea si potrebbe forse pensare di cercare dello spazio e del tempo per la cultura locale ma non è questo il caso
prima ci sono italiano, storia e matematica, scienze e le lingue straniere (non c'è ordine) poi verranno altre cose marginali per non dire inutili e controproducenti
Date un'occhiata al punto 4 del manifesto di Newropeans, un partito politico trans-europeo che si é presentato alle ultime tornate elettorali.
È il partito nato da quel gruppo di persone che ideó e promosse lo sviluppo del programma Erasmus, partito legato a Leap2020.
Lo trovate qui.
"Tutti dobbiamo sapere l'inglese, è perché mai? Quando mi capiscono i miei compaesani, io sto a posto. Localizzare al massimo!Globalizzare la cultura per aver tutti la medesima lingua serve solo al capitalismo(...)"
Contento tu contenti tutti!
Ma viviamo nell'era della conoscenza condivisa, secondo cui vale il ragionamento che se tu hai un problema forse qualcunaltro in giro per il mondo ha avuto lo stesso problema e l'ha risolto. Internet e uno strumento di comunicazione comune permettono uno scambio di informazioni (a costo bassissimo) impensabile solo 20 anni fa. Vuoi rinunciare a questi vantaggi solo perché l'inglese é la lingua di mcdonald e della nike? La lingua (come internet) é uno strumento, non un fine.
Secondo il tuo ragionamento non dovremmo neanche studiare la storia: io vivo nel mio tempo, e chissenefrega di quello che ha fatto pincopallino 100 anni fa!!
A proposito di EU e torre di Babele si può vedere qu.
Per il resto penso che i poteri forti abbiano un certo interesse a vedere la Lega all'opposizione di un governo di larghe intese presieduto dal presidente della Camera e comprendente centro e attuale sinistra.
Ma la torre di Babele cadde proprio per volere di Dio, che volle anche lingue diverse, diversificare anziché unire tutti sotto lo stesso idioma.
Tutti dobbiamo sapere l'inglese, è perché mai? Quando mi capiscono i miei compaesani, io sto a posto. Localizzare al massimo!
Globalizzare la cultura per aver tutti la medesima lingua serve solo al capitalismo, è la stessa ragione per cui in Sicilia si schiacciano arance e pomodori per poi importarli dalla Spagna: è il Mercato... ma li stiamo vedendo i danni del Mercato, le sue stupide azioni solo perché si guadagni... imposizione della cultura anglosassone inclusa, imposizione della mescolanza inclusa, affinché ci sia un mondo di consumatori globali, tutti uguali...
M'è rimasto nel mouse: Finalmente saremmo governati da un triumvirato, o meglio un trium-arabato.Resta da vedere quelli che sono affezionati al Mono-arrapato attualmente in carica.Con un pò di odalische e la promessa che oltre alle lische riceveranno anche del merluzzo,si sistemerà tutto, stiamone certi.
Marco Sclarandis
Questa difesa del dialetto proposta dalla Lega, mi fa pensare a Maria Antonietta di Francia, che informata dai suoi cortigiani che il popolo aveva fame, replicò che gli si desse delle brioches.Siccome il popolo della Lega comincia a inqiuetarsi per questa crisi economica di cui si vaticina la fine ma la cui fine non si vede proprio, allora il loro, in questo caso Napoleone, li ammansisce con queste promesse.Certo che imprecare in dialetto è più efficace, lo sappiamo tutti.Peccato che ciò non significhi automaticamente che risolva più in fretta la situazione.Gli Ebrei c'hanno tramandato la storia della torre di Babele.Dove la torre è rimasta incompiuta.Già siamo una mezza Babilonia, con l'altra metà Babele, verremmo di fatto annessi al medioriente, e magarri risolveremmo un pò del problema degli immigrati nordafricani.Mancherebbe se non altro il fascino della trasgressione
Anzi, perchè non instaurare anche le vecchie unità di misura? Piedi, pollici, braccia, stai, giornate, miglia, pertiche, e via medievaleggiando.Basterebbe farci l'abitudine.Diventeremmo il primo paese post-neomedievale al mondo,Anche gli Amish verrebbero in visita per imparare qualcosa, un neo-turismo tutto da sfruttare .Dimenticavo.Cominciamo ad imparare nomi come questo:Um beert Boussì, 'Rou beert Maar-onnì, 'Rou beert Calder-ool-olì.Potrebbe farci comodo.
Marco Sclarandis
Insomma, qui tutti orgogliosi della Massonica Italia, tutti fieri degi eroici massoni Garibaldi e Mazzini, che hanno eliminato dei popoli per costruire il massonico "lavoro con le pezze" Italia (non ho volutamente scritto "patchwork")?
il dialetto non si insegna dalla cattedra, o è già un dialetto morto.
la scuola però può aiutare a far capire ai genitori che il dialetto in sè non è un fastidioso ricordo di quando eravamo poveri, o un ostacolo all'imparare l'italiano, ma è un patrimonio tramandato di notevole ricchezza linguistica, da non disprezzare.
personalmente, fra un tamarro di periferia suburbana che utilizza le misere 300 parole della tv, e il "campagnolo" che può far conto sulla più completa espressività del dialetto, preferisco il secondo, perché, seppur magari "ignorante", non ha tranciato il legame ad una tradizione, fatta di proverbi, salacie, storie, che rappresenta un qualcosa di più ampio e sincero delle platee fasulle dei talkshow.
io, come molti in veneto, pur figlio di insegnanti, ho avuto per madrelingua il dialetto; l'italiano l'ho imparato una volta a scuola, dalla maestra, e non ho mai avuto problemi.
@43
Sei proprio sicuro che per allora lì ci sarà lavoro?
è INUTILE il dialetto,, piuttosto fate un corso di tedesco , potrebbe servire, quando saremo dei morti di fame e dovremo cercare lavoro in svizzera, germania e austria,,,
Ma lassì lè cui dialòtt....iv hann mia fàtt imparè a scòla ca in Italia a sùm tùtt Italiàn e parlùm tùtt la stèssa lèingua?
O, tant par cambiè ,a scòla i hann dìtt un pò ad lucaad, vist c'al prufesùr al 'gniva da un pò pòssè distànt da l'ultim angùl ad la nòssa regiòn......
;-)
penso che le espressioni dialettali, le parole e i proverbi non possano che arricchire l'italiano standard
si pensi a camilleri
Parole, parole, parole...
Ma se non sbaglio le ho gia' sentite alla tibbu'
Giudico assurde, quanto banali, le motivazioni a sostegno dell'esclusione di ogni tipo di insegnamento degli idiomi locali nella scuola pubblica.
Sono un patrimonio culturale plasmato nei secoli da tutti i popoli della penisola e come tali, vanno conservate e tutelate.
sappiamo tutti che non si insegnerà mai il dialetto a scuola
già è pieno di gente non sa parlare l'italiano come si deve storpiando passati remoti e quant'altro
la Lega si inventa questi colpi di matto per un fatto mediatico, per rilanciarsi sulla scena nazionale
per fortuna con la diffusione di internet i vari dialetti perderanno molto, specie quelli più estremi
c'è bisogno di cultura in questo paese, di conoscenza
i bambini, i ragazzi devono studiare seriamente l'italiano e le materie scientifiche, il dialetto continua a esistere per vie diverse dalla scuola
Si, tutti bei discorsi, belle dichiarazioni di principio, lodevole e sacrosanta rivendicazione del nostro patrimonio folcloristico.
Io personalmente una proposta piu' cretina di questa non l'ho mai sentita.
A parte lo stabilire il livello di preparazione dell'insegnante di dialetto: chi sara' preposto a giudicare tale preparazione e su quali parametri? L'aspirante insegnante dovra' forse passare un esame infilandosi nei bar di provincia e sostenendo una conversazione in dialetto con la gente del luogo? Ci sara' a giudicare una commissione di portinaie che hanno a loro volta dovuto passare un esame preliminare presso un'altra commissione di muratori ecc.?
Ma non siamo ridicoli!
E poi i testi scolastici: ma, dico io, a chi li facciamo scrivere questi testi? Una testo di grammatica ci dovra' pure essere, o sbaglio? E chi la scrive la grammatica? La mia portinaia? C'e' poco da scherzare, il suo e' il miglior dialetto che abbia mai sentito, ma purtroppo di italiano non sa dire una parola. Senza contare l'immensa (si, sono sarcastico) mole letteraria in dialetto da dover stampare, perche' no? Perche' no una bella antologia delle migliori opere in dialetto di Bassano del Grappa, o una raccolta di scritti nell'aulica lingua dialettale di Milano Marittima? O dovranno tutti studiare Trilussa, perche' a parte lui e pochi altri, non c'e' nient'altro da leggere?
E poi dove me li mettete gli esami di fine d'anno? Il prof di Vigevano in trasferta a Ciro' marina per gli esami di maturita'?Lo studente che porta il papa' o il nonno che sono esperti di dialeto per controllare che il prof non dica minchiate e il dialetto lo sappia bene abbastanza da poter giudicare la preparazione dell'esaminando?
E i costi per tutti questi nuovi insegnanti?
E infine, qualcuno mi potrebbe dire a cosa cazzo serve imparare il dialetto a scuola?
Sono sicuro che tutti questi sostenitori del dialetto scolastico sono anche quelli che tuonavano contro il latino perche' non serviva a un cazzo. Bene mi dicano costoro a cosa serve il dialetto, forse a non sbagliarsi a chiedere due etti di prosciutto in salumeria?
Quello che trovo assurdo non e' che un coglione di politico se ne venga fuori con cretinate da far paura, quello che trovo assurdo sono tutti gli idioti che gli danno retta.
intanto pare che in parecchie università italiane, ai test di ammissione, questi giovani italiani, arrivino piuttosto scarsini in grammatica italiana; si cercherà di rimediare, forse, avviando veloci corsi intensivi di italiano parlato, scritto e di comprensione ai testi. mah!
Io proporrei una legge che obbliga tutti a lavarsi le mani prima di mangiare e dopo aver evacuato le interiora.Con un minimo di rituale regionale o provinciale, legato alla durezza in gradi francesi dell'acqua, e sanzioni in caso di trasgressione.
Mi rendo conto che occorrerebbe il vero "grande fratello" d'orwelliana memoria per controllarne l'applicazione e l'adeguamento di milioni di locali pubblici e privati alla bisogna, nonchè una ulteriore legge sulla privacy per evitare abusi e usi impropri dei filmati conseguenti.Ma sono sicuro che un governo e un parlamento di geni come quelli che ci ritroviamo, questi sarebbero problemi risolvibilissimi con qualche decreto promulgato ad hoc.Finalmente, ci ritroveremo tutti con le autentiche mani pulite, dall'Alpi alle piramidi ,dal Manzanarre al Reno.Senza contare i benefici in termini di pil per tutte le categorie sociali, dagli idraulici ai profumieri. Viva l'Italia!, Abbasso le mani sporche!, Giù le mani dal didietro che l'abbiamo appena lavato!
E se non sono stato capito te lo ripeto in dialetto, il mio.
Marco Sclarandis
@30
Interessante.. Te l'ho chiesto anche perché non ho idea di come venga insegnato l'inglese alle elementari, o quando inizino a insegnarlo..
regione
@debora
sull'ignoranza dei genitori non possiamo niente purtroppo
ed è vero che la mia approvazione del'insegnamento dei dialetti parte da una situazione di padronanza quasi perfetta dell'italiano, anzi trovo che questi arricchiscono la nostra lingua, la cosa più interessante sarebbe quella di fare l'analisi di qualche testo letterario in più dialetti, anche fuori dalla propria ragione, questo sì che darebbe un bagaglio linguistico culturale e dei registri diversi delle lingue ai bambini
In generale. E' bruttissimo dimenticarsi di quando eravamo bambini, oggi per ogni cosa c'è una scienza ad hoc, c'è la scienza che studia come si pensa da bambini (si astrae? non si astrae?), una che studia come si ragiona da adolescenti, e via di seguito... sarà che per me tutte queste scienze che si basano sulla cognizione sono state create da massoni... sarà anche che ormai per affermare un'opinione la si deve dimostrare scientificamente... ma a me tutto 'sto scientismo piace poco, anzi per niente.
@29
Parlo perché ho dato un'esame di glottodidattica. ^^
Di solito, alle elementari quando l'inglese viene insegnato lo si fa con un approccio molto mnemonico. Ai bambini non viene richiesto di riflettere sulla grammatica perché non sanno bene neppure quella dell'italiano. I bambini sono molto ricettivi per quanto riguarda l'ascolto e memorizzano molto bene, per questo apprendono meglio in contesti familiari e spontanei, ma hanno poca capacità di astrarre.
@persenaro
l'esempio delle graduatorie era per dare l'idea dell'assurdo, credevo si fosse capito!
@Ale84
parli perché sei un insegnante o é una tua idea?
@Persenaro
E' vero, ma l'apprendimento deve essere spontaneo perché i bambini possano imparare bene una lingua. In un contesto scolastico, si trovano più facilitati i ragazzi rispetto ai bambini, perché riescono ad astrarre e ragionare meglio sui fenomeni della lingua.
Ai bambini vanno insegnate più precocemente possibile le lingue, perchè assorbono parole e nozioni più rapidamente ed efficacemente degli adulti.
Conosco bambini che a 8-10 anni padroneggiano con sicurezza 3-4 lingue, avendo la fortuna di vivere in contesti familiari dove i genitori sono di diversa origine linguistica.
Questi avranno la fortuna di possedere un vantaggio incolmabile, rispetto agli bambini che cominceranno dalle classi medie.
Ah ecco dove sta l'inghippo, le graduatorie per insegnanti che dovranno tenere lezione di questa materia. Chiaro come il sole che il concorso di arruolamento dovrà farsi estendendolo all'universo mondo, se no come facciamo a semplificare le cose in modo che il siciliano sia insegnato da un sardo, il sardo da friulano e così via. Poi naturalmente sarà polemica per sostenere che la cosa non funziona.
Il fascino del dialetto sta nel fatto che essendo radicato nel territorio si impara in casa, in famiglia, in piazza casomai ma non a scuola, la quale deve dare un'istruzione nazionale (come è sempre stato dall'unità a oggi). Se il dialetto non si impara più spontaneamente, allora non ha neppure più senso insegnarlo a scuola, perché i valori che lo sorreggevvano sono già morti.
Io eviterei anche di introdurre l'insegnamento dell'inglese alle elementari. Già i bambini conoscono poco l'italiano, figuriamoci quindi se hanno gli strumenti grammaticali e cognitivi per sostenere l'apprendimento (scolastico) di una lingua straniera, il quale deve sempre avvenire a partire da una solida conoscenza della propria lingua.
Quella dei dialetti è l'ennesima provocazione leghista. Tuttavia, sarei d'accordo a una riduzione del romanaccio e dell'accento meridionale in televisione.
@14
Scusami Paolo, il mio era una precisazione sul termine globish, o global english: si intende un inglese appunto globalizzato, ma non dagli USA (non sono loro la fonte di tutti i mali), da tutti i non-madrelingua inglesi che parlano un inglese scorretto.
Ora, in Italia si tende ad utilizzare a sproposito certi termini, dovuto, imho, ad una conoscenza scarsa della lingua ed in certi casi della lingua italiana: pensa a bi-partisan, certi giornalisti la pronunciano by-partisan!! O_O
Per tornare in topic, sono convinto che il ragionamento sul dialetto a scuola lo chiude Fatman, é impossibile! e poi mi gusterebbe vedere le graduatorie per gli insegnanti!! ahhaha
L'inglese serve, come servirebbe sapere almeno un'altra lingua europea, senza vergognarsi di usare inglesismi. In fondo siamo vivi e vivo é l'idioma che utilizziamo per comunicare con gli altri: pensa alla parola jogurt, ormai di uso comune, che arriva dal turco, cosa facciamo? usiamo "derivato del latte fermentato"?
a parte che il dialetto gia' si parla pure nel Torinese, ma insegnarne qualche rudimento a scuola non farebbe male (per quanto ce la possa poi avere con la lega) ed aiuterebbe anche i bimbi stranieri ad apprezzare la cultura locale. Quando e' una lingua molto diversa dall'Italiano, apre poi ancora di piu' la mente per imparare altre lingue in futuro. Problema magari sarebbe che un insegnante di scuola elementare potrebbe non essere locale. Posso assicurare che imparare bene la grammatica Piemontese per chi non lo parla equivarrebbe imparare il Francese e richiederebbe esami per gli insegnanti come si fa in Irlanda o in Galles ed usare uno standard come ad esempio la lingua del capoluogo. Richiederebbe tempo anche se non e' nulla di impossibile. Poi in UK non hanno certo problemi ad imparare altre materie perche' conservano gli idiomi locali (ed il Gaelico e' durissimo, nemmeno indoeuropeo) o perche' insegnano in alcuni asili sia Inglese che Urdu (visto personalmente a Manchester). Mi pare anche buona l'idea dei Britannici di usare la lingua locale in qualche programma regionale con sottotitoli, per abituare almeno chi vuole alla pronuncia senza dover passare per la scuola.
Tutto il mondo è paese, come pure la tendenza però a drammatizzare qualcosa che è assolutamente gestibile e formativa per i ragazzi, ai quali, va riconosciuto il diritto di conoscere e utilizzare il loro patrimonio linguistico.
Ma una bella riformina lampo, che tolga l'insegnamento della religione e metta al suo posto una bella lezione di educazione civica che tratti di:
costituzione
codice della strada
"problematiche" giovanili in maniera costruittiva
tradizioni popolari (tra cui il dialetto)
Potrebbe essere spalmato su tutti gli anni della scuola primaria e secondaria.
Niente è impossibile se ci si mette di buona volontà. La parlata locale è tale perché usata in un determinato e ben definito territorio. Questo significa che quella koinè andrà studiata in quel territorio, pur in presenza di non trascurabili varianti, nel complesso della regione. A ognuno la sua lingua, tradizioni, usanze e consuetudini, le quali, non sono assolutamente in contrasto con l'uso di una lingua franca ufficiale.
Evviva le differenze e abbasso la mondializzazione con la sua pervasiva omologazione.
E vorrei aggiungere che visto la grande mobilità interna presente in italia, può succedere spesso che se in famiglia si parla dialetto, questo sia diverso da quello che si parla nel luogo di residenza. Tanto per mostrare come la cosa sia poco fattibile!
L'insegnamento del dialetto a scuola può anche essere giusto o sbagliato, ma è impossibile!
Io sono abruzzese, e (almeno sul lato appenninico) non c'è un paese che abbia un dialetto uguale all'altro!
Qui, in media, ogni 10 o 20 km cambia l'accento e cambia la parlata, che facciamo, ogni scuola insegna un dialetto diverso?
E quelli che dal loro paesino si spostano per andare al liceo in un altro perchè lì non c'è devono imparare un dialetto che non è il loro?
Provate a chiedere a un aquilano a imparare l'avezzanese e viceversa, si rischia la guerra civile!
E la situazione non credo sia diversa nelle altre regioni.
Una nota sul romano. Il dialetto romano non lo parla quasi nessuno, quello che si parla a roma è l'accento romano, credo che sia il caso di fare bene questa distinzione.
Ok Alex, parlare milanese, bergamasco, veneto, piemontese significa futuro nero e miseria assicurata. Si da il caso però che tantissime persone con la sola conoscenza del dialetto, siano riuscite a mettere su autentici imperi industriali grazie alla loro professionalità, avendo poi alle loro dipendenze, fior di laureati.
E' il profilo umano e spirituale che forma gli uomini, non certo lo studio svincolato dai valori etici e morali.
Mi pare che qualcuno abbia inteso (o voglia volutamente "intendere") che la proposta sia quella di parlare il dialetto in alternativa all'italiano. Non voglio difendere la Lega, ma l ecose non stanno così, se ho ben capito si tratterebbe di insegnare parallelamente il dialetto locale.
La Lega Nord è un partito di cerebrolesi, non c'è altro da aggiungere.
A Torino, fortunatamente, non esistono ragazzi che parlano dialetto anche perchè il piemontese è pessimo.
Ma in un paese dove una buona parte di persone non sa scrivere e parlare correttamente la lingua ufficiale, aggiungere il dialetto è da idioti.
Maeglio parlare milanese o bergamasco che conoscere l'italiano e l'inglese, eh sì. Avrebbero un futuro ancora più roseo i ragazzi
@8
La lega(con la "l" volutamente minuscola) non ci vede affatto lungo, ma "calcolato".
Insiste sui vari campanilismi del nord per mascherare agli allocchi che la votano(tu sei uno di questi?)la sua completa integrazione nella lobby di potere economico/finanziario, della quale la politica é solo la serva.
Se poi questa "mascherata" possa mandare all'aria la già fragile coesione nazionale, sai quanto importa ai BossiCalderoliMaroniBerlusca?
@9
Evidentemente non sei abbastanza grande di età per renderti conto di quanto questo obbrobrio di inglese globalizzato(leggi USA) negli anni abbia invaso la vita quotidiana attraverso TV, giornali e organigrammi aziendali di società istericamente e inutilmente(oggi lo è di sicuro ormai) votate alla concorrenza globale.
Se invece hai la "giusta" età, permettimi di chiederti in quale universo parallelo hai vissuto fino ad oggi...
...li avete voluti, "i cesaroni"...
Quello che mi premeva sottolineare nel post è che, almeno a Roma, dialetto=ignoranza crassa. Gente che parla solo dialetto, che se ne fa un vanto, che non ha neppure un libro in casa, e i cui figli non aspirano ad altro che fare il calciatore.
Sostenere che il dialetto vada insegnato a scuola significa soltanto rinforzare questa gente nella convinzione che uscire dalla propria medioevale ignoranza (proprio medioevale, vi assicuro) non serve a nulla, anzi è figo rimanerci e sguazzarci ben bene.
Le operazioni di recupero culturale e il go local piacciono anche a me, ma come immancabile premessa devono avere, appunto, almeno un minimo sindacale di cultura alla base...
Aggiungo una cosina... per Paolo... perché è vero che ormai il Globish (l'inglese globale) sta inquinando l'italiano...
Quanti pronunciano la parola latina "media" dicendo "midia"? Si dovrebbe dire media, come si scrive del resto anziché anglofonizzare tutto... i media, il medium... ovvero il mezzo.
E poi quanti dicono "meeting", ma perché, dire "incontro" è reato? E si potrebbe continuare... pure io sopra ho scritto junk-food... avrei dovuto scrivere cibo spazzatura, o meglio: schifezze... questo morbo del globish è proprio invasivo :)
Supermarioprof, che dirti, io non ho figli, quindi potrei dire una cosa che poi il futuro, quando dovessi diventare genitore, potrebbe negare.
Però sono dell'idea che siano i genitori ad avere il diritto/dovere di educare i propri figli (è anche una cosa sancita dalla Costituzione). Poi ci sono casi in cui i genitori lavorano parecchio, o non hanno conoscenze buone, ma almeno dico fare i compiti delle elementari insieme, incentivare i bimbi a leggere (io reputo "Pinocchio" un libro molto educativo e se avessi un figlio/a credo sarebbe un libro che gli/le leggerei).
Certo il problema sono anche certi comportamenti di quei genitori che vedono la scuola come una baby-sitter, come l'unica educatrice... mentre le esperienze educano molto più delle lezioni... quindi visitare musei, visitare i posti reali dove si parla il dialetto, ad esempio, le sagre di paese (perché no?)... e quant'altro.
E magari evitare di rovinare il cervello dei bimbi con junk-food (zuccheri dannosi al loro sviluppo cerebrale, ad esempio... bibite gassate, merendine mostruose), educarli alla natura... il figlio di alcuni amici non sa se le galline abbiano due o 4 zampe... inaudito... ma mica tanto per dei cittadini come questi amici miei. E la TV... buttarla via, fa malissimo.
Ciao
"E di difendere la lingua italiana dal global english sempre più ingombrante in TV e giornali?"
Il global english nelle tv italiane? E da quando? Al massimo si utilizzano vocaboli inglesi a sproposito, ma questo lo si limita solo con un insegnamento migliore della lingua straniera.
Prima dei dialetti, che come dice supermario andrebbero insegnati dalla famiglia, si dovrebbe pretendere un uso corretto della lingua italiana (non é cosí scontato) e in secondo luogo la conoscenza dell'inglese a livelli non dico eccellenti, ma da poter capire ed essere capiti in una conversazione con un qualsiasi individuo straniero.
Non ci vedo nulla di male a preservare i dialetti dall'invadenza della globalizzazione. Ancora una volta la Lega ci vede lungo.
A me risulta che la lingua locale parlata normalmente tra gli autoctoni che popolano un determinato territorio, non sia mai stata di ostacolo alla ottima conoscenza di altre lingue straniere.
L'amico inglese e collega di lavoro, arrivato molti anni fa nell'azienda in cui lavoravo, imparò in breve tempo un ottimo italiano, dandomi nel contempo l'opportunità di apprendere la sua lingua d'origine. Tuttavia volendo far parte integralmente della società in cui viveva e operava, pretese di imparare anche il dialetto locale, cosa che gli riuscì benissimo arrivando al punto di padroneggiare i più intimi significati dei modi di dire nostrani.
Questa è vera integrazione.
E di difendere la lingua italiana dal global english sempre più ingombrante in TV e giornali? La difesa dei dialetti, che debbono comunque essere preservati come patrimonio culturale dall'estinzione, insegnati a scuola mi pare sia un modo per disgregare ulteriormente uno stato che di unitario non ha granchè(almeno nell'italianità poco sentita dei suoi abitanti).
Italianità che si difende primariamente con la difesa della sua lingua e delle sue tradizioni regionali in un'ottica di stato e contro la globalizzazione(che comunque é in declino irreversibile causa peak oil).
Come dice Debora, ci pensa già la scuola a tenere alto l'onore dei dialetti più sboccati, parlati da alunni ben eruditi dalle proprie famiglie...
delle TV in dialetto farebbero meno lavaggio del cervello di junk spam globalizzato
ottimo supermario.
per verificarsi quanto da te sperato bisognerebbe che cadesse una serie di meteoriti e centrasse in pieno tutte le emittenti televisive del pianeta.
quello che dici i genitori fanno oggi per i figli e' quello che gli dice di fare la TV.
@el pistola.
son un insegnante di scuola secondaria (finchè Gelmini vorrà...).
non sarebbe male la tua proposta, se...
se quello che auspichi non fosse stato negli anni banalmente espletato dai miei genitori.
E quindi...ma questi genitori,oltre a riempire la pancia di ogni porcheria mangereccia e tecnologica, oltre a pretendere ogni sorta di risultato atletico e sportivo dai loro pargoli...
si decidono a prendersi anche qualche responsabilità pedagogico-educativa?
Ciao Debora, io sono d'accordo perché i bambini imparino il maggior numero di lingue a scuola, di cui anche i vari dialetti, se esistono opere scritte in quelle lingue come Trilussa o Levi (che aveva scritto se non erro una grammatica del piemontese)
Sempre di piu penso che la risposta al globalismo piu spietato sarà LOCALE o meglio GLOCALE cioé senza rinunciare alla visione globale che può dare appunto la conoscenza di varie lingue e culture, i viaggi, gli incontri multietnici e internet.
Se per questo sarei anche per uno studio esegetico e letterario della Bibbia, per capire i miti fondanti della nostra società di merda, e ritrovarli in alcune parabole o storie da essa narrati.
E invece io penso che sia un bene che si imparino le tradizioni locali a scuola, ovviamente non la porrei come l'ha posta la Lega, però un modo di agire contro la globalizzazione è appunto anche il dialetto, la storia locale, le tradizioni locali. Non che si debba togliere tempo all'insegnamento di italiano e matematica, ma magari togliere l'ora di religione che non serve ed è facoltativa... pe run'ora settimanale di educazione ai dialetti e alle tradizioni regionali sarebbe buona cosa.
alle 18:14
Neo-Machiavelli
Per l’Unesco 248 lingue sono a rischio estinzione. Altri credano che è importante salvare vocaboli, termini, dialetti, lingua italiana pura lontana dei neologismi. Per me sarebbe più importante eliminare del linguaggio comune, tutte le lingue meno una,(globish?), ridurre molte parole e inventare altre, o meglio ancora, inventare dell’abbreviazione per quelli nuovi concetti importanti per i quali manca un termine. Per esempio: TIL=time is life, tempo è vita. Cito nel mio blog: TIL=time is life, tempo è vita, lingue, dialetti, Unesco, ONU, Neo-ONU, globish, Neo-globish http://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it/post/2443286.html .