Crisi sistemica e cambio di paradigma
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Mi piace tornare sull'argomento che ha destato vivaci discussioni qualche giorno fa. So di camminare su terreno minato: c'è sempre quello che commenta "e io come pago l'affitto?" oppure il più banale "vai a lavurà!".
Non importa. Siamo qui per ragionare, magari anche per sbagliare.
Dov'eravamo rimasti? Ah si: alla disoccupazione come opportunità per rendersi utili alla società, alla famiglia, alla propria comunità. Alcune persone mi hanno scritto per ringraziarmi di aver valorizzato il loro lavoro di casalinghe, volontari, attivisti. Anche se c'è qualcuno che paga (e lo fa volentieri) le loro bollette, credo siano persone che sappiano vivere in modo sostenibile e non facciano shopping da Dolce e Gabbana. Sempre più disoccupati sentono la responsabilità di porsi come esempio di vita in una situazione di crisi sistemica: frugalità, sostenibilità, aiuto, dignità nel servizio gratuito li rendono meritevoli di "mantenimento" (che brutta parola!) molto più di tanti altri che lavorano, sì, ma svolgendo mansioni inutili e legate a un sistema destinato alla morte.
Ma c'è un altro aspetto della disoccupazione che secondo me è importante far emergere. Sapete, tutti coloro che "possono permettersi" di restare disoccupati hanno anche un altro lusso: quello di agire come quinta colonna. Nel momento in cui ci si libera dell'ansia artificialmente indotta dalla società di sentirsi inutili senza uno straccio di lavoro, si scopre che ci si può anche vendicare del sistema che ci ha ridotti a questo punto. Si scopre che si diventa dei piccoli sovversivi, in grado di minare alle radici la generale filosofia del datore di lavoro. Tale filosofia si basa NON sul vostro bisogno di uno stipendio per pagare l'affitto, ma sul bisogno (ripeto: fasullo) di avere un ruolo nella società produttiva quale che sia, pena la totale disintegrazione della sicurezza in se stessi.
Liberarsi di questo è magico. Molti anni fa, la titolare di un'azienda mi offrì un posto a cui tenevo. Mi guardò negli occhi e disse: "Il nostro direttore vuole te assolutamente. Dice che sei la migliore tra tutti i selezionati. Ma io ti posso offrire... (l'equivalente di 800 euro odierni), un contratto cococo e l'orario di lavoro arriva fino a mezzanotte, senza paga straordinaria ovviamente." Non dimenticherò mai il suo sguardo ironico, mentre mi prendeva per i fondelli in questo modo. Sapeva che avrei accettato. Ma si sbagliava. Le dissi: "Io valgo il doppio, me lo ha appena detto lei. Ci pensi su." Me ne tornai a casa disoccupata, con l'affitto da pagare e nessuno a mantenermi, ma con la dignità intatta. Avrei odiato ogni secondo di quel lavoro.
Tutti i disoccupati cercano continuamente lavoro, è giusto e legittimo. Ma essere consapevoli della propria dignità, di avere un proprio ruolo produttivo anche senza stipendio, significa poter disinnescare il ricatto. Significa poter ridere in faccia a chi propone lo "stage" non pagato per mesi e anni, con la scusa di "imparare", significa mandare affa senza rimpianti il furbone che non paga, che rimanda, che prende in giro, che sfrutta. Significa non presentarsi tremanti di speranza e con gli occhi bassi davanti a chi elargisce 400 euro per schiavizzarvi 10 ore al giorno.
Nel mondo illusorio che mi diverto a immaginare, vedo mille, centomila persone che cominciano a lasciare basiti tali approfittatori, sbattendo la porta e lasciandoli lì con le loro grandiose opportunità. Non vi stanno offrendo niente, in realtà, se non il loro arricchimento. Credo che una tale presa di coscienza da parte dell'immenso popolo dei disoccupati, serbatoio senza fondo di manovalanza da sfruttare che regge in piedi buona parte del nostro assurdo sistema, sarebbe forse ciò che gli darebbe il colpo di grazia. Tutto si regge sul vostro/nostro condizionamento psicologico a sentirsi esseri umani solo se si esce la mattina per andare a lavorare o a fingere di farlo (nel caso degli stage). Ribellarsi a questo, liberarsi di questo è una rivoluzione immane.
Capite ora che potere abbiamo?
Ricordo il mio anno di disoccupazione come uno dei più poveri, espressivi, innocenti e mistici della mia vita. Avevo anche aperto un blog per diffondere le virtù del non lavoro a tutta l'umanità. Ero esaltatissima. Volevo diventare un esperimento sociale di disoccupazione felice.
Poi ho dovuto cedere alle regole del mercato e trovarmi una busta paga per garantirmi i bisogni essenziali di chi vuole vivere in città. Il mio nobile progetto, insieme alla mia folle carica di energia positiva di allora, sono passati nel dimenticatoio dopo appena tre mesi di lavoro a tempo pieno.
Sono tuttora convinta di essere vittima di una trappola gigante per la specie umana. Aiuto. Il coraggio di ribellarmi dal lavoro ancora non c'è, porca miseria!
Lascio il documento a testimonianza della serietà di intenti di allora. http://viveresenzalavorare.blogspot.com/
Auguri di disoccupazione felice a tutti.
bruno, guarda che io sono come te come impostazione di vita..non mi servono fronzoli per vivere bene, non ho mai avuto roba firmata, l'ultima vacanza l'ho fatta nel 2003 (e per una botta di fortuna).
E non mi pesa tutto ciò, sarà che pure io ci sono cresciuta, in ristrettezze
l'unica differenza è che il debito, da 4 anni ce l'ho (ho provato ad aprire un'attività che è andata male, complice dello sfacelo uno Stato che ancora deve rimborsarmi migliaia di euro) e capisci che a quel punto devi accontentarti di quello che passa il convento. Anche perchè qui fino a 29 anni lavoricchi, dopo non ti vuole più nessuno e io a 32 all'epoca non è che potevo stare a badare più di tanto alla paga, con la banca che incombe.
Hai ragione, mai fare debiti, però pensavo di fare una cosa buona, per me e mia sorella :)
ma mi chiedo: se i ragazzini vengono tirati su dall'età di 3 anni a portare capi firmati, come si può formare una coscienza?
Ciao bruno, non ti preoccupare, non mi hai tediato..magari stiamo occupando troppo spazio nei commenti OT :)
Concordo in pieno con questo articolo...ecco un bel video dal quale si può imparare molto..
Paola, scusa se rispondo. Non è che io voglia avere l'ultima parola. E' che sto parlando della mia esperienza e credo, scusa la presunzione, che possa servire a qualcuno. Sono figlio di due analfabeti (non è un'offesa, è la realtà), mia madre casalinga, mio padre metalmeccanico in catena di montaggio per decenni. Reddito modestissimo, quattro figli. Vita assolutamente priva di lussi e sprechi. Eppure io sono stato benissimo. Poi sono venuto a Bologna. Sapendo come si vive con poco, ho fatto l'Università. poi ho iniziato a lavorare e, tra una cosa e l'altra, in 6 anni ho cambiato una quantità di volte. Lussi zeri. Poi un lavoro stabile che ho da anni, eppure rischi di perderlo molti (hi anche fatto l'RSU). Per questo i capi mi odiano. Mia moglie è come me. Zero fronzoli. Vacanze frugali. Niente mutuo variabile. Le azioni in borsa che le comprino i fessi (scusa ma un vero ingegnere non puà credere alla borsa valori senno non ha capito un c di quello che ha studiato, nè può fare un mutuo a tasso variabile o un credito al consumo altrimenti che restituisca la laurea!). Io ai centri commerciali vado per prendere il fresco. I cellulari, WII e capi firmati li lascio a quelli col cervello mediasettizzato. O a quelli che non sopportano di non essere uguali agli altri. Nn voglio tediarti. il mio primo comandamento è: non fare debiti, altrimenti ti tocca lavorare, quale che sia il lavoro, per ripagarlo. Ripeto, niente debit. Finchè non hai un reddito si vive in affitto, e con altri per diivdere le spese. Non si compra nulla che non sia strettamente necessario per vivere. Quindi solo mangiare e bollette. E BASTA. La bimba la stiamo allevadno alle stesse regole. Sono pesante, lo so. Forse ho avuto la fortuna di crescere in un'altra epoca, in un paesino povero ma chissenefrega. Basta, mi fermo qui. Anzi, no, aggiungo SOLO: se hai cultura non la svendi ad uno kapò di un call center per 400 euro al mese. Io, con le ripetizioni, da disoccupato, lavoravo qualche ora alla settimana e guadagnavo uguale. Riguardo alle aziende: so che se fosse per LORO ci caccerebbero tutti (noi ultraquarantenni) per ragazzini da pagare la metà. Col cavolo però, con tutto il rispetto per i giovani, che li trovano i ragazzini col pelo sullo stomaco come noi. Ciao
certo però magari esiste chi pur non avendo debiti e facendo una vita morigerata gli è successo qualcosa tra capo e collo per cui di soldi ne ha bisogno..o gli studenti che lavorano giusto per non pesare a casa, la casalinga che arrotonda..di gente ce ne sarà sempre
per me è utopia pensare di cambiare le cose semplciemente rifutando certi lavori.
scommetto che le aziende farebbero corsi di dizione agli stranieri :P
il fatto è che ci dovrebbero essere delle regole.
Non che tutti le applicherebbero però uno avrebbe un'arma in più.
Mi sembra che siamo abbastanza d'accordo. Consumi all'essenziale, niente debiti, se proprio si vuole far qualcosa rendiamoci utile con gli anziani, con il volontariato, etc. Accettare SOLO impieghi seri, retribuiti secondo i famosi minimi sindacali, etc. Lo so, mi sto ripetendo. Metto a mia disposizione la mia modesta esperienza per chi volesse saperne di +. Saluti.
Bruno, sul rifiutare lavori del cavolo e gioco al ribasso si può benissimo essere d'accordo. Anzi: ora grande, sarebbe. Ma proprio per questo oltre a sbattere la porta in faccia a chi propone condizioni di lavoro improponibili, sarebbe opportuno rifiutarsi di rendersi utili in cambio di briciole, rintuzzare questi luoghi comuni (sicuramente proposti in buonafede, ma...) che riducono il disagio di chi è tagliato fuori del mondo del lavoro a qualcosa di banalmente psicologico, e reindirizzare questo genere di illazioni a chi sta dentro il mondo del lavoro in modo che si scuota un po'. Mica per altro, ma non mi sembra poi tanto bislacca l'ipotesi che ci siano più persone dentro che fuori, tra quelle che accettano il ricatto e il gioco al ribasso e magari fanno pure da muro senza il quale sarebbe difficile mettere qualcuno spalle al muro. I consigli ai disoccupati a rendersi utili, per carità, quelli sono talmente efficaci per disinnescare il ricatto che li danno anche Berlusconi e Sacconi...
Paola,
lo so, non è semplice ma io nella mia vita ho rifiutato diverse proposte di lavoro e, spesso, ho dato le dimissioni da posti che non mi piacevano. Ho vissuto in appartamento con altri 4. vestire spartano, Panda 30 scassata con raffreddamento ad aria, mai vacanze. In questo modo riuscivo a resistere anche 6 mesi senza reddito. E quando un lavoro ce l'hai niente sprechi e risparmio. sono alla quarta azienda, ho fatto 3 supplenze annuali a scuola, una quantità di colloqui, adesso ricevo anche proposte allettanti, che mi permettono di giocare al rialzo con la mia azienda. Tuttora ho uno stile spartano. Niente debiti. Non so cosa sia il credito al consumo (roba da criminali). Non voglio fare il moralista ma se facessero tutti così nei call centers ci sarebbe il deserto. Pensaci bene: per lavorare in un call center devi parlare un ottimo Italiano, avere una buona cultura. Insomma, uno dei pochi lavori che gli immigrati non possono fare. E allora, perchè un italiano ci va a lavorare per stipendi da fame. Poi li vedi, in tv, vestiti strafighi, tiratissimi, alla moda, etc etc. Cazzo, rifiutiamoci di fare lavori di merda, vedrai come aprono il portafogli per averci. Ciao.
Paola,
lo so, non è semplice ma io nella mia vita ho rifiutato diverse proposte di lavoro e, spesso, ho dato le dimissioni da posti che non mi piacevano. Ho vissuto in appartamento con altri 4. vestire spartano, Panda 30 scassata con raffreddamento ad aria, mai vacanze. In questo modo riuscivo a resistere anche 6 mesi senza reddito. E quando un lavoro ce l'hai niente sprechi e risparmio. sono alla quarta azienda, ho fatto 3 supplenze annuali a scuola, una quantità di colloqui, adesso ricevo anche proposte allettanti, che mi permettono di giocare al rialzo con la mia azienda. Tuttora ho uno stile spartano. Niente debiti. Non so cosa sia il credito al consumo (roba da criminali). Non voglio fare il moralista ma se facessero tutti così nei call centers ci sarebbe il deserto. Pensaci bene: per lavorare in un call center devi parlare un ottimo Italiano, avere una buona cultura. Insomma, uno dei pochi lavori che gli immigrati non possono fare. E allora, perchè un italiano ci va a lavorare per stipendi da fame. Poi li vedi, in tv, vestiti strafighi, tiratissimi, alla moda, etc etc. Cazzo, rifiutiamoci di fare lavori di merda, vedrai come aprono il portafogli per averci. Ciao.
Paola,
lo so, non è semplice ma io nella mia vita ho rifiutato diverse proposte di lavoro e, spesso, ho dato le dimissioni da posti che non mi piacevano. Ho vissuto in appartamento con altri 4. vestire spartano, Panda 30 scassata con raffreddamento ad aria, mai vacanze. In questo modo riuscivo a resistere anche 6 mesi senza reddito. E quando un lavoro ce l'hai niente sprechi e risparmio. sono alla quarta azienda, ho fatto 3 supplenze annuali a scuola, una quantità di colloqui, adesso ricevo anche proposte allettanti, che mi permettono di giocare al rialzo con la mia azienda. Tuttora ho uno stile spartano. Niente debiti. Non so cosa sia il credito al consumo (roba da criminali). Non voglio fare il moralista ma se facessero tutti così nei call centers ci sarebbe il deserto. Pensaci bene: per lavorare in un call center devi parlare un ottimo Italiano, avere una buona cultura. Insomma, uno dei pochi lavori che gli immigrati non possono fare. E allora, perchè un italiano ci va a lavorare per stipendi da fame. Poi li vedi, in tv, vestiti strafighi, tiratissimi, alla moda, etc etc. Cazzo, rifiutiamoci di fare lavori di merda, vedrai come aprono il portafogli per averci. Ciao.
bruno, quanto la fai semplice..c'è chi li accetta perchè quei soldi gli servono veramente.
Finalmente vedo scritto quanto dico da tempo. Conferma che non sono solo. Domanda a quelli che accettano lavori di m per pochi euro: siete in grado di rinunciare ai vestiti firmati, al telefonino di ultima generazione, alle Nike, alla WII? Accettate di vivere in affitto con altri, dividendo le spese? Siete in grado di rinunciare all'auto nuova, alle vacanze, alla discoteca, etc.? Se non lo siete fatevi sfruttare per 400 euro mese in un call center e non rompete.
Riceveremo una risposta?
@37 Pietro/Crisis
E' vero che scegliere i prodotti fatti all'estero non fa bene alla nostra economia, ma quando le cose costano un quarto rispetto alle presunte Made in Italy (leggere Gomorra per capire come vengono prodotti i vestiti "nostrani") è normale che la massa, che di soldi ne ha pochi, si butti su quei prodotti.
Per quanto posso, al supermercato controllo sempre le etichette di tutti i prodotti dove vengono fatti e se non sono costretto quelli esteri li evito.
Mi pare che Ted Marciano dica cose sensate, il capitalismo, e tutte le cose ad esso correlate, noi le subiamo ormai da troppo tempo, non è così semplice tornare indietro o superarlo.
Prima si dovrebbero mettere in discussion e parecchie altre cose.
Si lavora per guadagnarsi di che vivere o anche per togliersi degli sfizi? E gli sfizi che cosa sono se non il modo con cui la società dei capitali e del consumo ci tiene legati ad essa a doppio filo?
Quindi eliminati gli sfizi, restano i beni indispensabili: un tetto sopra la testa, cibo, vestiti, corrente elettrica, gas, acqua potabile.
Qualcuno potrebbe voler rinunciare alla corrente elettrica e vivere a lume di candela, potrebbe volersi scaldare col buon vecchio fuoco vivo, cucinare con esso, ma che cosa cucinerà? Ammesso che si abbia un orto, un appezzamento di terreno, chi ci garantisce dalla grandine, dalla siccità? Gli uomini si unirono per far fronte comune a questi problemi.
Forse un'alternativa esiste, ma credo la si debba costruire insieme, la mutua assistenza va costruita, alla solidarietà ci si deve educare, come togliere secoli di abitudini individualistiche, opportunistiche e quant'altro.
Quindi prima di poter dire "sono libero di rinunciare al denaro" (è vero, del resto, il denaro è un mezzo con cui approvvigionarsi di altro, è una merce ch efa da riferimento per tutte le altre merci), prima dovremmo liberarci dei falsi bisogni che ci sono stati (e spesso ci siamo) inculcati, liberarci del falso ideale della vita da "buon borghese", e solo dopo potremmo pensare ai passi successivi, solo dopo aver costruito un'alternativa, partendo da noi, da chi ci sta vicino, ma senza renderci indipendenti (almeno il meno possibile dipendenti) dalla rete sociale in cui siamo intrappolati non andremo lontano.
Debora, tu ad esempio come hai risolto il dilemma?Lavori?Vivi in una casa di proprieta'?Hai figli da mantenere?Hai uno stato patrimoniale che ti permette di poter dire di no a tanta gente?Anziche' rassegnarsi e pensare che le persone che scrivono qui siano talmente ottuse da non poter imparare quella che considerate la giusta arte del vivere, scendete in verticale nell'argomento, parlate delle vostre esperienze personali.Qui nessuno nega il fatto che certe proposte possano essere interessanti, ma occorre argomentarle ed esemplificarle.Non si puo' dare a tutti, indistintamente, il consiglio di ripensare la propria vita trasformando un licenziamento in una occasione di ribellione e di vendetta contro il capitalista sfruttatore.Per concludere mi sembra un controsenso che alcuni frequentatori liquidino ogni pensiero contrario in modo ironico, quasi ad incensare in tal modo la raggiunta illuminazione.Se le parole che vi stanno cosi' care sono solidarieta', ribellione, presa di coscienza e condivisione, allora si che non ha veramente senso scrivere che non c'e' speranza.Trovo piu' interesse nelle parole di qualcuno che critica e che si prende a cuore l'argomento piuttosto che quelle di chi mi liquida pensando che non ne valga la pena.Grazie a tutti.
tu e pietro parlate al vento.... bravi pero' che ne avete ancora la forza e la speranza.
indopama, e che ci vuoi fare... ;-)
niente, niente, non c'e' speranza. solo inutili chiacchere...
allora amen.
Qualche giorno fa sul sito di Repubblica c'era un trafiletto di Federico Pace intitolato "La sindrome del sopravvissuto" (per chi volesse leggerlo, è sufficiente fare una ricerca con google+titolo+autore), che a parte il marchiano errore di confondere il romanziere di Robinson Crusoe con l'attore di Platoon, era piuttosto interessante perché indicava una direzione rivoluzionaria - in senso Copernicano, non Cheguevaresco - su dove guardare per vedere i problemi anche psicologici (autostima, sensi di colpa ecc) legati alla crisi e di conseguenza su dove partire per affrontarli, e su chi ha bisogno di qualche dritta. Lo consiglio vivamente.
C'e' tanto sano entusiasmo nell'articolo e tanti buoni propositi anche tra i frequentatori.Tuttavia anche io convengo sul fatto che l'attuabilita' della "disoccupazione creativa" non possa prescindere da alcuni requisiti fondamentali, senza i quali tale disoccupazione sarebbe tutt'altro che creativa.In pratica, per dirla in soldoni, devi avere il culo coperto.Perche' una coppia con figli in eta' scolastica che non abbia avuto grosse eredita' da parte dei genitori (forse erano anche loro disoccupati creativi?) e che si trovi quindi "affittanda" o "mutuanda", senza percepire stipendio alcuno, penso che abbia le stesse possibilita' di sopravvivere del famoso gatto in tangenziale.Lo so, e' bello poter pensare di riappropiarsi della propria vita, ho amato anche io Tom Hodgkinson e Zelinski, ma bisogna prendere le misure con il metro giusto.Ora, se vogliamo affermare che rubare al proprio lavoro un po' di tempo e passarlo in modo piu' utile e costruttivo in famiglia o a coltivare i propri hobby, sono pienamente d'accordo.Ma sostenere che si possa trovare del buono in una CIG o in una disoccupazione, oppure che si possa brandire la propria dignita' come spada contro le proposte vessatorie di questi imprenditori tiranni che badano solo al profitto, beh, francamente, mi sembra un po' fantasioso.Un conto e' la dignita', un conto e' dover dar da mangiare ai figli.Non vale nemmeno la regola per cui, se non sono retribuito o mal retribuito, me ne sto a casa in panciolle.Chi ha bisogno di lavorare e' disposto a tutto, pur di avere in tasca una promessa, in tempi migliori, di un posto fisso.Alla domanda finale "Capite ora che potere abbiamo?" farei rispondere il Marchese del Grillo..."Me dispiace, ma io sò io e voi non siete un ca22o!"
Arrivederci.
L'unico modo per scogliere tutti questi nodi che si stringono (tasse e contributi pensionistici che gravano sullo stipendio, imprenditori che non possono pagare, autostima tramite lavoro stipendiato ecc ecc) si possono scogliere con due cambiamenti radicali:
a) reddito di cittadinanza incondizionato per tutti
b) abolizione di tutte le tasse a parte un'iva al 100% circa: tassare SOLO il consumo.
Non ci sarà mai più lavoro stipendiato per tutti, ma da fare nel mondo c'è tanto.
P.s. sono anche giornalista free-lance, o meglio, collaboratore occasionale a ritenuta d'acconto. Ma che ci vedi di male? Dipende da come si viene pagati e dalla mole di lavoro...
Cara mia, sto facendo un concorso pubblico, ho passato la preselezione e probabilmente anche lo scritto. Stavo cominciando a studiare per gli orali, con poca voglia perché si tratta di argomenti per me poco interessanti. Fammi leggere un altro post di questo tenore e per colpa tua sarò tagliato fuori dalla pubblica amministrazione, a 39 anni!
Punto primo, non ero al corrente del divieto riguardo frasi come "meditate gente", ad ogni modo consiglio di meditare se non nel senso di cui sopra, almeno nel senso vero, cioé di praticare la meditazione.
La frase che alcuni hanno citato in quanto sensata, è sensata e vera, ma non è certo farina del mio sacco, già nella prima metà dell'Ottocento gli economisti inglesi avevano il concetto di funzione della disoccupazione come mezzo per calmierare il prezzo della forza-lavoro. Fu poi Engels che nel 1845 coniò a tal proposito l'espressione "esercito industriale di riserva", che rende bene l'idea. Poi a metà del Novecento la scuola econometrica addirittura formulò un modello per quantificare il tasso di disoccupazione sufficiente a contenere la spinta inflazionistica.
Mi preme dire che l'articolo mi fa vagamente pensare al "Discorso sulla servitù volontaria" di Etienne de La Boétie, in soldoni i tiranni, diceva, detengono il potere poiché i sudditi si assoggettano ad essi, rendendosi appunto "sudditi", e anche nel mondo del lavoro sono i subordinati (dipendenti) a rendersi tali. Senza operai la FIAT(è solo un esempio) sarebbe mai esistita?
Riguardo gli extracomunitari, li ho citati in quanto sono il simbolo, oggi, della classe dei diseredati, doppiamente ricattabili in quanto bisognosi di un permesso di soggiorno, e quindi di un lavoro, sia pure infimo. Ad ogni modo, a livello globale, si vede bene che non è solo un problema di lavori umili, ma anche di sviluppo asimmetrico delle economie. Se un informatico andasse su Rent-A-Coder (un sito che offre lavoro on-line per sviluppatori, a mo' di asta) vedrebbe una concorrenza spietata da parte di ragazzini indiani che per pochi soldi (pochi in relazione al nostro tenore di vita) accettano commesse spesso sproporzionate al costo del loro ingaggio, il cosiddetto "codice al kilo", il che dimostra, benché sia solo un esempio, come pian piano anche i settori considerati di fascia media o medio-alta vengano lentamente, ma inesorabilmente risucchiati in questo gioco al ribasso.
Il solito problema è che se non hai il culo parato da risparmi, genitori, partner, quel lavoro sei costretto ad accettarlo. In italia è pieno di gente che vive con un sacco di cose inutili, ma allo stesso tempo di gente che fa la fame veramente.
#36 pierino, è vero: verissimo quel che dici: "ci licenziamo da soli".
Lo facciamo ogni volta, scientemente scegliamo il coso fatto dall'altra parte dell'oceano.
Non solo non facciamo un favore al nostro paese e ai suoi lavoratori.
Non facciamo in realta' un favore neanche a loro, ai lontani lavoratori asiatici ( ancora sfruttati, alla fame, finche il mercato da invadere sara' il nostro e non il loro, mentre se dovessero ingrandire il mercato interno sarebbe naturale che aumentassero gli stipendi, e' una storia che dura dai tempi di ford...)
sono un imprenditore, condivido quasi tutto, vi posso garantire la verita' e' quasi sempre la media delle cose. nella mia azienda ci sono in questo momento due stegisti ritengo che sono contenti e se ci sono le possibilita' faro' di tutti i bravi per mantenerli. Perche' la realta' e' se una persona e valida un buon imprenditore non se la fa scappare. Il problema e quando ti trovi con persone non valide e che purtroppo ti devi tenere e sei costretto per ristrettezze di lavoro rinunciare al collaboratore a tempo determinato che vorresti tenere ... ma non puoi. Inoltre, vorrei precisare che non sono precari solo i dipendenti, ma molte aziende sono precarie, molti imprenditori sono precari. Molti miei colleghi non solo hanno perso l'impresa ma gli sono rimasti anche i debiti da pagare e che sono diventati piu' poveri dei loro stessi dipendenti. Non vediamo solo i grandi imprenditori, quelli sono un'altro mondo. I milioni di imprenditori sono come sopra descritti e che lavorano 12 ore al giorno senza ferie e malattie. Per concludere io psesso dico ai miei collaboratori che voi vi linziate da soli perche' quando andiamo a fare acquisti schifosi figli della pubblicita' vediamo solo il prezzo senza pensare che sicuramente dietro ce' della precarieta', lavoro nero o straniero poco tutelato. Abbiamo tanta strada da fare ma ne abbiamo di tempo? penso di NO. pertanto sono d'accordo diamoci nuove alternative. auguri a tutti voi.
Marx's nephew ha scritto:
Si dovrebbe giungere a capire che la disoccupazione è parte integrante del sistema capitalistico, la manodopera di riserva è utile, anzi necessaria, per giocare al ribasso.
Concordo al 100%; per la mia personale esperienza, ricordo che negli anni 60-70 in coincidenza con il sorgere incessante di aree produttive nel nordest, parecchie aziende operanti negli stessi settori, avevano concluso accordi per non rubarsi a vicenda le poche maestranze disponibili in loco.
Questo tuttavia non bastò a una continua transumanza tra una impresa e l'altra che determinava alla fine, congrui aumenti di stipendio per il lavoratore.
Certo si era in pieno boom produttivo, ma questo portava concreti benefici ai lavoratori; poi la svolta con la globalizzazione che in pratica significa la ricerca ossessiva di trovare quanti più disperati possibili, metterli in diretta concorrenza con i lavoratori locali, scardinare ogni regola e leggi di tutela del lavoro e sicurezza, suonare a più non posso la grancassa mediatica che senza di loro il paese si ferma...
Dovremmo cercare di dare nuovo significato ad alcuni termini.
Perché l'inattvità deve avere una connotazione solo negativa?
E perché dovrei sforzarmi di capire se sono un disoccupato, un inoccuapato o un precario?...
Il cambio di paradigma passa anche attraverso questo. E il post "sentimentale" di Debora, a me sembrava voler suggerire anche questo.
Poi poche cose sono "facili".
In un sistema unico, che corre così tanto perché non si può fermare, non è affatto facile sottrarsi.
Ma si può tentare.
chissa come?
E' facile parlare di sputare in faccia a un ignobile stage quando l'alternativa è l'inattività o peggio l'indigenza. Essendo al termine dell'università, comincio a riflettere seriamente se sia più gratificante un lavoro concreto come apprendista falegname o uno squallido stage per un ancor più squallido lavoro d'ufficio, magari di quelli astratti e senza senso come "risorse umane", parola magica che si può leggere anche "negrieri".
@16
Un ingegnere iscritto all'albo dopo l'iniziale gavetta è liberissimo di guadagnare 1000 euro al giorno firmando semplici pezzi di carta... altro che 1000 al mese.
Buongiorno a tutti.
Dopo aver lavorato per circa 20 anni, sono stata male, ho subito tre interventi, e naturalmente licenziata per superamento del periodo di comporto.Passato un iniziale periodo di smarrimento ho cominciato a capire che è stata la mia fortuna, che lo stop forzato mi ha dato il tempo per riflettere, di valutare quali sono le cose importanti a cui dedicare tempo ed energie. Quando lavori , un pò con il bastone e un pò con la carota, sei spremuto,schiavizzato, e ogni tanto ti si prospetta lo spauracchio del licenziamento " perchè se gli affari andranno male..".Ti credi "importante" per il ruolo che svolgi, ma è veramente dura quando capisci che importante non lo sei proprio per niente, se non sei produttivo sei fuori.
Ed ora? Ora ho reimpostato la mia vita e sono una voce fuori dal coro, nel senso che non mi adeguo più alla logica consumistica ed ho scoperto che si può vivere con molto meno di quello che credevo. E mi sono ripresa la mia vita!!!!!!
un bel post dove si lasciano i soliti numeri dell'economia per esprimersi attraverso i sentimenti.
solo che come al solito la gente non capisce, vi entra in testa nient'altro che la parola soldi.
allora sara' cosi' che deve andare, vi scannerete fino all'ultimo per accaparrarvi quei pochi soldi che rimarranno in circolazione ammazzandovi tra di voi e noi, di fuori dal castello, a guardarvi con un po' di pena (ma non cosi' tanta perche' un mondo meno popolato sara' di sicuro migliore).
ho sbagliato qualcosa?
Però devo ammettere che "per fare la rivoluzione c'è bisogno di manovalanza qualificata" è una frase che non avevo mai sentito. Sembra quasi mutuata da altri contesti (magari proprio quelli contro i quali si vorrebbe che qualcuno faccia la rivoluzione), ma sarà senza dubbio solo una mia impressione.
@2 Dr Ganzetti Francesco (e tutti gli altri ovviamente)
http://friendfeed.com/il-programma-del-pd
maurizio,
stai dicendo che la tua ragazza avvocato ha visto i tunisini soffiarle il lavoro di raccoglitrice di pomodori? No, perché era questo l'oggetto del discorso. Rileggi, semmai, prima di offendere...
Beh, Pavone, il fatto che parliamo lingue diverse non vuol mica dire che io non capisca quella che parli tu. Il frasario dei castellani non è molto variegato ;-)
a leggere certi commenti uno si demoralizza. si assiste ormai a una profonda incapacità di ragionamento, a una totale assenza di strumenti logici.
Senza voler fare l'avvocato di nessuno, per confutare l'affermazione "noi italiani non siamo un popolo di badanti e raccoglitori di pomodori" bisognerebbe dimostrare che molti italiani sono badanti o raccoglitori di pomodori. Dire che 2 persone hanno fatto rispettivamente la badante e la racclgitrice di pomodori non contraddice minimamente la suddetta frase.
a volte penso "saranno dei ragazzini", ma se uno ha la fidanzata avvocato difficilmente è un ragazzino.
cara debora, per fare la rivoluzione al giorno d'oggi c'è bisogno di manovalanza qualificata e in giro ce n'è ben poca. Non ci resta che sperare negli extracomunitari.....
vabbè Ste, parliamo lingue diverse. non importa.
Tuttavia volevo solo notare che in questa discussione disoccupati è un termine improprio. Disoccupato è colui infatti che cerca lavoro ma non lo trova. Chi non lo cerca più o lo rifiuta è più propriamente un inoccupato. Così, forse, eviteremo malintesi.
avete visto questa notizia:
protesta Greenpeace. I dipendenti Enel: "andate a lavorare!"
Marx's nephew,ha detto."La disoccupazione è parte integrante del sistema capitalista,la manodopera di riserva è necessaria per giocare al ribasso"..è la cosa più sensata che ho letto in questo blog;la disoccupazione serve per tenere bassi i salari e..CONTENERE L'INFLAZIONE,chiunque abbia studiato un pò di economia lo sa.Capite a chi e a che cosa servono gli extracomunitari? Altro che integrazione,diritti e bla bla bla fratelli. Cara Billi,tu dici che "noi italiani" non siamo un popolo di badanti e raccoglitori di pomodori;innanzi tutto perchè bisogna sempre parlare al plurale? noi..chi?! mia mamma ha passato una vita a fare la badante,e la mia ragazza che ora è avvocato,si è mantenuta gli studi all'università lavorando d'estate nei campi a raccogliere la frutta.Capito cara signorina "so tutto"?
ipotesi,,, e se invece di rimanere a casa, il sistema prevederà che invece ti dovrai recare sul posto di lavoro ugualemente?? con cassa integrazione e le aziende che foraggiano lo stato perchè la situazione rimanga uguale,,
è solo uno dei possibili scenari che potrebbe presentarsi, oppure un sistema in cui vieni licenziato e riassunto allo stesso posto in nero,,,, oppure la riduzione della settimana di lavoro fino a giovedi' e il venerdi' CMQ vai lo stesso al lavoro, in modo chene venga tenuto conto quando l'economia tornerà a tirare,,,la competizione puo' farti lavorare full-time gratis nonostante tu abbia un contratto part-time,,, solo per distinguerti,,,
ripeto, sono solo ipotesi, spero di non aver il solito pippo che mi alita sul collo,,,
Pavone, prima di scappare verso il sogno, qualche chiacchierata con dei disoccupati per ascoltare cos'hanno da raccontarti sul mondo della disoccupazione (quello reale, non quello dei sogni) la farei, se fossi in te. Starei anche attento a usare le parole giuste, però... non si sa mai... spesso diventano disoccupati perché hanno un caratteraccio e del resto se da un lato è risaputo che chi è nel castello non è Superman e quindi non può far niente, dall'altro lato si narra dei disoccupati che abbiano un gran potere... si sa mai che non decidano di usarlo per il bene della società!
Continuo a dover pagare l'affitto ma secondo me diciamo che un fondo di verità c'è.
Più che glorificare la bellezza di rimanere senza lavoro (c'è sempre qualcuno che accetta il tozzo di pane) quello che possiamo andare a "glorificare" è il fatto che i più svegli risposteranno le loro forze verso lavori "concreti" e meno "fuffa".
Insomma tra uno stage da 400 euro al mese come MarketingManagerWeb3.0 in aziendafika.SpA e un lavoro produttivo concreto forse si tornerà a fare lavori concreti.
Sono un informatico e gia un paio di colleghi hanno mollato per farsi uno un B&B sul mare e l'altro sta tirando su un agriturismo bio.
Personalmente mi sto attrezzando per partire con allevamento di suini sempre Bio...attività che affiancherò per ora alla classica di sistemista.
...però perdere il lavoro non è utile.Ne bello.
Ste,
i castellani non sono mica tutti uguali! Se fossero tutti come me il castello non esisterebbe già da un pezzo. Io la forza/capacità di cambiare il sistema ammetto di non averla (anche perchè ormai ci vorrebbe superman). Per questo mi rimane solo il sogno della fuga. E prima o poi.....
Caro Pavone, cosa frena te e tutti i castellani, invece che sognare una vita da fiaba fuori dal castello e rovinarvi la vita invidiando chi è già fuori, dal cogliere l'opportunità che avete essendo dentro, di trasformarlo in una bella cascina, una fattoria o qualcosa del genere? Questa si che sarebbe una bella domanda. Non mi rispondere "tengo famiglia", che non vale!
Pippo,
un ingegnere civile/edile libero professionista che lavora in uno studio e con 3 anni di esperienza porta tipicamente a casa circa 1000 euro lordi al mese. Solo che dopo 3 anni finisce la tassazione agevolata e il nostro si trova a pagare più della metà di tasse. Ovvero lo stipendio diventa quello di un call-center.
Alla faccia della tue lobby.
Secondo me il problema è il solito... la pianificazione errata.
Come hai fatto giustamente notare, il tuo post non è rivolto ai raccoglitori di pomodori, ma ai cosiddetti "impiegati di concetto".
C'hanno convinto che nel futuro sarebbero serviti impiegati e addetti ai servizi e quindi tutti a studiare per fare i ragionieri o per prenderci una lauerea... ma nel futuro che è il nostro presente, ci siamo ritrovati tutti a competere per lavori sostanzialmente inutili e poco produttivi, determinando l'inevitabile offerta di lavoro inferiore alla domanda.
Ci sarà sempre qualcuno che si farà convincere a prendere il posto a 400 euro... perché siamo in tanti e i posti in questo settore pochi.
Si salva solo chi riesce ad entrare in quei settori protetti da potenti lobby (ordini professionali) che riescono ad ottenere continue leggi che gli permettono di vampirizzare il resto della gente nonostante l'aumento dei loro iscritti (pensate a tutti i nuovi obblighi nei settori edilizio e impiantistico che determina una continua richiesta di ingegneri e altri tecnici).
Non ci accorgiamo che gli immigrati (regolari) che vengono qui a fare quei lavori che a noi fanno schifo, spesso guadagno molto di più di quello che un aspirante telefonista di call-center si sogna. (molto significa anche più del doppio)
Ste,
fuori dalle mura del castello ci sono i prati, i boschi, le farfalle, gli elfi e gli unicorni.... Magari potessi passare tutta la vita fuori dalle mura del castello. Putroppo io non posso (per il momento), ma c'è gente che potrebbe e vuole a tutti i costi entrare/stare nel castello, per sentirsi integrato/partecipe/realizzato....
completamente d'accordo con il post di debora.
sono mesi che ci provo a raccontarlo alle persone che ho intorno... ma sai è difficile ascoltare queste cose mentre si va in barca a vela, si beve lo spritz al bar, si sceglie l'abito per il matrimonio...
ma la mia strada va dalla parte del benessere sganciato dal salario, dai consigli per gli acquisti, dal sentirsi utile 8 ore al giorno.
...e mi alleno da un paio d'anni...
in autunno sarò pronto a liberarmi del tutto, a ridere delle persone che si fanno schiavizzare consapevolmente, a non tornare più indietro.
utile a me, a pezzi di società simili, a tutti quelli che la smetteranno di farsi riempire l'animo da "padronali pacche sulle spalle"...
:)
Debora tra le frasi da bannare io aggiungerei anche IMHO (in my humble opinion).
dal g8, bozza sulla crisi: "Persone al primo posto". Cosa vuol dire secondo voi? che saranno aboliti gli stage?
A me francamente l'invitare a vedere la disoccupazione come un'opportunità per rendersi utili alla società, alla famiglia, alla propria comunità, per affrontare un presunto problema psicologico che colpirebbe chi è disoccupato (manco avesse altro a cui pensare) più che un disinnescare il ricatto sembra un prolungarlo fuori dalle mura del castello.
IMHO mai accettare una paga inferiore ai 7 euro l'ora. Per quella cifra puoi fare benissimo il cameriere in un ristorante, chè ce n'è sempre bisogno.
Ti diranno: "Ma noi ti formiamo, siamo un'azienda prestigiosa, puoi fare carriera, ecc..."
Tutte balle. Non cascateci.
Marx's nephew,
considerati virtualmente bannato. Su questo blog è da tempo proibito l'utilizzo delle frasi "Meditate gente" e "Sveglia!". :P
Emme,
lascia perdere gli extracomunitari. E' più che evidente che questo post è rivolto a chi va a fare gratis o quasi il ragioniere, l'addetto ufficio stampa, il grafico editoriale, il biologo nelle analisi chimiche, il giornalista free lance, la segretaria cococo, la commessa al centro storico, il traduttore simultaneo, il venditore, l'assistente al pronto soccorso, il praticante legale, il customer care.
Non mi pare di aver visto tunisini e pakistani in questi ruoli. Smettiamola di ficcare gli extracomunitari dappertutto: gli italiani non sono un popolo di badanti e raccoglitori di pomodori.
Io ho fatto la tua stessa cosa ad un colloquio con un grosso fondo immobiliare legato ad un ex produttore di pneumatici... La selezionatrice mi aveva detto: "Complimenti, lei è stato l' unico ad aver risolto questo test tra 200 candidati. Lo STAGE le interessa?" Io: "STAGE? Ma sull' annuncio mica c' era scritto STAGE. Comunque grazie per l' interesse dimostrato. Le farò sapere." Non vi dico la faccia. Avrei voluto filmarlo e metterlo su Youtube.
Mi spiace Debora, ma con questi ragionamenti non si và da nessuna parte. Mai sentito parlare di immigrazione ? Il mondo è pieno di gente disposta a venire qui a lavorare per un tozzo di pane. Certe occupazioni non sono più svolte da italiani non perché "non abbiamo più voglia", come dicono i politici di sinistra, ma perché le condizioni (contrattuali, o meglio non contrattuali, e di stipendio) sono talmente inadeguate che le evitiamo; e quindi vengono prese solo da immigrati. Ma più essi aumentano, minori rimangono le posizioni "dignitose" disponibili. Questo nel breve, nel medio periodo bisogna anche fattorizzare le conseguenze del picco del petrolio.
Verrò sicuramente accusato di razzismo da buona parte dei commentatori. Non mi prenderò neppure la briga di rispondere a illazioni di queto tipo; tanto sono fuori luogo.
Per altro, è un pezzo che ho smesso di vedere il lavoro come mezzo dai cui traggo "legittimazione sociale". Purtroppo il tuo ragionamento vale solo per quelle persone che (magari con qualche aggiustamento al loro tenore di vita) possono permettersi di rimanere disoccupate.
Si dovrebbe giungere a capire che la disoccupazione è parte integrante del sistema capitalistico, la manodopera di riserva è utile, anzi necessaria, per giocare al ribasso. Prima del 1970 (anno dello Statuto dei Lavoratori) la minaccia della fila fuori dagli uffici di collocamento induceva il lavoratore a ritenersi fortunato (sic!) per avere il posto di lavoro mentre c'era gente che non lo aveva, oggi abbiamo gli extracomunitari che vengono sfruttati e quindi il ricatto è il medesimo: ci sarà sempre qualcuno disposto a prendere il tuo posto per una paga più bassa e con meno diritti.
Meditate gente!
...anche perché per lavorare gratis o quasi gratis per fare un lavoro dove ti massacrano dalla mattina alla sera allora forse è meglio ripensare al senso della vita e proporsi come free lance di attività utili alla comunità, ognuno secondo le proprie capacità... fosse anche soltanto fare le marmellate bio, preparare le melanzane sott'olio o offrirsi di andare a comprare la frutta e la verdura al mercato per i poveracci che al ricatto decidono di cedere. Magari finiscono per essere attività gratis o quasi gratis ma almeno utili e, magari anche gratificanti. E se poi si riuscisse a svuotare i super-iper-mega-centri commerciali, altra arma di omologazione e schiavitù di massa, tanto di guadagnato.
Ma se salta tutto, qui o si finisce male o bisogna organizzarsi,
ma salterà tutto? E sopratutto, quali i passi per venirne fuori bene? Complimenti per i post di questo blog e per i commenti.
...Scusate per gli errori di ortografia tipo "lo facci" ma sta tastiera non vale gran che.....
...Mi toccherà andare alle primarie del PD per votare Ignazio Marino : sapete tutti che lui si è trasferito in America per lavorare e migliorare le sue brillanti qualità nel trapianto d'organi, visto che l'università Italiana, piena dei soliti baroni, non gli permetteva di lavorare : voglio sperare che nel suo programma ci sia anche il progetto di assumere a tempo indeterminato decone d migliaia dei precari dell'Università e sanità pubblica più valenti, e voglio sperare che lo facci mandando a casa i baroni, voglio sperare penalizzandoli alla grande sl piano economico..
Detto questo credo che un precario della ricerca che non ha il contratto rinnovato, ( ameno che non operi in settori tipo letteratura o sociologia)), debba avere la priorità nei piani di investimento del paese rispeto all'ex lavoratore di una zienda che produce divani per esempio......
Ci riflettevano anche i sindacalisti di due secoli fa, ma in effetti i disoccupati di allora non avevano il sistema pensionistico ed assistenzialistico che c'è oggi. Tuttavia il potere-precario è un potere illusorio, poichè se non si produce la ricchezza creata sfruttando una ben fornita massa di giovani (che è tanta, una fettona del pil direi), saltano le pensioni e quindi si fa la fame (e soprattutto a differenza di allora anche la sete). Ci arriveremo fra poco.
alle 00:41
Uno dei tanti
Quello che espone Deborah è solo il cancello iniziale del giardino. Infatti tutti quanti fate/facciamo cortocircuito sull'individuale. ioè siamo troppo deboli, spossesati e sradicati per portare avanti legami e azioni comuni e collettive di riappropriazione di SPAZI, TERRENI, INFRASTRUTTURE, ABITAZIONI SFITTE, LABORATORI e tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere e mandare al diavolo il bisogno di quel resto di "salario" che tanto ci veine fatto agongare. Quello di Deborah è solo il primo passo. Approfittiamo dell'inoccupazione, dilatiamola il massimo e riempiamola di gioia, di comprensione di sfida di riappropriazione. E' una guerra. Affrontiamola con passione, gioa, determinazione, salute, lucidità, compassione e comprensione. Questo vale anche per gli "imprenditorucoli" sfruttati dalle banche e dal resto del sistema di dominio monetario-mercantile. Cambiate ottica, prendete quello che viserve, cercate i vostri simili. Siamo tantissimi. E' ora.