Crisi sistemica e cambio di paradigma

Una Stube moderna di un albergo trentino
RIQUALIFICARE IL COSTRUITO : le responsabilità dell’architettura nei confronti dell’ambiente e la salvaguardia delle risorse disponibili.
Scritto da Chiara Veneri e Progetto M.O.S.A. Modus Operandi per la Sostenibilità Architettonica
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/pages/Progetto-MOSA/46607714579?ref=ts
L’attività del progettare e del costruire moderno deve divenire opportunità per migliorare le condizioni dell’”abitare” fino a comprendere, come necessario, la dimensione ambientale; a ciò dobbiamo convenire per l’indispensabile salvaguardia del territorio il cui consumo non appare procrastinabile all’infinito. Pur ritenendo sbagliato radicalizzare le posizioni in termini assoluti, è evidente che prima di costruire un nuovo edificio e ampliare i margini delle nostre città a danno del paesaggio naturale circostante, dobbiamo domandarci se non sia più opportuno realizzare le stesse attività come trasformazione o recupero di aree o edifici precedentemente edificati. Ovvio che una politica rivolta alla salvaguardia del territorio e al recupero del costruito richieda una specifica serie di norme e strategie per regolare il mercato, ma questa è a nostro parere una questione indispensabile di interesse collettivo.
In più dal secondo dopoguerra è evidente che la città italiana ha perso la sua caratteristica struttura “chiusa” di città stato, privilegiando invece l’espansione incondizionata ed indifferenziata nel territorio senza alcuna volontà di pianificazione; per non parlare delle caratteristiche costruttive tipiche di certi edifici e dell’ assenza totale di incidenza estetica ed architettonica.
La tecnologia del cemento armato traccia un solco incolmabile nel rapporto tra fase progettuale e fase esecutiva: l’inadeguatezza delle maestranze, l’introduzione di nuove tecnologie costruttive, la velocizzazione dei tempi della realizzazione e l’industrializzazione del processo costruttivo, sono tutti elementi che concorrono alla definitiva rottura del fondamentale rapporto fra progettista e capomastro di un tempo. Figurarsi in tale realtà a quale posto veniva inserito il rapporto fra edificio ed ambiente circostante!!
L’edificio moderno, quello cioè caratterizzante le nostre periferie urbane, ha solo 30 o 40 anni di vita ma ciò non toglie che sia pervaso da un accentuato deperimento fisico dei materiali con cui è stato costruito e da un’ evidente obsolescenza funzionale e prestazionale che ha come unica conseguenza quella di essere una delle principali cause del forte inquinamento ambientale odierno e disattendere ogni minimo requisito di confort interno atteso, sia esso termo-igrometrico che acustico.

L’intervento sul costruito consente dunque il vantaggio prioritario di effettuare una valutazione qualitativa del patrimonio edilizio esistente, attraverso l’analisi dell’ attuale stato di degrado, e realizzare al contempo un intervento di riqualificazione architettonico-funzionale, ambientale e tecnologico-impiantistico. Si tratta pertanto di analizzare un’opera dal punto di vista della sua durata nel tempo, di dotarla di qualità architettonica ma soprattutto intervenire con soluzioni di miglioramento del confort ambientale, di riduzione dei consumi energetici ( e quindi di emissioni inquinanti in atmosfera ) e utilizzo di tecnologie non standardizzate e sostenibili.
Concludo fornendo alcuni dati, se pur ampiamente conosciuti e trattati, relativi al consumo generale di energia degli edifici esistenti, proprio per puntualizzare la necessità di interventi migliorativi e sostenibili per l’ambiente in cui viviamo:
l’Europa importa il 50% dell’energia che consuma e nel 2030 la sua dipendenza salirà al 70% senza interventi adeguati per il contenimento dei consumi; il quadro legislativo attuale è inadeguato per il raggiungimento di importanti obiettivi di incremento dell’efficienza degli edifici: il settore domestico assorbe oltre il 40% dei consumi totali ( l’industria circa il 28% e ai trasporti è imputato il 32% dei consumi ).
Negli edifici residenziali il consumo di energia è di gran lunga assorbito dall’impianto di riscaldamento ( circa il 69% ), segue poi il 15% per la produzione di acqua calda sanitaria, l’11% per le dotazioni elettriche e il 5% per i consumi derivanti dalla cottura dei cibi.
La direttiva 2002/91/CE sulla efficienza degli edifici, impone la progettazione integrata del sistema edificio impianto e l’etichettatura energetica degli edifici nuovi ma anche esistenti.
Gli interventi indispensabili sul costruito riguardano l’isolamento termico di pareti, solai e soffitti disperdenti, l’adozione di vetricamera, o doppi vetri, il miglioramento dell’efficienza degli impianti ( bruciatori, caldaie, regolazioni climatiche, valvole termostatiche, isolamento delle tubazioni, pulizia e manutenzione dei terminali scaldanti ), l’istallazione di apparecchi che sfruttino energie alternative.#4#6#7#8 Bernardo.
Vorrei capire da dove ti esce questo immane livore, tanto più rivolto contro coloro che, con tutta evidenza, non sono certo servi di nessuno.
Sei sinceramente molto vicino al limite oltre il quale quello che è pur sempre un diritto personale di critica o di giudizio diventa diffamazione, tanto più insopportabile perchè assolutamente gratuita, oltre che rivolta al bersaglio sbagliato.
Viene sinceramente il dubbio che tu debba a tutti i costi dimostrare qualcosa a te stesso prima che agli altri.
Cerca di dirigere questa tua aggressività contro qualche bersaglio piu' concreto.
Ce ne sono di grossi, di enormi e sono pure cattivi quanto basta per provare una enorme soddisfazione quando li colpisci.
Certo, ci vuole coraggio, un po' di piu' che ad ad attaccare qualcuno che ha altro da fare che sguinzagliarti dietro una torma di avvocati.
Entrando nel merito: solo con un atteggiamento superficiale e rissoso si può vedere in questo articolo e in quello che ha detto Lombroso (e che sostengo anche io) una incitazione a ristrutturare sempre e dovunque.
Ci vogliono intelligenza, tecnica, cultura, sensibilità, buon senso.
Tutti e cinque i punti, nessuno escluso.
Merce rara, sicuramente. A maggior ragione bisogna applicarsi un pochino sui problemi, e studiare parecchio.
Altrimenti si dicono cose senza capo ne coda.
La sensibilità, poi, aiuta. Il tipo da te citato, ha preferito ricostruire un edificio esistente a costi più alti e con impegno importante.
sicuramente NON è l'edificio di prima.
Ma, altrettanto sicuramente, è un edifico migliore del 99% di quelli moderni che avrebbe potuto costruire al posto di quelle 4 mure.
E' stata una forma di rispetto che gli ha fatto decidere cosi.
Per la cultura per la storia e per la MATERIA di quel posto.
Quello che mi sembra manchi spesso in questi tuoi attacchi all'arma bianca.
Senza contare che prosaicamente, magari, nonostante tutto era l'unica soluzione per ottenere rapidamente i permessi.
Una cosa è ricostruire una cosa e realizzare ex novo al posto di un edificio preesistente.
La differenza tra i due tipi di interventi, in termine concessori, si può spesso misurare in anni.
Sul tetto monteranno dei pannelli fotovoltaici, capirai il risparmio, dici in senso ironico.
Certo che è un risparmio.
Porti a zero la bolletta elettrica e il conto energia ripaga il mutuo quindicinnale al 100% che volendo uno può accendere.
Dopo quindici anni i pannelli si sono pagati continuano a produrre e nel frattempo continui a non pagare l'elettricità.
Il tipo ha preferito investire nei muri e risparmiare in bolletta.
Far lavorare piccoli imprenditori e far perdere business ai grandi produttori di energia elettrica.
Ha comprato un rudere, lo dici tu, di tre piani, probabilmente ad un tozzo di pane, e l'ha ristrutturato per 250.000 euro, mettendoci pure il fotovoltaico.
Probabilmente ha speso in totale la metà di quello che avrebbe speso, perfino nella sgarrupatissima economia attuale, per comprare una casa già ristrutturata pari caratteristiche.
Chiamalo fesso.
8o)
Dimenticavo... sul tetto monteranno dei pannelli fotovoltaici. Quindi ci sara' un bel risparmio.... non c'e' che dire!
Federico.... se tua zia prima viveva in una casa col tetto il lamiera ondulata.... e' normale che ora spende molto meno.
Ma il dato di qualche mese non e' indicativo. Io ho speso esattamente i 2/5 di riscaldamento nell'inverno che sta per finire rispetto a quello passato. E non ho fatto assolutamente niente. Semplicemente ho usato un po di legna in piu' (residui di potature e roba varia) e qualche coperta in piu'. Nient'altro!
Ma tra questo e dire che ristrutturare conviene sempre non e' vero. Anche perche' sono il primo a dire che "dipende" dalle circostanze. Ma l'idea che la ristrutturazione convenga sempre e' sbagliato.
Tua zia forse abita in una casa di una 30ina di anni.... e rifacendo il tetto, magari non c'era neanche l'isolamento... ha risolto i problemi.
Ma il resto della casa?
Ora pensa ad una casa costruita 60 anni fa... secondo te conviene ristrutturare o buttare giu' e rifare tutto?
Ho assistito qualche settimana fa a quello che io definisco "inutile sperpero di denaro". Una casa di 3 piani, con pavimenti il legno ormai crollati e tetto ugualmente in legno... avra' almeno un secolo... Ebbene... il proprietario ha deciso di ristrutturarla... perche' lo hanno convinto che e' meglio cosi'!
Hanno messo in sicurezza le pareti... con reti metalliche elettrosaldate dentro e fuori..., hanno applicato pannelli isolanti dentro e fuori.... ed ora stanno montando i piani interni.
Della serie... aglli angoli della casa ci sono dei pilastri in ferro che reggono i vari piani e il tetto.
Costo? il totale e' di oltre 250.000 euro per una ristrutturazione.
Dico... siamo matti?
Solo per non aver spallato le 4 pareti esterne?
A me sembra decisamente troppo!
mia zia ha rifatto il tetto . solo il tetto.
spende due terzi in meno di riscaldamento.....altro che 20 %
pensa se metteva i pannelli e il foto voltaico e la caldaia a condensazione e i cazzi i mazzi.
perchè dovete sempre costantemente dire delle vaccate senza logica.
ci sono casi in cui conviene ristrutturare altri in cui conviene buttare giù. Minchia ma avete tutti perso il buon senso!?!?!??!
scusate l'eloquio forbito
mia zia ha rifatto il tetto . solo il tetto.
spende due terzi in meno di riscaldamento.....altro che 20 %
pensa se metteva i pannelli e il foto voltaico e la caldaia a condensazione e i cazzi i mazzi.
perchè dovete sempre costantemente dire delle vaccate senza logica.
ci sono casi in cui conviene ristrutturare altri in cui conviene buttare giù. Minchia ma avete tutti perso il buon senso!?!?!??!
scusate l'eloquio forbito
Luigi, Luca Lombroso dice la verita'. Bisogna continuare a ristrutturare all'infinito le case attuali e devi convincerti che e' la soluzione migliore, anche se non e' affatto vero e soprattutto anche se non ottieni i risultati che io e te sappiamo possibili. E tutto questo e' possibile solo ed esclusivamente grazie a tecnologie avanzate ormai in procinto di diventare "roba vecchia", in quanto non sara' possibile continuare questo tenore di "vita", ovvero l'attuale idea del fare-con-energia.
Lombroso segue la classica politica del tipico Laureato italiano.... ovvero della persona che non sa minimamente usare la propria testa ma "attacca l'asino dove vuole il padrone" (Dio Denaro).
Ecco perche' propone anche qui progetti che non hanno assolutamente alcun futuro.
Sappiamo benissimo, sia io che te, caro Luigi, che oggi e' possibile costruire una cosa di medie dimensioni (100 mq) e con caratteristiche termiche di assoluto rispetto ad un costo pari, almeno, al 50% degli attuali standard costruttivi (almeno contando solo le materie prime). Ma questo, in un mondo che sta vivendo una crisi epocale, e' qualcosa di assolutamente NON ACCETTABILE. Ed in qualsiasi contesto va propagandato sempre e comunque il concetto di SPENDERE IL 30-40% IN PIU' per otterenere una riduzione termica, da verificare comunque, pari ad un 15-20% in meno di consumi energetici. riduzione termica che, comunque, e' SEMPRE legata al concetto di ENERGIA ABBONDANTE, SEMPRE, COMUNQUE E OVUNQUE!
"A lavare la testa all'asino...." sai bene come va a finire!
Non credo che si risolvano i problemi continuando
a ristrutturare gli edifici attuali ... sono nati male
ma lo stesso concetto di città è in crisi assorbe troppa energia
tutte le strutture abitative o meno legate alla fornitura di energia o materie prime da grandi distanze (basta vedere quanti tubi, cavi, strade)
sono destinate a collassare
Si deve ridisegnare tutto ... non continuare a mantenere in piedi con soluzioni tampone
tra qualche anno come con le automobili cambiano i parametri ...
e si RiRistruttura ma non si risolve, si buttano solo altre risorse
si devono progettare delle piccole comunità,
autosufficenti, distribuite sul territorio
e interconnesse, ma solo per una piccola parte dei loro bisogni
alimentate con quello che il luogo fornisce
e quindi tante piccole realtà diverse.
Agire sul patrimonio edilizio esistente è fondamentale, e si può fare senza abbattere e ricostruire, che sarebbe ben più dispendioso e impattante. ho seguito un progetto al proposito e mi permetto di segnalarlo insieme a un mio articolo sulle emissioni degli edifici:
www.casakyoto.eu
http://www.lombroso.it/rassegna/Eubios25_low.pdf
Naturalmente non è detto che si debbano fare per forza tutti gli interventi che vedete, con le "10 mosse", ma anche con solo alcune di queste si possono ottenere grandi risultati:
Ecco 10 mosse CASAKYOTO:
1- Diagnosi energetica dell’edificio, ovvero capire quanti sono i consumi e le emissioni per intervenire con una o più mosse sull’edificio analizzato con strumentazione di misura in opera.
2- Isolamento delle pareti (dall’esterno, dall’interno o in intercapedine) e isolamento della copertura per ottenere sia un comfort invernale sia estivo.
3- Isolamento del pavimento e degli impianti di scarico.
4- Isolamento delle finestre con telai ad elevate prestazioni di isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria.
5- Isolamento dei vetri, autopulenti e antisfondamento.
6- Ventilazione meccanica controllata, a doppio flusso per il controllo costante della salubrità degli ambienti e per il recupero di calore.
7- Solare termico, per la produzione di acqua calda sanitaria.
8- Pompa di calore e geotermia.
9- Fotovoltaico, per ottenere un bilancio complessivo annuale pari a zero dato che tutti i consumi sono riconducibili a energia elettrica.
10- Domotica, per l’ottimizzazione della gestione degli impianti presenti all’interno dell’edificio.
Ristrutturare modificare isolare...
in molti casi è meglio ricostruire , anche per implementare idee veramente nuove
la suddivisione Citta Periferia Campagna
e le zonizzazioni dei piani regolatori sono tutti vincoli dati da un concetto di abitare legato a un modello di sviluppo ormai in crisi
si deve progettare nuovo è inserito nell'ambiente
e questo vuol dire costruire (con criterio) anche in zone che oggi sono agricole o verdi
o dove si può inserire una comunità agricola alternativa... al centro di Milano ?
Molti modelli di case che rispettano i limiti TERMICI
dei vari decreti mi sembrano solo dei Frigoriferi alla rovescia (altissimo isolamento)
L'abitabilita non è solo risparmio e isolamento
alle 21:41
Chiara Veneri
In accordo con quanto detto da Pietro, il senso di questo articolo è chiaramente espresso nel titolo. Nessuno vuol entrar nel merito della questione: meglio ristrutturare o demolire?? E chi può saperlo, dico io!! La tabula rasa non è consentita in un paese che vive di storia quale è il nostro!! Mi dispiace per coloro che riterrebbero utile rifare tutto.... ma questo è un altro discorso.
Purtroppo le nostre città sono costipate di edifici "energivori" e fortemente inquinanti; il problema è AMBIENTALE, non architettonico, o per lo meno quello architettonico è valutabile in seconda analisi. Oggi ci dobbiamo preoccupare di ridurre le nostre emissioni in ambiente..... tutti quanti e nella vita di ogni giorno!!
Ristrutturare quanto abbiamo a disposizione, non è una soluzione tampone, è semplicemente l'unica soluzione disponibile visto che non c'è più tempo da perdere!! Certo che questo tipo di intervento è oneroso, ma investire per trasformare il proprio "tetto" da costo a risorsa può diventare obiettivo assai fruttuoso per ciascuno di noi e non mi riferisco solo al punto di vista economico.