Piccole grandi opere I
Pubblicato da Pietro Cambi alle 01:15 in Low tech, Reimparare, Vita quotidiana

Harima-ankokuji-sekitei
Siamo tra i maggiori produttori ed utilizzatori mondiali di cemento (procapite) ed abbiamo il maggior numero di ascensori installati (in assoluto).
Abbiamo devastato, in pochi decenni, una buona parte dei nostri irripetibili paesaggi, centri storici, contesti periurbani; abbiamo cementificato interi fiumi, ad esempio in Liguria ed in Abruzzo, abbiamo sottratto i migliori terreni agricoli all'uso che per secoli e secoli aveva permesso di sostentare i nostri avi. Abbiamo lasciato alle nostre spalle, come porva dell'immane fallimento, decine, centinaia, di chilometri quadrati di rugginosi ruderi di falliti distretti industriali, di desolati e deserti centri commerciali, di inabitabili quartieri di periferia.
I barbari e le guerre impiegarono secoli a devastare l'agrum romano.
A noi è bastata una generazione.
Ma questo non basta.
"Se tira l'edilizia tira tutta l'economia", ha affermato il nostro Presidente del Consiglio, proponendo una delirante ricetta a base di deregulation selvaggia per l'ingrandimento degli edifici esistenti, di mortificazione delle competenze e delle professionalità, con l'estensione del "diritto di firma" per questo genere di interventi anche a semplici periti tecnici ed altre categorie diverse dai classici geometri, architetti ed ingegneri. naturalmente il tutto di contorno ed antipasto, manco a dirlo, per le "grandi opere".
Le solite, di cui abbiamo tante volte parlato anche qui.
Autostrade, svincoli, centri fiere, megaponti, e così via.
Personalmente mi attendo anche un immancabile condono tombale a sancire l'avvenuta devastazione abusiva di qualche altra centinaia di chilometri quadrati di territorio.
Come sapete io sono fortemente critico con l'architettura moderna tout court, tanto più nel nostro paese.
Sono favorevole al piccone risanatore, all'abbattimento degli edifici moderni non sostenibili ( la maggior parte) ed alla loro ricostruzione sostenibile ed a misura d'uomo, a patto di liberare una certa quota di terreno dal cemento.
Ma in verità, in attesa di un "Grande Piano Strutturale" per il recupero edilizio come quello che propongo, le opere di cui abbiamo bisogno sono le piccole opere.
Quelle di recupero del patrimonio storico, della sua riqualificazione urbanistica, della applicazione della tecnologia e della scienza moderna ai fini della riqualificazione e del risparmio energetico.
In questo modo si ottengono almeno tre risultati.
- Si creano molti più posti di lavoro rispetto alle cosidette "grandi opere", a parità di investimenti pubblici (sotto forma di sgravi e finanziamenti) e più equamente distribuiti sul territorio.
- Si riduce strategicamente il fabbisogno energetico del paese, migliorando la nostra bilancia dei pagamenti e il nostro grado di indipendenza energetica e quindi politica.
- Si migliora la qualità ed il tenore (il risparmio energetico si traduce in risparmio tout court ed aumento del valore degli immobili) della vita dei cittadini.
Nel prossimo post lascerò la parola ad un giovane architetto, che ha fondato, con un gruppo di colleghi, una associazione che si propone di definire un nuovo Modus Operandi per la Sostenibilità in Architettura.
Assolutamente necessario ed urgente, sopratutto alla luce delle intenzioni del nostro governo.
Le piccole opere di valorizzazione e recupero del nostro patrimonio immobiliare, diffuse su tutto il territorio, sono le grandi opere di cui abbiamo bisogno.
Mai come in questo caso agire in piccolo (ma diffusamente) significa pensare in grande.






1. Paolo B., Mercoledì 11 Marzo 2009 ore 10:54
Il Governo B. ha scelto semplicemente di non fare un c...o in direzione dello "schianto morbido", sostenendo invece gli ultimi fuochi di questa economia palazzinara, di tangenti, di lobby economiche ed in definitiva di distruzione del territorio e rapina delle sue risorse.
In questa terza legislatura lo psiconano sta mettendo in piena luce la sua vocazione antiambientalista e di antisostenibilità economica e non mi pare di intravedere alcuna condizione per ora, che possa mettere in discussione la sua assurda politica per il paese. Di quello che riguarda l'opposizione, inesistente, neanche a parlarne; e le liste civiche di Grillo sono ancora al livello di progetto sulla carta, mentre il tempo prima dello schianto è sempre più ridotto.
Saranno c...i amarissimi per tutti...
2. Paolo B., Mercoledì 11 Marzo 2009 ore 11:25
OT
Prosegue l'opera di imbavagliamento della rete.
http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=252910
3. fausto, Mercoledì 11 Marzo 2009 ore 14:10
Una cosa mi fa sorridere: l'idea di "aggiungere due stanze". Ha il solo scopo di permettere la regolarizzazione di abusi pregeressi, è un condono in maschera...
Chi volesse davvero aggiungere fisicamente locali ad un edificio esistente, finirebbe invariabilmente col dissestare sia il nuovo che il vecchio. I cedimenti differenziali a carico delle opere di fondazione non perdonano, personalmente ho osservato una infinità di problemi del genere.
Che buffonata.
4. Alby, Mercoledì 11 Marzo 2009 ore 16:00
E anche se si volesse aggiungere una stanza includendo un balcone si otterrebbe mediamente nei moderni condominii l'equivalente di un bagno, ma a sbalzo esterno, e magari non tutti nel condominio lo farebbero, visto che comunque sarebbe un costo, col risultato di deformare esteticamente tutti gli stabili in cui venisse attuata almeno una di queste trasformazioni.
Già le periferie non brillano per estetica, così diventerebbero una schifezza ancor più schifezza dell'attuale.
5. gianluca ruggieri, Mercoledì 11 Marzo 2009 ore 17:03
ottimo post
cercate in rete "great british refurb" per vedere come gli inglesi concepiscono il piano casa...
vi consiglio anche un libretto molto stimolante
Adriano Paolella
ATTRAVERSO LA TECNICA
Deindustrializzazione, cultura locale e architettura ecologica
2008 80 pp. 9 euro
eleuthera
http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=248