Crisi sistemica e cambio di paradigma

-Nella foto: "Banditi uccisi in battaglia" (didascalia originale)-
Caro Marek,
qualcuno disapproverà questa mia. Ma io sento il diritto di scriverti, perché sei stato uno degli eroi della mia gioventù. Il subcomandante Marek Edelman, socialista, capo della rivolta del ghetto di Varsavia. Ho sognato sulle tue gesta: lette mille volte, mille volte sognando che la storia cambiasse in quelle righe sotto i miei occhi e alla fine tu vincessi contro un nemico orribile e probabilmente invincibile. Non è mai accaduto: la rivolta del ghetto è stata repressa una volta e per tutte.
Qualcuno forse non conosce la vostra epopea. Eravate in 50.000, gli ebrei rimasti a resistere nel ghetto dove vi avevano rinchiusi. Vi avevano tolto l'elettricità, tagliato i rifornimenti, la gente moriva di fame. Unico respiro, i tunnel e i bunker che avevate scavato, per portare cibo e armi dall'esterno e nascondervi sotto i furiosi bombardamenti.
L'Europa assistette impotente a una vigliaccata: l'esercito più forte del mondo che seppelliva sotto una pioggia di fuoco le vostre case, riducendole ad un mucchio di macerie. C'erano i bambini a combattere con voi, donne e bambini, e i nazisti, come prescritto, vi chiamavano "banditi". La parola "terroristi" ancora non si usava.
Avete resistito due mesi. Due mesi sotto tiri di artiglieria, carriarmati per le strade, persino attacchi aerei. Due mesi a fabbricare bombe con quel che c'era in casa, due mesi in cui ragazzini straccioni ed eroici le lanciavano in testa agli invasori tenendoli a bada, due mesi nel bunker quartier generale in via Mila 18 a progettare una resistenza impossibile eppure unica nell'Europa schiacciata dal tacco nazista.
E dopo tanti anni, Marek, sei riuscito ancora una volta a sorprendermi. Ti ho cercato in rete, e ho scoperto che sei ancora in vita. Mi ha sorpreso apprendere che vivi in Polonia, a Lodz: sei riuscito a non odiare, a non scappare, cuor di leone.
Ma più di tutto mi ha sorpreso (e non avrei dovuto) apprendere che in Israele ti chiedono di non parlare, neppure alle commemorazioni della battaglia del Ghetto. Nel 2002 hai scritto ai capi palestinesi, indirizzando la tua "Ai comandanti dell'esercito palestinese, delle operazioni paramilitari e partigiane, e a tutti i soldati delle organizzazioni combattenti". Vecchio cuore di resistente, hai dimostrato che chi ha combattuto contro un oppressore mille volte più forte non dimentica, e soprattutto è incapace di distinguo davanti all'ingiustizia. Non esiste cultura, religione, popolo che leghi: l'appartenenza è una e una sola e prescinde anche dai legami di sangue.
Mi auguro, Marek, che esistano ancora nel mondo dei resistenti come te, di quelli che non conoscono altra bandiera che la giustizia e la libertà. E mi auguro che tanti sappiano prendere esempio dalla tua vita, ispirarsi alle tue gesta. E soprattutto, che chi di dovere si ricordi di ciò che hai fatto per il tuo popolo, quando era costretto a mandare bambini a lanciare tubi di stufa.
Dall'inizio del 1940, i nazisti cominciarono a concentrare in Polonia oltre 3 milioni di ebrei in maniera massiccia in un certo numero di ghetti sovraffollati in varie città polacche. Il più grande di questi, il ghetto di Varsavia, conteneva 380.000 persone in un'area densamente popolata nel centro della città.(...) Alla fine del 1942, fu chiaro che le deportazioni erano invece indirizzate ai campi di morte, e molti dei rimanenti 40.000-50.000 ebrei decisero di resistere. Di questi, approssimativamente dai 750 ai 1.000, inclusi i bambini, hanno realmente combattuto.(...) Nel frattempo, all'interno del ghetto, gli abitanti si prepararono a quella che avevano ormai capito sarebbe stata l'ultima battaglia. Migliaia di bunker vennero scavati sotto le case, molti collegati tra loro attraverso le condotte di scarico e collegati al sistema idrico ed elettrico. In alcuni casi i bunker erano inoltre collegati a tunnel che portavano all'esterno del ghetto, in zone sicure della città di Varsavia. (...) I tedeschi inviarono all'interno del ghetto una forza di 2.054 soldati, tra i quali 821 appartenenti all'élite delle Waffen-SS e 363 poliziotti polacchi. I difensori li accolsero con un fuoco di armi leggere e lancio di granate lanciate dalle finestre dei piani più alti dei palazzi. I tedeschi reagirono cannoneggiando tutte le case ed incendiandole. Gli incendi produssero presto una grave carenza d'ossigeno all'interno dei bunker sotterranei che si trasformarono in una mortale trappola soffocante. (Da Wiki)
forse la lettera è questa:
Letter to Palestinian military organizations from Marek Edelman
qui ho riportato un'intervista del 2002 al Corriere della Sera
IN RICORDO DI MAREK EDELMAN,: lettera alle organizzazioni militari palestinesi
Ciao, ho letto sui libri di storia che i veri "Varsaviesi" autoctoni non esistono più (tranne "il Pianista"). Esite anche la musica "Il sopravvissuto di Varsavia" e non "un sopravvissuto di Varsavia".
Se ben si dice dopo la rivolta del 1944 i nazisti deportarono tutti i civili ed i cittadini (in particolare non ebrei visto che gli stessi eranos stati elimnati a Treblinka) in campi di sterminio e distrussero la città: nel 1943 distrussero il ghetto; nel 1944 l'intera città.
Dal 1942 al 1944 partirono per Treblinka se non erro 6.000 persone (sia ebrei che non ebrei).
Quando i russi arrivarono Varsavia non esisteva più era un cumulo di macerie.
Fa tristezza pensare al Pianista che entra in una casa abbandonata e trova la zucchina ed un piano abbandonati; l'idea di pensare "chissà chi abitò questa casa e dove saranno gli abitati" fa tristezza. Beni e oggetti abbandonati e nascosti in fretta e furia, pensando: torneremo lasciamo tutto in casa.
Ho sentito che parlate di Lodz, mio zio era Alpino. Dopo l'8 settembre dall'Italia è stato trasferito al Ghetto di Lodz. Il suo regimento è stato messo in un palazzo dove vivevano 15 per casa. Si sono salvati perchè il treno che li deportava a Majdenek è stato fermato e sequestrato dai russi.
Lo zio mi parlò anche di una piccola resistenza del ghetto di Lodz.
Precisiamo una cosa: l'Esercito Russo durante la rivolta del Ghetto (1943) era già a 20 Km da Varsavia. Decisero di rimanere fermi li per un anno (con la scusa che c'erano altri fronti da combattere), in realtà volevano che la Polonia si liberasse da sola, prima gli Ebrei e poi l'intera città.
Ricordo anche che la rivolta del 1943 ha partecipato anche buona parte della zona "ariana" e se ci fossero state armi in più la rivolta sarebbe divenuta una battaglia dell'intera città.
Nel 1943 si combattè anche fuori dal ghetto per le strade di Varsavia e la Resistenza Polacca più volte si intruffolò nel ghetto e combattè. Ovviamente a quel tempo non era così forte come nel 1944.
La rivolta del 1944 fu organizzata dalla ZOB in collaborazione con la Resistenza Polacca
Marek Edelman Edelman Marek, nato nel 1921 a Varsavia, fece parte del movimento giovanile del BUND il partito socialista dei lavoratori ebraici. Durante la vita del Ghetto di Varsavia operò clandestinamente nel gruppo di resistenza organizzato dalla sua organizzazione. Successivamente, quando venne costituita la ZOB e Mordechai Anielewicz ne divenne il comandante, si unì ad essa guidando le squadre di combattimento del BUND. Durante i combattimenti che si svolsero tra l’aprile e il maggio 1943 nel Ghetto di Varsavia, Edelman fu il difensore della cosiddettà “Fabbrica di spazzole”. Nei duri combattimenti che si svolsero nelle quattro settimane di resistenza del Ghetto Edelman si distinse per determinazione e coraggio. Caduta la fabbrica di spazzole nelle mani dei nazisti guidati da Jurgen Stroop, si ritirò nel bunker di via Franciszkanska 30. Qui assediato dalle SS riuscì a resistere per diversi giorni e a sottrarsi alla cattura. Raggiunto il bunker di via Mila 18 dove si trovava Anielewicz ne scoprì la morte e decise di fuggire dal Ghetto con i suoi uomini. Dopo la fuga - avvenuta il 10 maggio - si nascose nella parte “ariana” di Varsavia. Mantenne unita ciò che rimaneva della ZOB e con i suoi uomini partecipò alla rivolta di Varsavia che scoppiò nell’agosto 1944. Dopo la guerra studiò medicina e divenne cardiologo. Non emigrò mai in Israele rimanendo fermo nelle sue idee non-sioniste. Nel 1980 prese parte al movimento “Solidarnosc” che lottava contro la dittatura del governo comunista polacco. Divenuto dirigente di Solidarnosc venne imprigionato dal governo del generale Jaruselzski. Autore di due libri di memorie sulla resistenza nel Ghetto di Varsavia, vive tuttora nella capitale polacca.Marek Edelman ritratto al lavoro negli anni '70
Bellissimo post. C'è ancora qualcuno che ama la verità e che ce la ricorda. Grazie.
a causa della mia integrità morale e per paura di essere preso a calci da San Pietro una volta salito da lui, desidero dire due paroline sul conflitto odierno.
l'umano che è in me dice che se qualcuno ti prende a bastonate e ti tira delle pietre tu non puoi rispondere con gli F16, con l'uranio impoverito e con il fosforo bianco. Forse è peccato e da lassù qualcuno ti farà una bella ramanzina. Forse è un abuso di potere e forse se dicono in giro he sei un neo nazista non devi prendertela.
l'animale delle caverne che giace in me, invece, mi porta a dire delle cattiverie che qui non menzionerò perchè altrimenti il Mossad mi fulmina abruptum. Mi basterà dire che il giorno della memoria a fine gennaio mi servirà per ricordare i bambini palestinesi (i bambini!) arsi vivi col fosforo bianco. Ricorderò le madri non filo Hamas che vedono morire i figli e mariti innocenti rei di vivere (vivere?) in un territorio che ricorda tanto Birkenau -qui da noi un prelato vaticano ha usato lo stesso parallelismo quindi prima di censurarmi pensateci bene-.
ora basta sennò m'incazzo.
E, quasi in contemporanea, cominciava d operare in Palestina Menachem Begin. Un estratto da Wiki:
Il 10 aprile 1948, il più odioso e più noto dei crimini delle lotte in Palestina: Begin mette a punto e dirige personalmente l'azione di rappresaglia contro il villaggio arabo di Deir Yassin, con l'uccisione a sangue freddo di tutti i suoi abitanti, compresi i vecchi, gli infermi e i bambini in fasce (il numero delle vittime varia, dal un minimo di oltre un centinaio di persone a un massimo di 254).
Sembra di rileggere le cronache di uesti giorni...
Purtroppo, Stefano, il testo integrale non credo ci sia. E' anche una cosa vecchia di sei anni. Però sul Guardian trovi lo stralcio e soprattutto la vicenda di Marek che viene cazziato da tutti... ;-)
Bellissimo post.
Ho cercato su internet il testo della lettera di Edelman, ma non l'ho trovato. Qualcuno sa dove poterlo trovare?
Grazie e ciao a tutti,
Stefano.
Grazie di questo post. Non conoscevo questo dettaglio di storia di quegli anni troppo densi di avvenimenti. Oggi indigna scandalizza e "orrorizza" come ieri questo cercare l'eccidio, questo intrappolare le popolazioni per affamarle e poi per farne strage col piombo fuso, con l'aggravante tutta moderna del sadico e scientifico "efficientismo", l'uso del terrorismo sempre più oltrei i limiti della vera tortura psichica e fisica, con lo profittare dell'occasione per finire i collaudi delle armi al fosforo bianco...
Oggi, come allora, gli altri (noi) stiamo a guadare. Si tace.
Cito un poeta, ci ha lasciato quasi dieci anni fa:
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
(da Canzone del maggio di Fabrizio De Andrè, album Storia di un impiegato, 1973)
P.S..: se qualcuno ha una idea di come rendersi utili... beh lo faccia sapere...
Grazie Debora di questo bellissimo post.
giuseppe (durand)
@Pietro Cambi
Permettimi di dissentire pure per quanto riguarda lo smembramento. La Polonia prima della guerra, aveva nei suoi territori orientali, nella stragrande maggioranza genti di etnia bielorussa ed ucraina: questo perchè dopo la guerra tra Unione sovietica e Polonia nel 1920, quest'ultima riuscì ad inglobare sotto la sua amministrazione tali territori. Dopo la seconda guerra mondiale la Polonia perse definitavamente questi territori, e la minoranza polacca che ci viveva fu "trasferita" in quella che è oggi la zona occidentale della Polonia, fino al fiume Oder. I tedeschi che vivevano nella Pomerania occidentale si traferirono in quelli che furono i territori della Germania Est, e che sono oggi i territori della Germania unita. Ci fu una sorta di "scambio", certo doloroso, ma si crearono due stati sostanzialmente omogenei dal punto di vista etnico(Germania e Polonia). Forse fu scelta questa strada per evitare in futuro qualsiasi ripresa del pangermanesimo, che in nome di qualche minoranza tedesca sparsa qua e la' per L'Europa inneggiava al grande impero ariano.
Ciao!
@Pietro Cambi
Ciao!
Forse quando parli dell'esercito russo stazionato sulla Vistola ti confondi, visto che in quel caso non si tratta della rivolta del ghetto ebraico, ma dell'insurrezione dell'intera citta', avvenuta a fine '44. E' una tragica pagina della storia, tuttavia credo che ognuno dovrebbe prendersi la sua quota di responsabilita'. Infatti l'ordine di quella rivolta(mi riferisco a quella di fine '44) fu lanciata dal governo polacco in esilio a Londra, senza consultare minimamente i Russi, che per arrivare fino alla Polonia e far ritirare le truppe tedesche avevano pagato il prezzo di milioni di vite. I rivoltosi polacchi, si illusero di poter conquistare l'indipendenza e leggittimarla attraverso una battaglia in cui potevano dire che avevano sconfitto il nemico nazista da soli. Si trattava di un' aspirazione velleitaria, che non teneva in considerazione i reali rapporti di forza che si stavano delineando. I Russi, con molto pragmatismo, videro ed assecondarono l'annientamento della frazione della resistenza polacca filo-occidentale da parte dei nazisti. Credo che una posizione piu' "realista" del governo polacco in esilio avrebbe evitato questa tragedia.
Ciao!
mi hai fatto venire i brividi leggendo il post, è terribile la storia
Bellissimo post.
@ 4
hai capito il senso del post..!
MORTE AL NAZISMO
esatto: si raccoglie cio' che si semina, in ogni senso.
indignarsi non servirà a molto purtroppo: con la crisi si è raggiunto il picco della pietà.
Non aspettiamoci aiuti se succederà a noi, si raccoglie ciò che si semina.
Debora: un piccolo dettaglio, non da poco, che aumenta oltre allo schifo il senso di parallelismo: l'esercito Russo, in quel momento non solo all'offensiva ma anche superiore in rapporto di 2 a uno ( e poi 3 a uno) delle forse della Wehrmacht, anzichè intervenire in aiuto degli insorti, si fermò A POCHI CHILOMETRI dalla periferia, aspettando che i tedeschi avessero ragione della rivolta.
Dopo aver subito tutto questo i polacchi, per difendere i quali, in bella teoria, era cominciata la guerra mondiale ( che avevano eroicamente combattuto su tutti i fronti, compreso quello italiano, distinguendosi per eroismo altruismo e capacità, ( basterà ricordare l'essenziale contributo dei piloti polacchi nella battaglia d'Inghilterra) furono anche trattati peggio degli sconfitti, visto che il loro stato fu praticamente smembrato e rimontato in un orrendo patchwork, un po come se si fosse deciso che l'Italai cominciasse a Grenoble e finisse a Pavia, Arezzo, Perugia, Viterbo, L'Aquila, POtenza, escludendo tutto quello che stava ad est.
alle 04:58
arial
Il testo con alegati io lìho trovato qui, compreso articolo di Haaretz
Letter to Palestinian military organizations from Marek Edelman
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