Crisi sistemica e cambio di paradigma

Vi ricordate della Tortuga , l'isoletta dei caraibi, "governata" da una specie di Sindacato di Corsari e pirati, i famosi "fratelli della costa"?
Sarò brutale, esagerato, massimalista, ma il sistema bancario Svizzero a me ha sempre fatto un effetto del genere.
Una terra di nessuno, dove tutto è permesso o quasi, nessuno ti chiede nulla sulla tua attività o sulla provenienza dei tuoi Talleri, Dobloni, Fiorini a patto che siano "buoni".
Sappiamo che alle famiglie dei sopravvissuti di Auschwitz ci sono voluti, se ricordo bene, sessant'anni per avere indietro i beni chiusi nelle cassette di sicurezza svizzere e che il governo filippino sta ancora cercando di farsi rendere quelli accumulati dalla famiglia Marcos (vi ricordate di Imelda, con una scarpiera di diecimila scarpe?).
Insomma, sarò ingiusto, grossolano, approssimativo ma nel cuore ( ed anche un pò nella mente) ho sempre considerato la svizzera il re dei "Rogue States" insomma degli stati canaglia.
Ovviamente i governanti, gli investitori e gli evasori e faccendieri di tutto il mondo la pensano in modo ben diverso.
Ed hanno nel tempo accumulato migliaia di miliardi di euro di capitali, titoli e beni preziosi vari (compresi capolavori artistici depredati in tutto il mondo e nascosti nelle cassette di sicurezza) nelle banche della Confederazione.
Queste banche si sono sempre distinte per gli interessi bassissimi essendo la loro principale attrattiva non già la resa dei capitali in deposito ma piuttosto l'assoluta sicurezza e riservatezza di questi depositi.
Poi, a causa delle clamorose figuruccie internazionali rimediate dal piccolo paese negli anni, proprio per questo suo terrificante sistema bancario, le leggi sono cambiate e si sono avvicinate agli standards internazionali, permettendo ai magistrati dotati di sufficente determinazione tenacia e pazienza di accedere alla contabilità dei vari loschi figuri ( anche nostrani) che avevano aperto un conto presso una banca elvetica.
Avendo perso la loro attrattiva principale, le banche svizzere si sono internazionalizzate a tappe forzate e, con le modeste remore morali che tradizionalmente le caratterizzavano, si sono lanciate prepotentemente e spesso spietatamente (una sola parola basterà: Parmalat) sul mercato del credito, al consumo e non.
Il risultato, ora che i nodi vengono al pettine, è che i due istitui più grandi del paese UBS e Credit Suisse, hanno delle enormi falle sotto la linea di galleggiamento e nessuno sa dire se riusciranno a restare a galla.
Bank-Implode-o-meter , un sito citato qualche post fa dalla Debora, stima in 300 MILIARDI di dollari le sofferenze dei due istituti ( oltre 40.000 dollari pro capite per la popolazione svizzera, ovvero superiore al prodotto interno lordo) e la cosa potrebbe non essere finita qui.
I loro "assets", i patrimoni totali, infatti, sono di circa 5000 MILIARDI di dollari ma sono anche in buona parte "virtuali" si basano cioè sul valore contabile di "attività" che possono rapidamente evaporare dall'oggi al domani, insieme al valore stesso, al progressivo dispiegarsi della crisi.
Anche se i capitali che evaporeranno sono probbilmente non solo svizzeri ma un po di tutti noi ( in un modo o nell'altro) non riesco ad essere addolorato o preoccupato.
Per me, come avrete capito, si tratta della fine ( o dell'inizio della fine o almeno della fine dell'inizio ) della Tortuga.
Diceva uno che se ne intendeva: "le vecchie volpi, prima o poi, finiscono in pellicceria"
Tranquillo Pietro, nemmeno io mi strappo i capelli per queste notizie.
Come diceva uno piu smaliziato di me, "Si fa meno peccatoa rapinare una banca che a fondarla"
Mah, mi sembra una visione un po' semplicistica. Esiste una legge contro il riciclaggio piuttosto severa, esistono accordi di collaborazione (lo dimostrano le molte inchieste condotte dalla magistratura italiana con riferimenti in Svizzera, tra cui Parmalat), ci sono degli accordi fiscali con l'UE (e ci sono anche gli accordi bilaterali con l'UE che, tra l'altro, portano vantaggio a molte imprese italiane, tedesche e francesi sulle fasce di confine).
Ma non intendo difendere le banche svizzere a occhi chiusi: i beni nascosti durante la guerra e restituiti, forse tutti, soltanto negli ultimi anni, sono un fatto (in cui erano implicate le banche di altri paesi, tra cui Vaticano, che quanto ad affari sporchi di questo tipo non ha nulla da imparare). Inoltre la Svizzera ha accolto molti rifugiati (non in alberghi di lusso, ma li ha accolti), e lo fa tuttora, garantendo loro aiuti economici non indifferenti (e infatti molti non sono più d'accordo).
È vero che esiste il segreto bancario ed è vero che gli svizzeri desiderano mantenerlo (non tutti). Credo sia una delle poche garanzie di sopravvivenza.
Per quanto riguarda UBS (e il suo ex-ceo Ospel), se non lo conosci ti segnalo il film Grounding, sulla fine di Swissair.
alle 18:11
Alessio
ma non esiste un bankimplode.com in italiano che mi aggiorna sulle banche italiane? Alessio