Crisi sistemica e cambio di paradigma

Centomila. Questo il numero di fabbriche cinesi che avranno definitivamente chiuso i battenti alla fine del 2008. Non osiamo pensare cosa succederà nel 2009.
Fa un po' impressione vedere certe immagini, i lavoratori delle fabbriche che con i loro borsoni abbandonano grattacieli e cemento per tornare nella remota provincia rurale. Cosa porteranno con sé? Un sogno infranto? La modernizzazione? Malattie da inquinamento?
In molti casi, non portano a casa neanche l'ultimo stipendio: i prenditori locali abbandonano la baracca scappando con la cassa a bordo delle loro Mercedes. E' successo alla più grande industria tintoria della Cina, 4 fabbriche, 4000 dipendenti e 200 milioni di debiti. Chiusa dalla sera alla mattina lasciando i lavoratori a spasso e a mani vuote. Di altre 6 grosse industrie, un proprietario si è sucidato, uno è finito in galera e gli altri 4 sono uccel di bosco.
E tra non molto, finirà anche il problema dei "pericolosi giocattoli cinesi": già metà delle industrie di giocattoli hanno dato forfait. Disney e Mattel in primis: torneranno a produrre in USA, come auspica Obama? O restringeranno semplicemente la produzione, in ossequio ad una domanda in forte crisi?
Un video del New York Times mostra l'incredibile: i cinesi in fila all'ufficio disoccupazione alla ricerca di un lavoro. Qui sotto un altro video di Al Jazeera fa il quadro della situazione.
Nei fatti odierni e nelle avvisaglie di quello che sta per piombare sulle nostre teste è tutto un mondo globalizzato, targato "anglo-america", che sta finendo.
Se addirittura Berlusconi spalleggia la Russia nella questione georgiana perchè sta facendo contratti commerciali alla luce del sole con quest'ultima, quando è stato filo-Bush fino a ieri, vuol dire che davvero il vento globale sta cambiando.
Peccato che il pallino resti in mano ai protagonisti di quel mondo in declino...
Ed intanto gli islandesi scoprono che si possono incazzare contro parlamentari e polizia : http://www.liveleak.com/view?i=2d9_1226199229
Alcune considerazioni sparse:
1) La cina esporta oltre il 40% del proprio PIL. Ecco perchè partono licenziamenti e chiusure nonostante un +8% (che riguarda comunque il passato!). Hanno paura che i loro"clienti" non comprino più. Dall'altro lato hanno paura anche che gli USA vadano in default, quindi non paghino ciò che hanno comprato. Infine hanno paura che in futuro vi siano dazi e limitazioni da parte dei paesi clienti.....
2) A chi crede che il guadagno delle multinazionali dalla delocalizzazione in Cina sia dovuto dal risparmio sul costo della manodopera rispondo che si sbagliano. Il guadagno sta nell'assenza di regole in campo ambientale sopratutto. Le multinazionali vanno ad inquinare senza essere disturbate. La fine di questo fenomeno, oltre che manna dal celo per i nostri lavoratori sarebbe anche una benedizione per il nostro pianeta.
3) Debora parla di "prenditori" e mi fa piacere.....mai dimenticare però che in occidente oltre ai "prenditori" abbiamo anche i "magnager"....che sono ancora peggio.
Detto questo, siamo nei casini più neri......
Saluti!
Non ci potra' piu' essere una folle corsa al consumo e al profitto, perche' entrambi questi "tumori" prevedono una disponibilita' elevata e a buon mercato di materie prime... che, come sappiamo tutti, qui sulla Terra iniziano a non essere piu' ne elevate... ne tanto meno abbondanti.
Insomma.... e' sicuramente un punto di svolta epocale. In cosa si trasformera' questa nostra ottusa "idiozia" non si sa ancora e, forse, e' meglio non saperlo!
Ma mi preme ribadire che le possibilita' di fermare a mani nude un treno in corsa sono estremamente limitate. L'unica cosa sensata che possiamo fare e' prepararci per tempo al grande "botto"! Da soli o in compagnia!
@7-Io sto cercando di fermarmi da tempo, anche qualcun'altro di mia conoscenza, ma qui chi si deve fermare sono altri, e questi sembra non abbiamo nessuna voglia di ragionare, a meno che...a meno che non siamo proprio in tanti tra i non potenti a fermarci, a non consumare oltre il necessario (specialmente idrocarburi), a buttare la televisione, a boicottare la lunga filiera degli alimenti etc. prima che questo avvenga per forza di cose. Non è la prima crisi del capitalismo e non sarà l'ultima se avrà il tempo di fagocitare la sua stessa sovrapproduzione (stavolta non solo industriale ma finanziaria) per ripartire purgato e alleggerito in un altra folle corsa al consumo e al profitto.
Forse tutto questo allarmismo stà generando una situazione di terrore e confusione su tutto il mercato globale, una sorta di
paura epidemica e una crisi quasi voluta. Direi di fare una pausa alla negatività e cercare di pensare alle cose positive se non altro per riposarci un pò la mente. Certamente siamo in un momento di crisi che paradossalmente però può essere efficace, per ridimensionare ciò che sembra ormai l'unico valore esistenziale....il denaro!
Lavera
#5: Thank's!
cioè ...costi di produzione in Cina sono ultimamente aumentati, lo Yuan è più forte, gli standard sicurezza sono stati irrigiditi.. vedi ultimo capoverso del link di Debora a proposito dei giocattoli.
#3 "il 50% è il venir meno dei motivi che avevano creato il boom...".
Spiegami please...
Leggendo i vari link si capirebbe che il 50% è la crisi, cioè il calo dei consumi, soprattutto USA ed Europa, e il 50% è il venir meno dei motivi che avevano creato il boom, spingendo lo sviluppo spropositato dell'industria cinese: valore moneta locale, costi manodopera, norme sicurezza.
Il numero 50 ha ovviamente valore indicativo, resta il fatto della sinergia tra la crisi attuale e processi in corso, a loro volta risposta nei confronti di tendenze esagerate assunte nel recente passato.
...ma quando il polverone sarà sceso si vedrà che loro hanno acciaerie, elettronica, petrolchimica. A noi saranno rimasti marketing consultants, agenzie immobiliari, assessori tangentari. Ah, anche qualche ministro "bocca di rosa".
Secondo voi chi se la passerà meglio?
...e tutto questo con un PIL a "solo" +8% circa, ovvero in recessione (se non erro il loro "minimo" e' un +10%)!
Cosa succedera' in Italia?
alle 22:45
Exodus
Credo che il "pallino" resta sempre in mano a chi detiene il potere e per continuare ad avercelo tiene schiavi gli altri.
Cambiare Bush con Putin non è che sia poi un grande affare!