Bye bye libero mercato: la crisi dei mutui americani diventa un affare di stato
Pubblicato da Pietro Cambi alle 00:44 in Apocalypse now, Finanza, Vita quotidiana

Il ritratto di Dorian Gray
Doveva succedere ed è successo.
Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti dei mutui, giganti dai piedi di argilla, sono stati fin dall'inzio al centro della tempesta subprime di cui abbiamo tante volte parlato, tra i primi in Italia, mostrandone la reale dimensione e il suo impatto sull'economia USA e mondiale.
Con il tempo è diventato evidente perfino ai più occhio-prosciuttati che il collasso del mercato immobiliare, oltre a milioni di consumatori americani, avrebbe travolto anche il sistema bancario, essendo i giganti di cui sopra fragili si, ma non fessi e quindi debitamente assicurati contro eventuali insolvenze dei loro debitori.
Ovviamente, date le dimensioni del rischio, anche gli assicuratori si sono riassicurati e cosi via via in un gioco che ha legato tutti gli istituti finanziari del mondo in un nodo inestricabile.
FINALMENTE anche Paulson, il Segretario del tesoro USA, ha ammesso che Fannie Mae e Freddie Mac "are so large and so interwoven in our financial system that a failure of either of them would cause great turmoil in our financial markets here at home and around the globe" ovvero: sono cosi grandi e cosi interconnesse nel nostro sistema finanziario che il fallimento di una delle due creerebbe un grave sconvolgimento nel nostro mercato finanziario, qui a casa e nel mondo intero.
QUINDI, di notte, tra Sabato e Domenica, Paulson ha deciso di realizzare un "take over" ovvero una scalata governativa alle due banche salvando cosi il mercato, il diritto dei cittadini di essere spennati ancora per un pò da mutui con tassi ingannevolmente bassi, garantendo il tutto, ovviamente, con denaro pubblico peraltro con ogni evidenza inesistente e stampato per l'occasione (gli Stati Uniti hanno scelto, già da alcuni anni, di non rivelare la quantità di dollari circolanti in modo da rendere estremamente difficile la scoperta di "giochetti" del genere).
La cosa ironica è che Paulson è originario di Chicago, dove ha studiato ed ha compiuto buona parte della sua carriera economica.
E', insomma, un figlio prediletto della cosidetta "Scuola di Chicago " ovvero i custodi dell'integralismo Liberista. Per verificarlo basta dare un'occhiata a cosa scriveva in occasione della dipartita di Friedman, il fondatore della Scuola.
Un passo del genere per uno come lui è una vera e propria eresia.
Ora finalmente, come un novello Dorian Gray, ha calato una volta e per tutte il velo che nascondeva la brutta e butterata faccia di una economia che negli ultimi dieci anni si è retta solo sulla illusione di un eterno "sogno americano" prossimo venturo.
Non ci resta che vedere cosa succederà quando il sonnambulo, ovvero l'opinione pubblica americana, si sveglierà una buona volta dal sogno di cui sopra, accorgendosi che, mentre lei sognava, un paio di miliardi di persone nel mondo venivano scaraventate nella pure e semplice lotta per la sopravvivenza in nome di quei nobili e liberistici principi.







1. Logico, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 02:28
medioevo prossimo venturo?
2. daniele spagli, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 09:30
mi sarei aspettato uno scivolone del dollaro... invece...
Vabbuò, io di macro-economia zero. :-)
3. Lorenzo, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 10:16
Naturalemtne stampare dollari significa aumentare l'inflazione, che colpisce sopratutto i più poveri.
Una specie di Robin Hood Tax, togliamo ai poveri per dare ai ricchi...
E pare che agli americani 8 anni di governo repubblicano non siano bastati e ne vogliano altri 8 guidati da McCain e Palin con lo slogan "trivelliamo d'appertutto!!!!" come se bastasse trivellare per estrarre il petrolio negli anni 70 hanno trivellato eccome (sono aumentate enormemente le trivellazioni una volta raggiunto il picco) ma la produzione è comunque diminuita.
Sigh che tristezza :(
4. tulkas, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 11:21
Mi è venuta in mente una considerazione interessante: quindi la metà dei mutuatari americani vive in una casa "popolare" di proprietà statale e di memoria vetero comunista.
Se il compagno bush varasse il servizio sanitario per tutti sarebbe perfettamente in linea con le politiche sovietiche.
A quanto pare il capitale e il liberismo è un buon modo realizzare il comunismo: ebbravo George!
5. Pietro/Crisis, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 11:44
#2 il mercato è fatto non di investitori intelligenti ma di investitori furbi.
Il breve termine domina totalmente.
In questo contesto il rischio collasso per le due istituzioni e' socngiurato, per il momento e quindi il loro valore risale e con quello quello di tutte le banche piu' o meno esposte.
MA, ricordiamocelo, il valore totale dei mutui di quelle banche di cui potrebbe essee a rischio anche piu' del 30%, e' di 5000 miliardi di dollari, ovvero intorno al 30% del prodotto interno lordo americano e quasi il 50% del loro debito pubblico.
In pratica è come se avessero aumentato il loro debito pubblico di un potenziale 15% in un colpo solo.
Sembra poco?
pensate che su scala italiana sarebbero qualcosa intorno a 230 MILIARDI DI EURO IN PIU' da un giorno all'alatro, ovvero quello che abbiamo accumulato dal 2000..intato ci si prepara a immettere IMMEDIATAMENTE 100 miliardi di dollari di liquidita' poi si vedra'.
alcune stime parlano di un conto finale per il contribuente di 500 milardi di dollari ovvero il doppio del costo della guerra in irak.
ora capite perche' è chiaro che queste cifre verranno trovate semplicemente stampando dollari?
6. daniele spagli, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 11:59
infatti... dal sole 24 ore.
Non è che l'europa sta pure dando del suo comprando dollari? O che dovrà (ancora) farlo a breve per non far crollare il castello?
Insomma quel debituccio ce lo troviamo sul groppone pure noi un bel po?
7. Pietro/Crisis, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 12:06
#6 daniele, ma certo che ce lo troveremo sul groppone!
Intanto perche' anche il NOSTRO mercato immobiliare e' assurdamente drogato e 'insostenibile e poi perche' ci siamo dentro fino al collo, basti vedere unicredit et similia di oggi come stanno recueprando grazie alla buona novella...
nessuna economia e' una isola nel meraviglioso mercato globale delle vacche da macello...
8. daniele spagli, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 13:03
@7
per la cronaca posso dirti che il mercato immobiliare attualmente non esiste... o meglio esiste solamente per un determinato livello (attualmente il mercato si muove essenzialmente per grandi acquisti e grandi cifre) o per gli affitti.
Siamo in una calma innaturale... qualche investimento ancora gira, ma sinceramente avrei una paura fottuta ad investirci adesso: anche se il mercato non calasse di sicuro i ritorni saranno a lunghissimo termine.
Non è certo una buona prospettiva per me. :-(
9. Francesco Scinico, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 15:21
ideali liberistici dell'opinione pubblica americana? l'opinione pubblica americana non sa nemmeno che cosa sia il liberismo. E, scusa, ma sembri non saperlo nemmeno tu. il fallimento di freddie mac e fannie mae non ha nulla a che fare col liberismo.
http://tinyurl.com/5pu4mb
10. Pietro/Crisis, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 16:25
#9: in che modo il link da te riportato contrasta con quanto da me detto?
Scusa ma ho idea che quello che non ha idee molto chiare in merito sia tu.
Il fallimento di Fred&c ha ESATTAMENTE a che vedere con il liberismo piu' spinto.
Hai presente, vero la politica di Greenspan sul fronte die tassi?
E le mille e mille facilitazioni date ai due colossi, che gli hanno permesos, in pratica di fare tutto quello che ai loro scriteriati capi passava per la mente?
O meglio il liberismo avrebbe avuto a che fare con il giusto epilogo della faccenda, ovvero il fallimento dei due brutti di mamma se i grandi profeti del liberisimo, di fronte all'enorme disastro provocato dalle loro politiche,avessero almeno aspettato che il gallo cantasse tre volte per rinnegare il loro credo.
non l'hanno fatto, con questo seppellendo ben in fondo e per un pezzo anche l'utima parvenza di facciata dell'esistenza di un mercato ( in america ed altrove)
Ettecredo: qui stiamo parlando di pura e semplice sopravvivenza dei LORO assets...compresa la ghirba, mica di astratti principi...
11. Alberto, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 16:36
Ma freddi e fannie gia' non lavoravano in regime di libero mercato. Offrivano mutui a tasso agevolato perche' garantiti dallo stato stesso.
12. Debora/Crisis, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 17:32
Effettivamente, erano già due carrozzono parastatali... altrimenti chi diamine se li sarebbe comprati i loro bond???
13. Enrico, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 21:51
In effetti di liberismo ce n'era ben poco già prima... non trovo neanche così "eretica" la scelta di Paulson... quelli della Scuola di Chicago sono sempre stati difensori del libero mercato (quello vero) più a parole che nei fatti.
14. Michele, Lunedì 8 Settembre 2008 ore 22:13
Negli ultimi 20 anni, grosso modo a partire dalla Reaganomics, c'è stata una folle espansione della base monetaria e un susseguirsi di bolle finanziarie, con la successiva che in qualche modo metteva una pezza alla precedente. La bolla delle "dot.com" si è sgonfiata per far partire quella ben maggiore degli immobili e dei mutui. Sgonfiata anche questa, siamo alla bolla finale: quella dei titoli del Tesoro USA, che attualmente è la tesoreria del mondo.
Gli USA (che spendono circa il 50% del loro PNL per finanziare, in modo diretto o indiretto, la loro macchina da guerra), hanno un debito di 50.000 miliardi di dollari, in crescita di 1000 miliardi ogni 4-5 mesi (con questo salvataggio l'hanno all'incirca aumentato di 500 miliardi in un colpo solo).
Il debito è finanziato dalla fiducia dei risparmiatori che hanno cespiti in US$, e dai paesi creditori, che non hanno interesse a vedersi svalutare i propri crediti. Infatti, come dice la battuta: "se hai 100.000 $ di debito con una banca e non sai come pagarlo, hai un grosso problema, ma se hai 100 milioni di $ di debito con una banca e non sai come pagarlo, è la banca ad avere un grosso problema!" Figuriamoci con 50.000 miliardi di $ di credito!
D'altra parte, che il resto del mondo, Cina, paesi arabi e Russia in testa continuino a pagare a piè di lista i debiti USA, tra l'altro in un quadro di diminuzione delle risorse disponibili, è impensabile. Una via d'uscita la stanno certo già pensando, e non sarà bella per nessuno, così come gli USA non si lascieranno trovare impreparati a fare le contromosse!
15. Antonio Na, Martedì 9 Settembre 2008 ore 01:01
Agli stati borghesi non interessa salvaguardare questa o quella ideologia. Liberismo e fascismo si alternano a seconda delle fasi storiche. L'importante è che venga salvaguardato l'interesse della sparuta minoranza che priva la maggioranza dei mezzi di produzione. Finita la fase dell'esaltazione del libero mercato, useranno le maniere forti per tentare di tenere i cocci assieme.
16. Alberto, Martedì 9 Settembre 2008 ore 10:10
Boh.. certo che l'italia che pontifica sul debito americano... Noi stiamo al 103% del pil.. loro erano (i dati degli ultimi tempi non li conosco) a poco piu del 60%.
17. Michele, Martedì 9 Settembre 2008 ore 13:17
@16
Ora loro stanno superando il 400%!!
18. Enrico, Martedì 9 Settembre 2008 ore 13:42
@15
Hai ragione! Con la dittatura del proletariato si che cambierebbe tutto! :P
@17
Io sapevo che era intorno al 65% (dati del 2006 se non erro)
19. Alberto, Martedì 9 Settembre 2008 ore 14:50
Michele.. hai dei dati o e' un numero sparato?
20. Enrico, Martedì 9 Settembre 2008 ore 17:24
@19
Mah, io sto debito pubblico al 400% non lo trovo da nessuna parte... che poi siano almeno 30 anni che mettono in giro per il mondo dollari che sono praticamente carta straccia è un altro discorso.
21. Michele, Martedì 9 Settembre 2008 ore 19:10
@18-20
In effetti, il 400% non è il semplice debito pubblico, ma il total credit market debt (TCMD) in US$. Mi scuso per l'errore. In parte sono debiti di americani verso americani, e quindi a somma zero fuori dagli USA. Ma credo che comunque gran parte di sto debito sia "spalmato" su derivati e altri prodotti largamente comprati dal resto del mondo.
22. Michele, Martedì 9 Settembre 2008 ore 19:13
Maggiori delucidazioni sulla situazione nell'articolo (in inglese):
http://financialsense.com/fsu/editorials/2005/1212b.html
23. patello, Sabato 20 Settembre 2008 ore 00:36
E' divertente sentire i giovani fan neoliberisti italiani che scimmiottano la patetica retorica dei roaring nineties dieci anni dopo che il tutto è avvenuto (e si è fortunatamente concluso) nel resto del mondo. Un vero liberale, sempre stupidamente attento a ribadire la natura passatista della cultura italiana, dovrebbe rifletterci sopra.
Questi piccoli gagni liberisti dovrebbero riporre un secondo la loro copia di Free To Choose comprata all'Autogrill e guardarsi attorno con un minimo di onesta intellettuale, se mai chi accetta il principio che la realtà vada plasmata sui modelli e non il contrario possa averne. E' chiaro, è ormai evidente, se mai ci fosse stato il bisogno di svelare qualcosa visto che si tratta più che altro di una rimozione di cose già dette e stradette, che lo Stato può essere tanto un ostacolo quanto un ottimo strumento per il capitale. Troppi anni di superficiale accettazione di false antinomie come "stato vs mercato" hanno reso ormai impossibile accettare l'idea, banale di per sè, storicamente evidente senza alcun bisogno di leggere Braudel o Harvey, che lo Stato è una delle primarie istituzioni guida del capitale, che lo Stato è sempre stato presente, la sua variazione è più qualitativa che quantitativa, nessuna economia liberale ha mai vissuto senza lo Stato. Uno stato forte. Uno Stato capace di orientare la politica economica a seconda delle esigenze espansive degli investimenti o della necessità di rafforzare la comunità finanziaria locale. Uno stato che garantisca una forte protezione dei diritti di proprietà, che all'occorrenza usi l'esercito per aprirsi nuovi mercati, per imporre politiche liberiste in altri paesi come le molteplici esperienze degli anni settanta ed ottanta -dal Cile all'Indonesia, dall'Argentina al Brasile- hanno ampiamente dimostrato.
Ora, solo chi vive l'economia nel proprio patetico paradiso di perfetta razionalità e concorrenza, di simmetrie informative e deterritorializzazione totale, ovvero solo chi non ha idea di quale sia la realtà delle cose, può effettivamente stupirsi che il nuovo corso del neoliberismo regredisca in un progetto neoautoritario e dirigista. In effetti, tutta la comunità economica internazionale, dopo aver scaricato per anni gli effetti della finanziarizzazione in qualche luogo lontano (ad esempio nel Sud-Est asiatico, grida all'unisono ad un nuovo corso di regolamentazione. Non c'è niente di anomalo in tutto ciò. L'imperativo categorico è salvare l'accumulazione. Con o senza lo stato, l'ideologia capitalista è pragmatica in tal senso, si tratta di soldi non di utopie, per quanto alcuni si ostinino a non capirlo.
Solo l'Economist continua a credere nell'idea che i roaring nineties possano essere prolungati nel nulla ancora per qualche decennio. La comunità bancaria occidentale non è tanto d'accordo. Gli altri ci sono già arrivati da un pezzo.