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Il fallimento dell'architettura moderna.

Pietro Cambi avatar Domenica 15 Giugno 2008, 19:17 in Apocalypse now, Vita quotidiana di Pietro Cambi

wright, la casa sulla cascataTra le varie crisi e fallimenti che ci circondano, nel generale dissesto di un po' tutta la nostra società, mi sembra singolarmente evidente per oggettiva visibilità il clamoroso fallimento dell'architettura moderna, in particolare in Italia ma ovviamente estendibile a tutto il resto del mondo, con mille e mille sfumature.

Senza stare a sfrucugliare tanto, i grandi padri dell'architettura moderna, ad esempio Frank LLoyd WrightLe Courbusier due fra i fondatori dell'architettura razionalista, speravano che un approccio appunto razionale all'architettura avrebbe permesso di superare quello che sentivano come vuoto accademismo ed estetismo (degli edifici classici); analizzando i BISOGNI e gli scopi di persone ed edifici, speravano di poter dare il via ad una architettura funzionale, esteticamente soddisfacente, economica e a dimensione umana.

Benche',a mio modesto avviso, specialmente nelle discutibili pretese di realizzare "unità di abitazione" serializzate, di Le Courbusier ci siano già i germi del successivo disastro («Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie») almeno si cercava di riferire alla misura dell'uomo gli edifici (cfr il modulor sempre di Le Courbusier), si concepiva un inserimento nell'ambiente (la casa sulla cascata di Wright, la foto di questo post), si consideravano valori importanti quelli della coibentazione, dell'isolamento, dell'equilibrio formale ed addirittura del ritmo musicale delle parti.

Il punto è che i geni sono rari e certe mode sono pericolose. Il cemento armato e la realizzazione di edifici visti come macchine per abitare  è dilagato degeneratamente in tutto il mondo come una pandemia urbanistica, producendo le orrende città che abbiamo sotto gli occhi.

Il fallimento totale, assoluto ,irredimibile dell'architettura moderna, a parte (a parte??) gli enormi problemi di durata ed energetici che la maggior parte degli edifici dovranno affrontare è sotto gli occhi di tutti. Evidente, universale, nella sua disperatante disumanizzazione delle funzioni fondamentali dell'abitare che i padri fondatori credevano di garantire efficacemente, diffusamente ed economicamente.

Consideriamo solo il lato estetico.

Osservate, poniamo, cento edifici, anche presi casualmente in una qualunque parte del mondo, che abbiano piu' di 60 anni.

La maggior parte non sarà certamente un capolavoro. Ma nell'insieme solo pochi appariranno BRUTTI. Una certa unità stilistica, semplicità dei materiali e finitura, qualità della realizzazione ed equilibrio di forme, colori e dimensioni ci porterà a ritenerli, per lo piu', non spiacevoli quando, specialmente qui in Italia, non decisamente gradevoli, desiderabili, in una parola: umani.

Ora prendete, sempre in modo casuale cento edifici moderni, con meno di 60 anni.

Quanti fra essi ci appariranno men che brutti, squallidi, banali, insignificanti o addirittura mostruosi e disperatamente inumani?

Non dico ovviamente che non esistano realizzazioni spettacolari anche nell'architettura moderna.

Il punto è che sono rare, troppo rare, in un mare di disperante squallore come le ere precedenti non hanno mai conosciuto.

Non è un caso che questo sia successo, ovviamente, e il motivo principale nasce dai materiali utilizzati che hanno portato a certe scelte naturalmente, per meri motivi economici. Su questo si è sommato una certa concezione di modernismo, ancora tragicamente in atto, che tende a vedere gli edifici come OGGETTI  o eventualmente come MACCHINE per abitare, lavorare, produrre, etc.

Invece, santi numi, lo sappiamo benissimo, sono qualcosa di piu'.

Per un Cro-Magnon uscito solo ieri l'altro in termini evolutivi, dalla sua caverna, la casa è la TANA. Un posto che dà o dovrebbe dare, calore, sicurezza, protezione, rifugio.

La mediocrità, ammettiamolo, domina nelle cose umane.

Dovremmo allora, nella consapevolezza che i geni sono rari, fare in modo che certi valori semplici, comprensibili, condivisibili, siano rapidamente ed efficacemente implementati in tutti i mille e mille piani regolatori, a partire dai materiali.

Materiali tradizionali e tecniche tradizionali ad esempio impongono scelte che portano, con poche altre regole alla realizzazione di edifici di dimensioni, stili e materiali compatibili con la storia del territorio.

I pochi casi in Italia dove si sono applicate regole semplici ma forti, di rispetto dell'edificato precedente, (alcune zone montane e marine, prevalentemente) se non hanno evitato la speculazione edilizia, hanno almeno evitato gli orrori ad essa associati nelle grandi città.

Insomma: dal modulor di Le Courbousier si è arrivati a Corviale, con un processo logico che mi piacerebbe vedere denunciato, compreso, studiato e rigorosamente disapplicato nel futuro.

Credo sia arrivato il momento del piccone risanatore e questa, infine, potrebbe anche non essere una cattiva notizia. 

 

50
50 commenti
50
07 Nov 2009
alle 15:46

flohr

...per tornare un pò sul concreto...

CRISI IMMOBILIARE 2009  A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile. Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale, e la dunkerque dell' italian dream delle country house in Italy ingenuamente, molto ingenuamente, comprate dagli Inglesi.   “ Country house: Inglesi in fuga. 

Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.

Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa. La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi. La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese. L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati. Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, venivano consigliati per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”. Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7,  1.4,  1.3,  1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’ italian dream , più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….Ma nessuno compra.Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “  (Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)    I miei consigli per gli acquisti di case di abitazione sono i seguenti, pochi ma sicuri:  comprate solo a un PREZZO DI RIVENDIBILITA’, cioè assicuratevi che vi sia la concreta possibilità di rivendere la casa almeno allo stesso prezzo che state pagando, evitate gli acquisti di moda (dal finto borgo marinaro al romantico-rurale-agreste): andate invece sul sicuramente rivendibile, evitate come la peste le case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici, ex agriturismi (per lo più falliti…) ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate, comprate invece al centro, o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica, comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste, comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo, guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica&domotica (dà solo problemi), riscaldamento rigorosamente autonomo, se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono, più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità, fate attenzione a tralicci, ripetitori radiotelevisivi e di telefonia cellulare, discariche, piste di motocross, strade e linee ferroviarie trafficate: se sono presenti vicino all’immobile difficilmente lo rivenderete senza rimetterci,

massima attenzione alla stabilità dell’immobile e del terreno su cui è edificato: i soldi per una perizia privata (sicuramente più affidabile di quelle pubbliche…) del vostro geologo di fiducia non saranno mai spesi meglio.

49
17 Gen 2009
alle 15:22

Pietro/Crisis

#44 tranquillo.

Sapranno benissimo perche' li demoliamo.

Ci servira' l'acciaio degli inutili plinti in cemento armato.

Eccome se ci servira'.

48
20 Giu 2008
alle 21:29

qwertyqwe

Come sempre si esagera. Quello che posso dire è che a Sassari nel 1910 si è abbattuto il castello perché ricordava la sacra inquisizione; e con esso le mura della citta e metà della città medievale perché era triste e sporca.
Un giorno si chiederanno perché abbiamo spazzato via i capannoni industriali al posto di conservarli per i posteri.....

47
18 Giu 2008
alle 16:57

giok

Si, inquinamento di tutti i tipi, ma un orticello è sempre un orticello, se non altro sono certa di non aver irrorato  ortaggi e  frutta di pesticidi vari. Certo uno deve ritrovare dentro di se la dimensione stagionale, ovvero sapere che non si può avere la verdura e la frutta che si desidera in tutte le stagioni.

E' anche molto difficile far crescere qualcosa, senza aver avuto qualcuno che ti abbia insegnato, bisogna mettere in conto tanti pasticci e quindi poco raccolto, almeno all'inizio, poi piano piano.

Vivere in uno di questi palazzoni-vespai, ti mette addosso un senso di solitudine tremenda, la gente tende a chiudersi nelle proprie cellette ed a interagire il meno possibile con le altre persone, tanto che a volte un saluto può diventare fonte di ansia per qualcuno, soprattutto se ci si trova chiusi in un ascensore. Il problema è che queste case sono dei contenitori-dormitori e non posti dove vivere.

Vivere significa interagire, collaborare, scambiare, etc, ma questo si ha soltanto se vi è un fine comune, un obbiettivo: quello della sopravvivenza collettiva. 

46
18 Giu 2008
alle 11:35

Luigi Lucato

Che post e io sono rientrato a casa solo adesso

Uno dei problemi che vedo in molti progetti d'architettura è il voler comunque
raggiungere densità abitative ELEVATISSIME
queste si possono mantenere in un ambiente ARTIFICIALE, ALIENANTE
solo con fortissimi contributi energetici, non si può continuare a COMPRIMERE la gente e pensare che il tutto sia bello e funzioni.

Forse si deve riuscire a dire NON SI PUO' FARE.

Vita agreste e bucolica .... Tocca lavorare e duramente
comunque è la soluzione che vedo per il futuro ( come piccole comunita) ma imparando dal passato NON COPIANDOLO

Quello che ci aspetta come futuro è comunque molto diverso dall'ambiente Agreste o Cittadino del passato

Inquinamenti di vario tipo Elettromagnetico, Chimico, Nucleare, di tutto l'Ambiente pongono nuove sfide al progettista, e in un contesto di risorse calanti.

45
18 Giu 2008
alle 01:47

rotafixa

sommessamente mi permetto di ricordare che la garbatella era estrema periferia, all'epoca della sua costruzione.

bella è bella, non ci piove. però se ha prodotto gente come giorgia meloni qualche mattone fallato lo deve pur avere. 

44
17 Giu 2008
alle 17:50

daniele spagli

@36

mamma mia che botta di nostalgia... non che mi manchi l'università, ma le universitarie...

:D 

43
17 Giu 2008
alle 17:45

redarrow

purtroppo come dice anche daniele, da qualche anno è di moda il bucolico e allora daie con finti cascinali con portici in c.a. rivestiti da travi di plastica in finto legno e porcherie simili :-)

 alla garbatella ci ho vissuto ai tempi dell'università, a chi non piace come quartiere? il problema è che un esperimento di città giardino al centro di roma ai primi del '900 è totalmente diverso dalle sterminate praterie di villette e villettine della pianura padana, è quella la vera lebbra dell'italia, non uno o due episodi  malriusciti quanto volete, ma sempre episodi, che non hanno intaccato più di tanto il paesaggio ed il territorio...

purtroppo volete stare con la massa.. stateci pure... io ragiono con il mio cervello che dopo il lavaggio si è asciugato ;-) 

42
17 Giu 2008
alle 17:19

Maestrina dalla penna rossa

Caro Cambi,

concordo pienamente con lei: la Garbatella è un quartiere stupendo. 

Per il resto, è inutile tentare di convincere quelli che credono che lo Zen sia un ottimo progetto. 

Anch'io, quando studiavo da architetto, avevo subito il lavaggio del cervello nei lunghi anni universitari.

Poi dopo la laurea, per fortuna, sono rinsavito.

Un caro saluto

 

41
17 Giu 2008
alle 17:05

Pietro/Crisis

34: Si, esatto. Era lui e mi sembra di vederlo con la trave reticolare...sai come e' andavano di moda, pure finte ( quella della passarella pedonale di Gae Aulenti, dalle parti della stazione centrale...) e lui ne aveva piene le scatole...

40
17 Giu 2008
alle 15:19

redarrow

riporto qua il link di risposta a Pietro/Crisis, troppi link   ;-)

http://forum.crisis.blogosfere.it/viewtopic.php?f=24&p=1555#p1555

 

39
17 Giu 2008
alle 15:12

daniele spagli

Un momento...

Cambi? non mi dire che sei figlio di quel Cambi li.

Progettazione Architettonica 1 se non sbaglio... tema dell'anno recupero di un lotto in area Novoli a Firenze.

Un signore minuto e mite, piuttosto simpatico.

Non è che sia sicuro al 100% (saranno passati 3 lustri) mi ricordo il progetto del nostro gruppo: un edificio a torre e 3 edifici in linea, per terminare con un anfiteatro nella parte più libera del lotto.Un progetto piuttosto bruttino, ammetto, fatto in fretta e furia per raccattare un voto buono per un fuoricorso... appena mitigato da un minimo studio cromatico e da qualche foto fatta al monitor del mio Amiga 500 con il quale avevo fatto un "rendering"  (azzardato definirlo tale direi), piuttosto raro se non unico per l'epoca, i tutto coronato da una trave reticolare che il prof. bonariamente ci stroncò alla discussione dell'esame. Cavolo... il tempo passa ed il mondo si rivela sempre più piccolo. Comunque si... gli edifici in linea (gli edifici per appartamenti tutti direi) sono certo alienanti, ma non puoi accusare l'architettura moderna di averli inventati. Purtroppo l'umanità è governata da interessi economici e le persone non godono delle stesse disponibilità ne degli stessi diritti... per questo motivo non tutti possono vivere in villette o schiere.Se un architetto si arrabatta cercando di fornire anche chi non ne avrebbe la possibilità un'abitazione economica e funzionale e nel frattempo fa qualche errore non è che dobbiamo per forza colpevolizzarlo più di tanto. Purtroppo non si può chiedere ad un architetto di fare il lavoro che dovrebbe fare la politica. 
38
17 Giu 2008
alle 13:39

redarrow

#pietro: visto che sono tirato in ballo ti rispondo con un pò di link e vediamo che rispondi.. :-)

http://www.flickr.com/photos/kreuzweg/2513399355/

http://www.flickr.com/photos/ceaabe/2456804277/

http://www.flickr.com/search/?q=weissenhof+stuttgart&m=tags&page=2

 

IL WEISSENHOF è stato realizzato a Stoccarda nel 1927, prima dell'avvento di Hitler, che chiaramente odiava questi progetti fatti da sporchi comunisti.....le foto sono recenti..... era il manifesto dell'architettura razionalista... è ancora bellissimo, andatelo a visitare, io ci sono stato, come sono stato a vienna al KARL MARX HOF, ho parlato con la gente che ci vive, stanno benissimo lì.....

http://www.flickr.com/search/?q=karl+marx+hof&w=all&m=tags&sourceid=firefox 

pertanto ti ripeto: DIPENDE DA CHI CI ABITA e SOPRATTUTTO DA CHI LE GESTISCE... sarò razzista ma che ci posso fare? :-)

PS VIVA IL COMUNISMO VISTO CHE FACEVA CASE COSI' :-))) 

37
17 Giu 2008
alle 11:15

Pietro/Crisis

prima che mi becchi la maestrina dalla penna rossa: Michelucci, ovviamente, con una L sola...8o)

36
17 Giu 2008
alle 10:45

Pietro/Crisis

I miei complimenti, sinceri,  a tutti gli architetti/tecnici del settore intervenuti. Ebbene si, è assolutamente vero, Wright NON era un razionalista, filologicamente parlando, l'ho tirato fuori solo perche' era un dannato genio, e non posso fare a meno di amare le sue realizzazioni, per quel che conosco, ecco la verità. Sicuramente però è stato il fondatore di una scuola, come Le Corbusier.

Ad onor del vero ci starebbe stata benissimo anche una citazione ad Alvar Aalto, anche lui da prendere ad esempio per tante, tantissime cose.

Diciamo che quel che volevo evidenziare e voi avete ancora meglio di me mostrato è che vi è un rovinoso abisso tra le speranze e le proposte all'origine dell'architettura moderna e i concreti risultati di questa. Purtroppo è difficile separarsi, specialmente per i "tecnici" del settore, dalla propria formazione culturale e guardare i grandi progetti con gli occhi di chi poi dovrebbe viverci.

Io, scusate, quando sento dire che il quartiere Zen SULLA CARTA era bellissimo è che la colpa è degli squatters che l'hanno occupato anzitempo rabbrividisco. Mi ricorda tanto certi bei teoremi in cui il comunismo (o il liberismo) è uno splendido meraviglioso sistema politico sempre e comunque tragicamente travisato da coloro che l'hanno concretamente implementato nella realtà fattuale. Insomma: sulla carta uno SPLENDIDO progetto solo che....gli esseri umani hanno tre dimensioni.

Ieri sono stato per motivi "congressuali" post picchisti alla Garbatella.

Un quartiere popolare, nel senso di case popolari fatte ad hoc.

Oa: non dico che non abbiano i loro difetti queste case, però, ecco, forse solo per un divertissement ideologico-presepesco sono in effetti a misura, d'uomo, con spazi e strade ad esso commisurati. Tanto che le ex case popolari ora hanno raggiunto livelli di prezzo stratosferici proprio perche' questa dimensione umana del quartiere.

Mia modesta impressione è che le dimensioni contano, eccome se contano. La metto giù ancora piu'ì semplice: le case in linea per me sono famigerate, inumane per definizione, brutte quasi per necessità, degradanti per chi ci vive e per il territorio in modo sistematico ed automatico. Il 99.99% di quelle costruite sono li a dimostrarcelo.

sono solo orridi contenitori efficienti (quando e se ben costruite) per essere umani e loro sub attività. 

Con mio padre ( faccio un po di outing) architetto della vecchia generazione, allievo di Fagnoni, Michellucci e Gamberini, per intendersi, personalmente bravino, equilibrato ed attento alle problematiche abitative sulla scala della singola famiglia (insegnava composizione architettonica a Firenze, materia ormai in disuso...),ci si litigava a morte su queste cose.

Tante cose avevo ancora da conoscere/capire ma SAPEVO, come essere umano, che gli architetti ANCHE della sua generazione avevano torto: certe cose sono inumane, punto e basta. 

Intere tipologie edilizie, pensavo e continuo a pensare, sono devastanti per definizione IN TOTO.

Insomma: qualcuno salverebbe la tipogia edilizia del Gulag?

No, vero?

E quella delle case in Linea?

 (lascio qualche spazio di discussione per case a torre e case a schiera)

Ecco. 

35
17 Giu 2008
alle 00:49

Dario Tamburrano

L’Unité d'Habitation di Marseille (Unità di abitazione di Marsiglia) rappresenta una delle realizzazioni pratiche delle teorie di Le Corbusier sul nuovo modo di costruire la città ed è uno dei punti fondamentali di arrivo del Movimento Moderno nel concepire l'architettura e l'urbanistica. L’Unità di abitazione, alta 17 piani, è composta da una successione di 337 appartamenti, quasi come se fossero stati costruiti in serie e poi assemblati, a testimoniare la sua idea, secondo la quale la casa si sarebbe dovuta trasformare in una “macchina per abitare”, adeguandosi al periodo storico rivoluzionato dall’invenzione delle macchine, nel quale possono abitarvi fino a 1500 persone.

foto qui...

34
16 Giu 2008
alle 23:07

daniele.spagli

Tutto questo se vivevi in campagna... nelle città poteva capitarti di abitare in quartieri molto simili ai quartieri spagnoli di napoli... se non peggiori. Se eri fortunato e c'erano le fogne poi ok... altrimenti le strade non erano altro che fogne a cielo aperto.

 

In questo clima, circondati da ladri e donne di malaffare non appena aprivi una finestra, se uno usciva la sera lo faceva non certo per scendere in strada (una fogna più che altro, dove tra la'ltro avresti rischiato di essere accoltellato per un niente) e parlare col vicino... ma per andare ad ubriacarsi in osteria o trastullarsi con qualche donnina... salvo poi tornare a casa brillo a mazzolare moglie e figli.

Sono stato troppo di parte? Ho elencato solo gli aspetti negativi?

Certo.... ne più ne meno come chi sostiene la bucolica bellezza del passato.

Se volete potete pure continuare a sostenere acriticamente e con tutte le vostre forze che "si stava meglio quando si stava peggio"... In questo periodo troverete molti politici che faranno di tutto per accontentarvi.

;-)

33
16 Giu 2008
alle 23:06

daniele.spagli

Tutto questo se vivevi in campagna... nelle città poteva capitarti di abitare in quartieri molto simili ai quartieri spagnoli di napoli... se non peggiori. Se eri fortunato e c'erano le fogne poi ok... altrimenti le strade non erano altro che fogne a cielo aperto.

In questo clima, circondati da ladri e donne di malaffare non appena aprivi una finestra, se uno usciva la sera lo faceva non certo per scendere in strada (una fogna più che altro, dove tra la'ltro avresti rischiato di essere accoltellato per un niente) e parlare col vicino... ma per andare ad ubriacarsi in osteria o trastullarsi con qualche puttana... salvo poi tornare a casa brillo a mazzolare moglie e figli.

Sono stato troppo di parte? Ho elencato solo gli aspetti negativi?

Certo.... ne più ne meno come chi sostiene la bucolica bellezza del passato.

Se volete potete pure continuare a sostenere acriticamente e con tutte le vostre forze che "si stava meglio quando si stava peggio"... In questo periodo troverete molti politici che faranno di tutto per accontentarvi.

;-)

32
16 Giu 2008
alle 23:04

daniele.spagli

UFF giornata piena...

@25

Purtroppo (o per fortuna) non tutto il clima della penisola coincide con caldo per la maggior parte dell'anno e scarse precipitazioni, dove una buona inerzia termica può sopperire a molti limiti.

Ti parlo della toscana ad esempio... dove tra l'altro il clima non è affatto male.

Le vecchie case dei contadini, venivano costruite con materiale dei luoghi (pietre dove c'erano cave, mattoni dove c'era argilla ecc.) per la maggior parte materiali molto soggetti alla risalita dell'acqua per capillarità... e la mancanza di fondazioni degne di questo nome non contribuiva molto alla salubrità.

Gli spessori poi non sempre erano dimensionati adeguatamente ma dipendevano anche dalle possibilità economiche (o dalla generosità) del proprietario... oltretutto mentre va benone per climi caldi l'inerzia ermica non coibentata non sempre è salutare per le stagioni rigide.

Coperture e solai poi erano in legno... l'unica protezione dall'esterno spesso erano uno strato di mezzane e un manto di copertura in coppi... ti posso assicurare che d'inverno accadeva che l'acqua potesse gelare anche all'interno delle camere.

31
16 Giu 2008
alle 23:03

daniele.spagli

UFF giornata piena...

@25

Purtroppo (o per fortuna) non tutto il clima della penisola coincide con caldo per la maggior parte dell'anno e scarse precipitazioni, dove una buona inerzia termica può sopperire a molti limiti.

Ti parlo della toscana ad esempio... dove tra l'altro il clima non è affatto male.

Le vecchie case dei contadini, venivano costruite con materiale dei luoghi (pietre dove c'erano cave, mattoni dove c'era argilla ecc.) per la maggior parte materiali molto soggetti alla risalita dell'acqua per capillarità... e la mancanza di fondazioni degne di questo nome non contribuiva molto alla salubrità.

Gli spessori poi non sempre erano dimensionati adeguatamente ma dipendevano anche dalle possibilità economiche (o dalla generosità) del proprietario... oltretutto mentre va benone per climi caldi l'inerzia ermica non coibentata non sempre è salutare per le stagioni rigide.

Coperture e solai poi erano in legno... l'unica protezione dall'esterno spesso erano uno strato di mezzane e un manto di copertura in coppi... ti posso assicurare che d'inverno accadeva che l'acqua potesse gelare anche all'interno delle camere.

Tutto questo se vivevi in campagna... nelle città poteva capitarti di abitare in quartieri molto simili ai quartieri spagnoli di napoli... se non peggiori. Se eri fortunato e c'erano le fogne poi ok... altrimenti le strade non erano altro che fogne a cielo aperto.

In questo clima, circondati da ladri e donne di malaffare non appena aprivi una finestra, se uno usciva la sera lo faceva non certo per scendere in strada (una fogna più che altro, dove tra la'ltro avresti rischiato di essere accoltellato per un niente) e parlare col vicino... ma per andare ad ubriacarsi in osteria o trastullarsi con qualche puttana... salvo poi tornare a casa brillo a mazzolare moglie e figli.

Sono stato troppo di parte? Ho elencato solo gli aspetti negativi?

Certo.... ne più ne meno come chi sostiene la bucolica bellezza del passato.

Se volete potete pure continuare a sostenere acriticamente e con tutte le vostre forze che "si stava meglio quando si stava peggio"... In questo periodo troverete molti politici che faranno di tutto per accontentarvi.

;-) 

30
16 Giu 2008
alle 21:17

redarrow

Adesso redarrow ti frego e mi critico da solo: scusa Pierluigi ma i miei commenti sono assurdi, la televisione ci apre la mente e l'automobile ci permette di esplorare confini nuovi.  tie'. - >

ahahahahahaha bellissima :-)

 

invece ero totalmente d'accordo con te al 100% tiè! 

29
16 Giu 2008
alle 19:47

Pierluigi

ma poi c'e' un altro fatto che mette in evidenza Kunstler: una volta non c'era la TV, e la gente passava molto piu' tempo fuori casa e intratteneva piu rapporti coi vicini. Per cui alla gente interessava di piu' che la casa fosse bella fuori oltre che dentro; che la via in cui vivevano fosse interessante, con dei luoghi in cui incontrarsi eccetera. Non c'era l'automobile, per cui lo spazio pubblico veniva "vissuto" dalle persone, non solo "percorso" frettolosamente chiuso in una scatola di metallo. Questi sue fattori, TV e auto, hanno grandemente contribuito alla degradazione delle nostre citta'. non parliamo poi dei computers.

Adesso redarrow ti frego e mi critico da solo: scusa Pierluigi ma i miei commenti sono assurdi, la televisione ci apre la mente e l'automobile ci permette di esplorare confini nuovi.  tie'.

28
16 Giu 2008
alle 17:54

upuaut

Condivido il commento n° 22 - compresa l'indicazione bibliografica, "Maledetti architetti" e' un libro polemico ma illuminante - e anche le osservazioni di rotafixa sul fatto che spesso, molto spesso, l'architettura tradizionale, locale, "povera", fosse molto migliore, dal punto di vista dell'abitabilita', dell'ecocompatibilita', dello scambio termico, etc., di parecchie realizzazioni moderne.

Condivido anche le forti perplessita' su Le Corbusier: pur avendo studiato architettura al Politecnico di Milano, "feudo" dei razionalisti, non sono riuscita a farmelo piacere. Quando vedi tetti piatti in climi nordici, senza grondaie perche' "stonano" (e i muri si riducono in poco tempo a uno schifo, a meno di manutenzioni costanti e costose), alveari di appartamenti tanto piccoli che la gente sta come i polli in una stia, muri divisori sottili come carta e altre amenita' del genere, tutte le discussioni sullo "stile" passano in secondo piano, e ti viene il sospetto che al signore li' non fregasse in realta' un beato accidente di come ci avrebbe abitato la gente nelle sue case. Era, in effetti, solo una questione di stile e di novita', appunto. 

Quanto all'urbanistica, avendo rischiato di diventare a mia volta urbanista ed avendo lavorato per un po' a stretto contatto con urbanisti affermati, mi sono formata la convinzione che l'urbanistica in realta' non esista. Se persino uno stimato docente universitario, con studio avviatissimo, nei suoi progetti non fa altro che mettere su carta in forma elegante le decisioni prese altrove dai politici, condendole di paroloni in gergo tecnico, e se questi politici a loro volta non fanno altro che calmierare tra i vari interessi con cui si trovano a fare i conti (elettori, parenti a cui non va che la tale strada passi nel suo campo, industriali che allungano mazzette e via dicendo), non c'e' margine per poter pensare che l'urbanistica possa avere un ruolo positivo di alcun tipo, come invece capita in altri paesi.

27
16 Giu 2008
alle 16:55

rotafixa

ps: muri a sacco non è un refuso (muri a secco). si chiamano così perchè sono appunto una specie di sacco: perimetro esterno in pietra tagliata, perimetro interno in pietra tagliata, intercapedine in mezzo riempita di rocciame lavico sfuso e informe, di piccolo diametro

26
16 Giu 2008
alle 16:49

rotafixa

Le case dei nostri nonni erano malsane, umide, mal illuminate e spesso poco sicure di fronte ad eventi sismici... e soprattutto non sapevano neppure cosa fosse coibentazione ed efficienza energetica.

vai a vedere un dammuso tradizionale e poi ridillo ancora.

coibentazione perfetta con i muri a sacco, esposizione basata su arco solare e venti dominanti, integrazione con il circostante eccezionale (costruiti con quello che c'era intorno), cupole bianche non per fare i fichetti ma per raccogliere il massimo dell'acqua piovana, scarsa assai da quelle parti; però riuscivano a bere.

da ammirare in ginocchio anche una delle costruzioni più incredibili della storia umana, cioè i giardini. a pantelleria per giardino si intende una specie di muro circolare inclinato, spesso da uno a due metri, di notevole diametro, al cui interno c'era (c'è ancora) un (1) solo limone. intorno al limone nulla, perché serviva lo spazio per girarci intorno e per illuminarlo bene proteggendolo al contempo dal vento, che lì è forte.

dell'arte di fare i dammusi si sta perdendo traccia, ora li fanno in cemento e poi ricoperti di pietra lavica (da qualche anno è vietato costruire nuove case che non siano di aspetto tradizionale), ovviamente ci si schiatta di caldo e di freddo e ci montano i condizionatori. quando entri in un dammuso tradizionale ti sembra di stare in una cantina anche ad agosto quando soffia scirocco.

chi sa tutto di questi edifici è un'architetta pantesca di nome alessia farina. vorrebbe recuperare l'arte ma lì sono affamati di soldi facili, come ovunque in itaglia, e nessuno le dà retta.

25
16 Giu 2008
alle 15:29

daniele spagli

@21

Lo ZEN è un bellissimo progetto dal punto di vista del design, molto meno dal punto di vista architettonico.

Alcune scelte vanno calibrate in funzione dell'ambiente, sia naturale che sociale, dove l'architettura viene costruita.

La convivenza forzata a stretto contatto, con edifici che si fronteggiano a brevissima distanza ecc. non sono un buon viatico verso una pacifica convivenza.

E' pur vero che soffrono di alcune gravi mancanze infrastrutturali che non possono essere imputate al progettista...  fatto sta che lo stato di degrado è da sempre sintomo anche di scelte progettuali sbagliate.

Le scelte di macroarchitettura hanno dimostrato ripetutamente i loro limiti... allo ZEN come alle Piaggie a Firenze e nei quartieri dormitorio di molte città Italiane... la gravità di questi errori è poi certamente amplificata dalle condizioni ambientali e sociali. 

24
16 Giu 2008
alle 15:13

daniele spagli

Occorrerebbe sempre saper imparare dal passato, ma questo mito bucolico del passato va ben dosato con un po di buonsenso.

Le case dei nostri nonni erano malsane, umide, mal illuminate e spesso poco sicure di fronte ad eventi sismici... e soprattutto non sapevano neppure cosa fosse coibentazione ed efficienza energetica.

In inverno se volevi avere del tepore l'unica scelta era addormentarsi vicino al caminetto... le camere da letto erano accettabili solo in quanto si vivevano sotto spesse coltri... se eri fortunato avevi una stalla sottostante che ti faceva godere di un po di tepore animale (a costo certo di qualche effluvio).

Fortunatamente si poteva scegliere il giusto orientamento o avere qualche caducifoglia nelle vicinanze che permetteva al sole estivo di non cuocere gli abitanti ed a quello invernale di avere un minimo di tepore.

La tecnologia, se saputa sfruttare, è un bene e porta di solito a miglioramenti... basta rimanere con i piedi ben ancorati per terra.

23
16 Giu 2008
alle 14:47

felis

Premessa: prima di tutto, vi prego, Purini no. E' la quint'essenza dell'architettura di carta, dell'accademia autoreferenziale, del restauro del paesaggio italiano che realizza brillantemente col suo "grattacielo" romano nell'ennesima speculazione capitolina, o del delirante progetto VEMA nel padiglione italiano dell'ultima Biennale di Venezia: la città *sostenibile* di fondazione che cementifica migliaia di ettari della poca campagna rimasta in pianura padana.

Condiviso l'analisi sull'architettura con una precisione: il movimento moderno è stato purtroppo, quasi sempre, soltanto un'altro stile contro quello precedente, che è riuscito ad imporre uno retorica industriale ed operaia persino nei grattacieli di NewYork. Un bel libro molto corrosivo su questa storia è Maledetti Architetti, di Tom Wolfe. Ma lo spirito del movimento moderno non era certo questo: Adolf Loos in Austria è stato moderno decenni prima di questi signori, e con risultati molto più felici. La sua era un'evoluzione logica e razionale del costruire, con attenzione ai materiali, alla giusta altezza di ogni ambiente, al contesto, non una cesura netta fondata da lì in avanti solo su dogmi mai dimostrati. E non credete che ora sia cambiato molto: che senso abbia costruire case ecosostenibili su altra terra vergine, o grattacieli "risparmiosi", o intere città sotto il livello del mare come in Olanda.. l'architettura ha davvero fallito ogni aspettativa, ed è per questo che è stato lasciato tanto spazio a geometri ed ingegneri. Rinunciando a tutte le responsabilità ha creato mostri, recuperando alcune come in questi anni siamo ancora lontanissimi da una visione globale della gravità dei problemi.

22
16 Giu 2008
alle 14:47

redarrow

scusate ma certi commenti su Le Corbusier li trovo davvero assurdi... si sta giudicando un genio che ha lavorato dal 1920 al 1965, cioè un periodo in cui i problemi attuali erano lontanissimi anni luce... a sto punto perchè non criticate Brunelleschi e Michelangelo perchè non hanno messo un ascensore nelle loro cupole? :-)

#daniele: sul corviale sono d'accordo con te, è troppo grosso e inumano (http://www.architettiroma.it/archivio.aspx?id=6343) ma lo Zen non è assolutamente un progetto fuori scala, per dire il Gallaratese che tu certamente conoscerai, è notevolmente più grosso dello Zen, fu fatto negli stessi anni, lo stile architettonico è molto simile, eppure non viene mai citato come esempio negativo da abbattere... perchè??

21
16 Giu 2008
alle 14:24

Pierluigi

Silviuzzo, il Brasile mi da qualche speranza in piu', perche' li' anche un vecchio di 47 anni come me puo' ancora sperare di trovare l'anima gemella, anche se non sono ne' bellissimo ne' ricchissimo. In Italia ho ormai perso tutte le speranze di trovare una compagna, le italiane hanno una testa che non va con la mia (tranne le lettrici di Crisis ovviamente).

Ho letto l'articolo della wikipedia su Le Corbusier e mi fa ridere.

Lui vuole fare le case completamente di calcestruzzo (una casa col tetto a terrazzo la puoi fare solo di calcestruzzo, senno ti viene giu alla prima nevicata). Ma il calcestruzzo e' uno dei peggiori agenti serra (in UK si calcola che il 25% delle emissioni di CO2 vengano dal settore delle costruzioni) ed e' altamente energivora, e si basa su materiali non sempre reperibili localmente.

Inoltre parla di fare le case a misura d'uomo. Allora c'e' una cosa che non capisco. La mia casa in campagna e' stata costruita 500 anni fa, ed e' stata per forza fatta a misura delle esigenze economiche della famiglia - in realta' a misura d'uomo, di coniglio, di gallina, di mucche cavalli e buoi, di fieno, di frutta, di vino, di attrezzi per la campagna etc. Inoltre e' stata fatta con materiali locali (pietroni, legno, malta ma poca) e con in mente l'efficienza energetica e la robustezza (muri spessi un metro). C'era il portico per poter lavorare anche in caso di pioggia. Per il resto l'idea di vivere all'interno di un edificio era assurda, era molto piu' interessante andare in piazza e incontrarsi con altra gente. Ma la cosa bella di quei tempi e' che la gente si faceva la casa un po' come gli pareva, d'accordo con qualche mastro ma erano altamente customizzate, non ce n'era una che assomigliasse a un'altra. E scusate se e' poco. 

Mi sa che i vecchi se ne intendevano molto piu di Le Corbusier, anche senza essere andati a scuola. I vecchi si sarebbero sbellicati dalle risa all'idea di fare l'orto sul tetto, anche perche' l'acqua piovana dalle grondaie si raccoglieva religiosamente per il consumo umano. Tutte cose che dovremo reimparare a fare quando collasseranno gli acquedotti e non ci sara' energia per pompare l'acqua.

 

20
16 Giu 2008
alle 13:38

felis

Premessa: prima di tutto, vi prego, Purini no. E' la quint'essenza dell'architettura di carta, dell'accademia autoreferenziale, del restauro del paesaggio italiano che realizza brillantemente col suo "grattacielo" romano nell'ennesima speculazione capitolina, o del delirante progetto VEMA nel padiglione italiano dell'ultima Biennale di Venezia: la città *sostenibile* di fondazione che cementifica migliaia di ettari della poca campagna rimasta in pianura padana.

Condiviso l'analisi sull'architettura con una precisione: il movimento moderno è stato purtroppo, quasi sempre, soltanto un'altro stile contro quello precedente, che è riuscito ad imporre uno retorica industriale ed operaia persino nei grattacieli di NewYork. Un bel libro molto corrosivo su questa storia è Maledetti Architetti, di Tom Wolfe. Ma lo spirito del movimento moderno non era certo questo: Adolf Loos in Austria è stato moderno decenni prima di questi signori, e con risultati molto più felici. La sua era un'evoluzione logica e razionale del costruire, con attenzione ai materiali, alla giusta altezza di ogni ambiente, al contesto, non una cesura netta fondata da lì in avanti solo su dogmi mai dimostrati. E non credete che ora sia cambiato molto: che senso abbia costruire case ecosostenibili su altra terra vergine, o grattacieli "risparmiosi", o intere città sotto il livello del mare come in Olanda.. l'architettura ha davvero fallito ogni aspettativa, ed è per questo che è stato lasciato tanto spazio a geometri ed ingegneri. Rinunciando a tutte le responsabilità ha creato mostri, recuperando alcune come in questi anni siamo ancora lontanissimi da una visione globale della gravità dei problemi.

19
16 Giu 2008
alle 13:17

daniele spagli

@18

perché non è vero... i macrointerventi possono anche essere belli architettonicamente parlando e sono certo una sfida affascinante, ma pongono tutta una serie di problemi delicati... in particolare amplificati dalla sovrappopolazione.

L'ambiente in genere e l'architettura in particolare ha una grossa influenza sullo stato d'animo degli abitanti, non bisogna mai scordarcene.

Poi è chiaro che esistono anche popolazioni disagiate e difficili... ma questo non è una giustificazione ad errori progettuali.

Allo stesso modo demonizzare l'architettura moderna ed interventi come lo ZEN, affibbinando l'intero fallimento all'architetto è sintomo di miopia e buono forse a trovare facili giustificazioni ad altri e più gravi errori.

Come tutte le cose la verità sta spesso nel mezzo. 

18
16 Giu 2008
alle 12:26

redarrow

#4 dare la colpa agli architetti moderni delle cose peggiori della società è sempre molto facile.. perchè  non dici allora che allo Zen gli abitanti della zona hanno occupato le case mentre erano ancora in costruzione... perchè si fa sempre l'esempio dello Zen, di scampia del corviale e non le migliaia di zone Peep realizzate nel resto d'italia e perfettamente funzionanti.. non vi viene il sospetto che lo Zen poteva essere anche realizzato in oro massiccio e non sarebbe cambiato nulla perchè il problema è di chi ci abita?

17
16 Giu 2008
alle 11:59

silviu'

Pierluigi, ma (magari dopo un'esperienza carioca) fare invece qualcosa nella nostra italietta?

Luigi, ci leggiamo fra i (pochi) archinauti :-)

16
16 Giu 2008
alle 11:40

Luigi Lucato

#silviu purtroppo non posso postare nulla fino a mercoledi

         sono ad Anagni dai suoceri.

#Pierluigi concetto CROEI  molto interessante

         come in tutte le cose della vita se una cosa è troppo facile

         non si pensa abbastanza prima di farla, e i risultati si vedono.

15
16 Giu 2008
alle 11:11

Pierluigi

hai ragione silviuzzo... io voglio emigrare in Brasile ed affiliarmi al MST... in effetti due anni fa avevo quasi concluso per fare un periodo di volontariato con loro...quasi quasi ci riprovo...

Ah, Lewis Mumford potrebbe essere una ottima lettura per chi vuole approfondire il tema dell'urbanistica.... 

14
16 Giu 2008
alle 10:39

silviu'

Un po' OT per questo post, ma più che adatto per il contesto generale (ma soprattutto italiano...).

Ancora dal sud-america ci viene la lezione di come, invece di blaterare, si dovrebbe finalmente agire

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11340

Mica per fare il grillo parlante (che uno basta e avanza...)

:-))

13
16 Giu 2008
alle 10:17

Pierluigi

mah secondo me l'orrendificazione delle città non è mica un problema moderno. Mi viene in mente Ostia Antica, l'unica città romana che ci resta (Pompei non era romana e poi venne congelata nel 79) : la parte antica  (prima del 50 dc) della città era stupenda, articolata, espressiva, ricca di angoli interessanti e di spazi dedicati alla vita sociale. La parte "moderna" (dal 50 al 200) era fatta in serie (ci stanno pure le villette a schiera!), noiosa vuota e impersonale.

In Europa, dai borghi medievali elegantissimi personalissimi ed equilibrati, si è passato già dai primi 800 a città mostruose (mi viene in mente la stessa Londra, che è oggettivamente bruttissima e in cui nel 1800 hanno perpetrato distruzioni di massa della città medievale preesistente). Guarda caso il 1800 coincide con la rivoluzione industriale. E comunque le città IMPERIALI (mi viene in mente Vienna, altra città brutta) tendono tutte ad essere vuote, estese senza senso, pianificate dall'alto.

Io vorrei mettere in correlazione l'input energetico di una società (il petrolio nel nostro caso, la depredazione delle provincie nel caso
romano), con la massificazione e spersonalizzazione delle città. Dove voglio arrivare è che il CROEI (C=Culture) del Petrolio è NEGATIVO: società a grande disponibilità energetica portano necessariamente alla massificazione e spersonalizzazione urbana e quindi personale.

La cultura (urbanistica) segue l'economia (=gestione dell'energia) e non viceversa. 

Se ho detto caxxate fate pure notare.

12
16 Giu 2008
alle 09:51

silviu'

Va bene, Luigi, si aspetta tranquillamente fino alle 12  :-)

Magari con un disegnino...

11
16 Giu 2008
alle 09:00

Luigi Lucato

Tra i principali colpevoli metto proprio i Piani regolatori

una serie di regole che sono state rese più o meno omogenee

su tutto il territorio (indipendentemente da molte caratteristiche locali) 

con lo scopo di mirare ovunque allo stesso schema abitativo.

E queste norme oggi imbrigliano e impediscono il cambiamento.

 Materiali locali o meno e con caratteristiche piu o meno energetiche, devono essere usati con cognizione tecnica e non in base a regolamenti che come minimo sono vecchi.

Tutti gli esempi di architettura che ho postato anche in altri post, sono irrealizzabili nei nostri PRG. 

Certamente l'architettura è stravolta dalla speculazione, ma le idee nuove non possono emergere per i vincoli imposti da regolameti minimo vecchi. 

scusatemi ma non posso rispondere fino alle 12 

 

10
16 Giu 2008
alle 08:36

daniele spagli

@9

mi sa che anche Cambi è stato o è del settore... il post non è affatto scadente, mette in evidenza alcune storture che effettivamente esistono... forse ci sono un po troppi luoghi comuni.

I colpevoli dello sfacelo però, almeno secondo me, sono altri... così come i rimedi. 

9
16 Giu 2008
alle 08:31

Carlo

concordo con 4, 5, 6 e 7 (evidentemente del settore)

su crisis non si può scrivere di tutto... essere competenti dal picco del rame all'architettura moderna

un altro paio di post scadenti così...

8
16 Giu 2008
alle 08:09

daniele spagli

Ho letto solo ora l'auspicio per dei nuovi piani regolatori...

E' bene che si sappia che l'urbanistica ed i piani regolatori sono indiziati di essere i principali colpevoli di questo progressivo impoverimento dell'architettura e dell'edilizia in Italia, quindi... 

7
16 Giu 2008
alle 07:52

daniele spagli

qui si confonde l'architettura con la speculazione edilizia.

;-)

A prte le considerazioni sulla correttezza o meno di alcune categorizzazioni dei maestri dell'architettura o degli stili, c'è da tener conto di alcune semplici concetti: 

Il grosso fallimento non è stata l'architettura moderna (che è finita decenni fa) bensì la progressiva perdita di quei valori dei progettisti progressivamente corrotti dalla speculazione economica del territorio e snaturati dalla zonizzazione urbanistica.

Dal dopoguerra c'è stato un progressivo sfaldamento della società Italiana, sfaldamento soprattutto dei valori di onestà e svilimento della cultura in quanto tale.

Il progettista, il costruttore e l'edilizia del dopoguerra sono stati semplicemente lo specchio di un malcostume diffuso e di uno sfascio di tutti i settori della vita e della cultura italiana.

I geni e le mode sono sempre esistiti, così come i progettisti ed i costruttori più capaci e meno... non è questione di architettura moderna o di uso del C.A., è questione di un progressivo impoverimento culturale e di valori.

Quanto poi ad auspicare il piccone... questi arriverà solamente quando picconare (e magari ricostruire) diventerà un affare e, visto l'andazzo dell'Italia, non sono affatto sicuro che sarà salutare.
6
16 Giu 2008
alle 07:27

Aldo

Soprattutto occorrerebbe aver MENO edilizia. In condizioni di assenza umana (o in condizioni di sua scarsa presenza) il paesaggio si "costruisce" e "ricostruisce" da sè. Come umani, dovremmo imparare a ritrarci, a lasciar accadere, a guardar da fuori. Rinunciare scientemente alla nostra attuale pervasività. Questa sarebbe una vera rivoluzione architettonica.

5
16 Giu 2008
alle 02:55

rotafixa

anch'io ho in mente wright come uno de (ri)padri dell'architettura organica, che in sintesi ritiene la costruzione umana simile o pari tendenzialmente alla secrezione delle chiocciole o dei polipi dei coralli. 

strada poi seguita paolo soleri, italiano, che l'ha estremizzata -fuori d'italia-.

ho conosciuto per una serie di casi uno dei cugini di costoro, luigi pellegrin, anche lui morto. persona senz'altro di forte cultura architettonica, affascinante nella sue esposizione.

non avevano costoro molti torti. uno che ttrovo oggi iio è la loro personale devozione alle fantastiche sorti e progressive ecc. con pellegrin ad esempio mi trovavo d'accordo sull'abbattimento del colosseo, che per lui era un ostacolo alla nuova visione dello spazio urbano e per me solo uno stadio, per quanto vecchio (per altro accanto ad un centro commerciale, i fori), e dunque sinonimo di inutilità.

il loro limite lo trovo qui.  alcuni di questi vogliono distruggere per ricostruire. che il loro dettami siano giusti o no, a me ormai non interessa. mi interessa semmai lo spreco di energia e risorse per scopi che sono sempre gli stessi da semprissimo. stare, muoversi da qui a lì, tornare per riposarsi e rifolcillarsi.

a me ora interessa il movimento - come lo fai ti qualifica- e soprattuto il perché muoversi. bisogna sempre pensarci prima di muoversi. questo qualifica non solo il movimento (primo passo) ma anche il senso di questo (secondo passo). 

al terzo non ci sono ancora arrivato, ma stimo di farlo se resto in vita. poi vorrei capire il quarto eccetera.

comunque ancora oggi dormo di fronte a un disegno visionario di uno di questi architetti citati, di un'energia impareggiabile secondo me.ne capisco fonte e intenzione, non ne comprendo più lo scopo, o meglio non lo apprezzo.  

4
15 Giu 2008
alle 23:13

Maestrina dalla penna rossa

Mi dispiace contraddire Cambi, ma F. L. Wright non è mai stato un architetto razionalista. Anzi, le sue opere lo hanno sempre differenziato dal folle razionalismo di Le Courbusier (la casa come "macchina per abitare").

Wright fu piuttosto un organicista, teso all'integrazione tra l'opera dell'uomo e la natura, come dimostra il progetto della casa sulla cascata. 

Per quello che riguarda l'orrido Purini, cui si riferiva Redarrow, da che pulpito viene la predica....

Bisogna ricordare che il sommo "architetto" è stato l'artefice di alcuni dei più orrendi progetti degli ultimi anni, come il quartiere Zen di Palermo o Corviale a Roma, (case concepite come pollai per sub-umani) che hanno contribuito alla devastazione delle periferie italiane. 

 

3
15 Giu 2008
alle 22:01

Pierluigi

parole santissime, Pietro, santissime. Infatti i turisti vanno a frotte a visitare le città medievali, mica quelle moderne che fanno schifo e puzzano. Poi ad aggravare il tutto c'e' che le città moderne sono state costruite per accontentare l'automobile, non il pedone. Quindi grandi spazi vuoti e inospitali, sprovvisti di qualsiasi attrattiva per un essere umano.

Avevo letto "Geography of Nowhere"  di Kunstler, ma l'ho trovato un pochino deludente. Mi chiedo se esista altra letteratura anti-modernista? L'urbanistica e' affascinante da un punto di vista antropologico ma mi sa che ne capiamo ancora poco...mi viene in mente un altro titolo, "The human zoo" di Desmond Morris (uno dei miei guru).

 

2
15 Giu 2008
alle 20:48

redarrow

Un maestro dell'architettura italiana come Franco Purini lo dice da circa 20 anni.. inascoltato chiaramente. :-)

estratto da : http://www.archphoto.it/IMAGES/accademia/purini.htm

... Il nostro paese è dunque l'unico al mondo fatto di stanze, nessuna uguale all'altra e tutte in possesso di un profondo equilibrio spaziale che le rende ambienti metricamente definiti. Solo il paesaggio greco può essere associato per analogia a quello italiano e non a caso si tratta dei due grandi scenari dai quali l'Europa ha tratto la sua energia nativa e le principali risorse per la sua rigenerazione. Purtroppo questo mondo, miracolosamente sospeso tra realtà e idealità, è oggi fortemente compromesso, soprattutto in quei luoghi che più degli altri hanno contribuito a formare l'idea di paesaggio. Soltanto trent'anni fa il territorio veneto che incastonava le ville del Palladio aveva ancora una commovente bellezza. Arrivare alla Malcontenta era come entrare nella macchina del tempo e rivivere situazioni e atmosfere di secoli addietro. Negli ultimi decenni la sterminata conurbazione veneta, drammaticamente rappresentata sulle carte satellitari, ha annullato in gran parte quel carattere incantato del paesaggio palladiano che è stato un modello per molte altre regioni del mondo. Si pone dunque con urgenza il problema del restauro del paesaggio italiano, dalle coste calabresi a quelle siciliane e genovesi, dal nord-est veneto alla campagna romana. Restauro del paesaggio italiano perché l'Europa non ha senso senza l'Italia e l'Italia non esiste senza il suo paesaggio. Diversi anni fa chi scrive ha manifestato sulle pagine di Casabella la necessità di una strategia radicale nei confronti di un paesaggio ormai decaduto, ma non del tutto perduto, da recuperare subito con diffuse operazioni di restauro, da intraprendere possibilmente prima ancora che ce le imponga l'Europa. Si sosteneva in quell'intervento che bisognava anche demolire laddove la presenza di edifici si fosse manifestata come un fatto incompatibile con l'identità dei luoghi. Sembra che oggi questa idea stia riscuotendo un certo apprezzamento. Quando il paesaggio leopardiano del Monte Tabor si sta brutalmente alterando per il paesaggio dei tralicci di un elettrodotto si pone il dilemma tra il prezzo che comporta la modernità e la permanenza di una risorsa storica che contribuisce ad alimentare l'immaginario del mondo. La modernità non è di per sé negazione del paesaggio, soprattutto laddove tale modernità si manifesta con il fascino acido dei deserti periferici dei paesaggi metropolitani. La scommessa che attende il progetto è quella di trovare modalità trasformative attraverso le quali, il Veneto continui sempre ad essere il Veneto di Andrea Palladio, Venezia quella dei quadri del Canaletto o di Francesco Guardi e queste realtà siano, nello stesso tempo, intensamente moderne. Passato e modernità che nel paesaggio della Roma archeologica - la cui attuale formulazione risale agli anni Trenta e si deve al grande architetto Antonio Muñoz il quale, tra l'altro, accompagnò Le Corbusier in una celebre visita a Roma - devono ritrovare ragioni di coesistenza. Fin dai tempi della riscoperta della classicità, tra il quattrocento e il cinquecento, tale rapporto ha avuto un senso ed una funzione che oggi mancano del tutto, per cui una città famosa nel mondo per il suo patrimonio storico ha un paesaggio urbano nel quale questo patrimonio non ha più una sua rappresentazione convincente. L'obiettivo allora è quello di restituire alla presenza dell'antico un ruolo all'interno della società mediatica, perché oggi il modello classico/romantico nel quale sono stati ripensati è definitivamente superato. I ruderi hanno ancora un significato quando li si vede con gli occhi di un uomo, poniamo, del Settecento, ma non hanno più un grande significato e una visibilità quando li guardiamo con gli occhi della contemporaneità. C'è da aggiungere una considerazione. Rispondere a questa esigenza è reso più difficile dal fatto che il paesaggio non è, in prima istanza, un fenomeno estetico: lo diventa in seconda o terza istanza quando le trasformazioni strutturali del mondo fisico operate a fini produttivi generano un sistema di segni che può assumere e conservare un valore artistico. In altre parole il paesaggio non è fatto dalle cose ma dalla loro rappresentazione, sia essa un esito non previsto sia, in misura maggiore, l'effetto di una qualche previsione, di una intenzionalità progettuale che si prolunga nel tempo.

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15 Giu 2008
alle 20:46

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Un maestro dell'architettura italiana come Franco Purini lo dice da circa 20 anni.. inascoltato chiaramente. :-)

estratto da : http://www.archphoto.it/IMAGES/accademia/purini.htm

... Il nostro paese è dunque l'unico al mondo fatto di stanze, nessuna uguale all'altra e tutte in possesso di un profondo equilibrio spaziale che le rende ambienti metricamente definiti. Solo il paesaggio greco può essere associato per analogia a quello italiano e non a caso si tratta dei due grandi scenari dai quali l'Europa ha tratto la sua energia nativa e le principali risorse per la sua rigenerazione. Purtroppo questo mondo, miracolosamente sospeso tra realtà e idealità, è oggi fortemente compromesso, soprattutto in quei luoghi che più degli altri hanno contribuito a formare l'idea di paesaggio. Soltanto trent'anni fa il territorio veneto che incastonava le ville del Palladio aveva ancora una commovente bellezza. Arrivare alla Malcontenta era come entrare nella macchina del tempo e rivivere situazioni e atmosfere di secoli addietro. Negli ultimi decenni la sterminata conurbazione veneta, drammaticamente rappresentata sulle carte satellitari, ha annullato in gran parte quel carattere incantato del paesaggio palladiano che è stato un modello per molte altre regioni del mondo. Si pone dunque con urgenza il problema del restauro del paesaggio italiano, dalle coste calabresi a quelle siciliane e genovesi, dal nord-est veneto alla campagna romana. Restauro del paesaggio italiano perché l'Europa non ha senso senza l'Italia e l'Italia non esiste senza il suo paesaggio. Diversi anni fa chi scrive ha manifestato sulle pagine di Casabella la necessità di una strategia radicale nei confronti di un paesaggio ormai decaduto, ma non del tutto perduto, da recuperare subito con diffuse operazioni di restauro, da intraprendere possibilmente prima ancora che ce le imponga l'Europa. Si sosteneva in quell'intervento che bisognava anche demolire laddove la presenza di edifici si fosse manifestata come un fatto incompatibile con l'identità dei luoghi. Sembra che oggi questa idea stia riscuotendo un certo apprezzamento. Quando il paesaggio leopardiano del Monte Tabor si sta brutalmente alterando per il paesaggio dei tralicci di un elettrodotto si pone il dilemma tra il prezzo che comporta la modernità e la permanenza di una risorsa storica che contribuisce ad alimentare l'immaginario del mondo. La modernità non è di per sé negazione del paesaggio, soprattutto laddove tale modernità si manifesta con il fascino acido dei deserti periferici dei paesaggi metropolitani. La scommessa che attende il progetto è quella di trovare modalità trasformative attraverso le quali, il Veneto continui sempre ad essere il Veneto di Andrea Palladio, Venezia quella dei quadri del Canaletto o di Francesco Guardi e queste realtà siano, nello stesso tempo, intensamente moderne. Passato e modernità che nel paesaggio della Roma archeologica - la cui attuale formulazione risale agli anni Trenta e si deve al grande architetto Antonio Muñoz il quale, tra l'altro, accompagnò Le Corbusier in una celebre visita a Roma - devono ritrovare ragioni di coesistenza. Fin dai tempi della riscoperta della classicità, tra il quattrocento e il cinquecento, tale rapporto ha avuto un senso ed una funzione che oggi mancano del tutto, per cui una città famosa nel mondo per il suo patrimonio storico ha un paesaggio urbano nel quale questo patrimonio non ha più una sua rappresentazione convincente. L'obiettivo allora è quello di restituire alla presenza dell'antico un ruolo all'interno della società mediatica, perché oggi il modello classico/romantico nel quale sono stati ripensati è definitivamente superato. I ruderi hanno ancora un significato quando li si vede con gli occhi di un uomo, poniamo, del Settecento, ma non hanno più un grande significato e una visibilità quando li guardiamo con gli occhi della contemporaneità. C'è da aggiungere una considerazione. Rispondere a questa esigenza è reso più difficile dal fatto che il paesaggio non è, in prima istanza, un fenomeno estetico: lo diventa in seconda o terza istanza quando le trasformazioni strutturali del mondo fisico operate a fini produttivi generano un sistema di segni che può assumere e conservare un valore artistico. In altre parole il paesaggio non è fatto dalle cose ma dalla loro rappresentazione, sia essa un esito non previsto sia, in misura maggiore, l'effetto di una qualche previsione, di una intenzionalità progettuale che si prolunga nel tempo.

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