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Antidepressivi da combattimento.

Lunedì 9 Giugno 2008, 10:57 in Guerra, Medicina di

Quando vai a perquisire una casa, devi autoconvincerti che costoro sono tutti terroristi. Ma quando entri, e vedi sul pavimento quelle scarpine piccine e i giocattoli... ebbene, cose come queste hanno cominciato a tormentarmi molto più del dovuto.

Così, il soldato Christopher LeJeune, di stanza a Baghdad, ha chiesto aiuto al suo ufficiale medico. E lo ha ricevuto, l'aiuto: una diagnosi di depressione e una dose quotidiana di Zoloft e clonazepam.  E' una grande inchiesta del Time Magazine a raccontarlo,  rivelando come le truppe dispiegate in combattimento oggi facciano largo uso di psicofarmaci.

Per la prima volta nella storia, un considerevole e crescente numero di soldati assume dosi quotidiane di antidepressivi per calmare i nervi messi a dura prova dalla permanenza in Iraq e in Afghanistan. Ma le medicine non vengono intese solo come un aiuto psicologico alle truppe, ma anche all'Esercito che è così in grado di mantenere a lungo la sua più preziosa risorsa: i soldati in prima linea.

Certo, ci sono precedenti storici. Sia i tedeschi in Polonia che gli americani in Vietnam usavano anfetamine per mantenere su di giri le truppe. Ma questo uso eccessivo comporta altre pesantissime conseguenze: come è noto negli ambienti scientifici, Prozac e similari aumentano la tendenza suicida (117 suicidi solo lo scorso anno, tendenza raddoppiata dal 2001), e aumentano l'aggressività immotivata. La piaga dei veterani che ammazzano moglie o figli al ritorno a casa sta assumendo proporzioni gravissime, e quelli sotto psicofarmaci sono ben 300.000.

Dietro tutto ciò ci sono indubitabilmente molti interessi. L'esercito è un buon cliente per le compagnie farmaceutiche. Ma è anche vero che, se l'efferatezza e la sanguinosità della guerra non sono cambiate, sono cambiati i giovani che partono. Ragazzi abituati a una vita normale, in una società opulenta dove la violenza non esiste a meno che non sia una scelta personale o un film alla TV, dove la vita umana è considerata sacra e assistita e curata con i mezzi migliori, quando vedono un compagno fatto a pezzi su una bomba psicologicamente non sono in grado di reggere.

Non siamo più carne da cannone, insomma. Abbiamo, anche i "peggiori" tra noi, altri valori che morire sbudellati sul campo della gloria o sterminare il nemico che minaccia il sacro suolo patrio. L'esaltazione giovanile, la droga, il lavaggio del cervello possono molto per indurre un soldato del secondo millennio a compiere atti efferati, ma non hanno potere per costringerlo a dimenticare o peggio, ad accettare come normale ciò che ha visto o fatto. Diventerà un dissociato, un relitto, persino un pericolo per la società.

E poi parlano di fare altre guerre. 

 

8
8 commenti
8
09 Giu 2008
alle 22:50

Laplace77

come cambiano i tempi...

dall'ADAM (a.k.a. Ectsasy) dello sbarco in normandia al prozac in iraq...

:D :D :D

vabbe' che se il "presidente di guerra" e' un ex-alcoolista...

 

7
09 Giu 2008
alle 16:21

kurdt

*6-luca.
Ragazzo,una delle prime cose che bisogna imparare per ragionare in maniera non dicotomica (N.chomsky) è evitare di distinguere

-->Noi (chi siamo noi,italiani?pugliesi?europei?esseri umani?esseri viventi?)noi siamo buoni-->loro sono deboli

-->loro Chi sono loro?americani?tutti uguali?gli arabi cattivi?gli ebrei lobbysti?

Loro sono aggressivi--->noi ci difendiamo 

Fino a quando non comincieremo a valutare la realtà partendo dalle nostre percezioni interne,non potremo mai valutarla con obbiettività.
E faremo commenti folli come il tuo,(non ho niente contro di te,sia chiaro,solo disprezzo  il  metodo  con qui  (forse) ti esprimi)

regards. 

6
09 Giu 2008
alle 15:11

luca

x fortuna che almeno si uccidono tra di loro .. dopo il casino che hanno fatto in iraq .....

5
09 Giu 2008
alle 13:54

xcasoexnecessità

Mah! Deb, come al solito ciò che scrivi è ampiamente condivisibile... ma c'è un ma :-) Io non so come siano i giovani americani, in particolare quelli che vanno in Iraq, ma i nostri, almeno quelli delle mie parti, un pò li conosco.. e ti posso dire che il quadro non è esattamente così idilliaco: "ragazzi abituati a una vita normale, in una società opulenta dove la violenza non esiste.." per me diventa "ragazzi abituati ad avere tutto, spesso viziati dalle loro stesse famiglie, e non corretti dalle istituzioni, in primis dalla Scuola... coccolati oltre il dovuto "perchè se no si drogano, si perdono", anestetizzati dall'effimero, ma, spesso, con una violenza interiore repressa pronta comunque a scoppiare alla prima occasione". Diverranno ciechi soldati del prossimo futuro quando capiranno che se vogliono ancora lo spasso attuale dovranno combattere... e non sono sicuro chi sarà il nemico. Spero vivamente di sbagliarmi.

4
09 Giu 2008
alle 13:44

Carlo Fusco

Cosa vuol dire per l' America andare in guerra, di Chris Hedges.

 In sostanza questo articolo spiega in maniera molto chiara ma più articolata quello che ci ha detto Debora. Se interessa a qualcuno, ne posso tradurre qualche estratto.

X Debora, nei limiti del possibile sono disponibile a tradurre  articoli dall' inglese o anche dal francese di interesse per il blog. Se ci sono altri volontari potremmo coordinanrci da qualche parte nel forum.

3
09 Giu 2008
alle 13:42

ghandi

Una cosina curiosa: l'"eroina" ha questo nome simpatico perchè nella prima guerra mondiale creava "eroi". Ce ne voleva un bel po' per buttarsi contro le mitragliatrici e i reticolati...

2
09 Giu 2008
alle 12:57

kurdt

ricordiamoci che gli antidepressivi triciclici,oltre che essere poco utili,(meglio una psicoterapia..)danno dipendenza..

EH..La sindrome del vietnam torna sotto mentite spoglie.

1
09 Giu 2008
alle 12:02

fritz44

nche perchè il sacro suolo della Patria è un pò lontano da dove sto combattendo.

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