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Apr 0812

Non solo catastrofi...

Pubblicato da Pietro Cambi alle 00:05 in Mass media, Psicologia


scena bucolica e kitegen

Con un nome come Crisis what crisis è chiaro che la patente di catastrofista te la danno sulla fiducia.

Eppure, se vi ricordate, crisi significa anche cambiamento, opportunità, salto di paradigma. Non solo catastrofi e rogne multiple quindi.

Sul numero di Aprile di La Nuova Ecologia esce un articoletto del sottoscritto che prova a disegnare un mondo possibile tra cent'anni, 2108.

Tutto quello che è descritto nell'articolo si basa su qualcosa di già esistente, in fase sperimentale, o su (per me) ragionevoli proiezioni di tendenze attuali.

La cosa divertente è che l'articolo è stato ripreso da parecchi "grossi calibri " dell'informazione perchè vi viene disegnato un quadro ottimista e bucolico del nostro paese tra cent'anni.

Intendiamoci: a leggere tra le righe si capisce che per arrivare a quel risultato ci sono voluti appunto cent'anni e una serie di grosse crisi ma l'idea che se ne trae è quella di una visione profondamente ottimista e come tale ha fatto notizia. Specialmente perchè è stata ripresa da Legambiente che, come la maggior parte delle associazioni ambientaliste, viene per lo più rappresentata nelle vesti non certo ottimistiche di Cassandra.

I commenti sono tutti, più o meno, con lo stesso tenore; in una parola: spiazzati. 

Noiatri grullarelli lo sappiamo: quel futuro è possibile ma bisogna rimboccarci le maniche e dovremo attraversare il nostro deserto, prima di arrivare alla Terra promessa. 

A vedere bene, senza volere, abbiamo fatto il giochino del lecca-lecca; caro Pierino: se lo vuoi devi fare i compitini presto e bene... 

 

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Commenti

1. MarcoD, Sabato 12 Aprile 2008 ore 12:17

Buongiorno Pietro,

complimenti per la ventata di ottimismo che fa aprire le porte della grande comunicazione.

Grazie anche per il buon spunto che userò per fantasticare sul futuro con i miei amici di legambiente, dato che anche ieri sera a cena mi stavano per mandare a mangiare in cortile in quanto stavo mettendo al centro di tutto i nodi critici globali ( sovarappopolazione, picchi delle materie prime, riscaldamento globale.... )

 

 

2. Paolo B., Lunedì 14 Aprile 2008 ore 09:49

Ehm Pietro, ma il mondo che immagini fra cento anni, quanti miliardi di persone potrebbe comprendere secondo te?

E poi un secolo è un'enormità soprattutto per noi e i nostri figli che ci troveremo ad attraversare un deserto che per la sua imprevedibilità sostanziale fa davvero paura.

Alla fin fine sarebbe il caso di provare a prevedere le modalità e caratteristiche delle grosse crisi che costelleranno il "deserto" che precederà il mondo fra cento anni, avvenimenti che purtroppo riguarderanno propriamente l'arco temporale delle nostre vite...

 

3. Bernardo Mattiucci, Lunedì 14 Aprile 2008 ore 10:18

Pietro, come al solito le tue idee sono sempre ottime e ben accette. Ma c'e' un ma... parliamo del.. nostro deserto da attraversare?

Nel 2060 c'e' un ritorno alla globalizzazione... ma cosa accadra' da qui al 2060?

Al momento siamo circa 7 miliardi... e come ormai sappiamo tutti questa cifra e' insostenibile....

...e questa marea di gente sempre piu' spesso occupa le citta'... che diventano sempre piu' grandi fagocitando le campagne limitrofe. Nella mia zona i campi coltivabili ormai sono pochi... e non piu' grandi di 1000 metri quadrati l'uno. Io ho un appezzamento di 6000 metri quandrati, in "campagna"... in una zona non edificabile (sto aspettando le analisi chimiche per valutare al meglio il tipo di coltivazione da farci)... ma questo genere di appezzamenti sono rarissimi perche' ormai si tende a costruire ovunque. Nel mio paese, circa 3500 abitanti (2500 solo 3 anni fa), ci sono richieste per altre 2000 famiglie (per lo piu' militari in attesa di trasferimento nella vicina caserma di Sora.

Il "cosa accadra' nel 2108" e' quindi da mettere in secondo piano... e dovremmo concentrarci sul "dove" far abitare tutta questa gente senza occupare i terreni coltivabili.

Ovviamente scarto a priori temi come guerre... carestie dilaganti... catastrofi naturali o artificiali o climatiche o quel che e'...

....ma il problema resta.

E allora cosa fare?

Primo:
costruire quartieri e citta' nei luoghi dove non e' possibile coltivare... tenendo presente ben in mente tutti i criteri della bioedilizia e quelli del rispetto della natura.Natura che, purtroppo, abbiamo gravemente danneggiato un po ovunque.
Le miniere a cielo aperto come questa,  offrono tantissimo spazio gia' pronto per l'edificazione. E permetterebbero trasporti rapidi ovunque nella zona... con un'area centrale adibita a verde pubblico e tutto intorno case e negozi. I servizi andrebbero spostati SOTTO la zona centrale... nel punto piu' basso... proprio sotto il verde pubblico... cosi' da poter servire praticamente tutti i punti della citta'. L'acqua potabile, invece, andrebbe erogata a partire dai punti piu' alti, cosi' arriverebbe per caduta in tutte le case!

SECONDO:
bisogna coltivare ogni centimento di terra... cercando di liberare quelli occupati da struttura abbandonate e modificando, eventualmente, anche il percorso di strade e quant'altro in modo da avere campi coltivabili di generose dimensioni senza il frazionamento tipico delle nostre zone. Magari andrebbero create delle cooperative che gestiscono ampie zone da coltivare.
La costruzione di Farm VERTICALI potrebbe essere un'ottima soluzione per recuperare spazi non utilizzabili come le cave di sabbia e pietrisco tipiche delle nostre regioni. Appoggiate alla montanga e munite di ampie vetrate, queste Farm VERTICALI potrebbero produrre cereali in modo totalmente robotizzato o fornire... alla fine... direttamente il prodotto finito!

TERZO:
incentivare, come ha fatto l'argentina, la LOCALIZZAZIONE... ovvero il contrario della Globalizzazione. Non sono contrario a questa "rivoluzione" industriale... ma trovo altamente DANNOSO chiudere stabilimenti produttivi in uno stato per riaprirli in un'altro solo perche' li' costa tutto meno.  Questa pratica e' stata incentivata con la scusa che la Cina e' un paese in via di sviluppo. Bene... l'Italia si sta avviando sul cammino inverso... e vanno presi provvedimenti urgentissimi... prima che sia troppo tardi. Per cui bisogna incentivare i cittadini ad usare solo prodotti e servizi realmente made in Italy... imponendo dei DAZI su tutto cio' che viene importato dal resto del mondo... e magari, in parte, anche dall'Europa!

QUARTO:
ridudde al minimo la burocrazia e favorire l'imprenditoria sia giovanile che non. Chi ha idee, in Italia, spesso e volentieri non trova riscontro nel mercato e non riesce a mettere in pratica il frutto del suo operato. Spesso il motivo e' da ricercare nella paura di perdere il potere da parte dei "potenti". Questo sistema va cambiato quanto prima.... perche' oggi si preferisce sprecare denaro per opere che non hanno nessun fine utile invece di incentivare imprese che potrebbero portare ottimi risultati in breve termine (parlo in prima persona... visto che sono una delle varie vittime di questo sistema).

 

[continuo?] 

4. Luigi Lucato, Lunedì 14 Aprile 2008 ore 10:37

PROBLEMA il DESERTO ATTUALE

energie alternative varie EOLICO SOLARE GEOTERMIA LOCALE
con pompe di calore ... ma non basta per tutti con il modello di vita attuale .. BISOGNA RIDURRE I CONSUMI.

Per attuare il cambiamento il problema è la burocrazia
e tutto quello che ne consegue

da anni 1982 ho circa 4 Ha in collina parte boschivo e parte prato, ma per fare un qualcosa di ecologico
con il minimo impatto possibile devo lottare contro
tutti i PRG che non permettono di fare altro che
conservare lo status quo come techniche costruttive

TUTTO è CONTRO il CAMBIAMENTO

questo è il problema

5. Luigi Lucato, Lunedì 14 Aprile 2008 ore 10:52


come realizzare qualcosa di simile viste le norme dei vari PRG
http://www.dreamhillresearch.com/dome/index.htm
http://static.monolithic.com/
http://www.erdhaus.ch/main.php?fla=y&lang=en&cont=start

Semplicemente come SPERIMENTARE NUOVE SOLUZIONI

6. Pietro/Crisis, Lunedì 14 Aprile 2008 ore 11:23

ehm tanta carne al fuoco, Bernardo...

riguardo alle guerre: PURTROPPO fai male ad escluderle: E' del tutto improbabile che non vi saranno, e pure numerose e sangiuinose.

5500 anni di storia stanno li a ricordarcelo.

Quali dove come quando e perchè non è certo possibile dirlo con certezza, vista la velocità con cui il mondo si muove.

Le miniere, generalmente, sono in zone aride ed inospitali, difficili da organizzare per la vita di migliaia di persone.

Quelle di carbone, in effetti, almeno quelle in Europa, sono già coltivate in modo da recuperare le zone esaurite ( costosissimo ma obbligatorio per le imprese che le gestiscono).

Ma i terreni improduttivi sono tanti.

In Italia, poi, basterebbe prendere esempio dal passato dove le poche ma fertili pianure venivano lasciate il più possibili sgombre e si tendeva ( anche per motivi di salubrità e per sicurezza) a costruire sulle alture.

In ogni caso vi saranno migliaia di km quadrati di ex-aree industriali da recuperare..hai voglia a costruire nuove casette bio climatiche..

la localizzazione: io infatti ho proposto una tassa al chilometro ed al chilo, in modo da favorire il commercio a lunga distanza di beni "immateriali" e permettere il recupero della porduzione locale di beni materiali, a partire, magari, da quelli alimentari, ma proseguendo con i mille e mille prodotti industriali e della vita quotidiana.

Santi numi: ieri ho comprato un cavatappi, 4.80 euro, se ben ricordo.

E' del tipo a "braccini" 

Ovviamente fatto in Cina.

Chissà dove.

immaginatevi un po la scena COMPLETA della filiera produttiva del cavatappi ( ha i manici plastificati, è in acciaio Cro-Mb credo) .

da dove sarà venuto il petrolio per i manici?

e dove sarà stato raffinato?

e la plastica chi l'avrà prodotta?

e il ferro ed il carbone ed il cromo ed il molibdeno?

e poi: le 3 viti del cavatappi chi le avrà fabbricate?

ed i manici?

ed il costo industriale finale all'origine quanto sarà stato?

 10 centesimi?

QUanta energia per produrre le materie prime?

E quanta per produrre il cavatappi stesso?

E quanta per trasportarlo? 

Probabilmente potrebbe saltare fuori che il costo energetico del trasporto è alquanto importante, se non preponderante.

Se questo è vero e io credo che lo sia allora la globalizzazione ha i giorni contati.

Ma si deve fare qualcosa prima del suo declino, PRIMA.

Perchè una voltra distrutto un distretto industriale, è quasi impossibile ricrearlo, a maggior ragione in un contesto di declinanti capacità finanziarie ed umane.

Sulla burocrazia ed il potere...sono gli ultimi fuochi; è la fine di una colossale pantomima che ci viene presentata sotto il nome di democrazia e stato sociale. Lo sappiamo, ne siamo stati in qualche modo complici e il riassestamento è vicino.

Che poi si vada verso lo stato militarizzato o verso una decisa ristrutturazione generale del sistema o, piu' brutalmente verso una situazione para-rivoluzionaria tout court è difficile prevederlo. Se la storia deve servire per tracciare parallelismi ( molto duro farlo dato che sfide come questa l'uomo non le ha mai affrontate) in Italia la situazione ha qualcosa di notevolmente simile alla Francia del 1788 e dintorni... 

 

 

7. Bernardo Mattiucci, Lunedì 14 Aprile 2008 ore 11:28

Con QUESTE premesse il futuro e' veramente in CRISIS!

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